Facebook, occhio ai fake: non si può disabilitare la Timeline

18 gen 2012 · News ed Eventi

Come spesso accade quando c’è una novità, gli hacker colgono il momento per diffondere virus e fake. A fine 2011 è arrivata la tanto attesa Timeline di Facebook, la nuova visualizzazione del profilo: un profilo che diventa un biglietto da visita, con una fotografia a rappresentare maggiormente la nostra persona, oltre alla solita immagine profilo. Questa novità non è piaciuta a tutti: in molti si sono subito lamentati, ma come sappiamo è una visualizzazione obbligatoria, non c’è possibilità di disabilitare la Timeline. E al momento, non esistono estensioni o applicazioni che possono eliminarla. Lo conferma anche Facebook, che consiglia a tutti gli utenti di stare molto attenti a chi vi propone una estensione per browser che possa eliminare la Timeline, perchè non ne esistono. Spesso queste estensioni sono dei fake: virus, malware e quant’altro potrebbe arrecare danni al vostro computer. Il più pericoloso è un applicativo che vi richiede i dati del login di Facebook, dunque email e password: non bisogna mai fornire via mail i dati di accesso di qualsiasi sito, perchè il raggiro è dietro l’angolo. Dunque si tratta di veri e proprio fake, che hanno colpito diversi utenti in queste settimane, mettendo a rischio i loro dati sensibili.

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Come sopravvivono le web tv italiane?

18 gen 2012 · News ed Eventi

Fondi pubblici, pubblicità, accordi con istituzioni e legami con il territorio. Ci siamo addentrati nella rete delle televisioni digitali nostrane per scoprire come e se funziona il settore

Il 2012 si apre con la presenza di quasi 600  web tv italiane. La cifra emerge dal rapporto annuale, il settimo, di Altratv.tv e fa riferimento a 590 emittenti dislocate lungo la Penisola, dato in crescita rispetto alle 533 di 12 mesi fa e rappresentato su una mappa interattiva con tutte le divisioni geografiche e di settore del caso. Si tratta, come spiega il fondatore di Altratv Giampaolo Colletti a Wired.it, di un settore capace “di dialogare con le piccole medie imprese presenti sul territorio, nonostante la crisi e economica”, che ha trovato “nuova linfa vitale nel live streaming” e si è dimostrato essere “sempre più verticale e specializzato”. Essendo la pubblica amministrazione intenta a tirare i remi in barca, gli investimenti destinati a queste realtà sono scesi dal 15% al 12%, è auspicabile “studiare modelli di business che si basino sui rapporti commerciali con le Pmi”, aggiunge Colletti. Come, del resto, fa l’80% delle web tv della ricerca. La domanda che ci siamo posti è come vivano e sopravvivano le televisioni digitali in un contesto in via di definizione come quello dell’informazione e nello specifico dell’informazione in Rete. Come affiancano, o alternano, la loro offerta a quella dei canali tradizionali? E come, se lo fanno, riescono a dare lavoro ai tanti operatori del settore rimasti a spasso? La ricerca parla di un 19% delle realtà con un team che varia dai 6 ai 10 collaboratori ed evidenzia una predilezione per l’informazione legata al territorio, 33% dei casi. Colletti individua in un numero vicino alla decina le chiusure (attestate o abbandono delle piattaforme a se stesse) annuali e il nostro breve viaggio in questo universo in non sempre facile crescita è partito proprio da una realtà costretta a far calare il sipario.

Nata a Bologna quattro anni fa, Crossig Tv ha chiuso i battenti lo scorso dicembre per mancanza di fondi, per esempio. E’ la genitrice del progetto Silvia Storelli a raccontare a Wired.it che il progetto era nato con “intenti educativi e sociali”, non a fini commerciali dunque, e aveva beneficiato di un finanziamento del comune di Bologna di 19.900 euro, destinato alle proposte pensate per la seconda generazione di immigrati. Venendo a mancare il supporto economico istituzionale, Silvia ha dovuto rinunciare a qualcosa che stava diventando un vero e proprio lavoro, ma non lo era in termini di entrate, e aveva ottenuto il premio di Altratv per la migliore web tv di denuncia del 2011. “Abbiamo provato a studiare modelli di business per sostenerci, ma visto l’intento iniziale non era fattibile: il discorso era etico e poteva vivere solo con un finanziamento pubblico”, spiega. E si spinge oltre ipotizzando: “Forse abbiamo dato fastidio a qualcuno con le nostre inchieste (concernenti razzismo, integrazione e servizi sociali, ndr) e anche in questo caso l’obiettivo è stato pienamente raggiunto”.

wired – Wired.it

XO-3, 100 dollari di tablet

18 gen 2012 · News ed Eventi

Il laptop economico di Nicholas Negroponte si trasforma in un gadget con schermo touch e, dalla vetrina del CES, si prepara ad approdare nei paesi in via di sviluppo. Ma la concorrenza è ampia e agguerrita

Roma – Nato come incubatore di laptop economici per favorire la diffusione della società dell’informazione nei paesi emergenti e in via di sviluppo, il progetto OLPC di Nicholas Negroponte si è ora incarnato in un tablet con schermo touch mostrato per la prima volta al CES di Las Vegas di questa settimana.

XO-3 è un tablet a basso costo pensato per l’utilizzo in ambienti non particolarmente accoglienti per i gadget hi-tech, dotato di imbottitura e alimentato a energia solare – o in alternativa caricato con manovella. Lo schermo può essere standard o un LCD sviluppato da Pixel Qi per favorire la leggibilità alla luce del Sole.

La dotazione di XO-3 comprende inoltre un chip SoC ARM ARMADA PXA618 da 1 GHz realizzato da Marvell Semiconductor, connettività WiFi (chip SoC Avastar), 512 Megabyte di memoria RAM, schermo da 8 pollici con risoluzione 1024×768 e supporto per sistema operativo Linux o Android. Il costo? 100 dollari statunitensi.

Rispetto al laptop XO 1,75, dicono da OLPC, il tablet XO-3 usa una quantità significativamente inferiore di energia, “un problema fondamentale” per gli studenti presenti nei paesi in via di sviluppo. Il nuovo gadget touch è “il naturale successore dei nostri laptop attuali”, dice il CTO di OLPC Edward McNierney, con la speranza naturalmente che il dispositivo superi i numeri sin qui raccolti dal progetto, più di 2,4 milioni di unità consegnate in 42 paesi e 25 lingue diverse.

Per quanto riguarda la connettività e il networking, infine, Marvell Semuconductor arricchisce la dotazione di XO-3 con un prodotto accessorio chiamato Smile Plug – un kit di sviluppo WiFi con cui le classi scolastiche potranno creare “micro cloud” su server in grado di supportare 60 diversi dispositivi connessi (laptop, smartphone e tablet).

Riuscirà XO-3 a superare in popolarità il laptop OLPC in un mercato recente ma già particolarmente inflazionato come quello dei tablet e dei gadget touch? La concorrenza è agguerrita, anzi spietata e comprende anche Aakash, il tablet indiano meno costoso al mondo. In quest’ultimo caso si parla già di 1,4 milioni di prenotazioni per un prodotto che dovrebbe costare meno di 50 dollari.

Alfonso Maruccia

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Punto Informatico

Chrome 17, il browser con la palla di vetro

17 gen 2012 · News ed Eventi

Disponibile per il download la beta del nuovo software Google, che carica in anticipo le pagine web più visitate dall’utente e aiuta a scovare i malware

Roma – Dopo aver introdotto la multi-utenza, Google compie un altro mezzo passo in avanti rilasciando una nuova versione anteprima del suo browser. I tecnici di Mountain View aumentano la sicurezza del software con nuovi filtri anti-malware e tornano a spingere sull’acceleratore con sistemi speciali che velocizzano il caricamento delle pagine web.Chrome è ovviamente legato a doppio filo col motore di ricerca Google e sta portando avanti da tempo funzioni sperimentali basate sul “turbo-load”, che possono ad esempio pre-caricare automaticamente la pagina web del primo risultato apparso in una ricerca.

La beta di Chrome 17 arriva a prevedere il futuro e si avvantaggia iniziando il rendering di un sito mentre l’utente sta ancora digitando il suo indirizzo. La funzione Instant Pages tipica della ricerca Google è stata ora ampliata al campo dell’URL. Questa riduzione dei tempi di caricamento funziona, ovviamente, solo con le pagine più visitate.

L’altra novità introdotta dalla beta riguarda invece la sicurezza. Chrome 17 può prevenire attacchi malware analizzando con sospetto i classici file eseguibili (exe, msi) e anche lo spazio che li ospita. Un messaggio metterà in guardia l’utente rispetto alla autenticità del programma che si accinge a scaricare.

Roberto Pulito

Punto Informatico

Ecco il pc low cost da 25 dollari grande come una carta di credito

17 gen 2012 · News ed Eventi

La sfida del Raspberry Pi. “Riaccenderà la passione nei giovani”. Dopo il mirtillo e la mela, ora arriva il lampone. Un simbolo dedicato ai ragazzi, addirittura ai  bambini

di RICCARDO LUNA

ERA il sogno di Nicholas Negroponte: un computer low cost per tutti i bambini del mondo. Il progetto doveva chiamarsi Education For Peace, perché l’idea era che una maggiore istruzione avrebbe diffuso una cultura di pace nei paesi in via di sviluppo; ma poi si decise di comunicare subito l’obiettivo immediato e così il nome divenne Olpc.

Olpc, un acronimo che sta per “un laptop per ogni bambino”. Il laptop, bellissimo, un vero oggetto di design già esposto in qualche museo di arte moderna, si chiama Xo: in cinque anni ne sono stati distribuiti due milioni, con l’Uruguay in cima alla classifica: non sono pochi, ma nemmeno tanti purtroppo. Olpc fa oggettivamente fatica a imporsi anche perché il computer costa il doppio dei cento dollari previsti all’inizio.

Ora il sogno del celebre fondatore del MediaLab del Mit sta per essere realizzato, anzi sbaragliato, almeno dal punto di vista del prezzo: è infatti in arrivo un personal computer da 25 dollari. Costerà insomma meno di un videogioco e sarà grande come una carta di credito.

Questo oggetto incredibile si chiama Raspberry Pi e già nel nome gioca con le proprie ambizioni di cambiare il mondo in cui viviamo: il messaggio è che dopo il mirtillo del BlackBerry e la mela di Apple, è forse il momento di assaggiare un altro frutto, il lampone (“Pi” sta invece per “pi greco”, ed è un omaggio al linguaggio di programmazione scelto, il Phyton). La firma è di una superstar dei videogiochi, l’inglese

David Braben. Braben ha appena compiuto 48 anni: quando ne aveva venti e frequentava l’università di Cambridge realizzò, assieme al compagno di studi Ian Bell, un avveniristico videogame di guerre spaziali che è stato una pietra miliare del settore. Ai tempi almeno in 600 mila acquistarono una copia di Elite. Da allora Braben ha ottenuto un successo dopo l’altro (l’ultimo: Disneyland Adventures); fino all’anno scorso quando ha deciso di mollare lo sviluppo dell’attesissimo The Outsider, per aggregarsi ad un team dell’università di Cambridge ed investire tutto se stesso sulla creazione di un computer low cost che facesse di nuovo innamorare i ragazzi per l’informatica.

“Vorremmo che ai giovani tornasse l’entusiasmo, che avevamo noi negli anni ’80, sulle infinite possibilità di creare cose nuove con la tecnologia”, spiega Braben per il quale i nativi digitali rischiano di essere meno bravi a utilizzare i computer di quanto fossero i loro coetanei di trenta anni fa. “Oggi impiegano la loro creatività per primeggiare in videogiochi come Little Big Planet o Roller Coaster Tycoon, ma non c’è molto altro che sappiano fare con un pc. Sono come persone che sanno leggere ma non sanno scrivere”, sostiene Braben. Per essere più chiari ancora: ormai tutti sanno tenere un blog o aggiornare Facebook, ma pochissimi sanno anche programmare; non conoscono il linguaggio informatico. E questo perché “è molto difficile che gli venga voglia di programmare con i moderni pc”: sono oggetti troppo belli e sono troppo… facili. Inoltre le lezioni obbligatorie di informatica previste nelle scuole inglesi sarebbero “così noiose” che il numero degli iscritti ai corsi di laurea in computer science si è rapidamente dimezzato.  “Inaccettabile. Vogliamo provare a cambiare questa tendenza” dice Braben eccitatissimo perché il suo micro-computer è finalmente pronto al debutto.

Come sarà? Per ora circolano sono delle foto ed è chiaro che rispetto al modello di Olpc, ma anche a qualunque altro computer visto finora, siamo su un altro pianeta. Non è un oggetto per tutti. Il Raspberry Pi non ha tastiera, non ha mouse e non ha monitor: ma si possono collegare, naturalmente. Ha le dimensioni di una carta di credito (o di una chiavetta usb), usa il sistema operativo di Linux, e collegandolo alla tv di casa come schermo fa tutto quello che deve fare un personal computer (calcolo, scrittura, videogiochi e film in alta definizione). Comprando la versione da 35 dollari, si ha il doppio di memoria più una porta per navigare su Internet. Dettaglio importante: sarà venduto in una custodia trasparente per stimolare la curiosità a capire “come funziona” e magari, modificarlo. Piccoli hacker crescono, si spera: “Farà tornare ai ragazzi la voglia di inventare cose nuove con un pc” scommette Braben.

In rete l’attesa sta diventando messianica. Quando qualche giorno fa i primi dieci esemplari sono stati messi all’asta su eBay per finanziare la Fondazione che sta dietro il progetto e le quotazioni sono schizzate fino a oltre 2500 dollari: cento volte il prezzo a cui sarà messo in vendita un Raspberry Pi fra meno di un mese. Intanto alcuni dei promotori da domani saranno al CES di Las Vegas, la più importante e scintillante fiera dedicata ai gadget tecnologici. In mezzo a tanti prodotti costosissimi, sarà interessante vedere l’effetto che farà il lancio di un microcomputer da 25 dollari. Se avrà successo, cambierà davvero tutto.

Repubblica.it > Tecnologia

Virus su Facebook: Ramnit infetta oltre 45mila profili

17 gen 2012 · News ed Eventi

Pubblicato da Il Conte il 8 – gennaio – 2012

Facebook cresce e con lui si moltiplicano i virus che con facilità vanno a infettare i profili degli utenti.

L’allarme arriva dall’azienda di sicurezza informatica Securalert che mette in guardia gli utenti di Facebook dal virus identificato come Ramnit che già nel 2011 aveva fatto migliaia di “vittime”.

Quali sono le conseguenze di Ramnit e sopratutto come riconoscerlo ed evitarlo.

Lo scopo di Ramnit è quello di circolare nelle reti dei social network e rubare i dati personali degli utenti.

Scoprendo una password i malintenzionati possono accedere a varie e-mail e servizi a cui l’utente è iscritto, e potenzialmente potrebbero essere in grado di scoprire i dati dei conti correnti bancari e delle carte di credito.

Un virus che intacca dunque la privacy dell’utente in modo molto pericoloso.

Il principio di diffusione di Ramnit è simile a quello di quasi tutti i virus di Facebook e a partire dalla Francia e dall’Inghilterra si prepara a sbarcare anche in Italia.

Ramnit si presenta come un link da cliccare che normalmente sembra piuttosto interessante come una foto o un video, oltre a questo è spesso accompagnato da una frase tipo “guarda questa foto” o “guarda questo video“.

Una volta che una persona clicca sul link questo si diffonde a tutti i suoi contatti che a loro volta potrebbero diffonderlo creando un circolo vizioso che diffonde il virus coinvolgendo potenzialmente milioni di utenti.

Per evitare di essere infettati è sufficiente non cliccare su link sospetti anche se questi provengono da amici poi, dato che per scoprire le informazioni personali il virus ruba i cookies del browser è utile cancellarli.

Business and Tech

2011, è Chrome il browser con la maggior crescita

17 gen 2012 · News ed Eventi

Il 2011 è stato senza dubbio l’anno di Google Chrome: il browser di casa Mountain View ha mostrato i miglioramenti maggiori, con una grande velocità di esecuzione e grande versatilità, grazie all’interazione con le tantissime applicazioni inserite nel Chrome Web Store. Ma probabilmente neanche i più ottimisti potevano pensare ad un andamento simile per il 2011 di Chrome: infatti il browser Gogole è passato dal 15% al 27% del mercato, in soli dodici mesi. Una prestazione che ha permesso di scalzare Firefox: infatti il browser Mozilla non ha avuto un grandissimo 2011, perdendo in un colpo il secondo posto di browser più utilizzato, a danno di Google Chrome, ed ha perso notevole share, terminando il 2011 con una quota di mercato pari al 25%. Non è immune all’effetto Chrome neanche Internet Explorer: da sempre il browser più utilizzato, è stato comunque un anno di sofferenza per IE. Infatti il browser Microsoft ha mostrato tutti i suoi limiti nella “battaglia” con Chrome, tanto da perdere ben l’8% della quota di mercato, terminando il proprio 2011 a quota 38%. Il margine su Chrome è ancora ampio, circa l’11%, ma è pur vero che un 2012 ad alti livelli, permetterebbe a Chrome di avvicinarsi notevolmente ad Internet Explorer e staccare forse definitivamente Mozilla Firefox. Molto più indietro, con una quota di mercato molto bassa, troviamo Opera e Safari, entrambi inferiori al 10%.

Pietro Gugliotta

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Google Chrome si aggiorna: primo browser predittivo

16 gen 2012 · News ed Eventi

Pubblicato da Il Conte il 8 – gennaio – 2012

Nelle scorse ore è stata rilasciata una versione (BETA) di Google Chrome che non solo velocizza e ottimizza alcune funzioni, ma sarà in grado di predire le scelte dell’utente. Come?

Semplicemente con la trasposizione di quello che già utiliziamo correntemente sul motore di ricerca con la funziona”google instant“, che di fatto inizia a caricare i risultati di una ricerca metre ancora digitiamo le keyword.

Google Chrome si sta attrezzando per fare lo stesso, iniziare a caricare la pagina mentre stiamo ancora digitando l’url.

In effetti su Chrome già esiste una fuonzionalità denominata “Instant Pages” (un sistema di pre-caricamento dei siti web), con la nuova versione beta la funzionalità cambia nome e si chiama Omnibox, una combinazione tra la barra di ricerca e quella degli indirizzi

Omnibox è il vero centro delle “capacità veggenti” di Google Chrome, è associato a una feature di pre-rendering per i siti visitati più frequentemente, così il caricamento delle pagine Web più pesanti è più rapido.

Qualsiasi sito visitato almeno una volta, e disponibile per l’auto-completamento sulla barra degli indirizzi, verrà pre-caricato durante la digitazione per un’esperienza Internet decisamente più veloce.

Anche a livello di sicurezza Chrome ha fatto passi avanti, introducendo novità interessanti, il browser è in grado di analizzare i file con estensione exe/msi e, qualora vi siano sospetti si tratti di un pacchetto dannoso, l’utente verrà avvisato prima dell’installazione.

Business and Tech

Twitter, un ottimo 2011: ricavi in crescita del 2120%

16 gen 2012 · News ed Eventi

Siamo tutti d’accordo nell’incoronare Facebook come il social network del 2011: maggior numero di utenti e di pagine visitate, sono dati ben precisi elaborati da più aziende, dunque assolutamente inconfutabili. Il secondo social network del 2011, per distacco, è Twitter: una piacevole conferma. E’ in continua crescita: come abbiamo già detto nei giorni scorsi, il vero e proprio boom di Twitter è da attribuire ai tantissimi contatti Vip che si scambiano tweet e re-tweet durante le giornate. Un boom che ha contribuito a far finire Twitter nei telegiornali e sui giornali, con notizie, dichiarazioni, prima lette su Twitter e poi smentite. E’ un nuovo modo di fare informazione, di conoscere ciò che succede. Ma il 2011 ha visto un dato molto positivo per Twitter, che ha visto crescere in maniera assolutamente incredibile i propri guadagni: secondo la ricerca pubblicasta da eMarketer, Twitter ha guadagnato qualcosa come 139,5 milioni di dollari. Un guadagno eccezionale, che – rispetto al 2010 – è in crescita del 2120%, un risultato assolutamente incredibile. L’aumento di utenti ha contribuito a questo enorme guadagno, ma in termini tecnici è chiaro che molta importanza va data alla nuova tipologia di inserzioni che il social network ha inserito. Le “pagine per marchi”, un po’ come le pagine di Facebook, hanno riscosso grande successo fra i fans. E’ difficile immaginare come sarà il 2012 di Twitter: gli analisti sostengono che il numero di utenti potrebbe aumentare ancora, restando comunque ampiamente inferiore a quello di Facebook, che al contrario potrebbe avere una leggera contrazione.

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Commodore 64: lo storico computer compie 30 anni, foto e video

16 gen 2012 · News ed Eventi

Ha soltanto 30 anni e, nonostante la tecnologia da allora abbia fatto dei “passi da gigante”, risulta essere uno dei dispositivi più venduti e apprezzati della storia.
Stiamo parlando del Commodore 64, mitico computer che proprio all’inizio di quest’anno “spegne” le sue prime 30 candeline.
Era infatti l’ormai lontano gennaio del 1982 quando a Las Vegas, durante il CES (Consumer Electronics Show), veniva presentato per la prima volta quello che sarebbe stato il computer “simbolo” degli anni Ottanta e non solo.
Il mitico dispositivo a 8 bit, conosciuto anche con il nome abbreviato di “C64”, era infatti dotato di una memoria RAM da 64 KB (come specificato nello stesso nome dato al computer), un processore MOS Technology 6510 da 1 MHz, e una grafica a 16 colori.

Il Commodore 64 è quindi rimasto ai vertici delle preferenze degli utenti di tutto il mondo per circa un decennio, prima di essere “soppiantato” dall’avanzare delle nuove console per i videogiochi (a 16 bit), o dagli altri computer sviluppati nel corso degli anni.
Nonostante ciò, C64 resta ancora oggi un nome “indelebile” non soltanto nella “memoria” dei collezionisti, ma anche in quella degli esperti del settore.
Secondo le stime circolate al riguardo, il Commodore 64, nel corso della sua “brillante” carriera ha conquistato un vero e proprio “record” di vendite: i computer in questione acquistati dai cittadini del mondo, si aggirerebbero infatti su oltre 17 milioni di unità.
Per visualizzare alcune immagini dello storico computer, si rimanda alla Galleria Fotografica del presente articolo.
Qui di seguito è invece possibile guardare un lungo video, tratto da Youtube, sulle caratteristiche e sulle potenzialità del Commodore 64:

Le immagini dello storico computer presentato per la prima volta a Las Vegas nel gennaio del 1982.

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