Boom di richieste, autore cult ma il libro non è stato scritto

15 lug 2011 · News ed Eventi

John Green ha sfruttato la sua popolarità sul web promettendo di autografare tutte le copie “preordinate”. Ed è stato subito successo: in testa alle classifiche di Amazon e Barnes&Nobles. Ora lo scrittore si deve mettere al lavoro…  dal nostro inviato ANGELO AQUARO

NEW YORK – Martedì pomeriggio John Green era uno scrittore felice e quasi sconosciuto. I suoi libri per ragazzi avevano venduto bene negli ultimi sei anni ma certo nulla a paragone con le star: sarà mica Dan Brown o Stephen King. Martedì all’ora di cena, invece, John Green si ritrovò primo in classifica su Amazon, la libreria virtuale più grande del mondo. Erano le 9 di sera. Un’ora dopo, era primo in classifica anche su Barnes&Nobles, la catena libraria più grande d’America. Che cosa era successo in quelle pochissime ore da averlo trasformato da giovane promessa a piazzatissima realtà? La risposta è accompagnata da un’altra sorpresa: il libro che mezz’America già sogna, non esiste. Ancora. E per la verità lo sogna lo stesso John Green: che ha appena cominciato a scriverlo. E non sa neppure come – e soprattutto quando  –  lo finirà.

Il miracolo di John Green ha un nome, social, e un cognome, network. Non è uno scherzo. Questo ragazzone di 33 anni, una moglie e un bimbo appena nato, ha sposato anche un’altra scommessa: quella che il futuro dei libri passa appunto per il web. Ma in questo caso non si tratta dell’ennessima realizzazione del sogno degli eBook o della vendita virtuale. Lo straordinario successo di “The Fault in Our Stars” – si chiama così il libro che non c’è – è merito di un’intuizione che rischia di essere un’idea più vincente di qualsiasi plot: il social network come mezzo di promozione. Anche per i libri.

Il giovane John sei anni fa ebbe un discreto successo al debutto con il suo “Looking con Alaska”. Ma la letteratura per bambini non l’ha distratto da quella che è forse la sua vera passione: il web. Per il popolo della rete John Green è quel matto di  Brotherood 2.0. Ovvero, come dice lo stesso titolo del progetto, di una diversa concezione di fratellanza, declinata in questi anni-web. Lui e suo fratello per un anno intero hanno rinunciato alla comunicazione testuale e si sono parlati soltanto per videoblog. Un esperimento, certo: che però ha provocato sul loro sito un traffico incontenibile.

Così martedì scorso John lo smanettone ha provato a mettere a frutto il suo seguito di 1milione e centomila fan su Twitter. E 526mila seguaci su YouTube. E 62mila amici su Facebook. E 60mila compagni di discussione su Nerdifighters.com. E 27mila seguaci su Yourpants.org. E 26mila fratelli di Tumblir. Un solo messaggio: “Ecco il titolo del mio nuovo libro”. E poi, un’ora dopo, la promessa: “Firmerò tutte le preordinazioni”. Passa ancora qualche ora ed eccolo su YouTube a discutere il progetto e finalmente a svelare la trama: il racconto strappacuore di due malati terminali. Non poteva mancare l’appello a cercare una copertina alla creatura. E così a sera il miracolo era compiuto: il libro che non c’è – ma il cui titolo, con l’uscita a data da destinarsi, l’editore aveva già comunicato ai rivenditori elettronici – era improvvisamente risalito dal nulla al primo posto di Amazon.

Quel miracolo si ripete quasi da una settimana. Per la gioia dell’editore di John: che non è piccolo, si chiama Pearson, fa parte del gigante Penguin e già progetta, adesso, una prima tiratura in decine e decine di migliaia di copie. Sempre che John prima o poi lo finisca, il libro che non c’è. Come ci si sente a sedere in cima al nulla? “Questa è la dimostrazione che quando costruisci un rapporto con i tuoi fan, quelli ti danno fiducia quando hai qualcosa da raccontare”, dice il ragazzo al Wall Street Journal. Sarà. Ma per l’editoria che non se la passa certo bene, con le vendite che annaspano e le librerie che chiudono, il trionfo del passaparola sul web è la prova definitiva che la via per uscire dalla crisi passa, anche qui, dal social network. E lui, John? Ha salutato i suoi fan realizzando una specie di danza di ringraziamento – naturalmente su YouTube. E poi è finalmente tornato alla sua scrivania: adesso il libro che non c’è va finito per davvero.

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