Google e le precauzioni del search
Tutti gli utenti registrati ai servizi di BigG potranno navigare al riparo, grazie all’adozione generalizzata del protocollo SSL. Contro hacker e altri spioni del web
Il product manager di Google Evelyn Kao ha dunque sottolineato come la protezione dei risultati di ricerca rappresenti una questione fondamentale in un search sempre più personalizzato. La protezione in HTTPS sarebbe particolarmente utile per tutti quegli utenti che sfruttano connessioni in WiFi o nei vari Internet Cafè.
La navigazione degli account di BigG sarà così al riparo da occhi indiscreti, che non riusciranno ad accedere a risultati ottenuti e pagine visitate. Una significativa vittoria per gli utenti, almeno secondo i rappresentanti di EFF. L’utilizzo delle connessioni sicure in HTTPS garantirà maggiori protezioni contro hacker, società pubblicitarie e governi orwelliani.
Mauro Vecchio
Tutti gli utenti registrati ai servizi di BigG potranno navigare al riparo, grazie all’adozione generalizzata del protocollo SSL. Contro hacker e altri spioni del web
Una decisione applaudita da organizzazioni non-profit come Electronic Frontier Foundation (EFF). Google aveva già predisposto il protocollo SSL per le impostazioni di default del servizio di posta elettronica Gmail, lanciando inoltre una feature per la ricerca cifrata all’indirizzo https://encrypted.google.com.
Il product manager di Google Evelyn Kao ha dunque sottolineato come la protezione dei risultati di ricerca rappresenti una questione fondamentale in un search sempre più personalizzato. La protezione in HTTPS sarebbe particolarmente utile per tutti quegli utenti che sfruttano connessioni in WiFi o nei vari Internet Cafè.
La navigazione degli account di BigG sarà così al riparo da occhi indiscreti, che non riusciranno ad accedere a risultati ottenuti e pagine visitate. Una significativa vittoria per gli utenti, almeno secondo i rappresentanti di EFF. L’utilizzo delle connessioni sicure in HTTPS garantirà maggiori protezioni contro hacker, società pubblicitarie e governi orwelliani.
Mauro Vecchio
Microsoft, 88% vive gia’ su ‘nuvola’
(ANSA) – ROMA, 19 OTT – Solo il 15% degli italiani fa uso dei servizi ‘cloud’, il 38% ne conosce almeno uno. Ma l’88% usa la ‘nuvola’ inconsapevolmente salvando, ad esempio, foto (56%), musica (29%), documenti di lavoro (18%): sono i dati di una ricerca dell’Osservatorio Internet 2011 di Microsoft Windows Live condotta da Nextplora. Tra i servizi Cloud, lo Storage Online risulta avere piu’ appeal: il 76% degli intervistati e’ favorevole ad archiviare informazioni sulla nuvola, con picchi di interesse tra le donne (41%).
(ANSA) – ROMA, 19 OTT – Solo il 15% degli italiani fa uso dei servizi ‘cloud’, il 38% ne conosce almeno uno. Ma l’88% usa la ‘nuvola’ inconsapevolmente salvando, ad esempio, foto (56%), musica (29%), documenti di lavoro (18%): sono i dati di una ricerca dell’Osservatorio Internet 2011 di Microsoft Windows Live condotta da Nextplora. Tra i servizi Cloud, lo Storage Online risulta avere piu’ appeal: il 76% degli intervistati e’ favorevole ad archiviare informazioni sulla nuvola, con picchi di interesse tra le donne (41%).In rete 53% della popolazione italiana
(ANSA) – ROMA, 19 OTT – Internet in Italia e’ usato dal 53% della popolazione di cui circa la meta’ tra i 14 e i 29 anni e fra le attivita’ principali in rete c’e’ la ricerca di notizie.Infatti la lettura di giornali online e di news ha raggiunto nel 2009 il 47% fra le attivita’ piu’ frequenti. E’ uno dei dati del rapporto I media digitali in Italia, presentato a Eurovisioni-Festival internazionale di cinema e tv in corso a Roma. La ricerca e’ curata da Gianpietro Mazzoleni, Giulio Vigevani e Sergio Splendore.
(ANSA) – ROMA, 19 OTT – Internet in Italia e’ usato dal 53% della popolazione di cui circa la meta’ tra i 14 e i 29 anni e fra le attivita’ principali in rete c’e’ la ricerca di notizie.
Infatti la lettura di giornali online e di news ha raggiunto nel 2009 il 47% fra le attivita’ piu’ frequenti. E’ uno dei dati del rapporto I media digitali in Italia, presentato a Eurovisioni-Festival internazionale di cinema e tv in corso a Roma. La ricerca e’ curata da Gianpietro Mazzoleni, Giulio Vigevani e Sergio Splendore.
Italia, il giorno della trasparenza
Sul portale Dati.gov.it si potranno caricare, trovare e utilizzare le informazioni (pubbliche) in possesso della PA. L’Italia si muove ora verso l’open data. E il resto del mondo?

Tra coloro che hanno contribuito a sospingere le autorità verso un’iniziativa volta alla trasparenza dei dati pubblici, Ernesto Belisario e Stefano Epifani, entrambi appartenenti all’Associazione Italiana per l’Open Government, creata circa un anno fa proprio per promuovere la cultura dell’accessibilità e della “liberazione” dei dati pubblici.
Al momento sono presenti 156 dataset, quasi tutti locali. Bisogna segnalare, a questo proposito, che il “locale” stavolta ha preceduto il nazionale: sono già online da diversi giorni i dati dell’Emilia Romagna e del Comune di Firenze.
Due gli strumenti principali introdotti con il nuovo portale. Il primo è il vademecum, destinato a dipendenti, dirigenti e amministratori pubblici e volto a istituire una sorta di “protocollo comune” per la creazione e la condivisione di banche dati online. In secondo luogo c’è la licenza Italian Open Data Licence (IODL), sviluppata da Formez per “promuovere la liberazionee la valorizzazione dei dati pubblici secondo la linea già tracciata dal Ministero per la pubblica amministrazione e l’innovazione con la pubblicazione del nuovo Codice dell’amministrazione digitale, che all’Articolo 52 pone in primo piano la responsabilità delle pubbliche amministrazioni nel rendere disponibili i propri dati in modalità digitale”.
A margine dell’inaugurazione del sito si è svolta anche la presentazione del contest Apps4Italy, che abbina un “concorso aperto a cittadini, associazioni, comunità di sviluppatori e aziende per progettare soluzioni utili e interessanti basate sull’utilizzo di dati pubblici” all’opportunità di “mostrare a tutta la società il valore del patrimonio informativo pubblico”.
Il primo passo verso la condivisione e la trasparenza delle informazioni delle pubbliche amministrazioni sembra essere stato fatto. In tempi di crisi dove anche il pioniere di questo sistema ha dovuto tagliare i fondi, sarà compito del Ministero per la pubblica amministrazione e l’innovazione impegnarsi per far sì che la giornata di oggi non si esaurisca nell’entusiasmo degli inizi ma sia solo il primo passo di un progetto con una prospettiva condivisa, a lungo termine.
Elsa Pili
Sul portale Dati.gov.it si potranno caricare, trovare e utilizzare le informazioni (pubbliche) in possesso della PA. L’Italia si muove ora verso l’open data. E il resto del mondo?
Roma – Si chiama Dati.gov.it e viene definito come un portale contenente “dati aperti della PA, nato per consentire a cittadini, sviluppatori, imprese, associazioni di categoria e alle stesse pubbliche amministrazioni di fruire nel modo più semplice e intuitivo del patrimonio informativo della pubblica amministrazione”. La conferenza stampa di presentazione del sito che inaugura ufficialmente la via italiana all’open data (sulla scia di Stati Uniti – con l’ormai famosa Direttiva Obama – e Regno Unito) si è svolta questa mattina alle 12 a Palazzo Vidoni. Protagonisti, i ministri Brunetta e Brambilla.
Tra coloro che hanno contribuito a sospingere le autorità verso un’iniziativa volta alla trasparenza dei dati pubblici, Ernesto Belisario e Stefano Epifani, entrambi appartenenti all’Associazione Italiana per l’Open Government, creata circa un anno fa proprio per promuovere la cultura dell’accessibilità e della “liberazione” dei dati pubblici.
Al momento sono presenti 156 dataset, quasi tutti locali. Bisogna segnalare, a questo proposito, che il “locale” stavolta ha preceduto il nazionale: sono già online da diversi giorni i dati dell’Emilia Romagna e del Comune di Firenze.
Due gli strumenti principali introdotti con il nuovo portale. Il primo è il vademecum, destinato a dipendenti, dirigenti e amministratori pubblici e volto a istituire una sorta di “protocollo comune” per la creazione e la condivisione di banche dati online. In secondo luogo c’è la licenza Italian Open Data Licence (IODL), sviluppata da Formez per “promuovere la liberazione e la valorizzazione dei dati pubblici secondo la linea già tracciata dal Ministero per la pubblica amministrazione e l’innovazione con la pubblicazione del nuovo Codice dell’amministrazione digitale, che all’Articolo 52 pone in primo piano la responsabilità delle pubbliche amministrazioni nel rendere disponibili i propri dati in modalità digitale”.
A margine dell’inaugurazione del sito si è svolta anche la presentazione del contest Apps4Italy, che abbina un “concorso aperto a cittadini, associazioni, comunità di sviluppatori e aziende per progettare soluzioni utili e interessanti basate sull’utilizzo di dati pubblici” all’opportunità di “mostrare a tutta la società il valore del patrimonio informativo pubblico”.
Il primo passo verso la condivisione e la trasparenza delle informazioni delle pubbliche amministrazioni sembra essere stato fatto. In tempi di crisi dove anche il pioniere di questo sistema ha dovuto tagliare i fondi, sarà compito del Ministero per la pubblica amministrazione e l’innovazione impegnarsi per far sì che la giornata di oggi non si esaurisca nell’entusiasmo degli inizi ma sia solo il primo passo di un progetto con una prospettiva condivisa, a lungo termine.
Elsa Pili
Chime.in: il social network che fa guadagnare gli utenti
È nata una nuova tipologia di social network, che potrebbe rappresentare un punto di rottura rispetto a quelli finora concepiti e realizzati.
Si chiama Chime.in e condivide con gli altri diverse funzionalità. Dopo aver creato un proprio profilo personale è infatti possibile aggiungere amici e condividere con loro foto, post, video e altro ancora.
A differenza di Facebook e soci però, più tempo gli utenti trascorrono sul social network e più guadagno denaro (reale).
L’idea è venuta a UberMedia, che ha pensato in questo modo di riuscire a rosicchiare fette di utenti ai grandi social media. In sostanza tutti i ricavi derivanti dai click sui banner pubblicitari verranno divisi tra gli utenti e il social network.
Questa tipologia di marketing, denominata revenue sharing, ossia condivisione dei guadagni, non è del tutto sconosciuta in rete. Uno dei siti web più popolari e cliccati, YouTube, utilizza già da tempo questo schema, offrendo a coloro che hanno caricato video molto guardati, la possibilità di condividere i ricavi pubblicitari.
“Il mondo intero si sta spostando verso il sociale – ha dichiarato Bill Gross, Ceo di UberMedia - e ogni transazione online è destinata a incorporare in sé un risvolto sociale. La monetizzazione dei social media diventerà una grande opportunità per il futuro”.
Il nuovo servizio, secondo i piani dell’Amministratore Delegato, dovrebbe risultare molto appetitoso anche per gli inserzionisti pubblicitari e in generale per tutte le aziende, che nonostante grandi pagine fan su Facebook, non riescono a convertire la loro popolarità in denaro frusciante.
È nata una nuova tipologia di social network, che potrebbe rappresentare un punto di rottura rispetto a quelli finora concepiti e realizzati.
Si chiama Chime.in e condivide con gli altri diverse funzionalità. Dopo aver creato un proprio profilo personale è infatti possibile aggiungere amici e condividere con loro foto, post, video e altro ancora.
A differenza di Facebook e soci però, più tempo gli utenti trascorrono sul social network e più guadagno denaro (reale).
L’idea è venuta a UberMedia, che ha pensato in questo modo di riuscire a rosicchiare fette di utenti ai grandi social media. In sostanza tutti i ricavi derivanti dai click sui banner pubblicitari verranno divisi tra gli utenti e il social network.
Questa tipologia di marketing, denominata revenue sharing, ossia condivisione dei guadagni, non è del tutto sconosciuta in rete. Uno dei siti web più popolari e cliccati, YouTube, utilizza già da tempo questo schema, offrendo a coloro che hanno caricato video molto guardati, la possibilità di condividere i ricavi pubblicitari.
“Il mondo intero si sta spostando verso il sociale – ha dichiarato Bill Gross, Ceo di UberMedia - e ogni transazione online è destinata a incorporare in sé un risvolto sociale. La monetizzazione dei social media diventerà una grande opportunità per il futuro”.
Il nuovo servizio, secondo i piani dell’Amministratore Delegato, dovrebbe risultare molto appetitoso anche per gli inserzionisti pubblicitari e in generale per tutte le aziende, che nonostante grandi pagine fan su Facebook, non riescono a convertire la loro popolarità in denaro frusciante.
Agcom: mappa dell’Italia connessa
Sempre più mobile, buon utilizzo della portabilità e cresce la banda larga. Gli accessi da rete fissa subiscono invece una lieve flessione
Nel dettaglio, negli ultimi dodici mesi gli accessi diretti alla rete fissa sono diminuiti di circa 0,4 milioni, per un totale di poco più di 21 milioni: una flessione soprattutto a discapito di Telecom che perde 0,8 milioni, mentre gli operatori alternativi guadagnano la “differenza” di 0,4 milioni. Per Telecom significa meno 2,5 punti percentuali rispetto al totale e comunque ancora una quota di mercato nettamente maggioritaria: il 70,5 per cento.
La crescita della larga banda è stata invece di 0,6 milioni di accessi. Aumenta anche la velocità di accesso in download di circa 0,4 punti percentuali rispetto ad una velocità nominale di base pari o maggior e 2 Mbit/s.
A crescere maggiormente è poi l’utilizzo della banda larga mobile: il traffico dati su queste linee è cresciuto del 53,2 per cento. Le linee mobile attive in Italia arrivano a poco più di 91 milioni e a crescere è soprattutto il traffico generato da schede SIM con traffico dati (più 12 per cento), settore in cui il ruolo di protagonista se lo dividono Telecom Italia e Vodafone, rispettivamente con il 34,3 e il 33,2 per cento. Segue Wind con il 22,6 e chiude 3 Italia con il 10 per cento.
Abbastanza sfruttata sembra poi la possibilità (recentemente riformata nei tempi e modi) di trasferire il numero da un operatore ad un altro: a giugno 2011 le linee mobili su cui è stata effettuata la portabilità sono 32,8 milioni.
Claudio Tamburrino
Sempre più mobile, buon utilizzo della portabilità e cresce la banda larga. Gli accessi da rete fissa subiscono invece una lieve flessione
In generale calano gli accessi alla rete fissa, crescono banda larga (in totale a fine giugno 13.516.000) e il traffico dati su rete mobile.
Nel dettaglio, negli ultimi dodici mesi gli accessi diretti alla rete fissa sono diminuiti di circa 0,4 milioni, per un totale di poco più di 21 milioni: una flessione soprattutto a discapito di Telecom che perde 0,8 milioni, mentre gli operatori alternativi guadagnano la “differenza” di 0,4 milioni. Per Telecom significa meno 2,5 punti percentuali rispetto al totale e comunque ancora una quota di mercato nettamente maggioritaria: il 70,5 per cento.
La crescita della larga banda è stata invece di 0,6 milioni di accessi. Aumenta anche la velocità di accesso in download di circa 0,4 punti percentuali rispetto ad una velocità nominale di base pari o maggior e 2 Mbit/s.
A crescere maggiormente è poi l’utilizzo della banda larga mobile: il traffico dati su queste linee è cresciuto del 53,2 per cento. Le linee mobile attive in Italia arrivano a poco più di 91 milioni e a crescere è soprattutto il traffico generato da schede SIM con traffico dati (più 12 per cento), settore in cui il ruolo di protagonista se lo dividono Telecom Italia e Vodafone, rispettivamente con il 34,3 e il 33,2 per cento. Segue Wind con il 22,6 e chiude 3 Italia con il 10 per cento.
Abbastanza sfruttata sembra poi la possibilità (recentemente riformata nei tempi e modi) di trasferire il numero da un operatore ad un altro: a giugno 2011 le linee mobili su cui è stata effettuata la portabilità sono 32,8 milioni.
Claudio Tamburrino
Blackberry, regala 100 dollari di apps
(ANSA) – ROOMA, 18 OTT – BlackBerry si scusa per i disservizi dei giorni scorsi con 100 dollari di apps gratis. Lo ha annunciato Rim come segno di gratitudine per la ”pazienza” dei clienti che sono rimasti per giorni senza i servizi di messaggeria e accesso a Internet. La societa’ ha fatto sapere che fino al 31 dicembre sara’ possibile scaricare da una lista di applicazioni ‘premium’ dal BlackBerry App World Store: tra queste, giochi come Sims 3, Bejewelled e Texas Hold’em Poker, il servizio musicale Shazam Encore.
(ANSA) – ROOMA, 18 OTT – BlackBerry si scusa per i disservizi dei giorni scorsi con 100 dollari di apps gratis. Lo ha annunciato Rim come segno di gratitudine per la ”pazienza” dei clienti che sono rimasti per giorni senza i servizi di messaggeria e accesso a Internet. La societa’ ha fatto sapere che fino al 31 dicembre sara’ possibile scaricare da una lista di applicazioni ‘premium’ dal BlackBerry App World Store: tra queste, giochi come Sims 3, Bejewelled e Texas Hold’em Poker, il servizio musicale Shazam Encore.Così gli archivi gratis sul Web cambieranno le nostre vite
Dal Comune di Firenze all’Istat le informazioni raccolte da strutture pubbliche diventano consultabili da tutti. E possono essere riusate per applicazioni utili: sbarca in Italia una pratica che rende più efficienti le istituzioni di RICCARDO LUNA
C’è una applicazione per il telefonino per sapere chi sono le persone che frequentano la Casa Bianca: il più visitato è il presidente Obama, ma al secondo posto non c’è il vicepresidente Joe Biden, come sarebbe lecito attendersi: c’è la coppia Barack & Michelle Obama. Con la stessa applicazione si può scoprire la classifica dei visitatori e se i nomi non vi dicono nulla, con un clic potete finire sulla relativa pagina di Wikipedia e leggerne il profilo. La residenza del presidente americano è una Casa di Vetro e questo aiuta a capire le scelte che vengono fatte e induce comportamenti migliori. C’è poi un sito internet che indica il grado di pericolosità delle principali città americane: utilizza dati pubblici della polizia e dei municipi per rispondere alla domanda “Are you safe?” (Sei al sicuro?). Il risultato è un barometro del rischio in modo che chiunque possa sapere se una certa zona è pericolosa per furti, scippi, stupri o omicidi e regolarsi di conseguenza. Un’altra applicazione calcola il valore degli immobili in base ai dati di criminalità e inquinamento.
Sono solo due esempi di quello che sta per accadere in Italia. Stiamo per essere felicemente travolti da una marea di dati. Non si tratta di dati qualunque, ma dei dati raccolti da strutture pubbliche con i nostri soldi che stanno per diventare liberi; e quindi consultabili da tutti, riutilizzabili per farne applicazioni utili. Magari anche per farci una startup (come Britescope, che offrendo un servizio
con i dati della previdenza Usa, fattura 10 milioni l’anno).
Parliamo degli Open Data che finalmente, dopo essere diventati pratica di buona amministrazione negli Usa e nel Regno Unito, aver conquistato la Spagna e i paesi del Nord Europa, arrivano in Italia per cambiarci la vita. I fatti dicono più di ogni altra cosa. E i fatti principali sono tre. Il primo: da ieri sera Firenze ha rilasciato molti set di dati; è il primo comune italiano a farlo, finora solo quello di Udine lo aveva fatto ma limitandosi al bilancio, il salto di Firenze sarà presto imitato da Torino, Matera e Roma. Il secondo fatto: il Piemonte da qualche anno ha un sito di dati istituzionali, da oggi una dozzina di altre regioni sono pronte a imitarlo; parliamo di dati fondamentali a partire da quelli che riguardano la sanità. Il terzo fatto: l’Istat, detentore massimo dei nostri dati statistici, sta per metterli a disposizione di tutti con un accesso “dal computer di casa”.
Gli Open Data sono un presupposto essenziale della trasparenza e dell’efficienza della pubblica amministrazione ma sono anche un potentissimo attivatore della creatività dei singoli. Uno studio della McKinsey sui paesi della Unione Europea ha calcolato che gli Open Data potrebbero abbattere i costi della pubblica amministrazione del 20 per cento creando valore fino a 300 miliardi di euro in dieci anni tra riduzione di inefficienze, maggiori introiti fiscali e maggiore produttività.
Gli esempi virtuosi non mancano. Nel Regno Unito il governo mette a disposizione dati sulle performance delle strutture sanitarie pubbliche o sulle scuole: questo porta i cittadini a fare scelte più informate e a una maggiore efficienza del sistema. In Germania l’Agenzia federale per il lavoro nonostante il taglio del budget ha aumentato il proprio impatto usando in maniera creativa i dati. Sempre in Gran Bretagna la Open Knowledge Foundation ha lanciato un servizio “wheredoesmymoneygo”, (“dove vanno a finire i miei soldi”) con cui ogni cittadino capisce come è composta la spesa pubblica.
La forza dei dati aumenta quando vengono incrociati fra di loro per ottenere nuova conoscenza come ha spiegato l’inventore del web Tim Berners Lee nel 2009 lanciando la campagna “linked-data”. Intanto il movimento è diventato globale come si vedrà giovedì a Varsavia al più grande summit mondiale di Open Data. “Eppure è un momento delicato” ha detto nei giorni scorsi il direttore della Open Knowledge Foundation Jonathan Gray, “i fondi per il sito americano data. gov sono stati tagliati, in giro si sente parlare della tentazione di vendere i dati per farci qualche soldo, e anche chi li pubblica lo fa in formati sbagliati, che ne rendono difficile l’uso”.
In Italia la storia è iniziata, lontano da ogni riflettore, molto tempo fa. E se oggi arriva a un traguardo storico lo deve ai pochi che hanno continuato a parlarne anche quando ai più sembrava astrusa. Ora il vento è cambiato: il ministro Renato Brunetta è pronto a lanciare anche il governo italiano su questo tema. Presto avremo un portale di dati e una gara a premi per generare applicazioni socialmente utili. Certo “i dati da soli non bastano, occorre saperli leggere”, osserva il presidente dell’Istat Enrico Giovannini che ha appena creato una Scuola Superiore di Statistica. Vedremo i risultati. Intanto i dati tornano a chi li ha pagati. Ai cittadini. Ci faranno molto bene.
Dal Comune di Firenze all’Istat le informazioni raccolte da strutture pubbliche diventano consultabili da tutti. E possono essere riusate per applicazioni utili: sbarca in Italia una pratica che rende più efficienti le istituzioni di RICCARDO LUNA
C’è una applicazione per il telefonino per sapere chi sono le persone che frequentano la Casa Bianca: il più visitato è il presidente Obama, ma al secondo posto non c’è il vicepresidente Joe Biden, come sarebbe lecito attendersi: c’è la coppia Barack & Michelle Obama. Con la stessa applicazione si può scoprire la classifica dei visitatori e se i nomi non vi dicono nulla, con un clic potete finire sulla relativa pagina di Wikipedia e leggerne il profilo. La residenza del presidente americano è una Casa di Vetro e questo aiuta a capire le scelte che vengono fatte e induce comportamenti migliori. C’è poi un sito internet che indica il grado di pericolosità delle principali città americane: utilizza dati pubblici della polizia e dei municipi per rispondere alla domanda “Are you safe?” (Sei al sicuro?). Il risultato è un barometro del rischio in modo che chiunque possa sapere se una certa zona è pericolosa per furti, scippi, stupri o omicidi e regolarsi di conseguenza. Un’altra applicazione calcola il valore degli immobili in base ai dati di criminalità e inquinamento.
Sono solo due esempi di quello che sta per accadere in Italia. Stiamo per essere felicemente travolti da una marea di dati. Non si tratta di dati qualunque, ma dei dati raccolti da strutture pubbliche con i nostri soldi che stanno per diventare liberi; e quindi consultabili da tutti, riutilizzabili per farne applicazioni utili. Magari anche per farci una startup (come Britescope, che offrendo un servizio
con i dati della previdenza Usa, fattura 10 milioni l’anno).
Parliamo degli Open Data che finalmente, dopo essere diventati pratica di buona amministrazione negli Usa e nel Regno Unito, aver conquistato la Spagna e i paesi del Nord Europa, arrivano in Italia per cambiarci la vita. I fatti dicono più di ogni altra cosa. E i fatti principali sono tre. Il primo: da ieri sera Firenze ha rilasciato molti set di dati; è il primo comune italiano a farlo, finora solo quello di Udine lo aveva fatto ma limitandosi al bilancio, il salto di Firenze sarà presto imitato da Torino, Matera e Roma. Il secondo fatto: il Piemonte da qualche anno ha un sito di dati istituzionali, da oggi una dozzina di altre regioni sono pronte a imitarlo; parliamo di dati fondamentali a partire da quelli che riguardano la sanità. Il terzo fatto: l’Istat, detentore massimo dei nostri dati statistici, sta per metterli a disposizione di tutti con un accesso “dal computer di casa”.
Gli Open Data sono un presupposto essenziale della trasparenza e dell’efficienza della pubblica amministrazione ma sono anche un potentissimo attivatore della creatività dei singoli. Uno studio della McKinsey sui paesi della Unione Europea ha calcolato che gli Open Data potrebbero abbattere i costi della pubblica amministrazione del 20 per cento creando valore fino a 300 miliardi di euro in dieci anni tra riduzione di inefficienze, maggiori introiti fiscali e maggiore produttività.
Gli esempi virtuosi non mancano. Nel Regno Unito il governo mette a disposizione dati sulle performance delle strutture sanitarie pubbliche o sulle scuole: questo porta i cittadini a fare scelte più informate e a una maggiore efficienza del sistema. In Germania l’Agenzia federale per il lavoro nonostante il taglio del budget ha aumentato il proprio impatto usando in maniera creativa i dati. Sempre in Gran Bretagna la Open Knowledge Foundation ha lanciato un servizio “wheredoesmymoneygo”, (“dove vanno a finire i miei soldi”) con cui ogni cittadino capisce come è composta la spesa pubblica.
La forza dei dati aumenta quando vengono incrociati fra di loro per ottenere nuova conoscenza come ha spiegato l’inventore del web Tim Berners Lee nel 2009 lanciando la campagna “linked-data”. Intanto il movimento è diventato globale come si vedrà giovedì a Varsavia al più grande summit mondiale di Open Data. “Eppure è un momento delicato” ha detto nei giorni scorsi il direttore della Open Knowledge Foundation Jonathan Gray, “i fondi per il sito americano data. gov sono stati tagliati, in giro si sente parlare della tentazione di vendere i dati per farci qualche soldo, e anche chi li pubblica lo fa in formati sbagliati, che ne rendono difficile l’uso”.
In Italia la storia è iniziata, lontano da ogni riflettore, molto tempo fa. E se oggi arriva a un traguardo storico lo deve ai pochi che hanno continuato a parlarne anche quando ai più sembrava astrusa. Ora il vento è cambiato: il ministro Renato Brunetta è pronto a lanciare anche il governo italiano su questo tema. Presto avremo un portale di dati e una gara a premi per generare applicazioni socialmente utili. Certo “i dati da soli non bastano, occorre saperli leggere”, osserva il presidente dell’Istat Enrico Giovannini che ha appena creato una Scuola Superiore di Statistica. Vedremo i risultati. Intanto i dati tornano a chi li ha pagati. Ai cittadini. Ci faranno molto bene.
LibreOffice, verso la nuvola e mobile
La suite di produttività FOSS si prepara a fare il grande balzo. Con versioni specifiche per Android e iOS. E il futuro fa rima con cloud computing. Ma che fine ha fatto OpenOffice?
Per quanto riguarda le versioni Android e iOS della suite, poi, a occuparsi dell’impegnativo porting è lo sviluppatore Tor Lillqvist: tra i problemi da affrontare e risolvere c’è la necessità di creare un’interfaccia specifica per ogni OS mobile pur mantenendo il codice base uguale per tutte le versioni della suite. I tempi non sono esattamente brevissimi, visto che si parla del 2012 o al più tardi del 2013.
Oltre il mobile c’è il web, anzi il cloud computing: LibreOffice Online girerà in un browser web sfruttando l’elemento Canvas dello standard HTML5, anche se TDF non chiarisce chi dovrebbe accollarsi i costi dell’infrastruttura necessaria a gestire una suite di produttività telematica completa e accessibile a tutti.
Sia come sia, il futuro di LibreOffice appare roseo e ricco di novità. Lo stesso purtroppo non si può dire di OpenOffice.org, progetto da cui ha avuto origine ilfork di TDF: Apache Foundation (attuale responsabile della gestione della suite ex-Sun ex-Oracle) professa ottimismo, mentre gli sviluppatori originali chiedono donazioni per far andare avanti lo sviluppo.
Alfonso Maruccia
La suite di produttività FOSS si prepara a fare il grande balzo. Con versioni specifiche per Android e iOS. E il futuro fa rima con cloud computing. Ma che fine ha fatto OpenOffice?
TDF ha colto l’occasione della conferenza LibreOffice di Parigi per annunciare importanti novità, prima fra tutte la decisione del governo francese di adottare la suite su mezzo milione di PC Windows in dotazione alle sue agenzie. Si tratta di un incremento del 5 per cento sull’utenza Windows complessiva di LibreOffice, rivela TDF.
Per quanto riguarda le versioni Android e iOS della suite, poi, a occuparsi dell’impegnativo porting è lo sviluppatore Tor Lillqvist: tra i problemi da affrontare e risolvere c’è la necessità di creare un’interfaccia specifica per ogni OS mobile pur mantenendo il codice base uguale per tutte le versioni della suite. I tempi non sono esattamente brevissimi, visto che si parla del 2012 o al più tardi del 2013.
Oltre il mobile c’è il web, anzi il cloud computing: LibreOffice Online girerà in un browser web sfruttando l’elemento Canvas dello standard HTML5, anche se TDF non chiarisce chi dovrebbe accollarsi i costi dell’infrastruttura necessaria a gestire una suite di produttività telematica completa e accessibile a tutti.
Sia come sia, il futuro di LibreOffice appare roseo e ricco di novità. Lo stesso purtroppo non si può dire di OpenOffice.org, progetto da cui ha avuto origine ilfork di TDF: Apache Foundation (attuale responsabile della gestione della suite ex-Sun ex-Oracle) professa ottimismo, mentre gli sviluppatori originali chiedono donazioni per far andare avanti lo sviluppo.
Alfonso Maruccia
RIM annuncia il rimborso: 100 dollari in app
La società canadese propone una sorta di risarcimento morale ai propri utenti per i disservizi della scorsa settimana. Niente denari, ma opere di software
“Siamo grati ai nostri clienti per la loro lealtà e la loro pazienza” ha commentato Mike Lazaridis, e forse per questo motivo è stato messo sul piatto anche un mese di supporto tecnico gratuito (sia per i normali clienti sia per i clienti corporate).
“No big deal”, commenta qualcuno: non un granché, soprattutto considerando che i possessori di BlackBerry non fanno, tradizionalmente, un uso rilevante delle applicazioni al contrario dei “colleghi” muniti di iPhone e androidi.
Almeno una conseguenza positiva, non sul piano economico, i quattro giorni di blocco del servizio internet l’hanno avuta: sembra infatti che a Dubai e ad Abu Dhabi il numero degli incidenti sia diminuito rispettivamente del 20 e del 40 per cento, e che la causa sia da imputarsi direttamente all’impossibilità di utilizzare lo smartphone mentre si è alla guida.
Elsa Pili
La società canadese propone una sorta di risarcimento morale ai propri utenti per i disservizi della scorsa settimana. Niente denari, ma opere di software
Il download sarà possibile dalla prossima settimana fino al 31 dicembre e riguarderà, tra le altre applicazioni, giochi come The Sims e Bubble Bash 2, utility come programmi di traduzione o di photo editing, e applicazioni di intrattenimento come Shazam Encore (che permette di rintracciare titolo e artista di una canzone semplicemente attraverso il microfono dello smartphone) e Nobex Radio Premium.
“Siamo grati ai nostri clienti per la loro lealtà e la loro pazienza” ha commentato Mike Lazaridis, e forse per questo motivo è stato messo sul piatto anche un mese di supporto tecnico gratuito (sia per i normali clienti sia per i clienti corporate).
“No big deal”, commenta qualcuno: non un granché, soprattutto considerando che i possessori di BlackBerry non fanno, tradizionalmente, un uso rilevante delle applicazioni al contrario dei “colleghi” muniti di iPhone e androidi.
Almeno una conseguenza positiva, non sul piano economico, i quattro giorni di blocco del servizio internet l’hanno avuta: sembra infatti che a Dubai e ad Abu Dhabi il numero degli incidenti sia diminuito rispettivamente del 20 e del 40 per cento, e che la causa sia da imputarsi direttamente all’impossibilità di utilizzare lo smartphone mentre si è alla guida.
Elsa Pili
News
- 5 consigli per lanciare la tua startup su Facebook
- So.cl, il social network di Microsoft: come funziona
- Firefox 12 reinventa la homepage e le schede
- 50 persone da seguire su Facebook [foto]
- Youtube da record: 4 miliardi di video visti al giorno
- Guadagnare con browser Chrome: il nuovo progetto Screenwise
- AlbumstoPDF.com, esporta gli album di Facebook in file PDF
- Musica, digitale cresce del 22%
- Internet in Italia: aumento connessioni a web da smartphone e tablet
- IBM sfonda la soglia dei 10 nanometri








