SENEGAL, VERSO DIGITALIZZAZIONE DOGANE
Dakar, 27 set. – Il Senegal ha compiuto il primo passo verso la digitalizzazione delle procedure doganali. Lo ha annunciato il direttore delle Dogane del porto di Dakar, colonnello Jean Baptiste Diouf, in una conferenza stampa. “Come molte altre istituzioni analoghe”, ha affermato il colonnello, “anche le Dogane di questo Paese hanno imboccato risolutamente la via della digitalizzazione, che e’ il mezzo piu’ efficace per rendere piu’ dinamica la nostra attivita’”. Il nuovo sistema ridurra’ il tempo medio per la consegna e la registrazione delle dichiarazioni doganali dagli attuali due giorni a soli 15 minuti e le operazioni di sdoganamento delle merci da 18 a 3 giorni. L’avviamento del nuovo sistema ha beneficiato di un finanziamento di un valore di circa 3,8 milioni di dollari, erogato nel dicembre scorso dal Fondo per il miglioramento del clima degli affari.
Per la Pa uno shock digitale
Nell’Italia delle manovre economiche in atto, c’è una manovra digitale in potenza capace di liberare risorse per 43 miliardi di euro all’anno. È questa la cifra che lo Stato potrebbe risparmiare se portasse a termine un convinto programma di digitalizzazione della Pubblica amministrazione centrale e locale.
Il dato, stimato con un approccio prudenziale, emerge da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori degli Osservatori del Politecnico di Milano per Nòva. La ricerca è presentata in queste pagine con l’obiettivo di stimolare la riflessione e rilanciare il dibattito economico su questi temi, provando a quantificare un valore troppo spesso considerato intangibile: il valore dell’economia della conoscenza in un paese industrializzato.
Per quantificare i benefici che deriverebbero dalla digitalizzazione della Pa i ricercatori hanno individuato tre tipologie di risparmi: quelli ottenibili sugli acquisti della Pa, quelli generati da un aumento della produttività e quelli, indotti, che una pubblica amministrazione più snella ed efficiente garantirebbe alle imprese. Il risultato: 43 miliardi di euro risparmiati ogni anno. Una cifra pari a dieci volte i tagli agli enti locali varati dal Governo per il 2012 (4,2 miliardi). E superiore anche alle risorse che in queste ore si stima di recuperare, per esempio, dalla cessione di immobili pubblici (25-30 miliardi). Senza contare che in questo caso non si tratta di entrate una tantum, ma di risparmi strutturali sulla spesa corrente. Ecco perché è doveroso seguire il ragionamento condotto dai ricercatori del Politecnico.
Iniziamo dall’analisi dei benefici interni.
Ogni anno la pubblica amministrazione spende 750 miliardi. Una somma pari quasi alla metà del Pil. La spesa per acquisti di beni e servizi è pari a circa 120 miliardi. Ipotizzando che il 30% di questa somma sia gestita con tecniche di eProcurement (acquisizione di beni e servizi online) e ipotizzando un risparmio medio sugli acquisti generato da queste tecniche pari al 10%, ecco quantificati i primi 4 miliardi di risparmio. «Si tratta di una stima prudente – spiega Alessandro Perego, responsabile scientifico Osservatori ICT&Management del Politecnico di Milano – dedotta da una serie di esperienze, sia pubbliche che private, che abbiamo analizzato». Esperienze che parlano chiaro.
All’Enel, per esempio, la quota di acquisti di beni e servizi gestiti con tecniche di eProcurement (esclusi i combustibili) supera il 70% del totale. La Pa dell’Emilia Romagna gestisce con tecniche di eProcurement il 10% degli acquisti, con l’obiettivo di raggiungere il 30%, così come avviene per la Pa del Regno Unito. Lo stesso dicono i dati disponibili sui risparmi medi ottenibili: nelle imprese private sono pari al 17%; nel pubblico vanno dal 12% (Comune di Livorno) al 15% (Pa del Regno Unito). Già oggi, il risparmio medio ottenibile sul portale per gli acquisti in Rete della Pa con il sistema Rdo-Mepa (richiesta d’ordine sul mercato elettronico della Pa) oscilla tra il 10 e il 50%, a seconda della categoria merceologica. «È quindi ragionevole e probabilmente fin troppo prudente – continua Perego – ipotizzare, anche per lo Stato e gli enti locali, che a regime l’eProcurement possa gestire il 30% degli acquisti, con un risparmio medio del 10%».
http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-10-01/shock-digitale-115230.shtml?uuid=Aa2d168D
I rotoli del Mar Morto digitalizzati e consultabili sul web
I Rotoli del Mar Morto sono da ieri consultabili sul web grazie ad una iniziativa congiunta del Museo Israel di Gerusalemme (dove gli originali sono conservati) e di Google, che ha provveduto alla loro digitalizzazione. Il sito che li ospita è dds.collections.imj.org.il. Finora vengono proposti al pubblico i primi cinque rotoli: fra questi spicca il libro di Isaia, quasi nella sua interezza (66 capitoli), tracciato da uno scriba nel 125 a.C. Grazie alla tecnologia di Google (che nei mesi scorsi ha già immesso nel web l’ archivio fotografico del Museo dell’ Olocausto) è possibile ingrandire a volontà le immagini e mettere in luce così elementi che non sarebbero visibili ad occhio nudo. All’ interno di ciascun Rotolo è anche possibile compiere ricerche per colonna, capitolo, o versetto. Viene inoltre fornita una traduzione in inglese. Dunque si tratta – secondo i responsabili del Museo Israel – di uno sviluppo importante per i ricercatori di tutto il mondo. I Rotoli del Mar Morto furono scoperti nelle grotte di Qumran – dove duemila anni fa si era insediata una setta di ebrei esseni – a partire dal 1947, e poi anche in anni successivi. Sono considerati un punto di riferimento importante per lo studio della evoluzione del pensiero monoteista.
Una manovra digitale da 43 miliardi
C’è una manovra che potrebbe far risparmiare al Paese 43 miliardi di euro all’anno. Il Governo Italiano potrebbe attuarla portando a termine un serio programma di digitalizzazione della Pubblica amministrazione locale e centrale. I benefici per il sistema paese – un risparmio di 43 miliardi di euro sulla spesa corrente – sono stati quantificato da uno studio degli Osservatori del Politecnico di Milano che sarà pubblicato domani su Nòva24, il settimanale di ricerca e innovazione del Sole-24 Ore, in edicola ogni domenica insieme al quotidiano.
Liberare risorse. «La PA in Italia è in mezzo a due fuochi – spiega Alessandro Perego, Responsabile Scientifico Osservatori ICT&Management del Politecnico di Milano –. Una crescente richiesta di servizi – da parte dei cittadini e delle imprese – e una ridotta disponibilità di risorse. L’unico modo “ragionevole” per risolvere il paradosso consiste nell’aumentare la produttività delle risorse, in particolare del lavoro, attraverso l’innovazione di processo. I progetti di innovazione basati sulle nuove tecnologie – continua Perego – possono consentire di “liberare” risorse per decine di miliardi di euro, direttamente nella PA, e pari almeno al doppio nelle imprese e nei cittadini che interagiscono con la PA».
Tre livelli di risparmio. I ricercatori si sono concentrati su tre dimensioni di benefici che si potrebbero generare con la digitalizzazione della Pa: i risparmi sugli acquisti di beni e servizi, quelli generati da un aumento della produttività e quelli, indotti, a favore delle imprese. «Il massimo potenziale – spiega ancrora Perego – si ottiene quando le opportunità legate alle nuove tecnologie sono colte per promuovere contestualmente progetti di razionalizzazione e semplificazione, e non puramente di digitalizzazione di processi esistenti».
Domani, su Nòva24, voce per voce, i lettori potranno conoscere come sono stati quantificati i 43 miliardi di possibili risparmi sulla spesa corrente, generabili con una “manovra digitale” per la Pubblica amministrazione centrale e locale.
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