Palermo tra immondizia e cortei nei rifiuti faldoni dell’Interno

26 mar 2012 · News ed Eventi

In contemporanea scioperano gli operai della Gesip, si fermano quelli dell’Amia, paralizzando la raccolta dei rifiuti, e incrociano le braccia i lavoratori dell’Amat. Tra i cumuli di rifiuti recuperati anche alcuni documenti del ministero dell’Interno

Giornata di passione per gli automobilisti palermitani, per proteste e cortei che paralizzano la città che oggi si è svegliata coperta dai rifiuti. E ci sono anche numerosi faldoni del ministero dell’Interno tra i cumuli di immondizia che sono cresciuti negli ultimi giorni a causa dello sciopero dei dipendenti dell’Amia, l’azienda che gestisce il servizio di raccolta. La scoperta è stata fatta stamani da alcuni fotografi all’angolo tra le Via Paisiello e Paolo Veronesi, in una zona residenziale della città. Tra i documenti, alcuni dei quali riservati, anche la raccomandata inviata a un magistrato e alcuni ordini di servizio relativi all’attività dei vigili del fuoco di Agrigento. La presenza dei faldoni è stata segnalata alla polizia.

 

 

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2012/03/26/news/palermo_tra_rifiuti_e_cortei_un_altro_giorno_di_passione-32215364/

Schermo sottile come foglio di carta per smarphone, pc e tablet

26 mar 2012 · News ed Eventi

Un display sottilissimo e addirittura arrotolabile.
Questa sembra essere la nuova prospettiva per ciò che concerne il prossimo futuro della tecnologia.

La sperimentazione in questione, riportata da un apposito articolo pubblicato sulla nota rivista Science, è stata condotta da alcuni ricercatori statunitensi.

Gli studiosi dell’Università della California di Los Angeles hanno infatti messo a punto un sistema in grado di realizzare dei sofisticatissimi fogli “arrotolabili” in grado di immagazzinare una grande quantità di energia.

Per far ciò, i fautori dello studio hanno sfruttato la tecnica al laser comunemente utilizzata per la scrittura sui DVD.

Utilizzando quest’ultima hanno pertanto realizzato dei “fogli” di grafene con particolari caratteristiche.

Essi sono infatti allo stesso tempo robusti e flessibili, e permettono l’immagazzinamento di grandi quantità di energia, alla stregua di quelle che si potrebbero definire come “super-batterie”.

La sperimentazione appena descritta potrebbe pertanto avere numerose applicazioni in campo tecnologico, sia per ciò che concerne la creazione di display sottilissimi per i principali device e computer, che per la realizzazione di “indumenti elettronici”.

L’articolo pubblicato su Science

PianetaTech.it

Addio monitor, il display si arrotola presto schermi flessibili al grafene

26 mar 2012 · News ed Eventi

Secondo uno studio su Science entro breve arriveranno i primi supporti visivi a grafene, un materiale con cui produrre schermi arrotolabili in grado di ridefinire il concetto di visione. Infinite le applicazioni possibili, dalla tecnica all’intrattenimento, alla salute. I supporti potranno immagazzinare più energia delle attuali batterie

ROMA - Grafene, un materiale che per la tecnologia inizia a sembrare più prezioso del silicio. E che forse a breve farà ridefinire all’industria il concetto di display. La prestigiosa rivista Scienceha pubblicato uno studio secondo cui si avvicinano a grandi passi gli schermi che si arrotolano come fogli di carta. Una possibilità data da una nuova tecnica che con la comune tecnologia laser per scrivere i Dvd, realizza fogli di grafene capaci di immagazzinare grandi quantità di energia. Il risultato si deve a un gruppo di ricerca coordinato da Maher El-Kady dell’Università della California a Los Angeles.

Lo schermo si piega. I fogli di grafene ottenuti dai ricercatori, sono flessibili, robusti e altamente conduttivi, tanto da essere utilizzati come dispositivi capaci di immagazzinare grandi quantità di energia. Le possibili applicazioni sono moltissime e sanno di futuro: dagli schermi arrotolabili alla carta da parati elettronica, fino all’elettronica indossabile che raccoglie e immagazzina energia grazie al movimento del corpo. E’ facile immaginare una casa con le pareti interattive, così come una tuta in grado di mostrare dati e informazioni riguardanti il corpo che la indossa. Senza contare le possibili applicazioni nel campo della tecnologia personale, dai dispositivi mobili di nuova concezione e portabilità, fino a fogli digitali di informazione.

Alta capacità energetica.
I nuovi dispositivi, chiamati capacitori elettrochimici,

possono essere usati come elettrodi e tendono ad aver un ciclo di vita più lungo rispetto alle batterie.  A differenza delle tecniche tradizionali che realizzano sottili elettrodi di grafene con tecniche di stampa, come quella a getto di inchiostro, il nuovo processo concentra un laser a bassa potenza su un deposito di ossido di grafene per assottigliarlo e convertirlo in uno strato di singoli atomi di carbonio. La larga area di superficie dei fogli di grafene aumenta la loro capacità di immagazzinare energia.

Repubblica.it > Tecnologia

SimCity 2013: dovrai essere un sindaco green

26 mar 2012 · News ed Eventi

Nella sua nuova versione il simulatore di città inluderà anche le questioni ambientali: inquinamento, approvvigionamento energetico e sostenibilità delle politiche di sviluppo

Essere sindaco di una città ormai include molte funzioni che fino a qualche decennio fa non esistevano: pensare alla sostenibilità ambientale delle politiche adottate, fornire ai propri cittadini un servizio di trasporti intelligente e poco inquinante e cercare di fare del nuclero urbano che presiedono una smart city sono solo alcune delle nuove sfide del buon governo cittadino. Oltre ai benefici diretti di una buona amministrazione green, come un basso tasso di inquinamento, servizi efficienti e qualità della vita più alta, queste tematiche sono ormai la cartina di tornasole dei risultati di un’amministrazione al momento delle elezioni. Sì, perchè i cittadini per primi sono diventati più esigenti da questo punto di vista. E una giunta che non pensa in grande su questi temi difficilmente sarà ancora nella sede del Comune dopo le prossime elezioni.

Per chi non ha la vocazione della Politica vera, i videogame hanno sempre offerto una efficiente e divertente alternativa: SimCity. Il videogioco di simulazione urbanistica è un classico del gaming sin dalla sua prima versione, uscita nel 1989. Scopo del gioco? Costruire una città, farla crescere al massimo, renderla ricca ed efficiente. Ed eventualmente distruggerla con una serie di flagelli naturali o meno: tornadi, terremoti, cavallette, insieme a invasioni aliene e improbabili mostri sterminatori. Le finalità del gioco, però, erano rimaste un po’ indietro rispetto a quelle che sono le nuove frontiere dell’amministrazione: il motto “crescere, crescere, crescere” e “costrisci, costruisci, costruisci a oltranza” non può più funzionare in una versione del videogioco al passo con i tempi. Per questa ragione quelli di  Maxis che da sempre sviluppano e aggiornano SimCity hanno pensato di renderlo un po’ più complesso e aggiornato al mondo, vittima del riscaldamento globale. In SimCity 2013 i sindaci virtuali dovranno affrontare alcune sfide ambientali come la limitatezza delle risorse energetiche e il congestionamento dovuto all’ inquinamento.

Costruire un secondo inutile aeroporto alla città dei nostri sogni non sarà più un’azione di cui andare fieri, ma al contrario una ragione per uscire dai parametri ambientali di una città sostenibile. Far colare il cemento sulla baia per costruire un nuovo quartiere residenziale, inoltre, potrebbe aizzare l’ira dei nostri cittadini più attenti alla preservazione dell’ecosistema. Basare tutta l’economia su una risorsa non-rinnovabile e scarsa, inoltre, potrebbe all’improvviso mettere a repentaglio tutta l’economia della città. I sindaci migliori, insomma, saranno quelli che punteranno sulle rinnovabili e le energie non inquinanti. “Se hai costruito l’intera città sull’estrazione di una sola risorsa, quando quella fonte energetica si esaurirà tutta l’economia collasserà” ha dichiarato  Dan Moskowitz, ingegnere della Maxis che ha lavorato sulla nuove versione di SimCity. “Senza venire a patti con le acque di scolo, con il traffico, con la mobilità e gli spazi pedonali e l’inquinamento dell’aria e del terreno, la tua città rifletterà le tue scelte” ha poi chiosato  Ocean Quigley, direttore artistico.

Oltre a implementazioni grafiche e strumentali, SimCity sarà sempre più vicino alla realtà dei pianificatori urbani di oggi, seguendo l’evoluzione intrapresa progressivamente nel corso della storia del videogioco. Per rendere il tutto ancora più completo, i programmatori hanno dichiarato a Scientific American di star lavorando al fianco di un esperto di queste tematiche. I molti fan del gioco, che ha venduto circa 20 milioni di copie nel corso della sua storia, sembrano essere d’accordo con la svolta green dichiarata da Maxis. “Sono diventato urban planner e urban designer proprio perchè ho gicoato a SimCity in tutta la mia vita e ne sono stato profondamente ispirato” ha dichiarato un giocatore su un forum durante un dibattito con i programmatori. Che la prossima generazione di amministratori possa crescere green proprio grazie, ancora una volta, a SimCity? Sempre sperando che l’eventuale soluzione a tutti i problemi non sia l’enorme Gozilla da far camminare tra i palazzi.

foto: haljackey @ Flickr

 

wired – Wired.it

Investire in orologi: ecco come muoversi

26 mar 2012 · News ed Eventi

Patek Philippe e Rolex rimangono delle garanzie, ma non sempre “costoso = buon investimento”. Qualche suggerimento su come fiutare un buon affare da polso nel lungo periodo

Chi è appassionato di orologi lo sa: per fare un buon affare non è sufficiente acquistare un modello relativamente costoso e sperare, poi, di rivenderlo dopo qualche anno a un prezzo più alto. Per far sì che l’acquisto di un orologio di lusso risulti anche un buon investimento, oltre che una soddisfazione personale, bisogna rispettare alcune regole d’oro.

Il primo criterio è la scelta della marca. Su questo punto, gli esperti concordano: i modelli targati Patek Philippe e Rolex hanno la maggiore probabilità di rivalutarsi nel tempo. Qualche esempio? Nel 1995, un Patek Philippe d’oro bianco a 18 carati è stato venduto per 400mila franchi svizzeri. Nel 2010, il suo valore era salito sino a 3,2 milioni di franchi, circa 2,6 milioni di euro, con una rivalutazione del 700% nel giro di 15 anni. Tra gli esemplari più costosi al mondo vi sono l’Emperador Temple di Piaget da 3 milioni di euro e l’orologio a forma di fenice prodotto da Cartier e venduto per 2,5 milioni di euro circa.

Non è indispensabile, però, avere un conto in banca degno di un sultano per fare buoni affari sul mercato degli orologi. Certo, l’acquisto di modelli di lusso come forma di investimento si presta per definizione a risparmiatori “danarosi” se non direttamente a clienti private. Anche perchè investire una parte consistente del proprio patrimonio in un unico oggetto significa esporsi a un rischio di perdite molto elevato se il mercato dovesse svalutarsi. Gli orologi, però, rientrano in quella classe di acquisti con un piede nel mondo della finanza e uno nell’universo delle passioni umane. Così, chi vuole sfoggiare al polso un modello particolarmente elegante (e costoso) dovrebbe a maggior ragione almeno prendere delle precauzioni per assicurarsi che il proprio acquisto non perda valore nel tempo.

Il secondo criterio di scelta, dunque, sta nella tipologia di orologio: vintage o moderno? In termini di rivalutazione, gli orologi degli anni ’40-’60 superano mediamente i modelli più moderni, anche perchè ce ne sono di meno sul mercato e sono più richiesti dai collezionisti. Gli specialisti apprezzano particolarmente i Patek Philippe in acciaio inossidabile degli anni Quaranta e Cinquanta, prodotti in pochi esemplari perchè all’epoca poco popolari. Chi punta agli orologi moderni può invece fare acquisti a prezzi relativamente contenuti, ma dovrebbe cercare edizioni limitate e numerate, realizzate per occasioni speciali. Nel 1999, per esempio, in concomitanza con l’uscita del film horror con Arnold Schwarzenegger End of Days, i 500 esemplari della collezione Royal Oak Offshore di Audemars Piguet erano stati venduti per circa 13mila dollari l’uno (un prezzo decisamente più abbordabile rispetto ai super-orologi di lusso tempestati di diamanti). Nel 2010, il loro valore era aumentato sino a sfiorare gli 85mila dollari. La collezione “Vagabondage” della casa svizzera F.P.

wired – Wired.it

Giochi su Facebook: spesi 1,4 miliardi per app e social game

26 mar 2012 · News ed Eventi

Quanto spende il più celebre dei social network per i giochi presenti su Facebook?
A questa domanda ha recentemente dato una risposta Matt Wyndowe, games product manager della piattaforma social in blu.

Ebbene, durante un’apposita conferenza, quest’ultimo ha annunciato le cifre spese dalla creatura di Mark Zuckerberg in tale settore.

Nel 2011, stando a quanto riferito da Wyndowe, Facebook avrebbe speso poco meno di un miliardo e mezzo di dollari (1,4 miliardi, per l’esattezza) per gli sviluppatori di giochi e applicazioni per il sito social.

Il dato appena diffuso dimostrerebbe quindi come l’interesse e l’“impegno” di Facebook nel settore del social gaming sia diventato nel corso del tempo sempre più profondo.

La dimostrazione di ciò sarebbe data anche dal fatto che lo stesso Wyndowe ha dichiarato che nel 2010 non esisteva alcun membro all’interno dello staff di Facebook dedicato al settore dei giochi.

Nel 2011, invece, la situazione è stata radicalmente modificata: nel team del social network sono state infatti inserite ben 40 persone che si occupano a tempo pieno del segmento relativo ai giochi.

L’articolo che ha riportato le parole pronunciate da Matt Wyndowe a proposito di Facebook e giochi

PianetaTech.it

Digital 2B al “Palermo Elevator Pitch”

25 mar 2012 · News ed Eventi

Il 23 Marzo abbiamo partecipato all’iniziativa promossa dal Palermo Google Technology User Group.

Al Mondadori MultiCenter di via R. Settimo, 16 a Palermo, 13 giovani  innovatori hanno avuto l’opportunità di presentare, in cinque minuti, idee imprenditoriali , casi di studio, progetti professionali, portfolio, prodotti, servizi ed organizzazioni, tutti rigorosamente made in Palermo.

 

All’evento erano presenti 3 investitori:

  • Antonio Censabella, Presidente 2020 INVESTIMENTI – Resp.le Capitale di RIschio K2C
  • Alessandro Arrigo, Deal Flow coordinator 2020 INVESTIMENTI
  • Castrenze Guzzetta, Vertis Venture

Per noi, Salvatore Baglieri ha presentato i vantaggi della digitalizzazione dei documenti e della loro gestione elettronica.

 
Le slides sono scaricabili qui.

Il file sharing dopo Megaupload vive in siti anonimi e decentrati

23 mar 2012 · News ed Eventi

La battaglia delle major che ha portato alla chiusura dei più grandi siti di scambio file, e all’eutanasia di altri, non ha certo stroncato il fenomeno. Che si è spostato su luoghi alternativi, grazie anche al lavoro di ricercatori universitari. Ecco come di ALESSANDRO LONGO

IL MONDO del file sharing dopo Megaupload? È cambiato e sta cambiando ancora. Ma è come se rispettasse un copione già visto. Succede che la giustizia si è fatta sì più aggressiva e i siti di file sharing si spengono l’uno dopo l’altro; puntualmente, però, le alternative crescono e si moltiplicano stavolta nel segno di anonimato e decentralizzazione: sono queste le due parole d’ordine che animano la frontiera emergente dei servizi grazie ai quali – adesso – gli utenti possono procurarsi file di ogni genere. E’ la reazione, quasi naturale, a un clima di caccia senza quartiere che le autorità stanno portando avanti per stanare i pirati del copyright.

Le manette mettono paura. Gli Stati Uniti hanno richiesto alla Nuova Zelanda, dove è stato arrestato, l’estradizione di Kim “Dotcom” Schmitz, il fondatore di Megaupload; e si deciderà nel giro di poco tempo. Proprio dalla chiusura del più popolare sito di file sharing si è scatenato il terrore. Anche in Italia: siti che collezionavano link per il download di file protetti da diritto d’autore vengono oscurati o decidono di chiudere spontaneamente. L’italiano Ddlfantasy.net è l’ultimo esempio di chiusura volontaria ed era un punto di riferimento soprattutto per chi andava alla ricerca di serie tv (pirata). Aveva 315 mila utenti registrati, 16 mila link a film e 2.165 link a serie tv. Nell’annuncio d’addio, i gestori scrivono che il clima per loro e per quelli come loro è ormai pessimo: “Caccia

alle streghe”, così la chiamano, citando anche l’arresto, pochi giorni prima, di SiDCrew, uno dei principali “releaser” italiani di serie tv (un utente che recupera il video di una puntata di una serie e poi lo pubblica su internet).

Pirati senza fine. In questa fase i luoghi più noti del file sharing perdono colpi, ma la pirateria non sembra aver intenzione di fermarsi. E per continuare imbocca nuove strade. “Queste azioni non bastano certo a frenare il fenomeno degli utenti che vogliono scaricare gratis. Ci sarà un semplice travaso di pubblico dai siti defunti a sistemi che è impossibile tracciare o bloccare”, dice Andrea Monti, avvocato esperto di nuove tecnologie e rappresentante italiano di Electronic frontier foundation, la storica associazione americana per i diritti degli utenti internet. Si tratta di servizi come Triblet o Retroshare, che riportano in questi giorni un boom di utenti. Retroshare li ha triplicati a gennaio e di nuovo raddoppiati a febbraio, quando il programma è stato scaricato 21 mila volte. Dieci volte in più rispetto all’anno precedente.

Le alternative. Retroshare sta a sistemi come Megaupload come una base militare sta a una cascina di campagna. Permette agli utenti di creare un network privato e basato su crittografia, per condividere i file. Si parte aggiungendo alla propria rete amici fidati, per la condivisione via peer to peer. E’ possibile scaricare file anche da sconosciuti, ma solo facendoli passare tramite un amico di network. La crittografia crea insomma una rete oscura (“darknet”), dove gli utenti restano anonimi e virtualmente al riparo da occhi indiscreti. Il file sharing su reti anonime via crittografia è probabilmente il punto di non ritorno nella guerra del diritto d’autore. “L’unico modo di debellare questi sistemi sarebbe vietare la crittografia… ma significherebbe bloccare il sistema bancario mondiale”, dice Monti. Al momento, per altro, non c’è nemmeno bisogno di arrivare alla crittografia per fare un filesharing molto più protetto rispetto ai sistemi appena defunti. Tribler, per esempio, è un servizio decentralizzato, anche se non anonimo, che sta diventando popolare. L’hanno scaricato 180 mila persone nell’ultimo mese. E’ un client Bittorrent che non ha bisogno di un motore di ricerca separato. I motori (tipo The Pirate Bay) sono il punto debole delle reti torrent, visto che la giurisprudenza si sta orientando a considerarli facilitatori della pirateria. Vengono chiusi o denunciati per i loro “indici”, che consentono agli utenti di trovare i file.

Tribler non è un motore. Supera la questione mettendo gli indici sulla rete peer to peer e cioè affidandoli, a pezzetti, ai computer degli stessi utenti. Tribler non ha server quindi che possano essere accusati di indicizzare i file. “Il solo modo per spegnerlo, è spegnere internet”, dice Johan Pouwelse, docente dell’olandese Delft University of Technology e uno degli autori del software. Già, all’industria del copyright non farà piacere saperlo ma Tribler non nasce nel garage di un pirata informatico: è opera invece di 18 ricercatori universitari. Per di più, è stato finanziato da fondi pubblici nazionali ed europei. Perché quello che il copyright vede come un furto, per altri è l’idea di creare reti più affidabili e a prova di tutto, senza punti deboli che siano attaccabili (da malintenzionati o dall’ordine di un giudice, dal punto di vista scientifico non fa grande differenza). “La massa degli utenti finirà su reti peer to peer più sicure di quelle che si sono diffuse finora. La possibilità alternativa è che l’industria del copyright riesca a creare un’offerta legale davvero appetibile”, dice Monti. Per la musica, almeno, qualcosa in questo senso comincia a vedersi anche in Italia. La strada è lunga, però, e adesso appare chiaro che la mera guerra poliziesca al file sharing finirebbe in un vicolo cieco.

Repubblica.it > Tecnologia

Digital 2B partecipa a “Palermo Elevator Pitch”

22 mar 2012 · News ed Eventi

Venerdì 23 Marzo alle 17 presso Mondadori Multicenter – Via Ruggero Settimo, 16 a Palermo, Salvatore Baglieri parteciperà al Palermo Elevator Pitch.

 

La primavera tecnologica risveglia la città, è tutto un fiorire di sviluppatori, project manager, strategist, grafici, creativi, videomaker, curatori di contenuti, evangelist, imprenditori, startup ed agenzie, tutti orientati al web ed al business online.

 

Con questo “Elevator Pitch“,  venti giovani  innovatori avranno l’opportunità di presentare, in cinque minuti, idee imprenditoriali , casi di studio, progetti professionali, portfolio, prodotti, servizi ed organizzazioni, tutti rigorosamente made in Palermo.

 

Veniteci a trovare a Palermo in Via Ruggero Settimo 16, domani alle 17.

Per maggiori informazioni:
https://sites.google.com/site/palermogtug/eventi/palermo-elevator-pitch

Creata la prima stampante che cancella

21 mar 2012 · News ed Eventi

L’hanno realizzata alcuni ricercatori dell’università di Cambridge: ecologica ma per ora è solo un prototipo

MILANO – L’avvento del pc doveva liberarci dalla carta. Sappiamo tutti invece come è andata a finire. Si stampa come e più di prima. Con gravi danni per l’ambiente. Ma se lo stesso foglio potesse essere utilizzato più volte? Il miglioramento per l’ecologia sarebbe immediato. È questo l’obiettivo raggiunto da alcuni ricercatori dell’Università di Cambridge che hanno realizzato la prima stampante laser in grado di cancellare oltre che scrivere.

 

COME FUNZIONA - Mentre una normale stampante laser fornisce una carica positiva a ogni singolo pixel su carta a cui poi aderiranno singole particelle del toner, una stampante che cancella funziona in maniera del tutto diversa. In questo caso infatti brevissime pulsazioni laser dell’ordine dei picosecondi (un millesimo di secondo è composto da un miliardo di picosecondi) sono usate per vaporizzare il toner presente sul foglio senza danneggiare la carta in quanto il particolare tipo di luce viene assorbito dal toner ma passa attraverso le fibre di cellulosa di cui è composta la carta.

MENO CO2 - Questa procedura permetterebbe di effettuare passi da gigante nella riduzione della CO2 che si produce sia per realizzare la carta che per riciclarla. I ricercatori di Cambridge stimano che nel migliore dei casi un foglio potrebbe essere riscritto e cancellato per venti volte prima di non essere più impiegabile. Nella peggiore una volta sola: un procedimento che taglierebbe le emissioni di anidride carbonica rispetto al riciclo della carta del 50%. Purtroppo però i laser che emettono pulsazioni nell’ordine dei picosecondi non sono ancora patrimonio delle normali stampanti commerciali e prima che lo diventino dovremo aspettare un bel pezzo.

 

 

http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/12_marzo_20/stampante-laser-che-cancella-marco-letizia_0105a74a-72a8-11e1-a140-d2a8d972d17a.shtml

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