Caro utente, quanto vali? Il “listino” degli account

9 gen 2011 · News ed Eventi

La ricchezza dei social network è nel numero degli iscritti. Facebook, con una community di 500 milioni di persone, viene valutato 50 miliardi: 100 dollari per utente. Ecco le “quotazioni” di chi usa i siti più popolari del web di MAURO MUNAFO’

APRIRE un account su un social network o servizio di microblogging è questione di secondi: pochi clic, la scelta di un nome e di una password e il gioco è fatto. Operazioni rapide che non prevedono alcun costo per l’utente, ma che generano valore per quelle società che offrono il servizio e che sempre più accompagnano i navigatori online fornendogli motivi di svago, offrendogli occasioni lavorative e somministrandogli pubblicità mirata. L’esplosione dei siti di social networking ha investito l’Italia come il resto del mondo: lo dimostrano i 17 milioni di iscritti a Facebook nel nostro paese e gli ultimi dati Istat, secondo cui il 45% degli italiani utilizza questo genere di spazi online.

Il recente investimento della banca americana Goldman Sachs su Facebook, società privata valutata 50 miliardi dollari, permette di capire senza ombra di dubbio quanto i dati condivisi dagli utenti sul web possano essere preziosi per il mercato, in particolare per quello pubblicitario. Ma se il numero di utenti è alla fine l’asset principale di società come Facebook, Twitter, LinkedIn ecc., forse è possibile anche scoprire quanto vale ogni singola persona per questi siti.


Dividendo il valore delle società per il numero di utenti, abbiamo stilato il listino prezzi non ufficiale di sette tra i più importanti social network nel mondo. Trattandosi di società non quotate in borsa, le valutazioni si riferiscono al valore

al momento delle acquisizioni (come nel caso di Bebo e MySpace) o in caso di nuova serie di investimenti, tipici per tutte le startup della Silicon Valley (come Twitter o FourSquare).

Quanto è caro Facebook. I profili che valgono di più, neppure a dirlo, sono quelli di Facebook. Il re dei social network è stato appena valutato 50 miliardi di dollari in seguito a un investimento di Goldman Sachs e Dst e conta circa 500 milioni di utenti attivi: ogni profilo “vale” quindi 100 dollari, più o meno 75 euro. Lo sbarco in borsa di Facebook potrebbe essere uno degli appuntamenti finanziari più importanti del 2011 e la valutazione di 100 dollari a utente è di gran lunga la più generosa sul mercato, anche se in passato la stessa Facebook aveva goduto di un valore per utente anche maggiore.


A ottobre del 2007 il colosso Microsoft investì nel social network valutandolo, con sorpresa di molti, 15 miliardi di dollari. Ai tempi Facebook aveva “solo” 50 milioni di utenti e quindi ogni account venne prezzato 300 dollari (227 euro) esattamente il triplo rispetto a oggi. L’investimento del 2007, occorre ricordarlo, includeva una partnership esclusiva per la pubblicità sul sito fino al 2011 e quindi nella valutazione ha influito non poco questo aspetto. Non c’è quindi da stupirsi se nel maggio 2009 la società venne valutata 10 miliardi di dollari anche se nel frattempo gli utenti erano diventati 200 milioni (50 dollari o 38 euro l’uno) e nel giugno 2010 il valore di ogni utente era salito a soli 57 dollari.

Le sorprese degli avversari. Lasciando da parte l’eccezione Facebook, le quotazioni per ogni utente negli altri social network si avvicinano molto tra loro. La seconda posizione la conquista LinkedIn, il social network del mondo del lavoro, che “valuta” ogni utente 43 dollari o 32 euro. La quotazione fa riferimento a ottobre 2008, quando la società aveva 23 milioni di iscritti (oggi sono 85 milioni) e venne valutata un miliardo di dollari. In favore di LinkedIn viene in questo caso un modello di business non legato solo alla pubblicità, che prevede la possibilità per gli utenti di “potenziare” il proprio profilo pagando un abbonamento o per le aziende di accedere ai profili altrui pagando una quota.

Un po’ a sorpresa, visto il successo che riscuote oltreoceano, gli utenti di Twitter valgono solo 21 dollari l’uno (16 euro). Il sito dell’uccellino blu ha raccolto una nuova serie di finanziamenti a dicembre con una valutazione di 4 miliardi di dollari e ha circa 190 milioni di utenti. Molto meglio di Twitter fa il giovane FourSquare, il social network georeferenziato di moda negli States, valutato 100 milioni di dollari lo scorso agosto, quando aveva circa 3 milioni di iscritti (oggi sono 5). I conti sono presto fatti: ogni utente vale 33 dollari o 25 euro.

Il social network Badoo, molto diffuso tra i giovanissimi in Italia, venne valutato 300 milioni nel 2008, quando aveva circa 13 milioni di utenti (oggi sono 94 milioni). Ogni account costava quindi 23 dollari o 17 euro, anche alla luce di un sistema di upgrade a pagamento (chiamato “superpoteri”) simile a quanto visto su LinkedIn.

Le glorie del passato. Per capire meglio l’eccezionalità delle quotazioni per utente su Facebook, può essere utile guardare a due servizi di successo qualche anno fa e che oggi si sono dovuti arrendere allo strapotere del sito di Zuckerberg. Il grande rivale MySpace al momento dell’acquisizione da parte della NewsCorp di Ruperth Murdoch aveva 27 milioni di utenti e costò al magnate australiano 580 milioni di dollari. Il proprietario del Wall Street Journal ha pagato ogni utente 21 dollari (16 euro). Un altro sito ormai caduto in disgrazia è Bebo, social network molto utilizzato in Gran Bretagna e pagato da Aol 850 milioni di dollari nel 2006, salvo poi essere ceduto per meno di 10 milioni l’anno scorso. Nel marzo 2006 Bebo contava 44 milioni di utenti, per un valore singolo di soli 19 dollari (14 euro).

Perché tante differenze. Il listino prezzi da noi realizzato dimostra quanto valore possa avere un utente sui social network, ma anche che il suo prezzo è soggetto a oscillazioni di ogni tipo, temporali e non solo. Le ragioni per cui uno user di Facebook “vale” più di quattro volte uno su Twitter sono tante. Innanzitutto il numero di utenti attivi di un determinato social network, che è molto diverso dal numero degli iscritti: il sito di Zuckerberg comunica solo il numero di persone che si connette con una certa regolarità, mentre altri servizi si limitano a diffondere solo gli account attivati, anche se magari non sono mai stati usati.

Altri elementi di questa equazione sono il tipo di utenti a cui ci si rivolge e loro potenzialità di spesa (superiori per chi abita LinkedIn), la collocazione geografica della propria base e in generale la possibilità di trasformare tanti iscritti in denaro sonante. E se si aggiunge l’aspetto speculativo per quelle realtà che presto dovrebbero approdare in borsa, allora il quadro si completa.

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