2014: al Politecnico di Milano si studierà in inglese

27 apr 2012 · News ed Eventi

Dante cede il passo a Shakespeare nelle aule dell’ultimo biennio e dei dottorati. Il rettore Azzone: “Svolta indispensabile se si vuole essere competitivi”

Dal 2014 nelle aule del politecnico di Milano si parlerà in inglese. Studenti e docenti del biennio finale e dei dottorati, terranno e seguiranno lezioni nella lingua di Shakespeare, non più in quella di Dante. La svolta è di quelle epocali, e non può non attirarsi pareri contrari, oltre che favorevoli. Agli strenui difensori della lingua, coloro che vedono in una simile decisione una condanna dell’italiano a impoverirsi e a rimanere la lingua di una provincia dell’impero (quello americano, evidentemente), il rettore Giovanni Azzone spiega:  “ Mi viene in mente il periodo in cui ai francesi era stato imposto di chiamare il computer ‘ordinateur’. Ora in Francia tutti parlano di ‘pc’”.Insomma, certi mutamenti linguistici o li anticipano le istituzioni oppure li deciderà il tempo. Comunque Azzone, che ha voluto fortemente questa svolta, spiega: “L’italiano come lingua non viene esclusa dall’Università. Qui al Politecnico la si continuerà a parlare per i primi tre anni”. Poi? Poi, è giocoforza che si passi all’inglese, perché ormai in ambito scientifico quello si parla. La sua ufficializzazione che, nel 2014 giungerà come conferma a una delibera già avviata il settembre scorso, sarà più che altro un accelerazione di un processo già in atto. Studenti e insegnanti lo sanno per primi.

Va bene, le università parlano già inglese, ed è giusto che comincino a farlo anche quelle italiane, ma, nel lungo termine, cosa si spera di ottenere? “ L’Italia deve tornare ad essere competitiva”, spiega a Wired.it il rettore Azzone. “ Sapere che nelle nostre università si studia e si parla in inglese incentiverà gli stranieri a investire e a collaborare con noi. Non solo, aiuterà i nostri studenti ad essere più connessi con le università estere”. Questo è vero soprattutto in un Paese – il nostro – che non ha materie prime da cui dipendano gli altri Paesi e quindi, per dialogare con essi, deve per forza scommettere sul capitale umano.

Questa operazione, forte di un investimento di 3,2 milioni di euro, mira anche ad attrarre un corpo docente internazionale, per la precisione 15 docenti, 30-35 post doc, 120 visiting professor. Per quanto riguarda i docenti italiani, per arrivare al 2014 preparati, potranno seguire corsi di perfezionamento della lingua inglese, così come gli studenti, durante il triennio. Poi avverrà il grande passaggio. Non necessariamente da interpretare come un trapasso della lingua italiana.

foto: Corbis

wired – Wired.it



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