L’auto è sempre più connessa

6 mag 2012 · News ed Eventi

Accenture presenta Connected Vehicle Integrated Solution, soluzione integrata per avere il veicolo sempre online e capace di recepire contenuti dalla Rete

Navigatori GPS, smartphone, lettori Mp3 e sistemi d’allarme wi-fi hanno invaso la nostra quattro ruote creando più di un problema ai produttori automobilistici che devono sviluppare numerose piattaforme per tutti i device prodotti da marchi che adottano tecnologie e standard differenti.

Una soluzione arriva da Accenture con Connected Vehicle Integrated Solution, soluzione integrata per avere il veicolo sempre connesso e capace di recepire contenuti dalla Rete. Dallo streaming audio e video alla navigazione GPS aggiornata in tempo reale fino ai dispositivi di sicurezza e alla possibilità di effettuare pagamenti mobile, la piattaforma consente di ricevere anche pubblicità di prossimità e accesso Wi-Fi per i propri dispositivi portatili per trasformare la nostra auto in un veicolo sempre connesso.

A chiederlo è il mercato. Secondo l’azienda, il mercato globale di queste tecnologie chiamate IVI ( in-vehicle infotainment) potrebbe superare il valore di 70 miliardi di dollari per l’anno in corso con una domanda sempre crescente da parte degli automobilisti, che per la maggior parte sono anche utenti di smartphone, tablet e navigatori. Dopotutto, anche l’automobile, nel suo piccolo, è connessa.

wired – Wired.it

Nel 2015, 7 apparecchi connessi a testa

30 apr 2012 · News ed Eventi
Nel 2015, 7 apparecchi connessi a testa(ANSA) – BRUXELLES, 12 APR – Oggi in media ogni cittadino europeo possiede 2 oggetti collegati al web come il cellulare, il pc o la tv. Entro il 2015, potrebbe salire fino a 7 per un totale di 25 miliardi di dispositivi connessi al mondo. E’ un’evoluzione quella dell”Internet delle cose’ che secondo la Commissione Ue e’ destinata a semplificare la vita quotidiana.Bruxelles lancia cosi’ una consultazione pubblica aperta fino al 12 luglio in cui invita i cittadini a far sentire la propria voce. I risultati nel 2013.

News di Tecnologia – ANSA.it

2014: al Politecnico di Milano si studierà in inglese

27 apr 2012 · News ed Eventi

Dante cede il passo a Shakespeare nelle aule dell’ultimo biennio e dei dottorati. Il rettore Azzone: “Svolta indispensabile se si vuole essere competitivi”

Dal 2014 nelle aule del politecnico di Milano si parlerà in inglese. Studenti e docenti del biennio finale e dei dottorati, terranno e seguiranno lezioni nella lingua di Shakespeare, non più in quella di Dante. La svolta è di quelle epocali, e non può non attirarsi pareri contrari, oltre che favorevoli. Agli strenui difensori della lingua, coloro che vedono in una simile decisione una condanna dell’italiano a impoverirsi e a rimanere la lingua di una provincia dell’impero (quello americano, evidentemente), il rettore Giovanni Azzone spiega:  “ Mi viene in mente il periodo in cui ai francesi era stato imposto di chiamare il computer ‘ordinateur’. Ora in Francia tutti parlano di ‘pc’”.Insomma, certi mutamenti linguistici o li anticipano le istituzioni oppure li deciderà il tempo. Comunque Azzone, che ha voluto fortemente questa svolta, spiega: “L’italiano come lingua non viene esclusa dall’Università. Qui al Politecnico la si continuerà a parlare per i primi tre anni”. Poi? Poi, è giocoforza che si passi all’inglese, perché ormai in ambito scientifico quello si parla. La sua ufficializzazione che, nel 2014 giungerà come conferma a una delibera già avviata il settembre scorso, sarà più che altro un accelerazione di un processo già in atto. Studenti e insegnanti lo sanno per primi.

Va bene, le università parlano già inglese, ed è giusto che comincino a farlo anche quelle italiane, ma, nel lungo termine, cosa si spera di ottenere? “ L’Italia deve tornare ad essere competitiva”, spiega a Wired.it il rettore Azzone. “ Sapere che nelle nostre università si studia e si parla in inglese incentiverà gli stranieri a investire e a collaborare con noi. Non solo, aiuterà i nostri studenti ad essere più connessi con le università estere”. Questo è vero soprattutto in un Paese – il nostro – che non ha materie prime da cui dipendano gli altri Paesi e quindi, per dialogare con essi, deve per forza scommettere sul capitale umano.

Questa operazione, forte di un investimento di 3,2 milioni di euro, mira anche ad attrarre un corpo docente internazionale, per la precisione 15 docenti, 30-35 post doc, 120 visiting professor. Per quanto riguarda i docenti italiani, per arrivare al 2014 preparati, potranno seguire corsi di perfezionamento della lingua inglese, così come gli studenti, durante il triennio. Poi avverrà il grande passaggio. Non necessariamente da interpretare come un trapasso della lingua italiana.

foto: Corbis

wired – Wired.it

Le ferrovie italiane stanno per cambiare?

27 apr 2012 · News ed Eventi

Il nuovo che avanza e il vecchio che torna in auge. Il volto del panorama ferroviario italiano è destinato a cambiare con l’arrivo di Italo, flotta ad alta velocità della privata Nuovo Trasporto Viaggiatori, e il ripristino – non ancora ufficializzato – dei treni notturni che collegano gli estremi del paese, soppressi a fine 2011. La variabile dei prossimi mesi sarà l’ Autorità dei trasporti, tenuta a battesimo dal decreto liberalizzazioni e chiamata a sbrogliare la matassa della separazione della rete ferroviaria da Trenitalia. L’insediamento dell’attore super partes è atteso per il prossimo giugno. Ci si chiede, cosa sta per succedere? Cambierà davvero qualcosa? La competizione farà bene all’attuale monopolista e migliorerà una situazione rivelatasi particolarmente critica quest’inverno?

Lato passeggero, il primo dei sensi che si attiva è quello del portafoglio. Oggi, giovedì 12 aprile, la compagnia controllata per il 33,5% dalla MDP Holding di Luca Cordero di Montezemolo, Diego Della Valle e Giovanni Punzo e partecipata al 20% dalle Ferrovie Francesi ha tolto il velo all’ offerta commerciale. I biglietti saranno acquistabili a partire dal 15 aprile e il debutto sui binari è previsto per il 28. Smart, Prima e Club sono le tre classi disponibili e vanno associate ai trattamenti Base, Economy e Low Cost, differenti per la flessibilità del biglietto acquistato (cambi, rimborsi, ecc).

Prendiamo la battutissima Roma – Milano: si parte da un minimo da 45 euro a un massimo di 130 nel salottino Club. Trenitalia risponde con i 59 euro della tariffa Mini, posti limitati, gli 86 di quella Base e i 200 dell’Executive. Con il fiato di Montezemolo sul collo, Mauro Moretti ha tirato fuori dal cappello qualche settimana fa un’offerta dalla Capitale al Capoluogo lombardo e viceversa a 9 euro. Altroconsumo ha provato a metterci le mani e ha bollato la tariffa come una lotteria che coinvolge 31 casi su oltre 5mila. La promozione è stata comunque oggetto del primo screzio fra Davide e Golia ai nastri di partenza: l’amministratore delegato Ntv Giuseppe Sciarrone ha dichiarato di aver segnalato all’Antitrust il comportamento potenzialmente scorretto in un’ottica di sana competizione.

E il caso ci porta a ragionare sugli equilibri fra i due attori del settore. Partiamo dalla copertura. La flotta entrante ha a disposizione 25 treni e 12 stazioni (Torino, Napoli, Salerno, 2 a Venezia, Padova, Bologna, Firenze, 2 a Milano e 2 a Roma, quelle centrali escluse) e deve circa 140 milioni di euro all’anno a Rete Ferroviaria Italiana, società del Gruppo Ferrovie dello Stato di cui fa parte anche Trenitalia, per l’impiego delle infrastrutture.

wired – Wired.it

Google Currents anche in Italia

26 apr 2012 · News ed Eventi

Una piattaforma a metà tra aggregatore e webapp, per fruire del Web in mobilità e anche offline. Tra i contenuti disponibili anche quelli di Punto Informatico e del gruppo Edizioni Master

Roma – Google Currents è da oggi disponibile anche in Italia (e nel resto del mondo): l’applicazione con cui Mountain Viuw vuole raccogliere in un solo luogo le notizie proveniente da diverse fonti, in una sorta di visualizzazione “rivista” dei feed RSS ottimizzata per la lettura su smartphone e tablet, sia Android che iOS. Google si getta dunque in un’arena fin qui praticamente dominata da Flipboard, a oggi probabilmente il progetto di maggior successo tra le app pensate per fruire in mobilità dei contenuti presenti sul web, a metà tra aggregatore e webapp.

Si tratta di un’interfaccia utente organizzata nella maniera più semplice possibile e che, imitando le riviste cartacee, adotta una forma di scorrimento in orizzontale.L’home page permette di passare dalla sessione “biblioteca”, in cui è possibile aggiungere tutte le proprie riviste preferite, a quella “trending” che raccoglie gli articoli in evidenza, con una serie di immagini come anteprima che si alternano scorrendo.

La visualizzazione dell’articolo sembra poi orientata specificatamente alla fruizione in stile rivista: solo nella fascia bassa trovano spazio un pulsante per tornare indietro, uno per avere l’indice del sito/rivista che si sta leggendo, il tasto home, quello per passare alla notizia immediatamente successiva e uno per la condivisione (email, Google+ e poi anche Facebook, Twitter), attraverso cui è anche possibile registrare l’articolo per una lettura successiva.

L’app in Italia arriva in una nuova versione con una specifica funzionalità di sincronizzazione dinamica introdotta su richiesta degli utenti e che dovrebbe permettere la fruizione di materiale sempre aggiornato.

Ancora relativamente pochi, comunque, i contenuti disponibili in italiano: già presente Edizioni Master, con Punto Informatico e molti altri siti della galassia Tech e Lifestyle (newstreet.it, turistipercaso.it, videogame.it, telefonino.net e Più Sani Più Belli).

Claudio Tamburrino

Punto Informatico

Currents, prima prova dell’aggregatore di Google

24 apr 2012 · News ed Eventi

L’app che aggrega notizie arriva nel nostro Paese a qualche mese dal debutto americano e dopo l’accordo con diversi editori italiani

Continua la battaglia degli aggregatori di notizie per telefonini e tablet: a quattro mesi dal suo debutto, è finalmente disponibile anche in Italia Google Currents, l’app per leggere le news su telefonini e tablet.

Qui su Wired se n’era già parlato al tempo della sua uscita americana, lo scorso dicembre: Currents fa, per certi versi, quello che fanno notissimi aggregatori come Pulse,  Flipboard o Zite: recupera articoli dal web, li riunisce in unico luogo ottimizzandoli per gli schermi piccoli o piccolissimi di tablet e telefonini, Android e iOS.

La grande novità non è tanto la pubblicazione in Italia di una versione 1.1, che si discosta poco da quella originaria, quanto il lavoro fatto in questi mesi da Google per rendere disponibili per l’applicazione contenuti specifici per il nostro territorio. Sono stati infatti siglati accordi per rendere disponibili da subito notizie ottimizzate per Currents da parte dell’agenzia AdnKronos, di Class Editori (MF-Milano Finanza, Italia Oggi e ClassTVModa), Il Secolo XIX, Il Sole 24 Ore (presente non con il quotidiano ma con Motori24, Moda24 e Casa24), La Stampa, MonRif (Quotidiano.net, Il Resto del Carlino, La Nazione ed Il Giorno) eSportNetwork (Corrieredellosport.it e Tuttosport.com).

In questo elenco – in cui sono presenti anche altre testate indipendenti come Punto Informatico – spicca l’assenza dei tre maggiori editori italiani: Editoriale L’Espresso (Repubblica), Mondadori e RCS. Quest’ultima giusto ieri ha presentato l’applicazione nativa per iPad del Corriere della Sera, mentre i tre editori (assieme al Sole24 ore) hanno recentemente annunciato un  progetto di edicola digitale.

Continua dopo gli screenshot
   

Il limite è però in parte aggirabile: Currents permette di creare un giornale personalizzato, pescando sia da fonti suggerite e ottimizzate (la lista è lunga, oltre agli italiani già citati sono presenti fin dal debutto importanti marchi editoriali d’oltreoceano), sia da fonti personalizzate come qualsiasi feed rss del proprio Google Reader – in questo caso, però, l’articolo può essere troncato, se il feed originale non lo riporta per intero.

Currents si distingue dagli altri aggregatori per una vocazione informativa pura: il testo è privilegiato rispetto alle immagini e non è possibile aggiungere i link provenienti dai propri social network (una delle caratteristiche forti di Flipboard); è basato sulla personalizzazione delle fonti – mentre Zite, per esempio, è basato sugli interessi e sulla scoperta degli articoli, indipendentemente dalle fonti. Si accede collegandosi al proprio account Gmail e si costruisce una propria library di testate; ad essa si affianca poi una sezione trending, che riporta gli articoli più letti e condivisi, suddivisi per categorie (personalizzabili).

In definitiva, la prova della versione italiana di Currents non si discosta molto da quella fatta a suo tempo della versione americana in termini di interfaccia, usabilità e posizionamento: è una terza via rispetto alla vocazione social di Flipboard e a quella discovery di Zite. La vera novità è la localizzazione dei contenuti: un primo passo importante. Si spera ne seguiranno altri, ma l’arrivo delle grandi testate pare improbabile, in uno scenario che vede i grandi nomi dell’editoria italiana più interessati a coltivare il proprio orto digitale piuttosto che allargare la propria presenza in orti altrui.

 

wired – Wired.it

Google+, restyling e 170 mln utenti

24 apr 2012 · News ed Eventi
Google+, restyling e 170 mln utenti (ANSA) – ROMA, 12 APR – Una nuova veste grafica, piu’ snella, e 170 milioni di utenti raggiunti: ecco le novita’ di Google+ a quasi un anno dal lancio, annunciate da Mountain View sul blog ufficiale. Nell’homepage il menu e’ spostato sulla sinistra. Le sezioni possono essere riorganizzate dall’utente, c’e’ piu’ spazio per foto e video e la possibilita’ di personalizzare la copertina della Timeline. Tra le novita’, anche la lista degli argomenti di tendenza, come su Twitter.

News di Tecnologia – ANSA.it

Il Comune di Livorno si vende su eBay: all’asta oggetti e beni comunali

23 apr 2012 · News ed Eventi

Nell’universo di eBay siamo stati ormai abituati alla presenza degli oggetti più svariati, strani e inconsueti, ma questa volta a fare notizia non sono tanto i prodotti inseriti nelle varie aste, quanto il loro venditore.
Non si tratta infatti di un utente o un’azienda privata, quanto di un ente pubblico.

Protagonista della vicenda che sta rapidamente facendo il giro del web è infatti il Comune di Livorno.
L’amministrazione comunale della città toscana ha infatti deciso di vendere sulla celebre piattaforma di compravendite online diversi beni e oggetti che appartengono a tale ente.

L’obiettivo di tale scelta optata dal Comune in questione, in base a quanto dichiarato dagli stessi fautori dell’iniziativa, risulta multiplo.
Oltre a “rimpinguare” le casse comunali (attraverso la vendita all’asta su eBay, appunto), l’Amministrazione ha preso tale decisione per cercare di svuotare in maniera facilitata i magazzini comunali da oggetti non più in uso da parte dell’ente.

Oltre a ciò, con le aste appena attivate su eBay, il Comune punta a favorire il riciclo dei beni da parte della collettività, e a ridurre il parco mezzi a sua disposizione, con diversi vantaggi anche dal punto di vista del risparmio economico.

Nelle aste appena lanciate su eBay sono stati inseriti numerosi tipi di prodotti.
Tra questi spicca la presenza, oltre che di alcune auto e moto, anche di oggetti e strumenti da lavoro.
Sono presenti inoltre mobili di vario genere, scaffali, arredi da ufficio o da bagno, e altri tipi di strumentazioni.

Per poter accedere alla lista dei prodotti messi a disposizione dal comune su eBay a partire da oggi, 12 aprile 2012, basta seguire le indicazioni fornite sul sito ufficiale dell’ente, cliccando su QUESTO LINK.

PianetaTech.it

L’Ue: ritardo nella banda larga costa all’Italia l’1,5% del Pil

23 apr 2012 · News ed Eventi

La stima arriva dalla Commissaria europea per l’agenda digitale, Neelie Kroes, al Forum della Confindustria Digitale a Roma. Passera: entro giugno il provvedimento per l’agenda digitale italiana. Pizzetti: “E’ più importante della Tav”

ROMA – Dell’agenda digitale italiana – sia pure con rinnovati buoni propositi (“entro giugno, dice Passera”) – si continua a discutere. Intanto i ritardi si accumulano, e si pagano: quello nello sviluppo della banda larga, per esempio, costa all’Italia tra l’1 e l’1,5% del Pil. Questa stima arriva dalla Commissaria europea per l’agenda digitale, Neelie Kroes, che ha parlato al Forum della Confindustria Digitale a Roma sottolineando come “il 41% degli italiani adulti non usi mai internet”. Partendo dal principio che “l’investimento in Information and Communications Technology (Ict) dà grandi ritorni”, Kroes ha poi affermato che nel settore Ict entro il 2015 serviranno 700.000 professionisti: “Una grande opportunità per l’Italia dove la quota di laureati in scienze informatiche sono un terzo di quelli prodotti negli altri grandi paesi dell’Europa occidentale”.

La Kroes ha sottolineato l’importanza data dal governo Monti all’Agenda digitale, ma questa si deve tradurre in investimenti nelle nuove tecnologie. “Sono lieta per l’enfasi posta dal governo italiano, e accolgo con favore l’Agenda digitale italiana, che porta avanti la nostra visione europea”, ha affermato la commissaria, sottolineando anche “l’enfasi che il governo mette giustamente sul mercato unico digitale” e gli “investimenti che l’Italia sta facendo in nuove iniziative di connessione, come circa un milione di euro a favore delle ‘città intelligenti'”.

Ma occorre fare di più in termini di investimenti nelle nuove tecnologie “per dare quello slancio economico di cui abbiamo bisogno ora e in futuro”, quindi “dobbiamo investire nelle Tic finanziariamente e politicamente”, ha ammonito la Kroes, ricordando che l’Italia si trova in una situazione di particolare arretratezza rispetto agli altri paesi Ue. Ben il 41% degli adulti italiani, infatti, non ha mai usato internet, una percentuale doppia o tripla rispetto a Francia, Germania e Gran Bretagna, mentre il tasso di penetrazione della banda larga è di 10 punti inferiore a quello di questi paesi, pari a un effetto negativo sul pil dell’1-1,5%.

E anche tra i giovani ci sono ritardi, dove la percentuale di chi studia informatica è inferiore di un terzo a quella degli altri stati europei. In tempi di “orribile disoccupazione” soprattutto giovanile, a fronte di previsioni secondo cui nel 2015 si verificherà una carenza di 700mila persone nel settore, “questa è una grande opportunità per l’Italia”, ha sottolineato la Kroes. Da qui il suo invito a “investire perché ogni italiano diventi digitale”.

Le assicurazione sono arrivate, nella stessa sede, dal ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera. Entro il mese di giugno il governo metterà a punto ‘Digitalia’, “un pacchetto di spinta” alla digitalizzazione delle imprese e del sistema Paese, ha detto il ministro dello Sviluppo Economico intervenendo al convegno. Passera ha ricordato l’impegno della cabina di regia per l’agenda digitale nel mettere a punto una serie di atti, leggi ma anche provvedimenti normativi, per far fare un salto di qualità nell’utilizzo di internet. “Non sono le norme di per sè, ma le norme possono aiutare, facciamole insieme”, ha proposto alla platea di Confindustria. L’obiettivo “è un provvedimento legislativo che sia il più possibile condiviso”, ha concluso.

Garante della Privacy, Francesco Pizzetti, nel suo intervento ha ribadito l’urgenza di questo provvedimento. L’agenda digitale è per l’Italia “persino più importante della Tav”, ha detto. E’ però essenziale che il suo sviluppo avvenga in un contesto europeo e senza perdere di vista i bisogni della società, a partire da quelli sanitari, che sono stati invece dimenticati dalla cabina di regia. “Come sul versante economico, anche su quello digitale l’Europa ha bisogno dell’Italia, ma l’Italia deve guardare all’Europa. Guai ad un’agenda tutta italiana, a dimensione solo italiana, che abbia come elemento determinante solo il problema delle imprese italiane”, ha detto il Garante, specificando anche che dalla cabina di regia istituita dal governo “mancano alcuni aspetti sul versante della sanità”. La sanità elettronica “è essenziale di fronte alla popolazione che invecchia e la sua assenza dall’agenda si nota vistosamente”.

Repubblica.it > Tecnologia

Musica digitale, l’Italia cresce sempre più canzoni in mobilità

20 apr 2012 · News ed Eventi

Secondo le ultime rilevazioni, tra download e streaming più del 21% del mercato discografico è digitale, e fattura 27,5 milioni di euro. Il futuro passerà sempre di più per tablet e smartphone, mentre il download da pc perderà terreno, e ci sarebbero “ampie prospettive di sviluppo”

ROMA – Oltre 5 miliardi di dollari di fatturato, con oltre il 32% del mercato a livello globale e 20 milioni di brani a disposizione su oltre 500 piattaforme: il settore della musica digitale sembra il più vivace nel processo di innovazione in atto nei contenuti digitali. Questo il quadro secondo un’analisi della Fimi, la Federazione dell’Industria Musicale Italiana, che ha elaborato i dati sulla base delle ricerche del Politecnico di Milano, dell’osservatorio di Between, Nielsen e ComScore. Uno studio che evidenzia come il futuro dei consumi musicali digitali nel nostro Paese sia sempre più in mobilità e “con ottime prospettive di sviluppo”.

Italia, lo smartphone suona.
Corea e Stati Uniti superano il 50% del totale del mercato. Per quel che riguarda l’Italia l’evoluzione della musica digitale, che secondo l’ultima rilevazione di febbraio tra download e streaming rappresenta più del 21% del giro d’affari discografico con un fatturato di 27,5 milioni di euro,  “passerà infatti sempre di più per tablet e smartphone, con una decisa spinta sulla mobilità rispetto all’attuale scenario legato al download da pc. Con ottime prospettive di sviluppo”.
La ricerca evidenzia che gli utenti mobili italiani che nel 2011 hanno utilizzato applicazioni mobili per navigare su Internet, scaricare app e contenuti, sono stati il 43%, segnale di forte cambiamento – fa notare Fimi – negli stili di consumo (alla fine del 2011 gli smartphone in Italia erano oltre 21 milioni).

E ancora, la crescita della banda larga mobile “è legata soprattutto a smartphone e tablet. Oggi ci sono in Italia 95 milioni di sim con oltre 48 milioni di utenti: è la conferma che il futuro mobile dei contenuti è sempre più vicino”.

Più i consumatori si spostano su tablet e smartphone, nota la Fimi, più cresce la spesa legata alla musica rispetto al consumo ‘free’ che ha contraddistinto il mondo della banda larga fissa. Secondo Nielsen, gli utilizzatori italiani di tablet risultano essere al secondo posto, dopo quelli americani, nell’acquisto di musica (20%). L’analisi spiega che sul futuro giocano anche un ruolo fondamentale i pagamenti in mobilità (nel 2011 gli italiani, tra mobile commerce e mobile remote payment, hanno speso 500 milioni di euro) e la grande predisposizione dell’utente italiano verso i social network, dove l’80% degli utilizzatori di Internet è attivo: la più alta media al mondo.

Infine, a conforto del quadro generale, Fimi riporta una recente ricerca di Ofcom (l’autorità britannica per le comunicazioni), nell’ascolto di musica tramite device mobili. Risulta che gli italiani sono al 54%, al di sopra dei cittadini del Regno Unito (45%) e di Stati Uniti (40%). Solo per fare un esempio, il servizio di streaming musicale Deezer, lanciato in Italia a dicembre 2012, segnala che il 60% di nuovi abbonati arriva da uno smartphone. “Considerando anche la crescita dello streaming musicale che si prevede supererà il download nel 2014, conclude Fimi, e la velocità di 20 Mbps su banda mobile a disposizione degli utenti italiani nei prossimi anni, le prospettive del mercato digitale italiano sono sicuramente interessanti”.

Repubblica.it > Tecnologia

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