Google si da’ alla critica cinematografica?

2 feb 2011 · News ed Eventi

Fllick, sito che analizza i tweet per dare un voto ai film, finisce nell’orbita di Mountain View: un affare da 10 milioni di dollari che nasconde la lettura automatica del sentimento scritto

Roma – Google pensa ora ai consigli cinematografi: invece di farsene dare uno per una tranquilla serata casalinga, decide di comprarsi direttamente l’azienda specializzata nel farlo. Il nuovo obiettivo nella lista della spesa di Mountain View è infatti Fflick, servizio di raccomandazioni basato su Twitter, creato da quattro ex impiegati di Digg lo scorso anno e ora valutato circa 10 milioni di dollari.Il sito chiede all’arrivo sulle sue pagine l’autenticazione attraverso il proprio account Twitter: offre una classifica di gradimento dei film (soprattutto ultime uscite) calcolato attraverso i tweet che lo riguardano e inoltre permette di affinare la ricerca mostrando all’utente che ha effettuato l’accesso cosa dicono i suoi contatti a proposito di un titolo specifico.

A dicembre 2010 il servizio riferisce di aver giudicato 20 milioni di film e raggiunto quota 10 milioni di utenti. Ad interessare in particolare Google, tuttavia, potrebbe essere la tecnologia con cui i voti vengono espressi: il sito passa in rassegna tutti i tweet che parlano di cinema e li analizza automaticamente, con un sistema che saprebbe riconoscere il sentimento più o meno favorevole in essi espresso.

Claudio Tamburrino

Punto Informatico

Badoo: oltre 100 milioni di utenti per il sito di social dating

2 feb 2011 · News ed Eventi

Nato nel novembre 2006, Badoo ha recentemente annunciato di aver raggiunto il traguardo dei 100 milioni di utenti, 6 dei quali in Italia. Disponibile in 22 lingue, Badoo è quindi leader del social dating, una nuova categoria dedicata agli incontri online che si pone a metà strada tra il social networking tipo Facebook e il “classico” online dating in stile Match.com o eHarmony.com.

Focalizzato sulle conversazioni, i flirt e gli incontri con nuove persone, Badoo è diventato, di fatto, il social network più grande al mondo dove fare nuove conoscenze a livello locale, anche grazie a nuovi servizi come le applicazioni iPhone, Facebook e quelle relative alla geolocalizzazione, in grado d’individuare il luogo in cui si trova un utente attraverso il suo smartphone.

Insomma, se appena quattro anni fa Badoo era soltanto un sito web, ora si sta rendendo più mobile e interattivo verso altre piattaforme online, alimentando ulteriore crescita. E questo perché al giorno d’oggi “gli incontri online non sono più solo destinati all’incontro della futura sposa o compagna per la vita, ma servono ad incontrare nuove persone in breve tempo, e con breve preavviso, in un modo semplice, rilassato e divertente”, come ha dichiarato Bart Swanson, COO di Badoo.

Libero da pubblicità e costi d’iscrizione, Badoo offre un servizio di base gratuito che permette agli utenti di effettuare micro pagamenti se desiderano dare più visibilità al proprio profilo o vedere più persone. Ad ogni modo, gli utenti possono prima scaricare gratis l’applicazione mobile e successivamente scegliere se passare al servizio premium, pagando per ottenere maggiori funzionalità.

PianetaTech.it

La spesa online degli italiani È un boom o crescita lenta?

2 feb 2011 · News ed Eventi

Stando all’Online trends 2011, ricerca del Centre for Retail Research di Nottingham, il commercio elettronico in Italia avrebbe superato quota 10.25 miliardi di euro. Quarto mercato in Europa dopo Inghilterra, Germania e Francia. Ma sono cifre che stridono con quelle del politecnico di Milano: “Cresce sì, ma…”  di JAIME D’ALESSANDRO

UN BOOM, anzi un’esplosione fragorosa. Di quelle così forti da lasciare un segno profondo. Stando all’Online trends 2011 infatti, ricerca del Centre for Retail Research di Nottingham, il commercio elettronico in Italia avrebbe superato quota 10.25 miliardi di euro. Grazie a una crescita annua del 25 per cento, in teoria ha quindi superato gli introiti del mercato televisivo, per non parlare di quelli del cinema, dell’editoria o dei videogame. Insomma nel 2010, malgrado la crisi e il clima pesante in fatto di consumi, qui da noi gli acquirenti online hanno speso sul Web ben 1173 euro a testa, più della media europea ferma a 1072. Con 27 articoli procapite, compriamo più cose noi in Rete dei tedeschi (che però spendono di più nel complesso) subito alle spalle dei danesi che arrivano a 30.

Non solo, siamo anche il quarto mercato europeo in fatto di e-commerce, alle spalle della solita Inghilterra (52,1 miliardi), della Germania (39,2 miliardi)  e della Francia (31,2 miliardi).  “Prevediamo che le vendite online continueranno a crescere molto negli anni a venire”, racconta Pierpaolo Zollo, Country Manager di Kelkoo, che ha commissionato la ricerca. Capace di comparare 44 milioni di offerte da più di 10 mila negozi online, Kelkoo è uno di quei punti di riferimento usati quando si cerca il prezzo più vantaggioso fra i tanti annunci della Rete. Punto di riferimento adoperato, nel caso specifico, da 10 milioni di utenti unici al mese. Gente quindi radicata nell’e-commerce e che ora sostiene che

entro il 2012 l’Italia arriverà a 12.29 miliardi di euro, con una crescita del 20 per cento contro la media del 18 del resto d’Europa. Miracolo.

Peccato che i dati di Kelkoo e del Centre for Retail Research di Nottingham siano in  forte contrasto con quelli forniti dal Politecnico di Milano, che da anni controlla questo settore per conto della Netcomm, il consorzio delle aziende che vendono in Rete cose o servizi. Ai tempi dello sbarco qui da noi di Amazon, novembre scorso, il Politecnico comunicò come ogni anno i numeri dell’e-commerce nostrano, con il suo giro d’affari da sei miliardi e mezzo di euro e non 10 a fronte di Paesi che veleggiano sui 34 come l’Inghilterra, i 26 miliardi della Germania, i 14 della Francia. Appena il 12 per cento della popolazione italiana, secondo il Politecnico, ha acquistato qualcosa in Rete contro il 64 per cento dei danesi, il 66 degli inglesi e il 42 della media europea.

“Dalla ricerca di Kelkoo – ha commentato Roberto Liscia, Presidente di Netcomm – Consorzio del Commercio elettronico Italiano  – emerge che gli italiani comprano online il 32 per cento in più di tedeschi e svedesi. Gli inglesi poi che comprano online il doppio rispetto ai nostri connazionali, secondo questa analisi comprerebbero solo il 29 per cento in più. Questi dati non corrispondono alle stime che noi rileviamo da anni e neppure a quelle internazionali di Forrester e di altri Istituti di ricerca. Quanto al fatturato complessivo dell’eCommerce, le stime non quadrano neppure rispetto ai dati che rileviamo con il Politecnico di Milano per l’Italia e sono nettamente sovrastimate anche quelle degli altri Paesi Europei. Ci chiediamo quindi quale sia la base metodologica e invitiamo Kelkoo a collaborare con le nostre analisi in modo da condividere una metodologia univoca, unendosi a noi nelle ricerche che facciamo su  questo settore da oltre 10 anni, praticamente dalla sua nascita nel nostro Paese”.

Insomma: differenze troppo nette perché siano vere entrambe le versioni, e su questo Liscia ha ragione. Quasi al Centre for Retail Research di Nottingham da un lato, al Politecnico di Milano e alla Forrester dall’altro avessero preso in esame due Paesi completamente diversi. O la stessa nazione ma con intenti completamente differenti.

Repubblica.it > Tecnologia

Google e Twitter insieme per l’Egitto

2 feb 2011 · News ed Eventi

Le due piattaforme uniscono le forze per creare un servizio di “segreteria telefonica” per comunicare da e con l’Egitto senza bisogno di connessione a Internet. Anche YouTube coinvolto

Roma – Dopo aver da poco acquistato SayNow, startup specializzata in servizi di voice messaging, Google si allea con Twitter per correre in soccorso dei cittadini coinvolti nei disordini in Egitto.L’idea, nata dalla collaborazione delle due piattaforme, è quella di offrire un servizio speak-to-tweet, ossia la possibilità di twittare usando una connessione voce. “Abbiamo lavorato con un piccolo gruppo di ingegneri di Twitter, Google e SayNow per rendere questa idea una realtà” si legge sul blog di Mountain View.

Il servizio consente, dunque, di poter cinguettare semplicemente lasciando un messaggio su tre numeri internazionali messi a disposizione che, successivamente, il sistema trasforma in tweet adottando l’hashtag #egypt. Non è richiesta la connessione a Internet, e i navigatori potranno anche ascoltare i messaggi digitando i numeri a disposizione o, in caso di connessione, navigare su twitter.com/speak2tweet.

L’intento dichiarato è quello di facilitare i contatti tra e con i manifestanti che in questi giorni stanno protestando duramente contro il presidente Mubarak.

Il nuovo servizio diventa fondamentale dopo che anche Noor Group (unico provider a essere rimasto in piedi dopo il blackout totale di Internet nel paese nordafricano) ha improvvisamente interrotto il proprio servizio. Tale interruzione è stata registrata intorno alle 11:00 serali dello scorso lunedì secondo James Cowie, capo dell’area tecnologica di Renesys, azienda statunitense che si occupa di monitorare il traffico online.

E nonostante l’arresto forzato delle connessioni, risulta evidente il ruolo essenziale dei social media nella diffusione di notizie, immagini e informazioni circa la situazione egiziana. A tale proposito, Sysomos, azienda impegnata nel monitoraggio e analisi dei social media, si è preoccupata di rilevare quanti individui hanno utilizzato Twitter in Egitto, Tunisia e Yemen per raccontare le proteste politiche in corso.

“Abbiamo preso in considerazione 52 milioni di utenti Twitter e scoperto che solo 14.642, pari allo 0,027 per cento, rilevano le proprie ubicazioni in Egitto, Yemen e Tunisia”, afferma Mark Evans, analista di Sysomos. “È importante notare che probabilmente questo numero non riflette il reale numero di utenti Twitter dal momento che molti di loro localizzati in Egitto, Tunisia e Yemen non forniscono la localizzazione per proteggere la propria identità”, aggiunge Evans.

All’impegno di Twitter e Google, si unisce anche quello di YouTube, che ha deciso di evidenziare tutti i video che raccontano delle proteste in Egitto, per far conoscere al mondo cosa sta accadendo in questi giorni a Il Cairo, Alessandria, Suez e in ogni parte del paese mediterraneo.

Cristina Sciannamblo

Punto Informatico

Google, una cam al museo

2 feb 2011 · News ed Eventi

Google Art è il nuovo progetto di Mountain View che offre la vis(i)ta guidata ad alcuni dei più prestigiosi musei del mondo. Presente anche l’Italia con la Galleria degli Uffizi

Roma – Si chiama Art Project ed è la nuova avventuta intrapresa da Google in collaborazione con alcuni musei di tutto il mondo. Si tratta di una partnership siglata da Mountain View e diciassette templi dell’arte, tra cui la Galleria degli Uffizi, che offre a chiunque l’opportunità di scoprire e vedere in Rete oltre mille opere d’arte.Visitando il sito googleartproject.com è, dunque, possibile ammirare le immagini ad altissima risoluzione di alcuni dei capolavori dell’arte di tutti i tempi e compiere un tour virtuale delle singole gallerie, grazie alla nuovissima tecnologia per interni di Street View.

Il trasloco in Rete della Galleria degli Uffizi è stato reso possibile grazie all’accordo stipulato tra BigG e il MiBAC, collaborazione che arriva dopo Google Books per la digitalizzazione di un milione di volumi dalle Biblioteche nazionali di Roma e Firenze e quello con Street view per la mappatura delle principali aree archeologiche italiane.

Oltre a Firenze, tra i musei che hanno aderito al progetto figurano il MoMA e Metropolitan Museum of Art di New York, il Museo Reina Sofia e il Thyssen-Bornemisza di Madrid, la Tate Galley e la National Gallery di Londra, il Van Gogh Museum di Amsterdam, lo State Hermitage Museum di San Pietroburgo e molti altri siti museali di grido.

Ciascuno dei musei ha selezionato un’opera da fotografare fin nei più minimi dettagli, attraverso una tecnologia fotografica con risoluzione gigapixel: formato che permette di osservare dettagli altrimenti non visibili all’occhio umano, come i particolari delle pennellate e della patina.

Inoltre, il sito permette agli utenti di salvare specifiche porzioni di immagine per ciascuna delle mille opere disponibili e di creare, così, una propria collezione personale. Possono essere aggiunti commenti per ogni dipinto e l’intera collezione può essere condivisa con chi si desidera.

“Gli ultimi vent’anni hanno trasformato e reso più democratico il mondo dell’arte: un migliore accesso ai musei in molti paesi e una proliferazione di opere civiche” afferma Nelson Mattos, vice presidente del reparto ingegneristico di Mountain View. Per Mario Resca, direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale, l’adesione a Google Art Project rappresenta uno storico tassello nell’opera di creazione di una coscienza culturale mondiale condivisa: “Permettere la visita virtuale a chiunque, in ogni parte del mondo e gratuitamente, di un tesoro dell’umanità come la Galleria degli Uffizi è un fatto di grande democrazia e crescita sociale” conclude il dirigente del MiBAC.

Cristina Sciannamblo

Punto Informatico

WiFi, Firenze connette il centro storico

1 feb 2011 · News ed Eventi

Palazzo vecchio ha bandito una gara da 1 milione e mezzo di euro per dare accesso a Internet wireless gratuito. Entro la metà di novembre il progetto dovrebbe essere completato

Roma – Da Milano passando per Roma fino ad arrivare a Firenze: l’Italia sembra ormai pronta, dopo aver finalmente liberalizzato il WiFi con l’abolizione del decreto Pisanu, a portare la banda larga ovunque.Una nuova sfida digitale quella che si prepara ad affrontare la città di Firenze. Un progetto molto ampio con il quale si garantirà l’accesso a Internet per un’ora (o facendo 300MB di traffico) senza fili e in modo gratuito in tutti i locali, i bar e i ristoranti del centro storico, con una semplice registrazione al sito del Comune. Una bella idea che farà sicuramente piacere ai fiorentini ma anche ai tanti turisti in visita verso la “seconda capitale” d’Italia.

Per garantire una striscia di 7,5 chilometri di lunghezza e oltre 200 metri di larghezza di connessione, Palazzo Vecchio ha bandito una gara da un milione e mezzo di euro. Entro febbraio si conoscerà il nome del vincitore che provvederà, durante l’estate, ad installare le antenne in ognuna delle 14 fermate del tramvia che diffonderanno il segnale appoggiandosi a oltre 80 chilometri di fibra ottica sotterranea.

Il progetto prevede, inoltre, che oltre le 11 piazze fiorentine (da piazza Signoria a Santa Croce, da piazza Duomo a Santissima Annunziata) e ai due parchi, dove già da ottobre si beneficia del servizio wireless promosso dal Comune, si aggiungeranno altre cinque macro aree: Piazza Stazione, San Lorenzo e il mercato centrale, Murate, stazione delle Piagge alle Cascine, finanziate con circa 800mila euro in arrivo dalla Regione Toscana.

La data di scadenza finale per la realizzazione del progetto è prevista per il 15 novembre, entro la quale tutti i fornitori di servizi dovranno mettere a dispozione dei clienti l’accesso ad una connessione Internet prevista dal nuovo regolamento.
In particolare verso primavera ci sarà la scadenza per tutti i dehors, bar, ristoranti e locali che si trovano fuori dal centro, in autunno, invece, per l’area tutelata dall’Unesco.

Perplessità e critiche riguardano principalmente chi si occuperà della gestione del sistema WiFi, e quali saranno le regole da introdurre una volta conclusasi la fase di sperimentazione del progetto.

Raffaella Gargiulo

Punto Informatico

iPad rivoluziona scuola in Usa al posto dei libri

1 feb 2011 · News ed Eventi
iPad rivoluziona scuola in Usa al posto dei libriROMA – L’iPad rivoluziona la scuola: addio ai pesanti zaini dei ragazzi, quello che gli analisti avevano previsto si è avverato e un liceo Usa, in Tennessee, dall’anno prossimo sostituirà tutti i libri con la ‘tavoletta’ Apple. iPad obbligatorio per tutti insomma, e siccome il costo non è irrisorio, gli studenti che non possono permetterselo potranno prenderlo in ‘leasing’ dalla scuola a un prezzo di favore, circa 20 dollari al mese.

Secondo quanto riporta la Cnn online, il pioniere dela rivoluzione tecnologica nell’istruzione sarà la Webb School, un istituto privato di Knoxville. I laboratori non sono più sufficienti, spiega  uno dei dirigenti scolastici, perchè i ragazzi devono poter utilizzare la tacnologia sempre, e non soltanto in ore stabilite.

Lo scopo del liceo è sostituire tutti i libri di testo, con in consenso degli insegnanti: ”Appena l’ho provato ho capito il suo potenziale eccezionale, ci sono cose che puoi fare molto meglio con l’iPad che con qualunque libro di carta”, ha detto Elli Shellist, insegnante di letteratura inglese.

Ma per evitare distrazioni, gli iPad scolastici saranno limitati: niente Facebook e Twitter nel campus.

News di Tecnologia – ANSA.it

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