Timeline Facebook anche per pagine aziendali
il 21 – febbraio – 2012
La timeline Facebook anche per le pagine aziendali.
Le nuove indiscrezioni parlano dell’introduzione di una nuova pagina nello stile delle timeline anche per gli account relativi alle aziende.
Da poco tempo è stato completato il passaggio ai nuovi profili, che presentano la grafica del cosiddetto diario di Facebook. Questo è successo per i profili privati, ma sembra che gli sviluppatori del social network hanno anche delle altre intenzioni.

Infatti, secondo quanto dice AdAge, la nuova timeline arriverà anche sulle pagine aziendali nel corso delle prossime settimane. I dettagli sull’operazione dovrebbero essere specificati durante la fMC conference che si svolgerà il 29 febbraio a New York.
Nell’attesa di sapere se si tratta della verità e in che cosa consisterà la novità, sembra anche che la nuova timeline per le pagine aziendali avranno delle caratteristiche differenti rispetto a quelle dei profili privati personali.
A causa delle esigenze diverse per un’azienda, le nuove timeline dovrebbero mettere a disposizione delle aziende delle funzionalità utili per la promozione dei prodotti e per la presentazione di servizi commerciali all’interno della timeline. E naturalmente l’immagine di copertina servirà a dare un primo assaggio grafico agli utenti.
La nuova funzione dovrebbe essere attivata in fase di test ristretto ad alcuni marchi nel corso delle prossime settimane, prima del lancio per tutti gli interessati.
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Dropis, il baratto per superare la crisi
Il progetto di una startup italiana: costruire una piattaforma in cui la gente si scambia lavoro per beni e servizi. Ecco cosa ci hanno raccontato
“Mi piacerebbe che una persona avesse un giorno la possibilità di vivere con i dropis senza mai toccare l’euro. Stiamo lavorando per questo”. Sebastiano Scròfina, 28 anni come l’altro co-fondatore di Dropis (gocce in islandese), Leonardo Maria Miliacca, risponde così quando gli chiedo quale futuro sogna per la propria startup, una piattaforma in cui ci si scambia lavoro o prodotti tramite una moneta virtuale. Il pensiero va subito ai Bitcoin, ma i dropis sono molto diversi: “ Sul piano economico l’obiettivo di Bitcoin è creare un oro digitale, con la relativa scarsità che lo mette al riparo dall’inflazione, e rendere anonimo il proprietario. Noi invece vogliamo mettere in comunicazione persone con nome e cognome, chi ha capacità produttive con chi ha esigenza di consumo”.
Scròfina e Milliacca sono due sviluppatori free lance che si sono conosciuti otto anni fa in un forum in cui si studiavano sistemi monetari alternativi. A fine del 2011 hanno iniziato a lavorare a una piattaforma basata sul baratto asincrono. Su Dropis, on line da qualche giorno come app di Facebook, è possibile offrire il proprio lavoro in cambio di una valuta virtuale da spendere per acquisire un altro servizio o prodotto. Un dropis equivale a un euro. Per confermare il valore di un lavoro o prodotto esiste un meccanismo di verifica sociale. Sebastiano mi ha aiutato a capire il progetto.
Qual è la vision di Dropis?
“Stiamo attraversando una crisi che non è legata alle capacità produttive o alle necessità di consumo. La crisi è nel mezzo ed è tutta economica. Ci sono nelle falle di design nel sistema a cui proviamo a rispondere con l’evoluzione tecnologica. Nel campo del denaro la tecnologia non ha ancora prodotto un’evoluzione e l’economia non ha una soluzione al proprio interno per la crisi. Noi siamo convinti che la via d’uscita possa offrirla la tecnologia”.
Carte di credito e PayPal hanno già cambiato forma alla moneta. Cosa ti fa pensare che sia il momento giusto per abbandonarla?
“Finché qualcosa funziona non si cambia, ma noi siamo ora nel momento in cui il sistema inizia a inclinarsi. La gente non arriva più a fine mese e iniziano a esplodere i circuiti di baratto, come è già avvenuto in Grecia (ne hanno parlato recentemente New York Times e Bbc). L’euro non è l’unico modo per acquistare le cose. Se nella busta paga non ci sono più i soldi, questo non significa che una persona non sia più in grado di lavorare. Può ancora scambiare il proprio lavoro con altre persone della propria cerchia sociale”.
Pensate a dropis come a una moneta virtuale?
“No, ma in futuro potrebbe anche diventarlo. Per ora siamo all’un per cento delle potenzialità e siamo solo una piattaforma. Non siamo in competizione con l’euro”.
Abbiamo parlato tempo fa di Reoose.
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Un atomo per transistor. A meno 200 gradi
Un dispositivo composto da un singolo atomo capace di comportarsi come un transistor. Il qubit ideale ha però bisogno di temperature fuori scala
Il transistor atomico è a ogni modo interessante perché i ricercatori hanno ingegnerizzato un metodo di “produzione” riproducibile all’infinito, basato sull’impiego del microscopio a scansione elettronica con effetto tunnel.
L’ennesimo miracolo del microscopio a effetto tunnel – già impiegato per “fotografare” gli atomi in movimento e rimpicciolire lo storage digitale fino ai limiti massima della materia – consiste nel “rimuovere” un atomo di silicio da un gruppo di sette e sostituirlo con uno di fosforo.
L’atomo di fosforo giace in un “pozzo” su un substrato più esteso di silicio, e da qui può comportarsi come un transistor quantico (qubit) quando viene applicato un voltaggio elettrico alla struttura. Ma solo quando la temperatura è a -196 gradi centigradi, visto che in condizioni ambientali standard gli elettroni uscirebbero fuori dal canale in cui il transistor atomico è intrappolato rendendolo di fatto inutile.
“Riuscendo a posizionare un solo atomo – spiegano i ricercatori – abbiamo, nello stesso tempo, sviluppato una tecnica che ci permetterà di posizionare diversi di questi dispositivi a singolo atomo per raggiungere l’obiettivo dello sviluppo di un sistema scalare”.
Alfonso Maruccia
Intel mette il WiFi nell’Atom
Santa Clara lavora al system-on-a-chip Rosepoint, con un modulo wireless che affianca la CPU. Un prototipo di quello che sarà il futuro dei chip di Santa Clara
Il progetto del SoC Rosepoint è ancora in fase embrionale ma i tecnici dell’azienda hanno sostanzialmente affiancato un chip WiFi “digitale”, che trasmette sulla banda dei 2.4 GHz, ad un Atom dual-core: CPU a basso consumo realizzata con processo produttivo a 32 nanometri.
L’uso di chip RF digitali, rispetto ai classici modelli analogici, consente di ridurre notevolmente gli ingombri ma per eliminare le interferente nel SoC è stato necessario schermare il più possibile le emissioni. Il compromesso ottenuto è “buono” ma la stessa Intel ammette che i margini di miglioramento non mancano. In una fase successiva del lavoro si proverà anche a scendere sotto i 32 nm.
È comunque scontro aperto con la tecnologia ARM su cui si basano prodotti mobile come il Qualcomm S4. Potente system-on-a-chip con supporto alle reti LTE e al WiFi Display, indirizzato ai prossimi tablet con Android e Windows 8.
Roberto Pulito
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