STATI UNITI: OSCURATO SITO MEGAUPLOAD, ARRESTATO PROPRIETARIO E DIPENDENTI

19 gen 2012 · News ed Eventi

 e Megavideo, tra i più famosi e utilizzati siti  per la condivisione di files, è stato oscurato dalle autorità statunitensi.

A darne notizia sono i media statunitensi, aggiungendo che il proprietario del sito e altri tre dipendenti sono stati arrestati dal Federal Bureau of Investigation-Fbi con l’accusa di aver violato le leggi sul diritto d’autore.

Megaupload è considerato tra i siti con gli archivi per la condivisione di files online più grandi del mondo. Secondo il mandato di oscuramento, il sito avrebbe causato almeno 500 milioni di dollari di perdite ai legittimi detentori del copyright.

Numerosi media evidenziano come la data del mandato sia di ieri, quando numerosi siti internet statunitensi hanno deciso autonomamente di oscurare le proprie pagine internet in segno di protesta contro due provvedimenti di legge anti-pirateria nella Camera dei rappresentanti e del Senato perché considerati censori e liberticidi. Secondo un portavoce del Fbi citato dal quotidiano ‘Wall Street Journal’, tuttavia, la decisione non è in alcun modo legata ai due provvedimenti e alle proteste intraprese ieri.

 

http://www.atlasweb.it/2012/01/19/stati-uniti-oscurato-sito-megaupload-arrestato-proprietario-e-dipendenti-579.html

Hai una startup? Vale 200 milioni di dollari

19 gen 2012 · News ed Eventi

Hanno cambiato il modo di fare impresa e dare libero sfogo alla creatività, ma quanto valgono veramente? Una ricerca di CrunchBase prova a fare due conti in tasca agli innovatori

Quanto frutta una startup? Una normale, mica imprese come Facebook, Google o Twitter. Secondo TechCrunch,  il valore indicativo, quello necessario giusto a farci un’idea su come se la passino le imprese più innovative del terzo millennio, è 197 milioni di dollari: il prezzo medio di vendita di una startup. E pensare che di solito il capitale iniziale in genere non supera i 25 milioni di bigliettoni. Insomma, un bel profitto del 676%.

Visto così, il panorama delle imprese monitorate da CrunchBase – il database dell’innovazione che segue più di 80mila aziende sbocciate nell’ultimo decennio – sembra più roseo che mai. Tuttavia, conviene lasciare da parte per un attimo l’entusiasmo suscitato dai quasi 200 milioni di dollari e fare il punto della situazione. Infatti, le startup che vogliono fare un passo oltre quotandosi in borsa realizzano meno della metà dei profitti (il 303%) rispetto a chi decide di vendere tutto non appena se ne presenta l’occasione. Ma in compenso, per chi sbarca a Wall Street la posta in gioco è 10 volte maggiore.

Secondo i dati di CrunchBase, le imprese che si preparano a quotarsi sul mercato raccolgono in media 580 milioni di dollari e arrivano a ricavare 2,3 miliardi grazie alla prima vendita di stock-option sui mercati. Certo, sono pur sempre numeri che vanno presi con le molle, visto che uno startupper non venderebbe mai tutte le proprie azioni in blocco al primo giorno di trading. Ma basta dare un’occhiata anche ai dati raccolti grazie a BuzzSparks per capire che queste giovani aziende se la passano davvero bene: secondo le stime, negli ultimi 10 anni avrebbero fruttato ricavi per almeno 230 miliardi di dollari.

E nella formula del successo rientrano anche trend e dinamiche molto interessati. Infatti, non è detto che le startup più navigate abbiano più fortuna di quelle appena nate. Secondo i dati estrapolati da BuzzSparks, il momento giusto per vendere la propria impresa arriva dopo 1 anno e mezzo; segue poi un periodo di ribasso che dura per altri sei anni prima di raggiungere un altro periodo d’oro. Allo stesso modo, il fundraising tende a fruttare di più nei primi anni di vita dell’impresa. Insomma, i progetti giovani sono più dinamici. Con il tempo le cose si complicano, ma questo non significa ristagno.

Le ultime stime di BuzzSparks riguardano proprio la capacità di una startup di acquisire altri progetti e di essere acquisita a sua volta. In entrambi i casi, le aspettative di profitto si fanno più sostanziose con il passare del tempo. Ma attenzione a non tirare troppo la corda, perché dopo il fatidico giro di boa dei 5 anni, molti progetti tendono a perdere il proprio valore di mercato. Una cosa è certa, per fare innovazione bisogna anche rischiare.

(Credit per la foto: Monalyn Gracia/Corbis)

wired – Wired.it

Facebook Messenger, arriva il messenger ufficiale di Facebook

19 gen 2012 · News ed Eventi

Ancora non è disponibile in versione completa, dato che non è stata rilasciata una versione definitiva, ma solo una versione beta. Stiamo parlando del messenger ufficiale di Facebook, una applicazione che permetterà a tutti gli utenti del più famoso social network su internet, di poter chattare e ricevere le notifiche relative a Facebook, senza dover accedere alla homepage. Basterà infatti loggarsi con email e password per accedere al programma: potremo vedere le notifiche direttamente sul desktop, ma sopratutto potremo chattare con i nostri amici, come fossimo sulle pagine di Facebook. Potremo gestire le liste di amici online ed offline, per decidere con chi chattare, leggere gli aggiornamenti dei contatti dalla barra degli aggiornamenti che sarà presente sopra la lista dei contatti. Insomma avremo a disposizione un vero e proprio mini-Facebook, con la funzione principale di inviare e ricevere messaggi e di chattare con gli amici, ma con le importanti features appena descritte. Al momento è disponibile una versione beta non proprio stabile, dunque vi consigliamo di aspettare la release ufficiale e definitiva nelle prossime settimane, chi ha potuto provare Facebook Messenger per Windows ne è rimasto davvero soddisfatto. Il programma, secondo quanto si legge sulle FAQ di Facebook, sarà compatibile con Windows 7.

WeGeek.net

Windows 8 cambierà il mondo dei tablet?

19 gen 2012 · News ed Eventi

Si diradano le nubi attorno alla nuova versione del sistema operativo. In attesa della prima beta disponibile, ecco perché W8 potrebbe cambiare tutto

In questi mesi si è fatto un gran parlare attorno a Windows 8. Non che la cosa debba stupire, in fondo si tratta della nuova release del sistema operativo più utilizzato sui pc di tutto il mondo. Ma questa volta è diverso: per la prima volta Microsoft opera un attacco serio e credibile al mondo dei tablet, con un Os costruito pensando a touch screen e dispositivi Arm.

Sono premesse importanti che già da sole possono far prendere una bella svolta a Microsoft, che nel mondo delle tavolette non è mai stata particolarmente fortunata. Il codice di Windows 8 infatti, oltre alla modalità desktop, comprende l’interfaccia Metro UI, già forte dell’esperienza fatta su Windows Phone 7, un sistema operativo acerbo ma anche molto sottovalutato. Il modello dei live tile sbarca su tablet già rodato e pronto per l’uso con le dita, e può rappresentare una vera alternativa per stile grafico e filosofia alla monotonia di iOs e alla confusione di Android.

Sei sulla scrivania e vuoi passare a un’interfaccia classica, magari più adatta a mouse e tastiera appena collegati? In qualunque momento puoi spegnere la Metro UI e avere a disposizione tutta la potenza del desktop Windows. Una versatilità di questo genere non è ancora realtà in nessuna delle piattaforme concorrenti: l’esempio del Transformer Prime insegna che il supporto alle periferiche è ancora marginale in Android, mentre su iPad le tastiere bluetooth servono giusto per la suite di produttività d’ufficio e poco altro.

La disponibilità recente di processori Arm quad core, inoltre, potrebbe abbattere una delle ultime barriere che separano l’esperienza desktop da quella mobile: quel compromesso tra potenza di calcolo e risparmio energetico che da sempre costringe produttori e utenti a sbilanciarsi su un’opzione piuttosto che sull’altra. Con il dovuto supporto degli sviluppatori, Windows 8 potrebbe candidarsi come prima soluzione veramente ibrida, con grande autonomia energetica in mobilità e, quando necessario, capace di sfoderare la gli attributi necessari a operazioni come editing grafico e compagnia.

L’incognita sta proprio qui: capire se Windows 8 catalizzerà abbastanza risorse umane da realizzare questo scenario. Le applicazioni per le versioni Arm e x86 infatti non sono intercompatibili; anche se il linguaggio Html5 farà da ponte per molte di esse, il successo su tablet del nuovo Windows sarà decretato dalla comunità di sviluppatori e dalle grandi software house che Redmond saprà attrarre attorno alla sua nuova creatura. Col Ces in corso e la prima beta in uscita, i prossimi mesi sveleranno l’arcano.

Photo credits: Felipe Ovalle / Flickr CC

wired – Wired.it

Tablet o PC? Ultrabook!

19 gen 2012 · News ed Eventi

Una buona percentuale di utenti americani è convinta del fatto che in futuro i tablet sostituiranno del tutto i PC. No, i tablet sono un mercato di nicchia e un “cavallo di Troia” per i nuovi utenti di PC, rispondono i produttori

Roma – Stando a una ricerca di mercato condotta da Poll Position, il 46 per cento degli americani è convinto del fatto che prima o poi i tablet sostituiranno del tutto i PC: in un non meglio precisato “futuro”, gli utenti di “computer” avranno bisogno di nient’altro che uno schermo multi-touch, un app store e una connessione WiFi a Internet.La ricerca di Poll Position ha preso in esame l’opinione di 1155 americani adulti dai 18 anni in poi, e senza precisare il periodo temporale in cui si prevede questo presunta estinzione del tradizionale computer “general purpose” dotato di tastiera e mouse (desktop o laptop che sia) ha “scoperto” che la fascia più entusiasta del tablet-centrismo è quella compresa fra i 30 e i 64 anni.

Le generazioni giovani e meno giovani (18-29 anni e +65), dice Poll Position, sono meno convinte dell’estinzione dei PC propriamente detti: in questo caso la percentuale passa dal quasi 50 per cento a circa un terzo.

Gli schermi ultra-compatti e gli “app store” eterodiretti sono dunque il futuro del computing personale per il consumatore medio e anche per quello pro? Niente affatto, risponde Michael Dell: il CEO dell’azienda statunitense è convinto del fatto che i nuovi dispositivi mobile (tablet e smartphone) non siano affatto una minaccia per il tradizionale business dei PC.

Anzi, tutt’altro: una volta avuto un assaggio di Internet sul cellulare, dice Dell, gli utenti desidereranno fruire della rete e dell'”esperienza” informatica su schermi di ben altre capacità e dimensioni. Gli schermi micragnosi dei cellulari evoluti sono la porta attraverso cui passerà la generazione di netizen e utenti informatici del prossimo futuro, dice Dell.

E il “tablet computing”? Per Dell è un vezzo che mal si adatta alla necessità di chi usa gli strumenti informatici per qualcosa di più di una email da pochi caratteri o di un giochino con contenuti sbloccabili un tanto al dollaro: “Se tu potessi avere due dispositivi” oltre all’indispensabile laptop durante il college, dice Dell, “allora probabilmente sceglieresti il telefono prima del tablet”.

Anche se Dell ha comunque intenzione di presentare la sua nuova iterazione di tablet in un prossimo futuro, molto più importanti per il futuro dei PC sono per Dell gli ultrabook: la nuova categoria coniata da Intel ma introdotta da Apple si arricchirà presto dell’XPS 13 Ultrabook, un sistema ultrasottile con display da 13,3 pollici “in un form factor di quasi 11 pollici” con processore Intel Core (i5 2467M o i7 2637M), SSD da 128 o 256 GB, RAM da 4 Gigabyte connessioni USB 2.0 e 3.0 e batteria dalla durata di quasi 9 ore.

A dismettere la presunta minaccia dei tablet nei confronti dei PC è infine Lenovo: il colosso cinese – erede del marchio e della tecnologia Thinkpad della statunitense IBM – parla di un mercato di nicchia in cui Apple continuerà a dettare legge anche in futuro. Anche Lenovo prevede che una gran percentuale di PC laptop verrà nei prossimi sostituita – anzi “ammodernata” – dagli ultrabook ultrasottili e ultra-efficienti dal punto di vista del risparmio energetico.

Alfonso Maruccia

Punto Informatico

Da domani nuova era domini

19 gen 2012 · News ed Eventi
Da domani nuova era domini (ANSA) – ROMA, 11 GEN – Inizia domani la nuova era dei domini Internet che accanto a quelli tradizionali .com e .net o il neonato .xxx vedra’ un fiorire di nuove estensioni. L’Icann, l’organismo internazionale responsabile dell’organizzazione della Rete iniziera’ infatti a raccogliere le richieste di istituzioni, aziende e utenti disposti a sborsare i 185 mila dollari necessari. Hanno gia’ manifestato il loro interesse anche alcune grandi citta’ come Londra che potrebbe registrare il dominio .london per il turismo.

News di Tecnologia – ANSA.it

Nel 2011 +47% per ebook Bruno Editore

19 gen 2012 · News ed Eventi
Nel 2011 +47% per ebook Bruno Editore (ANSA) – ROMA, 11 GEN – Si chiude con un +47% il 2011 di Bruno Editore, casa editrice che anche per l’anno appena trascorso si riconferma leader nel settore dei libri elettronici. Il 2011 ha anche visto l’ingresso dei grandi editori sul mercato degli ebook, ma questo non sembra aver influito sulle prospettive di Bruno Editore che, sulla stima di 300.000 ebook venduti in Italia lo scorso anno, mantiene un 25% della quota di mercato.

News di Tecnologia – ANSA.it

Banda larga, arrivano le regole per le reti di nuova generazione

18 gen 2012 · News ed Eventi

L’Agcom vara il regolamento che dovrebbe sbloccare il conflitto tra Telecom Italia e gli operatori alternativi: i concorrenti potranno comprare le infrastrutture dall’ex monopolista, che non sarà obbligato a fornirle in unbundling. Calabrò: “Italia all’avanguardia” di ALESSANDRO LONGO

Forse la stagione della banda larghissima in Italia può davvero cominciare. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), ha infatti dettato le prime regole per gli operatori, sistemando quello che si spera sia il tassello conclusivo per una lunga stagione di conflitti tra Telecom Italia e le aziende concorrenti.

Le regole definiscono il volto delle connessioni internet dei prossimi anni, quelle in fibra ottica a 100 Megabit. Secondo lo scenario disegnato dall’Agcom, la banda larghissima in Italia potrà fiorire con un mix di tecnologie: l’Authority ha cercato una difficile mediazione tra due richieste: da una parte, quella di Telecom Italia, che sostiene di poter investire bene nelle nuove reti solo con regole chiare e leggere. Dall’altra, quella degli operatori alternativi, che invece hanno più volte pregato Agcom di imporre a Telecom un certo numero di vincoli. Lo scopo degli alternativi è poter utilizzare in vario modo la rete in fibra ottica che Telecom sta costruendo e così offrire questi servizi a un gran numero di italiani.

Il dilemma per l’Authority era se favorire gli investimenti di Telecom o lo sviluppo della concorrenza nella banda larghissima. L’Agcom sembra aver scelto una via di mezzo: chiede a Telecom, per prima cosa, di presentare entro due mesi un’offerta all’ingrosso che i concorrenti possano sfruttare per utilizzare la sua rete e dare i servizi al pubblico. Dovranno esservi incluse varie modalità di accesso alla nuova rete. La prima è l’accesso “end to end”:

in sostanza l’operatore potrà comprare da Telecom la parte di rete che gli serve per arrivare fino all’utente con la fibra. Potrà utilizzare i cavidotti di Telecom e la sua cablatura verticale dei palazzi.

Il tipo di rete in fibra scelto da Telecom (architettura Gpon) impedisce al momento, tecnicamente, l’unbundling fisico (quella modalità che su Adsl ha dato vita alle offerte più ricche ed economiche). Né Agcom ha il potere normativo di costringere l’operatore a cambiare tipo di rete. Ecco quindi che, oltre alla modalità end to end, ne impone altre due (che richiedono un minore livello di infrastrutture): il Virtual unbundling e il bitstream. Del resto, secondo anche il parere invitato dall’Antitrust all’Agcom, la modalità end to end è insufficiente a garantire una buona concorrenza. Bisognerà vedere le condizioni economiche delle altre due per capire se basteranno.

A quanto risulta, comunque, Agcom ha imposto a Telecom prezzi orientati al costo (quindi non di libero mercato) in tutte le zone in cui non c’è un sostanziale livello di concorrenza. “Aspettiamo di leggere la delibera (che sarà pubblicata nei prossimi giorni, ndr.) per vedere i dettagli”, dice Marco Fiorentino, vice presidente Aiip (Associazione dei principali provider italiani). “Già ora però diciamo che ci opporremo in tutte le sedi – al Tar del Lazio, al Consiglio d’Europa – se l’Agcom intende togliere obblighi bitstream nelle zone in cui ci sono solo concorrenti infrastrutturati. E’ ammissibile toglierli solo laddove c’è una concorrenza reale tra servizi bitstream”, aggiunge.

I principali operatori alternativi avevano chiesto invece di mantenere l’obbligo dell’unbundling, per la rete in fibra, così com’è ora su rame (Adsl). Hanno scritto questa richiesta in una lettera inviata ad Agcom nei giorni scorsi. Dovranno accontentarsi di un obbligo futuro: le prossime tecnologie per la fibra ottica permetteranno l’unbundling anche sul tipo di rete scelto da Telecom e a qual punto diventerà obbligatorio fornirlo.

“Con questa delibera l’Italia si colloca nel gruppo ristretto dei paesi che hanno già completato il quadro regolamentare funzionale allo sviluppo delle reti di nuova generazione”, commenta comunque il presidente Agcom Corrado Calabrò, secondo il quale “gli operatori alternativi avranno a disposizione la più ampia gamma di servizi all’ingrosso per le reti in fibra, e saranno quindi in grado di offrire alla clientela quei servizi innovativi che la banda ultralarga rende possibili”.

La palla adesso passa al mercato. A Telecom Italia, in particolare, che valuterà dove estendere la propria rete in fibra 100 Megabit, adesso disponibile solo in 40 mila palazzi in quattro città. Era un limite imposto da Agcom e decadrà non appena Telecom pubblicherà un’offerta all’ingrosso adeguata. Sta per cominciare insomma la stagione della banda larghissima in Italia. Salvo altri intoppi e litigiosità tra i concorrenti.

Repubblica.it > Tecnologia

Apple: iPhone 4s, migliora batteria

18 gen 2012 · News ed Eventi
Apple: iPhone 4s, migliora batteria (ANSA) – ROMA, 11 GEN – Un aggiornamento del sistema operativo dell’iPhone 4S che migliora la batteria e apre le porte anche da noi all’assistente vocale Siri: sono queste le notizie che arrivano dalla rete. Non ci sono dichiarazioni di Cupertino ma sui blog specializzati si legge che grazie al rilascio della versione beta 3 di iOS 5.1 – per ora solamente per gli sviluppatori dell’iOS Dev Center, per tutti da fine gennaio – la durata della batteria ”ha raggiunto piu’ di 6 ore di utilizzo e un giorno di stand-by”.

News di Tecnologia – ANSA.it

Audiweb: a novembre connessi in 27 mln

18 gen 2012 · News ed Eventi
Audiweb: a novembre connessi in 27 mln (ANSA) – ROMA, 10 GEN – Nel mese di novembre 2011 sono stati 27 milioni gli italiani che si sono collegati al web almeno una volta tramite pc, +9% rispetto al 2010. Cresce la presenza di donne online nel giorno medio: l’11,7% in piu’ rispetto al 2010, con il 22,4% delle donne (6 milioni) in rete almeno una volta nel giorno medio. Sono invece online nel giorno medio il 26,5% degli uomini (7,3 milioni). Degli utenti attivi il 30,7% e’ del Nord Ovest, il 30,6% del Sud e Isole, il 17,6% del Centro e il 15,1% del Nord Est.

News di Tecnologia – ANSA.it

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