Windows 8 ha gia’ 1 milione di utenti

14 mar 2012 · News ed Eventi

La Consumer Preview del nuovo OS colleziona download nelle prime ore di disponibilità. Si sprecano i test, le opinioni e i dubbi. E Microsoft si prepara a seminare tablet ARM tra gli sviluppatori

Roma – Ad appena 24 ore dalla distribuzione pubblica della Consumer Preview del suo prossimo OS a finestrepiastrelle, Microsoft annuncia che Windows 8 ha già collezionato un milione di download. A giudicare da questi primi numeri, insomma, l’interesse per il prossimo Windows è alto, anche se si tratta di un’anteprima con davvero tanti buchi ancora da colmare.Di Windows 8 si evidenzia la bellezza della nuova interfaccia Metro UI pensata per i dispositivi touch ma anche la sua scarsa adattabilità alle esigenze degli utenti di PC con mouse e tastiera, le tante novità introdotte da Microsoft per ogni dove all’interno dell’OS e i tanti dubbi disseminati tra chi i PC Windows li usa da sempre e chi guarda con interesse alla possibilità di usare un “vero” sistema operativo su gadget portatili come tablet e mini-PC convertibili.

I dubbi e le espressioni accigliate si moltiplicano se si prende in considerazione la beta di Windows Server 8, che con il nuovo “core” NT condivide l’interfaccia touch-friendly: Metro UI e la mancanza del menù Start sono notizie orribili sul fronte enterprise, dicono gli addetti ai lavori, ma apparentemente il resto del nuovo OS non è affatto da buttare.

E mentre AMD rilascia nuovi driver grafici appositamente sviluppati per la Consumer Preview, Microsoft procede spedita sulla strada che ha deciso di percorrere per unificare in un solo ecosistema Windows-centrico tutti i suoi prodotti consumer e aziendali: la corporationdi Redmond è alacremente al lavoro per arruolare sviluppatori di “app” Metro UI e presto fornirà esemplari prototipali di tablet ARM (cortesia di NVIDIA e Qualcomm) con Windows 8 a selezionati sviluppatori e partner OEM. Gratis.

Alfonso Maruccia

Punto Informatico

Twitter vale 8,4 miliardi

14 mar 2012 · News ed Eventi
Twitter vale 8,4 miliardi(ANSA) – NEW YORK, 2 MAR – Twitter, alla ricerca di ricavi, punta ad attirare piu’ pubblicita’ per spianarsi la strada verso l’initial public offering, ancora prematura. Lo afferma il Wall Street Journal. Le entrate pubblicitarie di Twitter nel 2011 sono ammontate a 139,5 mln di dollari, mentre quelle di Facebook sono 22 volte maggiori, 3,15 miliardi di dollari.Twitter, secondo alcune stime, vale 8,4 miliardi di dollari. Twitter ha di recente iniziato a vendere spazi pubblicitari alle piccole e medie imprese.

News di Tecnologia – ANSA.it

Apple: superati 25 mld app scaricate

13 mar 2012 · News ed Eventi
Apple: superati 25 mld app scaricate (ANSA) – ROMA, 3 MAR – ”Un miliardo di grazie 25 volte ancora”. Con questo messaggio l’App Store, il negozio online della Apple ha annunciato il raggiungimento dei 25 miliardi di applicazioni scaricate. Il traguardo e’ valso al fortunato che ha scaricato la App numero 25 miliardi un buono regalo di 10 mila dollari. Una somma ingente da spendere sul negozio Apple, che e’ praticamente un vitalizio, visto che le maggior parte delle applicazioni ha costi che vanno da 79 centesimi a meno di una decina di euro.

News di Tecnologia – ANSA.it

Da ASUS la rivoluzione del tablet: il padfone

13 mar 2012 · News ed Eventi

Oltre alla famiglia Transformer Pad, al Mobile World Congress Asus ha presentato un dispositivo che, come concezione, si dimostra innovativo: il Padfone.

 

Il Padfone sembra dedicato agli indecisi, che non sanno scegliere se acquistare uno smartphone, un tablet oppure un notebook.

Con il prodotto di Asus si hanno tutti e tre: il cuore è costituito da uno smartphone che può essere inserito in un tablet (dotato di apposito alloggiamento) il quale, a sua volta, può essere collegato a una docking station che fornisce una tastiera fisica e altri accessori.
Di questo prodotto si parlava da quasi un anno, e finalmente Asus ha annunciato che è pronto per la vendita: uscirà in aprile, prezzo ancora da definire, e per questo incrocio tra netbook, tablet e smartphone l’azienda taiwanese parla di approccio “3in1″. Il PadFone è infatti prima di tutto un telefono, con schermo da 4,3 pollici (960×540 pixel di risoluzione), SoC Qualcomm Snapdragon S4 dual-core, fotocamera da 8 megapixel (con processore di immagini Fuji) e sistema operativo Android 4.0 (Ice Cream Sandwich): fin qui nulla di particolare, si tratterebbe di un buono smartphone di fascia medio-alta a cui manca solo la compatibilità con LTE. La differenza la fanno gli accessori, che comprendono un tablet-dock chiamato PadFone Station, una tastiera QWERTY chiamata PadFone Station Dock, e uno stilo denominato PadFone Stylus Headset.

Riuniti assieme, questi accessori consentono di sfruttare l’hardware di PadFone in molti modi: agganciando il telefono in un vano ricavato nel posteriore del tablet si può sfruttarne la batteria interna per prolungare l’autonomia. Naturalmente, se il telefono è dentro la PadFone Stationdiventa complicato rispondere alle telefonate: qui entra in gioco lo stilo, che oltre a fungere da penna per l’input sullo schermo (come già visto col Galaxy Note) può essere anche utilizzato come auricolare Bluetooth. La tastiera, infine, funziona in modo analogo a quanto visto sugli altri Eee Pad Transformer Pad: vi si aggancia il tablet, che già ospita il telefono, ed ecco che uno smartphone si è trasformato in un netbook Android.

 

La strategia “tutto in uno” di Asus convincerà i clienti? Difficile dirlo: le premesse del successo degli smartphone sono state la portabilità e la capacità di elaborazione crescente, in grado di farli competere in piccoli compiti con i PC. I tablet hanno portato in dote più spazio e più autonomia soprattutto per quanto riguarda la fruizione dei contenuti. I netbook, da parte loro, sono stati scalzati dal loro ruolo di successo dai nuovi venuti. Il PadFone tenta di riunire tutte e tre le categorie sotto un’unica bandiera (e ci aggiunge pure la penna/auricolare): di sicuro sarà un’ottima soluzione per gli indecisi, ma il peso, l’ingombro e il prezzo aggiuntivi potrebbero scoraggiare qualcuno.

 

http://punto-informatico.it/3459627/PI/News/asus-addio-eee-pad-benvenuto-transformer.aspx

Google: 60 mila dollari agli hacker che violeranno Chrome

13 mar 2012 · News ed Eventi
Google: 60 mila dollari agli hacker che violeranno Chrome

NEW YORK – Una somma di 60.000 dollari agli hacker che riusciranno a violare Google Chrome. E’ l’offerta fatta dal gigante di Mountain Views che vuole cosi’ testare la sicurezza del suo motore di ricerca. Per aspirare al premio bisognera’ partecipare a un concorso che prevede una sola prova: cercare in tutti i modi di piratare Google Chrome, trovare tutti i punti deboli fornendo i dettagli completi dell’attacco sferrato. Google promette poi 40.000 dollari a chi riuscira’ a trovare un punto debole di Chrome combinato con un difetto di Windows 7, e 20.000 dollari ai partecipanti al concorso che scopriranno altri difetti in grado di mettera rischio la stabilita’ del motore di ricerca.

News di Tecnologia – ANSA.it

Raspberry Pi, gia’ tutto esaurito

13 mar 2012 · News ed Eventi

Il micro-computer di David Braben entra ufficialmente in commercio e finisce subito esaurito. L’interesse è altissimo, tanto da buttare giù anche il sito del progetto per eccesso di traffico

Roma – Come già ampiamente annunciato in passato, le schede Raspberry Pi sono ora ufficialmente entrate in produzione grazie all’accordo con due grandi produttori britannici. L’interesse intorno al progetto è alto, al punto da far esaurire la prima tornata di schede e mandare in crash il sito in poco tempo.Raspberry Pi è ora online con contenuti di tipo statico per meglio affrontare l’impatto dei visitatori che si accalcano sul sito, mentre le “fab” che realizzano le schede (RS Components e Premier Farnell) hanno esaurito tutte le ordinazioni disponibili e si limitano a promettere la produzione di nuove schede in tempi rapidi.La fondazione creata dal game designer (e geek inguaribile) David Braben ha progettato due diversi modelli di schede Raspberry Pi (Modello A e Modello B) ma per le prime, esauritissime ordinazioni era disponibile solo il modello B.

Cosa porterà a casa il fortunato consumatore che ha acquistato la scheda per la non indifferente cifra di 35 dollari? Il Modello B del micro-computer ARM programmabile include un chip Qualcomm a 700 MHz, 256 Megabyte di RAM, un connettore HDMI, uno slot per schede di memoria SD, due slot USB e una porta Ethernet 10/100.

Alfonso Maruccia

Punto Informatico

Asus: addio Eee Pad, bevenuto Transformer

13 mar 2012 · News ed Eventi

Cambio di nomenclatura, e il debutto di nuovi modelli. L’azienda taiwanese sfrutta il palcoscenico del MWC per mostrare le sue proposte in fatto di tablet. E, finalmente, anche PadFone è pronto

l'asus padfoneRoma – Non più Eee Pad, i tablet di Asus saranno tutti accomunati dal marchio Transformer Pad. I successori dell’originale e del suo discepolo Prime saranno tutti riconoscibili dal nome che ricorda serie TV animate degli anni ’80, e ci sono già nuovi prodotti in rampa di lancio. Compreso il tanto atteso PadFone. Da oggi in avanti, dunque, Eee Pad Transformer Prime diventerà Transformer Pad Prime, seguito da una nuova incarnazione denominata Transformer Pad Infinity e da un fratello minore Transformer Pad 300.Giusto per complicare un po’ la faccenda, sotto il marchio Infinity ci saranno due varianti: una WiFi con SoC Tegra 3 quad-core da 1,6GHz, l’altra LTE con Snapdragon S4 dual-core da 1,5GHz (analogamente a quanto visto con gli smartphone HTC, questione di chipset per la connettività). Entrambi comunque dispongono di uno schermo da 1920×1200 10 pollici con teconologia IPS (il formato passa da 16:9 a 16:10), fotocamera da 2MPx sul frontale e da 8 sul posteriore, spazio d’archiviazione nei tagli da 16, 32 o 64GB. Autonomia da 10 ore, 16 con la tastiera esterna opzionale. Da notare come i nuovi Infinity facciano bella mostra di una placca di plastica nel coperchio, onde evitare le spiacevoli questioni di interferenze descritte da alcuni acquirenti del Prime.

Il modello più economico, il Pad 300, incorpora invece uno schermo da 10 pollici con una risoluzione di 1280×800 (niente full HD quindi). La fotocamera frontale è da 1,2MPx, quella posteriore da 8, e anche in questo caso ci sono a disposizione versioni WiFi o 4G/LTE. Tutti i Transformer, da sempre, dispongono come detto anche di una tastiera QWERTY esterna opzionale, che oltre a fornire accesso diretto alla scrittura garantisce anche un aumento dell’autonomia (in questo caso si parla di 5 ore in più rispetto alle 10 di base del solo tablet). Per nessuno dei modelli fin qui descritti è stato chiarito prezzo o finestra di disponibilità: è comunque ipotizzabile che gli Infinity andranno a piazzarsi un gradino sopra la fascia di mercato fin qui occupata dal Prime, mentre la serie 300 sarà il punto di partenza con il prezzo più invitante. Tutti montano Ice Cream Sandwich (Android 4.0).

Ma la vera star che ha fatto il suo debutto in Spagna è senza ombra di dubbio il PadFone. Di questo prodotto si parlava da quasi un anno, e finalmente Asus ha annunciato che è pronto per la vendita: uscirà in aprile, prezzo ancora da definire, e per questo incrocio tra netbook, tablet e smartphone l’azienda taiwanese parla di approccio “3in1″. Il PadFone è infatti prima di tutto un telefono, con schermo da 4,3 pollici (960×540 pixel di risoluzione), SoC Qualcomm Snapdragon S4 dual-core, fotocamera da 8 megapixel (con processore di immagini Fuji) e sistema operativo Android 4.0 (Ice Cream Sandwich): fin qui nulla di particolare, si tratterebbe di un buono smartphone di fascia medio-alta a cui manca solo la compatibilità con LTE. La differenza la fanno gli accessori, che comprendono un tablet-dock chiamato PadFone Station, una tastiera QWERTY chiamata PadFone Station Dock, e uno stilo denominato PadFone Stylus Headset.

Riuniti assieme, questi accessori consentono di sfruttare l’hardware di PadFone in molti modi: agganciando il telefono in un vano ricavato nel posteriore del tablet si può sfruttarne la batteria interna per prolungare l’autonomia. Naturalmente, se il telefono è dentro la PadFone Station diventa complicato rispondere alle telefonate: qui entra in gioco lo stilo, che oltre a fungere da penna per l’input sullo schermo (come già visto col Galaxy Note) può essere anche utilizzato come auricolare Bluetooth. La tastiera, infine, funziona in modo analogo a quanto visto sugli altri Eee Pad Transformer Pad: vi si aggancia il tablet, che già ospita il telefono, ed ecco che uno smartphone si è trasformato in un netbook Android.

La strategia “tutto in uno” di Asus convincerà i clienti? Difficile dirlo: le premesse del successo degli smartphone sono state la portabilità e la capacità di elaborazione crescente, in grado di farli competere in piccoli compiti con i PC. I tablet hanno portato in dote più spazio e più autonomia soprattutto per quanto riguarda la fruizione dei contenuti. I netbook, da parte loro, sono stati scalzati dal loro ruolo di successo dai nuovi venuti. Il PadFone tenta di riunire tutte e tre le categorie sotto un’unica bandiera(e ci aggiunge pure la penna/auricolare): di sicuro sarà un’ottima soluzione per gli indecisi, ma il peso, l’ingombro e il prezzo aggiuntivi potrebbero scoraggiare qualcuno.

Luca Annunziata

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Punto Informatico

La Sapienza va sulla nuvola di Google

12 mar 2012 · News ed Eventi
La Sapienza va sulla nuvola di Google (ANSA) – ROMA, 28 FEB – Addio a liste scritte per gli esami e tesi stampate e portate al relatore. L’universita’ Sapienza di Roma sbarca sulla ‘nuvola’ di Google diventando la piu’ grande comunita’ in Europa interconnessa con i servizi di Big G. Il progetto prevede che gli studenti abbiano accesso ai servizi di Google Apps for Education, una piattaforma che prevede un account di posta elettronica che manterra’ comunque il dominio dell’universita’ e tutti i servizi da Docs a Calendar ai social network.

News di Tecnologia – ANSA.it

La giustizia italiana non va in rete

12 mar 2012 · News ed Eventi

Gli uffici giudiziari a rischio collasso: 9 milioni i processi

Intanto l’Europa ha varato il portale “E-giustizia”

 

 

In Italia ufficialmente gran parte dei reati resta impunito (81 per cento), mentre 150 mila gravi violazioni di legge, ogni anno vanno in prescrizione. Un omicidio su due non ha colpevoli e solo nel 3 per cento dei casi c’è un responsabile per i furti denunziati. Un record del mondo in negativo. Gli uffici giudiziari del Belpaese rischiano di collassare da un momento all’altro sotto il peso complessivo di 9 milioni di processi pendenti e di 2 milioni e mezzo di reati denunciati annualmente. Una macchina farraginosa che potrebbe avvantaggiarsi dei sistemi informatici, come previsto da decreti, regolamenti e linee guida, garantendo maggior efficienza, trasparenza e qualità.

 

L’ULTIMO STUDIO- L’Istituto di ricerca sui sistemi giudiziari (Irsig) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna ha svolto un’indagine per comprendere la situazione delle amministrazioni giudiziarie italiane ed europee, nell’utilizzo delle nuove tecnologie. I risultati sono stati pubblicati nel volume Tecnologie per la giustizia. «Dal punto di vista tecnologico – attesta il professor Giuseppe Di Federico, direttore dell’Irsig – il ministero della Giustizia ha fatto passi in avanti nella realizzazione delle infrastrutture di base, grazie soprattutto ai cospicui e crescenti fondi investiti durante gli anni ’90. Tuttavia, se si guarda alle tecnologie di supporto al lavoro di cancellieri e magistrati, per non parlare dell’e-justice, cioè dell’utilizzo delle reti informatiche per scambiare dati e documenti giudiziari, i risultati sono assai poco soddisfacenti». Secondo Davide Carnevali – che con Marco Fabri e Francesco Contini ha svolto questa ricerca – «Fra gli applicativi funzionanti, ma che necessiterebbero di radicali aggiornamenti, vi è il Re.Ge (Registro Generale) per la gestione di procedimenti penali, installato in tutti i 165 tribunali, nelle relative procure della Repubblica e nelle 26 corti d’Appello. Però, nei rari casi in cui si è cercato di migliorare l’applicativo sia livello locale, abbozzando utili integrazioni con i programmi di videoscrittura per la creazione automatica dei provvedimenti, la Direzione generale Sistemi informativi automatizzati del ministero ha disincentivato tali iniziative». Contini non ha dubbi: «La posta elettronica è diffusa, ma non essendo considerata mezzo ufficiale di comunicazione è ancora limitata a preannunciare documenti inviati poi via fax o per posta». Il protocollo informatico, invece, è stato attivato ma solo come registro e perciò non consente l’archiviazione e lo scambio di documenti. «Un progetto è in cantiere dal 2000 – ripete Fabri – che mira ad un procedimento civile senza carta in cui tutte le transazioni fra le parti e l’ufficio giudiziario (giudice, personale di cancelleria, ufficiale giudiziario) avvengano elettronicamente dando vita al cosiddetto fascicolo elettronico. I programmi del ministero prevedono la sperimentazione in 7 uffici giudiziari pilota (Bari, Bergamo, Bologna, Catania, Genova, Lamezia Terme e Padova) e il successivo sviluppo in almeno altri 50». Questo progetto ha comportato una spesa di quasi 5 milioni di euro nel 2003, di 3.800.000 euro nel 2004, ma ancora non decolla nonostante un successivo stanziamento nel 2007 pari a 20 milioni di euro.

GIUSTIZIA IN UN CLIC- «Migliaia di cittadini si rivolgono ogni anno alla Corte europea dei diritti dell’uomo – argomenta Michele Ainis, ordinario di diritto pubblico – denunziando quasi sempre i tempi biblici dei nostri tribunali». Il rimedio? Il portale europeo della giustizia elettronica. La soluzione concreta per i 10 milioni di Europei che ogni anno devono ricorrere alla giustizia in altri paesi della comunità. Infatti la Commissione Europea ha varato il portale Internet “E-giustizia”. Entro il 2013, sarà possibile avviare direttamente on line pratiche inerenti a controversie minori. E’ già disponibile un servizio informazioni sulle 12 mila pagine web, in ventidue lingue, con le informazioni sui diritti delle vittime per ogni Stato membro dell’UE.

Gianni Lannes
http://www.corriere.it/cronache/12_marzo_12/giustizia-internet-lannes_65f3d0da-6c56-11e1-bd93-2c78bee53b56.shtml

L’email compie 40 anni la migliore è sempre all’alba

12 mar 2012 · News ed Eventi

Prima l’adozione da parte del marketing, poi la pratica del “cc”. Oggi è un assedio: ne riceviamo 147 al giorno, la metà vengono cancellate in 5 minuti. “Ma per essere letti speditele di prima mattina” di RICCARDO LUNA

HA APPENA compiuto quarant’anni. Dal 2010 il suo simbolo, la chiocciolina , fa parte della collezione di un museo (il MoMA di New York). Non fa notizia come Facebook e Twitter, e quindi nessuno le attribuisce il merito di avere innescato una qualche rivoluzione. Eppure l’email non è mai stata così diffusa. Nel 2010 ne erano state mandate 107 triliardi.

Il numero 107 triliardi si fa fatica anche a visualizzare senza fare un confronto. E quindi prendiamo un minuto, un minuto qualunque nella vita del mondo: in quel minuto vengono scaricate oltre 13mila applicazioni per iPhone, scritti 100mila messaggi per Twitter, aggiornati 700mila status su Facebook. E inviate 170 milioni di email. Inviate è la parola giusta.

Perché se poi queste email verranno davvero lette è tutto un altro discorso. Aprirle e leggerle tutte probabilmente vorrebbe dire non fare altro per tutto il giorno. Quei messaggi che si accumulano nelle nostre inbox, non sono infatti una festa, sono un assedio. Al quale si risponde nell’unico modo possibile: eliminando la metà dei messaggi in attesa senza neanche aprirli. Premi “cancella”: il cestino è il nostro unico alleato.

La seconda giovinezza dell’email (scritta senza trattino dopo la e, come ha solennemente stabilito lo scorso anno l’Associated Press Stylebook), sta diventando un problema sociale. O noi o lei. Inventata alla fine del 1971 dall’informatico Ray Tomlinson (prima di lui, il simbolo della chiocciola  non serviva a molto, e si potevano già mandare

messaggi elettronici ma soltanto agli utenti di uno stesso computer), l’email ha praticamente l’età di Internet ed è stata senza dubbio l’applicazione più popolare nei primi decenni della storia della rete.

Aprirsi una casella di posta elettronica, anzi spesso più di una, è sempre stato il primo atto di chiunque entri in rete per la prima volta. Il risultato sono gli oltre tre miliardi di profili email attivi nel mondo (uno e mezzo per ogni utente della rete).

Parliamo quindi di uno strumento semplicissimo, spesso utilissimo e già quasi antico rispetto alle meraviglie del web 2.0 come gli “hangout” di Google, i videoritrovi dove fino a nove persone possono vedersi, parlare e lavorare a distanza e contemporaneamente sugli stessi documenti. Eppure la vecchia email non solo resiste: cresce.
Data per spacciata infinite volte, addirittura sepolta con la nascita dei social network che offrono infiniti modi alternativi di scambiarsi pensieri e parole con le persone che conosciamo, l’email continua a intasare le nostre caselle postali elettroniche dove si accumulano senza sosta i “messaggi ancora da leggere”. Quando il contatore del ritardo diventa a tre cifre, l’unica soluzione è attivare la funzione: “segna tutti i messaggi come letti”, ma si tratta evidentemente di una scorciatoia che non elimina il senso di colpa. Ci saremo persi qualcosa di importante assieme a tanta spazzatura elettronica?

La spiegazione di questo boom tardivo è semplice: l’email è stata adottata dal marketing, è diventata lo strumento principale per mandarci offerte, proposte, richieste. In una parola: spam, dal nome di una scatoletta di carne che un cameriere continua a proporre ma nessuno vuole in un celebre sketch comico dei Monty Python. Lo spam è diventato un problema serio: riguarda il 70 per cento di tutto il traffico mondiale di email. E il paradosso è che spesso siamo noi ad aver prestato il consenso a ricevere informazioni su prodotti commerciali. Motivo per cui i filtri automatici antispam non funzionano: non possono fermare messaggi che noi abbiamo chiesto di ricevere…

A questo, che è un filone ormai consolidato con tanto di studi accademici, negli ultimi anni si è aggiunta la pratica aziendale del “cc”: ovvero di mettere quanti più colleghi in “copia conoscenza” di un certo contenuto. Un modo per precostituirsi un alibi. Come a dire: lo sapevate tutti cosa stavo facendo. O almeno avreste dovuto saperlo se aveste aperto la mail che vi ho inviato in “cc”. Naturalmente non finisce qui: perché a volte qualcuno inizia a rispondere a queste email con dentro decine di destinatari in “cc”, generando altre email e altri “cc”.

Risultato? Non abbiamo mai speso tanto tempo cercando di mettere ordine nelle nostre inbox, ha calcolato una recente ricerca firmata dalla società di servizi internet Boomerang. I numeri sono impressionanti. In media ogni giorno spendiamo due ore e mezzo per affrontare 147 email. Di queste la metà circa viene cancellata al primo colpo, solo guardando mittente e oggetto: di qui l’importanza di usare la parola giusta nell’oggetto (e quindi meglio “conferenza” “cancellazione” “pagamenti” e “opportunità”; rispetto a “partecipa”, “sostieni”, “invito” e “conferma”).

Ma anche l’orario è decisivo: se non volete che la vostra email venga confusa con una proposta commerciale meglio inviarla alle sei del mattino.

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