Calabrò: “Senza banda larga il Pil cala l’Italia è ancora un paese teledipendente”

9 mag 2012 · News ed Eventi

Il presidente uscente dell’Authority per le Comunicazioni illustra al Senato il bilancio di fine mandato dell’agenzia. L’Italia ne esce malconcia, con il ritardo sulle infrastrutture che pesa molto sui conti del Paese. E con ritardi notevoli sulla media Ue, nonostante una diffusione importante delle tecnologie mobili. E per quanto riguarda il copyright sul web, “si attende il governo”

ROMA - Il ritardo nello sviluppo della banda larga costa all’Italia tra l’1 e l’1,5% del Pil: senza infrastrutture a banda ultra larga i sistemi economici avanzati finiscono su binari morti. Questo il laconico sunto dello stato tecnologico del paese contenuto nel “Bilancio di mandato 2005-2012″ illustrato al Senato dal presidente uscente dell’Authority Corrado Calabrò. Assenti in sala i commissari dell’autorità Nicola D’Angelo, Sebastiano Sortino e Michele Lauria.
Secondo Calabrò “c’è ancora scarsa consapevolezza delle potenzialità globali delle tecnologie della società dell’informazione; il che relega queste ultime a uno dei tanti strumenti di sviluppo economico, mentre esse possono invece dare una spallata a un sistema imballato”.

“Tecnologie strumento chiave”.
Le tlc, spiega Calabrò sono un fattore chiave per la crescita dell’economia: “senza infrastrutture a banda ultra larga i sistemi economici avanzati finiscono su binari morti. Se ne mostrano consapevoli i tre ministri che costituiscono la cabina di regia per l’agenda digitale”. Tuttavia “c’è ancora scarsa consapevolezza delle potenzialità globali delle tecnologie della società dell’informazione; il che relega queste ultime a uno dei tanti strumenti di sviluppo economico”. Mentre il settore delle tlc, aggiunge il presidente dell’Agcom, “è la chiave di volta della rivoluzione digitale che, abilitando l’innovazione, può cambiare radicalmente

i paradigmi dell’economia e della società”. La cassa depositi e prestiti è ancora un convitato di pietra. Ci sono invece iniziative private e pubbliche che segnano dei passi avanti sul terreno delle realizzazioni concrete. Ma l’agenda digitale è un progetto olistico e non può esaurirsi in una serie non sequenziale di azioni frammentate”.
Nessun altro settore, chiosa, “è in grado di accelerare in misura comparabile la crescita e lo sviluppo del paese, in un momento in cui ne abbiamo assoluto bisogno. Soprattutto per le generazioni future. Non è più tempo di simulazioni, o di iniziative sperimentali”, spiega Calabrò.

Italia sotto la media UE. Inoltre l’Italia, dice ancora il presidente uscente dell’Autorità, è sotto la media UE per diffusione della banda larga fissa, con 21 linee ogni 100 abitanti contro le 27 dell’Europa, per numero di famiglie connesse a internet (62% contro il 73%) e a internet veloce (52% contro 67%), per gli acquisti e per il commercio on line. Per le esportazioni mediante l’ICT l’Italia è fanalino di coda in Europa; solo il 4% delle pmi vendono on-line, mentre la media UE-27 è del 12%.

Copyright e web, si attende il Governo. A proposito della tutela del copyright sul web, Calabrò ha detto: “Finchè il Governo non adotterà” la norma interpretativa, “noi, almeno in questa consiliatura, non ci sentiremo tenuti alla deliberazione del regolamento, pur così equilibrato, che abbiamo predisposto”. Arriva a botta calda la replica della Fimi: “Profonda delusione”, dice Enzo Mazza, Presidente della federazione delle case discografiche di Confindustria: “Oggi di fatto Calabrò ha sancito la resa dell’Autorità, consegnando virtualmente la maglia dell’Agcom agli ultras della pirateria”.

Boom smartphone. Calabrò prosegue con i dati Il peso del settore tlc sul Pil è del 2,7%, con il mobile che vale stabilmente più del fisso (52%). Il prepotente sviluppo della telefonia cellulare si nota sia nel numero di sim, oltre una e mezza per abitante, ma soprattutto nella grande diffusione degli smartphone, che sono ormai circa il 30% del totale dei telefonini. L’Italia, inoltre, presenta la più alta penetrazione di smartphone tra i giovani (47%).
Nelle reti mobili, spiega ancora Calabrò, il traffico dati ha superato il tradizionale traffico voce, grazie alle tecnologie 3G e alla forte diffusione di nuovi terminali, come smartphone e tablet. Inoltre siamo il Paese col maggior numero, in Europa, di telefoni cellulari e con la maggiore diffusione di apparecchi idonei a ricevere e trasmettere dati in mobilità (smartphone, ipad, chiavette Usb).
Nella portabilità del numero telefonico siamo ai primi posti, con 30 milioni di passaggi (dal 2006) e con tempi ridotti a un giorno lavorativo, contro i 20 di media di tre anni fa. I cambi di operatore negli ultimi 12 mesi hanno superato i 9 milioni, dato record in Europa.

Italia teledipendente. “Malgrado il successo di Internet, l’Italia è tuttora un Paese teledipendente”, aggiunge Calabrò. Anche se “il maggior numero di informazioni proviene oggi” dalla rete, spiega, “l’informazione più influente è ancora quella fornita dalla televisione”. E ancora: “Le nuove forme della democrazia corrono sulla rete ma la politica visibile in Italia si fa pur sempre in televisione”.

“Aggiornare la Par Condicio”. Secondo Calabrò, la legge sulla par condicio “va aggiornata per tener conto delle mutazioni subite dalla comunicazione televisiva (specie con l’inserimento dei politici nei programmi informativi) ed è da riconsiderare in relazione all’incalzante realtà di Internet”. Calabrò riconosce comunque che
“l’impianto normativo a tutela della par condicio si è dimostrato un indispensabile strumento a tutela della democrazia” e che “l’Autorità ne ha fatto attenta e pronta applicazione”, tra l’altro irrogando sanzioni per “oltre 2,2 milioni di euro”. Provvedimenti “quasi sempre impugnati”, ma nessuno dei quali “è stato annullato dal giudice amministrativo”.

Difficoltà nella riforma Rai. “Solo i morti hanno visto la fine del dibattito sulla Rai”, ha detto Calabrò, parafrasando Platone per segnalare come la riforma della tv pubblica, auspicata dalla stessa Autorità, non abbia visto la luce. Il presidente spiega: “Nei limiti della propria competenza, l’Autorità ha tentato di promuovere una riforma della Rai che la svincolasse dalla somatizzata influenza politica e ne reimpostasse l’organizzazione con una governance efficiente, una migliore utilizzazione delle risorse e la valorizzazione del servizio pubblico”
E prosegue: “Si trattava di proposte misurate e, in quanto tali, a nostro avviso praticabili, che abbiamo rilanciato anno dopo anno. Ma hanno subito la sorte di tutte le altre. Parafrasando una frase famosa potremmo dire che “solo i morti hanno visto la fine del dibattito sulla Rai”.

Tlc, unico settore di risparmio per gli utenti. I provvedimenti dell’Agcom sul mercato mobile, in interazione con la concorrenza, “hanno determinato un potenziale risparmio per i consumatori di circa 4,5 miliardi di euro” tra 2005 e 2011, secondo i dati presentati da Calabrò. Che ha sottolineato come le Tlc rimangano l’unico servizio con una dinamica marcatamente antinflattiva. “La diminuzione dei prezzi finali del settore è stata di oltre il 33% negli ultimi quindici anni, a fronte di un aumento del 31% dell’indice generale dei prezzi”. Le telecomunicazioni rappresentano il solo settore regolamentato in cui i prezzi siano in costante riduzione (ben il 15% solo nel periodo 2005-2010), in vistoso contrasto con i forti aumenti di energia, acqua, trasporti.
“E’ crescente e consolidata la presenza sul mercato italiano di grandi gruppi multinazionali in aperta competizione – ha spiegato Calabrò – con ricadute positive sull’occupazione, con miglioramento della qualità e con continuo ampliamento della gamma dei servizi offerti”.

“Telecom soffre”. Secondo l’Agcom, Telecom Italia soffre la liberalizzazione più degli altri ex monopolisti perchè negli anni scorsi “sotto il peso dei debiti accumulati per effetto delle varie scalate, ha dismesso buona parte degli asset internazionali, determinando un processo di rifocalizzazione sui mercati nazionali, per cui le attività estere di Telecom Italia pesano sul suo fatturato meno di quanto pesino le analoghe attività delle prime quindici società europee del settore”.

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