Incidente per l’auto senza pilota di Google: errore guidatore umano?
Anche gli strumenti tecnologici più vicini alla “perfezione”, possono commettere qualche “errore”.
Questo potrebbe essere infatti quanto capitato a una delle innovazioni più interessanti in fase di sviluppo da parte di Google.
Non si tratta però di una nuova funzionalità del celeberrimo motore di ricerca, ma di un prototipo relativo al mondo della “guida”.
Nella fattispecie, Google ha da qualche tempo progettato una cosiddetta “self-driving car”.
Si tratta infatti di una normale automobile, una Toyota Prius, dotata però di un particolarissimo sistema: essa è in grado di guidare “da sola” senza l’ausilio quindi di un pilota “umano”.

Il prototipo, come detto, è in fase di sperimentazione da parte di Google, e nelle ultime ore è circolata sul web una notizia relativa proprio a un incidente occorso all’innovativa vettura.
L’episodio in questione si sarebbe verificato proprio negli Stati Uniti, a pochi chilometri dalla “storica sede” di Google di Mountain View.
Il prototipo della Toyota Prius di Google, avrebbe infatti provocato un tamponamento, urtando un’automobile “gemella” (un’altra Prius), ma non automatizzata, e alte vetture.
A tal proposito sono immediatamente circolate voci e indiscrezioni sul web riferite proprio all’episodio. In molti hanno iniziato a sottolineare, anche con ironia, l’incidente occorso alla presunta “macchina perfetta” di Google, alimentando “dubbi” sull’effettiva affidabilità di una vettura “senza pilota”.
A spazzare via le presunte voci, ci ha quindi pensato direttamente Big G, la quale avrebbe fornito una nuova versione sull’accaduto.
Nella fattispecie, l’avvenuto incidente sarebbe stato confermato dai vertici di Google, ma con un piccolo e fondamentale particolare.
Al momento del tamponamento, infatti, l’avveniristica vettura era infatti “guidata” da un collaboratore di Google, il quale stava effettuando alcuni test.
In base a tale versione, l’incidente non sarebbe stato causato quindi da un “difetto” nel “robot” della vettura, ma da un semplice “errore umano”.
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il 3 – agosto – 2011
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Scaricare ebook gratis non è poi così difficile, ma lo diventa se si cercano in italiano nei formati più compatibili come PDF, LIT, Word e HTML.

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Con i documenti in digitale in studio il lavoro è più semplice
La dematerializzazione e digitalizzazione dei documenti è da anni uno dei temi caldi sia nella Pubblica amministrazione che nel privato, per favorire lo snellimento della burocrazia e una migliore gestione delle informazioni. «Oggi il quadro normativo in materia di conservazione digitale dei documenti fiscali è completo e definito con chiarezza», spiega Giorgio Confente, avvocato tributario di Milano, che svolge tra l’altro attività di consulenza e di formazione professionale, a professionisti e imprese, relativamente ai processi di conservazione digitale dei documenti. La norma di riferimento è il decreto del ministero dell’Economia del 23 gennaio 2004.
Per risolvere i dubbi interpretativi sono state fondamentali le circolari e risoluzioni emanate dall’Agenzia delle entrate. Tra queste la circolare 36/E del 2006, che ha trattato in modo organico la materia, e la risoluzione 158/E del 2009 «che rende possibile la conservazione digitale di un documento cartaceo, senza la necessità di scansionarlo, se è disponibile il file che ne riproduce fedelmente il contenuto con la possibilità di recuperare facilmente i documenti relativi ad anni pregressi», continua Confente. «Con la modifica dell’articolo 2215 bis – aggiunge – sono state semplificate le operazioni di tenuta informatica delle scritture contabili. La principale semplificazione introdotta riguarda la riduzione della frequenza con cui i registri contabili devono essere resi immodificabili con l’apposizione della marca temporale e firma digitale. Secondo la nuova normativa i registri contabili dovranno essere cristallizzati almeno una volta all’anno, e non più trimestralmente». Questo consente di equiparare i termini della conservazione digitale a quella cartacea, per la quale l’attuale normativa richiede la stampa annuale entro tre mesi dalla data di presentazione delle dichiarazioni annuali, ossia entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello di riferimento.
La conservazione sostitutiva delle scritture contabili porta degli enormi vantaggi allo studio professionale in termini di «riduzione di mezzi, tempi e risorse umane impiegate nella stampa dei documenti fiscali dei clienti – spiega Confente -; inoltre, il documento informatico digitale, se ci si affida a partner tecnologici seri e affidabili, offre maggiori garanzie di sicurezza rispetto a quello cartaceo, considerata la facilità con la quale è possibile fare copie di back-up, conservabili su diversi supporti e anche in differenti luoghi fisici. I documenti in digitale sono anche più facili da reperire in caso di verifiche, assicura maggiore credibilità del dato documentale, minore invasività dei controlli e risparmi economici per l’esibizione su file, sostitutiva rispetto alla stampa. In futuro, poi, sarà possibile esibire “in via telematica” la documentazione richiesta senza muoversi dallo studio».
GIUSTIZIA: MINISTERO PA, PIENAMENTE OPERATIVO PIANO DIGITALIZZAZIONE
Roma, 17 ago – ”A 150 giorni dalla sua presentazione, e’ pienamente operativo il Piano straordinario per la digitalizzazione della giustizia”. Lo riferisce, in una nota, il ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione.
”Come noto, – spiega il ministero – questo si articola su tre distinte linee di intervento (digitalizzazione degli atti, notifiche online e pagamenti online) e per ciascuna di esse sono previste azioni di adeguamento delle apparecchiature e delle tecnologie, la migrazione dai vecchi sistemi, l’accompagnamento del cambiamento organizzativo (change management) da svolgersi presso ogni ufficio interessato, il training on the job rivolto agli operatori degli uffici interessati e l’assistenza tecnica al dispiegamento delle nuove funzioni”.
”Finora – aggiunge il ministero – hanno formalmente aderito al Piano 448 Uffici giudiziari (94% del totale) mentre i restanti 29 Uffici stanno provvedendo in tal senso in questi giorni. Risulta notevole e convinto anche il coinvolgimento degli avvocati, soprattutto per quanto attiene alla fase di attivazione delle notifiche online. A oggi ben 104 Ordini professionali su 165 (63% del totale) hanno completato l’invio delle informazioni necessarie per la realizzazione del Piano: si tratta di 115 mila avvocati che hanno attivato oltre 69 mila caselle Pec (Posta elettronica certificata) mentre altri 24 mila sono in possesso della firma digitale e oltre 16 mila utilizzano gia’ il processo civile telematico.
Fino ad oggi i primi due lotti di interventi hanno comportato l’installazione in 96 Uffici giudiziari di ben 1.827 nuovi strumenti informatici (80 Scanner massivi per formato A3, 537 Scanner verticali per formato A4, 544 Lettori di firma digitale e 666 Postazioni di lavoro/PC + monitor)”.
Entro la fine di settembre, annuncia il ministero, ”verra’ effettuata la consegna e l’installazione di un terzo lotto di kit informatici presso ulteriori 46 Uffici giudiziari (incluso un ufficio gia’ compreso nel secondo lotto), che saranno dotati di 1.470 nuovi strumenti informatici (80 Scanner massivi per formato A3, 508 Scanner verticali per formato A4, 441 Lettori di firma digitale, 441 Postazioni di lavoro /PC + monitor)”.
Quanto scrive la Casta: 45 milioni per la carta di Camera e Senato
Foreste di tutto il mondo, tremate. Arriva la tempesta perfetta, la passione per la carta dei 630 deputati italiani che, nei prossimi cinque anni, dovranno consultare 3 miliardi 850 milioni di fogli se il prezzo fosse di un centesimo ciascuno. Una fatica mostruosa, una punizione esemplare che Montecitorio paga con un appalto di38,437 milioni di euro.
L’impresa fortunata è la Carlo Colombo di Roma: dovrà stampare blocchi interi di atti parlamentari, elaborare pagine per il sito, trascrivere gli interventi in aula. Al bando potevano partecipare anche le aziende europee, ma soltanto in due (e italiane) hanno risposto al richiamo dei 38,437 milioni di euro in cinque anni. E la Carlo Colombo ha vinto di nuovo. Ma gran parte dei 3 miliardi e 850 milioni di fogli andrà al macero.
La Camera taglia a mano chiusa e aggiunge a mano aperta: a luglio staccava un assegno di quasi 40 milioni di euro per la stampa, ad agosto il questore e deputato Francesco Colucci (Pdl) annunciava risparmi per 50 milioni di euro. Forse i fannulloni con la memoria corta dimenticano, eppure il ministro Renato Brunetta, ormai tre anni fa, condannava a morte la burocrazia: eliminiamo la carta nella pubblica amministrazione entro 18 mesi, anche le pagelle scolastiche saranno consultabili solo in rete. Sono trascorsi 36 mesi, ancora niente.
Sfidando la canicola agostana di Roma, combattivi nel coinvolgere la Casta nel forcone chiamato manovra, due senatori dell’Udc declamavano la rivoluzione di Palazzo Madama: “Dobbiamo fermare il retaggio dei documenti cartacei, così avremo una riduzione non inferiore al 50 per cento nel capitolo di uscita ‘Comunicazione istituzionale’, per un importo effettivo di 5,1 milioni di euro”. Giusto.
Non sapevano, però, che il Senato ha pubblicato un bando di gara per fare l’esatto contrario: “Procedura ristretta per l’affidamento in appalto dei lavori di stampa degli atti parlamentari e del servizio di riproduzione di documenti per il Senato della Repubblica”. Al costo di 6,5 milioni di euro più Iva per tre anni. Con un governo precario e un Parlamento spesso in vacanza, i tecnici di Palazzo Madama prevedono una pioggia di carta istituzionale, caterve di volumi per rendere immortale il lavoro dei senatori: “Produzione di un numero base annuo di 67 milioni di pagine stampate o riprodotte. Circa 40 milioni in bianco e nero”. Quasi 7 centesimi di euro per un foglio formato A4, il più piccino e nemmeno a colori.
Avrà ragione Marco Reguzzoni, capogruppo dei leghisti a Montecitorio, innervosito per chi con nervosismo (l’Idv) chiede che la Casta sia messa a dieta: “C’è solo un’operazione mediatica, mentre noi dobbiamo dare risposte al Paese, senza preoccuparci del vostro populismo e della demagogia”. Qui non rischia il diritto allo studio dei parlamentari, così ansiosi di rivedere su carta le leggi in discussione o già approvate, ma la credibilità di chi illustra sacrifici e poi raddoppia gli sprechi. Perché deputati e senatori, uno a uno, vantano già un’imponente dotazione di carta e stampanti negli uffici (che si riferisce a un’altra voce di spesa).
I due appalti di Montecitorio e Madama valgono insieme 45 milioni di euro, prevedono miliardi di fogli che andranno nel cestino o verranno dimenticati nei vari palazzi che lo Stato affitta per il Parlamento: poca utilità pratica, semplice da sostituire con il digitale.
Il deputato Roberto Marmo del Pdl ha stupito i colleghi in Commissione, soprattutto quelli del suo partito. Ex presidente della Provincia di Asti, Marmo è tornato a Montecitorio tre mesi fa e, per la prima volta, è intervenuto con un ordine del giorno: “Nel progetto di bilancio sono previsti ancora 800mila euro per rimborsi spese per deputati cessati dal mandato; le spese previste per le locazioni di immobili ammontano a oltre 35 milioni di euro; nonostante l’affermarsi delle nuove tecnologie, la diffusione dei più moderni strumenti informatici e l’introduzione della posta elettronica certificata, le spese relative per servizi di stampa degli atti parlamentari e di atti vari ammontano a oltre 8 milioni di euro; un migliore utilizzo delle tecnologie digitali non solo potrebbe determinare una maggiore produttività dell’apparato amministrativo, ma dei benefici economici”.
Troppo tardi, la Camera ha appena stipulato un contratto di cinque anni e di 38,5 milioni di euro per dichiarare guerra alle foreste di tutto il mondo. Tremate.
http://diksa53a.blogspot.com/2011/08/costi-politica-45-milioni-di-euro-spesi.html
Java SE 7, il primo figlio di mamma Oracle
La società di Larry Ellison ha annunciato la disponibilità di una nuova major release per la popolare virtual machine Java, la prima della nuova gestione. Promessi numerosi miglioramenti, ma già affiorano i primi bug
Tra le principali caratteristiche della nuova release, Oracle ci tiene a sottolineare le modifiche al linguaggio di programmazione per “incrementare la produttività dello sviluppatore e semplificare i task di programmazione più comuni”, il supporto migliorato ai linguaggi dinamici (Ruby, Python, JavaScript), una API “multi-core ready”, un’interfaccia di I/O completa capace di dialogare estesamente con il file system della macchina, nuove funzionalità di sicurezza e di networking, maggiore supporto all’internazionalizzazione tramite Unicode 6.0, l’aggiornamento di numerose librerie.
Per arrivare alla distribuzione di Java SE 7, Oracle si è servita estensivamente di due strumenti di gestione comunitaria della virtual machineche in questi mesi hanno generato una serie senza fine di polemiche e scontri al calor bianco: OpenJDK Community e Java Community Process.
Superato lo scoglio fondamentale della major release, la sfida è ora mantenere aggiornata la virtual machine contro i bug che fanno la loro comparsa a brevissima distanza dal rilascio dell’ultima revisione del codice: Apache – che con Oracle ha un rapporto più che burrascoso – ha scovato un baco nel compiler di Java SE 7 in grado di mandare in crash la virtual machine a soli 5 giorni di distanza dalla disponibilità della nuova release.
Alfonso Maruccia
Google acquista 1030 brevetti IBM per rafforzare il suo portafoglio
Google ha recentemente acquistato una serie di brevetti da International Business Machines Corp. (IBM), per rafforzare il suo portafoglio e difendersi meglio dalla crescente minaccia di azioni legali sulla proprietà intellettuale.
“Come molte aziende di tecnologia, potrà accadere che acquisiremo brevetti che sono rilevanti per il nostro business”, ha dichiarato in una nota l’azienda di Mountain View.
Android, il sistema operativo mobile di Google, è divenuto l’oggetto di almeno 6 procedimenti legali e ciò ha portato alla necessità di aumentare la proprietà intellettuale della società per difendersi nei contenziosi. Quando Google è entrato nel mercato smartphone, nel 2008, possedeva pochissimi brevetti, a differenza dei suoi rivali che erano sul mercato da diversi anni.
Il sistema operativo Android è un programma libero open-source, che si basa su alcune caratteristiche non di proprietà di Google (e non create da Google), che permette a sviluppatori esterni di modificare il codice. Ciò ha lasciato, e lascia, l’azienda vulnerabile alle accuse di aver costruito l’OS sulle spalle di numerose ricerche svolte da altre società tecnologiche.
Google, che può beneficiare di 39,1 milairdi di dollari, tra liquidità e investimenti a breve termine, aveva recentemente offerto 900 milioni per acquistare i brevetti della Nortel Networks Corp., che aveva dichiarato bancarotta, tuttavia la sua offerta era stata superata da quella di una cordata di aziende che includeva Apple, Microsoft e Research In Motion, tutte coalizzate per frenare l’ascesa di Android.
Smartphone, crollo di Nokia Anche Samsung la sorpassa
La multinazionale finlandese perde sempre più terreno nel settore che aveva dominato per 15 anni. Sopravanzata da Apple e ora anche dal colosso coreano. Colpa del successo dell’iPhone e dell’ascesa di Android di JAIME D’ALESSANDRO
ROMA -Continua la discesa della Nokia, un tempo dominatrice assoluta del mercato dei cellulari e sinonimo di innovazione a affidabilità. Dopo il sorpasso da parte della Apple, prima in termini di utili poi di smartphone venduti, ora anche Samsung sembra averla sopravanzata. Parliamo ovviamente di cellulari evoluti, quelli stile iPhone per intenderci. Gli stessi che, stando alla società di ricerca International Data Corporation (Idc), cresceranno del 55 per cento entro la fine del 2011: oltre 472 milioni di dispositivi venduti contro i 305 dello scorso anno. Settore strategico quindi, perché rappresenta il segmento di maggior peso nella telefonia mobile del futuro.
Ebbene, in questa guerra il colosso finlandese sta evidentemente perdendo una battaglia dopo l’altra. Strategy Analytics, altra firma nelle raccolta dati sulla tecnologia di consumo, parla di un mercato in mano alla Apple e al suo iPhone per il 19 per cento nel secondo quarto di quest’anno, rispetto al 14 dello stesso periodo del 2010. Samsung avrebbe invece fatto un vero e proprio balzo, passando dal 5 per cento al 18. Segue la Nokia, crollata dal 38 al 15 per cento, malgrado mantenga il primato fra i produttori di cellulari “normali” con il 25 per cento che era il 35 nel 2010. Merito, nel caso della Samsung, dell’adozione di Android di Google, sistema operativo che dal 2008 a oggi sta diventando lo standard di
riferimento.
VIDEO Il boom di Android
“Cambiano le abitudini dei consumatori”, spiga Kevin Restivo della Idc. “Non si tratta più di telefonare e mandare messaggi, ma di dispositivi che permettono di navigare sul web, fare shopping, controllare la posta. E la loro crescita è impressiona in particolare nel mercati emergenti, dall’Asia all’America Latina, dove l’ascesa degli smartphone è solo all’inizio e dove il loro numero aumenterà in maniera esponenziale nel breve periodo”. Tanto che si parla di poco meno di un miliardo di pezzi per il 2015.
Come spesso avviene a ogni rivoluzione tecnologica (basti pensare a quel che è accaduto nel campo dei televisori con l’avvento degli lcd che hanno segnato la fine del predominio della Sony) l’arrivo dell’iPhone e dei suoi cugini sta mutando radicalmente gli equilibri di questo settore. Con giganti ridotti al ruolo di comprimari (è già successo a Motorola) e cenerentole trasformate in star anche se a caro prezzo.
La Samsung ad esempio in termini di profitti netti è calata del 18 per cento, si legge sul Wall Street Journal, ma è riuscita a conquistare una fetta di mercato imponente con una politica sui prezzi molto aggressiva. Ufficialmente il numero di smartphone immessi sul mercato non è stato comunicato, ma stando alle stime si parla di 19.2 milioni di unità per la multinazionale coreana, contro i 20,3 di Apple e i 16,7 di Nokia. Strategy Analytics, si spinge oltre: Samsung avrebbe venduto fra i 18 e i 21 milioni di smartphone. Stima che, nella migliore delle ipotesi, farebbe dei coreani addirittura i leader di mercato, davanti alla compagnia di Steve Jobs.
A rovinare in parte la festa di Samsung e Android, ci pensa però una nota pubblicata dal sito Techcruch, voce di un certo peso in fatto di tecnologia. Fonti interne a vari produttori di cellulari dotati del sistema operativo marchiato Google, sostengono che il tasso di restituzione nei negozi sfiorerebbe per certi modelli il 40 per cento contro l’1,4 degli iPhone. La spiegazione? Essendo una piattaforma aperta e gratuita, non è sempre ottimizzata a dovere da chi costruisce gli smartphone, e il suo uso risulterebbe troppo complicato per tanti utenti.
Le stime però parlano chiaro. La Gartner, specializzata nell’analisi della telefonia mobile, prevede che Android raggiungerà il 38.5 per cento nel campo dei sistemi operativi per smartphone nel 2011 e il 48,5 nel 2012. Symbian della Nokia calerà dal 19,2 al 5,2 e una lieve discesa è in arrivo anche per iOs di Apple: dal 19,4 al 18,9 per cento. Qualche sorpresa potrebbe arrivare da Windows Mobile 7 di Microsoft, che la Nokia ha sposato di recente dovendo però licenziare settemila persone per mantenere un certo grado di competitività. Oggi Windows Phone ha una quota di appena il 5,6 per cento, ma dovrebbe raddoppiare nel 2012 e raggiungere il 19,5 per cento nel 2015. Un’ultima chance per la multinazionale di Espoo, o qualcosa che le somiglia.
Microsoft e l’uomo Gmail
Un nuovo spot ironico di Redmond: stavolta cerca il raffronto con il servizio email di Google e il suo advertising basato su parole chiavi estrapolate dalle email scambiate dagli utenti
Per prendersela con Gmail ha creato un surreale supereroe da sitcom, presentato con una sua marcetta-tormentone: Gmailman, un ficcanaso impertinente che controlla le parole chiave delle missive che passano nella posta di Google per creare “advertising non richiesti”.
Nel mirino dello spot, insomma, vi è principalmente un’opzione della posta di Google, alla quale si può rinunciare per esempio sottoscrivendo una versione a pagamento del servizio. In ogni caso rappresenta la risposta di Microsoft ai primi paragoni effettuati tra i rispettivi servizi proprio da Google.
Nei poco meno di tre minuti c’è quanto basta per delineare l’antipatia del postino con la G: una bambina inorridita, risata da genio del male che sfoggia ad ogni dubbio mostrato dagli utenti, menefreghismo, imbarazzanti doppi sensi nel riferire delle email di qualcuno.
E a concludere, una frase che non lascia scampo a dubbi: “Le email sono affari tuoi. Per Google sono solo affari”, seguito dall’invito a scegliere il suo Microsoft Office 365.
Claudio Tamburrino
Come creare gratis online video divertenti
il 29 – luglio – 2011
Se si vogliono creare dei video divertenti, on line gratis, si può usare Madeupmemories, un servizio internet pratico, che, in pochissime mosse, permetterà di realizzare un video che corrisponde alle preferenze.
Si tratta di una di quelle applicazioni web che permettono di divertirsi online senza complicazioni e senza dover essere per forza dei grandi conoscitori della rete.
Per creare un video accattivante si possono usare una serie di videomontaggi, fra i quali scegliere.

La prima cosa da fare è scegliere il videomontaggio che ci piace di più e poi potremo procedere a realizzare un video con foto personali.
La seconda operazione da fare consiste nel caricare una foto che ci ritrae in primo piano. Il volto deve essere centrato all’interno dello spazio bianco che viene messo a disposizione degli utenti. A questo scopo possiamo usare il semplice trascinamento con il mouse.
La foto può essere anche ingrandita o rimpicciolita in base alle esigenze.
Gli utenti possono ricorrere allo spostamento di puntini di colore diverso, che vengono visualizzati sulla foto, in modo da definire nei dettagli le varie parti del corpo.
Madeupmemories, è da provare per creare video usando le foto!
Gli utenti possono visualizzare il tutto in un’apposita anteprima e poi possono inviare il video tramite un messaggio di posta elettronica, inserirlo in un blog per mezzo di uno specifico codice o pubblicarlo sul proprio profilo di Facebook.
Troppo divertente!
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