Italia, Google pensa ai giovani

11 gen 2011 · News ed Eventi

Collaborazione con la polizia postale e con il Ministero della gioventù per educare alla navigazione responsabile. Inaugurando, inoltre, un nuovo Centro di sicurezza

Roma – Mentre gli psicologi ammoniscono i genitori a non lasciare i più piccoli navigare da soli in Rete, fatta di sconosciuti potenzialmente pericolosi, e i mass media non perdono occasione per collegare le vicende di cronaca nera ad ambigue frasi su Facebook e inquietanti racconti da blog, le istituzioni italiane pensano di poter porre un freno a tutti questi pericoli rivolgendosi proprio a Mountain View: il Ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, e la Polizia Postale hanno iniziato a collaborare con Google per una serie di iniziative.Mountain View ha dato il via a due tipi di intervento: da un lato ha presentato il suo nuovo sistema di parental control, dall’altro rilanciato una serie di iniziative per un uso responsabilizzato della Rete in collaborazione con le scuole italiane, la Polizia Postale e il Ministero della Gioventù.

Per quanto riguarda il primo aspetto, Google ha inaugurato il nuovo Centro per la sicurezza online della famiglia in collaborazione con Save the Children, Telefono Azzurro e Terre des Hommes. Tramite questo BigG mette a disposizione dei genitori vari strumenti per selezionare i contenuti che i loro bambini possono visualizzare online e propone consigli e informazioni su come migliorare la sicurezza online dei propri pargoli. Tra i temi trattati, il cyberbullismo, i contenuti violenti e/o a sfondo sessuale, l’adescamento online e la privacy: tra l’altro, mette a disposizione un decalogo di consigli generali rivolti direttamente agli insegnanti e ai giovani utenti della Rete, suggerimenti sui comportamenti da tenere nel caso in cui si sia vittime di episodi di cyberbullismo e una serie di link diretti per la segnalazione di episodi di abusi e usi scorretti dei prodotti online di Google, una sezione con i video-consigli forniti dai genitori che lavorano in Google e l’invito aperto a tutti i genitori a condividere consigli pratici da applicare nella vita di tutti i giorni.
Il Centro si unisce agli strumenti inaugurati da tempo, come quelli per YouTube.

Complementare alle risorse messe a disposizione dal Centro di sicurezza, l’iniziativa “Non perdere la bussola”: promossa da YouTube in collaborazione con la Polizia Postale e delle Comunicazioni e il Ministro della Gioventù, consiste in corsi di formazione sull’uso sicuro e responsabile della rete organizzati nelle scuole medie e superiori italiane, sia per gli studenti che per insegnanti e genitori.

L’obiettivo dell’iniziativa, arrivata al secondo anno, è quello di insegnare ai ragazzi che navigano in Rete e frequentano YouTube e social network come sfruttare le potenzialità comunicative del web e delle community online senza correre rischi. Da quest’anno, agli incontri riservati ai ragazzi, che si svolgono durante l’orario scolastico, si aggiunge la possibilità per le scuole di ospitare anche incontri dedicati a genitori e professori, in modo che possano adeguarsi alle competenze dei più giovani e svolgere il loro ruolo educativo con maggiore consapevolezza anche per quanto riguarda le attività online dei ragazzi. L’anno scorso gli esperti della Polizia delle Comunicazioni hanno incontrato 180mila studenti di oltre 450 scuole di tutta Italia.
I workshop formativi organizzati quest’anno per “Non perdere la bussola” verteranno sui temi: tutela della privacy, netiquette e norme delle community, contenuti generati dagli utenti e come flaggare quelli inappropriati (con riferimento implicito al caso Vivodown), cyberbullismo e – anche – tutela del copyright.

Claudio Tamburrino

Punto Informatico

Wikileaks: Assange, piu’ file online

11 gen 2011 · News ed Eventi
Wikileaks: Assange, piu' file online (ANSA) – LONDRA, 11 GEN – Julian Assange ha detto che il suo sito anti-segreti ”accelerera’ nei prossimi giorni la pubblicazione di materiali relativi al Cablegate e a altre vicende”. La pubblicazione degli oltre 250.000 dispacci dalle sedi diplomatiche Usa nel mondo ha subito nelle ultime settimane una battuta di arresto. I media partner di Wikileaks, New York Times, Le Monde, Der Spiegel e Guardian non hanno di fatto pubblicato nuovi cable dall’inizio dell’anno. Il sito ufficiale poi e’ fermo a 2017 file.

News di Tecnologia – ANSA.it

Buon compleanno iTunes I 10 anni di una rivoluzione

10 gen 2011 · News ed Eventi

Il 9 gennaio 2001 veniva lanciato il software che, con l’iPod, ha cambiato per sempre il mondo della musica. Da allora i clienti hanno scaricato oltre 10 miliardi di brani, e nel negozio Apple sono disponibili anche film, serie tv e “apps” di CLAUDIO GERINO

E’ DIVENTATO sinonimo della musica digitale e oggi, a distanza di dieci anni dalla nascita, oltre alla musica, ai film ai video e ai videogiochi, è diventato anche sinonimo delle tante “apps”, le applicazioni che utilizziamo giornalmente sul nostro smartphone. Parliamo di iTunes, il software per gestire il “negozio elettronico” di Apple di cui il 9 gennaio ricorre il decimo anniversario. E se milioni di persone escono di casa con le canzoni più amate in tasca e se l’industria discografica ha trovato nuova linfa dopo esser stata messa in crisi dal “peer to peer” illegale su Internet, il merito è in buona parte di Apple e della rivoluzione digitale che lanciò dieci anni fa, prima con iTunes, il 9 gennaio 2001, e poi con l’iPod, nell’ottobre successivo.

Oggi il software Apple per la gestione e l’acquisto dei brani musicali digitali, che ha per slogan “Tutto quanto fa spettacolo”, è arrivato alla versione 10 ed è, oltre che multipiattaforma, accessibile online anche dai cellulari. Dieci anni fa le potenzialità di iTunes erano però meno evidenti, anche se sin dall’inizio fu chiaro l’entusiasmo degli utenti per questo nuovo software.

La strategia della casa di Cupertino divenne più evidente con l’arrivo, il 21 ottobre 2001, dell’iPod: un lettore Mp3 in grado di contenere mille canzoni trasferibili dal Mac proprio con iTunes. Col tempo le canzoni sono diventate sempre di più e oggi il “Classic” può contenerne fino a 40mila, grazie

ad un hard disk da 160 gigabyte. Ma l’iPod è diventato anche “touch” (e nano), grazie allo schermo tattile e, proprio come iTunes, è in grado di archiviare e riprodurre migliaia di brani, immagini e video. Grazie al wi-fi può inoltre navigare in rete, gestire la posta elettronica e soprattutto far girare applicazioni e videogiochi dalla grafica avanzata. Il successo dell’iPod è sancito dalle cifre: dal debutto ad oggi Apple ha venduto circa 280 milioni di dispositivi nel mondo.

Il terzo ingrediente della “rivoluzione digitale dell’entertainment” targata Apple è arrivato due anni dopo, nel maggio del 2003. L’iTunes Music Store, accessibile da iTunes, è un negozio online su cui comprare singole canzoni a 99 centesimi. L’idea si rivela subito vincente: in poco più di quattro mesi i brani venduti negli Usa raggiungono i 10 milioni e le case discografiche iniziano a dar credito alla piattaforma, in un momento in cui lo scambio illegale di musica su internet sta intaccando notevolmente le vendite tradizionali.

Il catalogo, che all’esordio contava 200 mila canzoni, arriva al milione nel giro di un anno e il negozio esce dai confini americani. Ad oggi i brani disponibili sono oltre 14 milioni, mentre i download hanno superato i 10 miliardi nel febbraio scorso, rendendo l’iTunes Music Store primo al mondo nella vendita di musica online. Negli Stati Uniti è anche il primo vendor assoluto di musica dal 2008, anno in cui il negozio virtuale ha superato i negozi fisici della catena Wall Mart.

Steve Jobs intuisce che la formula può essere applicata anche all’audiovisivo. Il negozio perde la parola “Music” nel nome e inizia a vendere videoclip, telefilm di culto come “Friends” e “Desperate Housewives”, poi giochi e film, di cui fruire in mobilità con l’iPod e, successivamente, anche con l’iPhone e l’ultimo nato, l’iPad. Al momento il catalogo dell’iTunes Store conta 65mila episodi tv e oltre 10mila film in vendita o noleggio, da guardare anche sul televisore grazie alla Apple Tv, da poco arrivata anche in Italia. E il legame tra musica e film diventa sempre più evidente, tanto che oggi, al primo posto della classifica dei brani più acquistati sull’iTunes Music Store è la colonna sonora del film di animazione Disney “Tron Legacy”, brani interpretati dai Daft Punk. La colonna sonora è stata messa in vendita lo scorso 10 dicembre, mentre la pellicola è appena arrivata sugli schermi italiani.

Con l’aggiornamento di iTunes del luglio 2008, la Mela dà il via a un nuovo business: lancia il fiorente mercato delle applicazioni per cellulari e obbliga i costruttori di smartphone alla rincorsa, tanto che il termine “App” diventa sinonimo, appunto, delle potenzialità dei programmi disponibili su Internet per i telefonini. Sull’App Store si possono scaricare oggi 300mila applicazioni per iPhone, iPad e iPod Touch rispetto alle appena 500 iniziali. I download hanno raggiunto quota 10 milioni nei primi quattro giorni e lo scorso ottobre hanno superato il traguardo dei 7 miliardi. Tra le app ci sono software per il lavoro e lo svago, utility, videogame.

Ma non solo. L’ultima scommessa di Apple è infatti l’editoria, con gli audiolibri (curiosità, il più gettonato è “L’arte di ottenere ragione”, di Arthur Schopenauer – Good Mood Edizioni), i 5 milioni di e-book scaricati dal nuovo negozio iBookStore e un numero crescente di quotidiani e riviste che pubblicano applicazioni per lasciarsi sfogliare su iPhone e iPad, tra cui, anche “Repubblica” e “L’espresso”.

Repubblica.it > Tecnologia

Mitsubishi: 155 pollici per un super televisore OLED

10 gen 2011 · News ed Eventi

Oggi è l’ultimo giorno del CES 2011 di Las Vegas durante il quale anche Mitsubishi ha presentato interessanti prodotti, tra cui un enorme televisore.

Questo televisore ha infatti una diagonale di ben 155 pollici, con un display con tecnologia OLED. A dire il vero non si tratta di un pannello unico, ma di una serie di pannelli OLED affiancati, fino a formare un unico schermo. Chi ha potuto osservarlo da vicino afferma che le linee di giunzione sono abbastanza evidenti, anche se basta allontanarsi perchè queste risultino invisibili.

Del resto uno schermo di tali dimensioni va posizionato ben distante dal punto in cui lo si vuole visualizzare, per avere sempre una visuale ottimale e definita dell’immagine. Per quanto riguarda l’angolo di visualizzazione i risultati sono ottimi, tutto merito della premiata tecnologia OLED.

Non si conoscono al momento altre info sulle caratteristiche tecniche di questo mega televisore, che comunque potrebbe restare soltanto un prototipo.

PianetaTech.it

Wikipedia compie dieci anni

9 gen 2011 · News ed Eventi
Wikipedia compie dieci anni (ANSA) – ROMA, 8 GEN – Centinaia di eventi in tutto il mondo sono in programma per celebrare dieci anni di Wikipedia, la piu’ grande enciclopedia libera su internet. Dal 15 gennaio 2001, Wikipedia ha aperto edizioni in 280 lingue, e con 60 milioni di accessi al giorno e’ uno dei primi dieci siti al mondo. Il 2011 si e’ aperto con la raccolta di 16 milioni di dollari di donazioni per restare gratuita e senza pubblicita’; per il fondatore Jimmy Wales, e’ stata la piu’ grande dimostrazione dello spirito di Wikipedia.

News di Tecnologia – ANSA.it

Alla scoperta del corpo umano con Google Body Browser

9 gen 2011 · News ed Eventi

Google presenta sempre delle interessantissime novità. Quella che vi mostriamo oggi unisce curiosità e conoscenza: Google ci porta alla scoperta del corpo umano.

Stiamo parlando di Google Body Browser, un vero e proprio browser del corpo umano: potremo cercare una parte del corpo, selezionarla dal corpo presente, per ruotarla, rimpicciolirla o ingrandirla e dunque esplorarla al 100%. E’ un vero e proprio avatar umano in 3D quello che apparirà alla nostra vista, a sinistra abbiamo una barra laterale con numerosi strumenti, che ci permetteranno di gestire posizione e visibilità dell’avatar, potremmo definirli veri e propri strumenti di navigazione. E in alto a destra è disponibile una casella di ricerca: scrivendo il nomedi un organo o di una parte in generale che vogliamo cercare, potremo visualizzarla. Qui è anche presente l’aiuto alla ricerca, ossia una sorta di Google Instant delle parti umane, che con un menu a tendina ci suggerirà dei risultati con l’inserimento delle lettere.

Per poter provare Google Body Browser, potete andare proprio sul sito ufficiale del prodotto Google, cliccando su questo link. Il sito però richiede un browser di nuovissima generazione, dato che l’applicazione è realizzata con il linguaggio WEB GI, dunque vi servirà Chrome 9 Beta, FireFox 4 BETA o Internet Explorer 9.

WeGeek.net

Caro utente, quanto vali? Il “listino” degli account

9 gen 2011 · News ed Eventi

La ricchezza dei social network è nel numero degli iscritti. Facebook, con una community di 500 milioni di persone, viene valutato 50 miliardi: 100 dollari per utente. Ecco le “quotazioni” di chi usa i siti più popolari del web di MAURO MUNAFO’

APRIRE un account su un social network o servizio di microblogging è questione di secondi: pochi clic, la scelta di un nome e di una password e il gioco è fatto. Operazioni rapide che non prevedono alcun costo per l’utente, ma che generano valore per quelle società che offrono il servizio e che sempre più accompagnano i navigatori online fornendogli motivi di svago, offrendogli occasioni lavorative e somministrandogli pubblicità mirata. L’esplosione dei siti di social networking ha investito l’Italia come il resto del mondo: lo dimostrano i 17 milioni di iscritti a Facebook nel nostro paese e gli ultimi dati Istat, secondo cui il 45% degli italiani utilizza questo genere di spazi online.

Il recente investimento della banca americana Goldman Sachs su Facebook, società privata valutata 50 miliardi dollari, permette di capire senza ombra di dubbio quanto i dati condivisi dagli utenti sul web possano essere preziosi per il mercato, in particolare per quello pubblicitario. Ma se il numero di utenti è alla fine l’asset principale di società come Facebook, Twitter, LinkedIn ecc., forse è possibile anche scoprire quanto vale ogni singola persona per questi siti.


Dividendo il valore delle società per il numero di utenti, abbiamo stilato il listino prezzi non ufficiale di sette tra i più importanti social network nel mondo. Trattandosi di società non quotate in borsa, le valutazioni si riferiscono al valore

al momento delle acquisizioni (come nel caso di Bebo e MySpace) o in caso di nuova serie di investimenti, tipici per tutte le startup della Silicon Valley (come Twitter o FourSquare).

Quanto è caro Facebook. I profili che valgono di più, neppure a dirlo, sono quelli di Facebook. Il re dei social network è stato appena valutato 50 miliardi di dollari in seguito a un investimento di Goldman Sachs e Dst e conta circa 500 milioni di utenti attivi: ogni profilo “vale” quindi 100 dollari, più o meno 75 euro. Lo sbarco in borsa di Facebook potrebbe essere uno degli appuntamenti finanziari più importanti del 2011 e la valutazione di 100 dollari a utente è di gran lunga la più generosa sul mercato, anche se in passato la stessa Facebook aveva goduto di un valore per utente anche maggiore.


A ottobre del 2007 il colosso Microsoft investì nel social network valutandolo, con sorpresa di molti, 15 miliardi di dollari. Ai tempi Facebook aveva “solo” 50 milioni di utenti e quindi ogni account venne prezzato 300 dollari (227 euro) esattamente il triplo rispetto a oggi. L’investimento del 2007, occorre ricordarlo, includeva una partnership esclusiva per la pubblicità sul sito fino al 2011 e quindi nella valutazione ha influito non poco questo aspetto. Non c’è quindi da stupirsi se nel maggio 2009 la società venne valutata 10 miliardi di dollari anche se nel frattempo gli utenti erano diventati 200 milioni (50 dollari o 38 euro l’uno) e nel giugno 2010 il valore di ogni utente era salito a soli 57 dollari.

Le sorprese degli avversari. Lasciando da parte l’eccezione Facebook, le quotazioni per ogni utente negli altri social network si avvicinano molto tra loro. La seconda posizione la conquista LinkedIn, il social network del mondo del lavoro, che “valuta” ogni utente 43 dollari o 32 euro. La quotazione fa riferimento a ottobre 2008, quando la società aveva 23 milioni di iscritti (oggi sono 85 milioni) e venne valutata un miliardo di dollari. In favore di LinkedIn viene in questo caso un modello di business non legato solo alla pubblicità, che prevede la possibilità per gli utenti di “potenziare” il proprio profilo pagando un abbonamento o per le aziende di accedere ai profili altrui pagando una quota.

Un po’ a sorpresa, visto il successo che riscuote oltreoceano, gli utenti di Twitter valgono solo 21 dollari l’uno (16 euro). Il sito dell’uccellino blu ha raccolto una nuova serie di finanziamenti a dicembre con una valutazione di 4 miliardi di dollari e ha circa 190 milioni di utenti. Molto meglio di Twitter fa il giovane FourSquare, il social network georeferenziato di moda negli States, valutato 100 milioni di dollari lo scorso agosto, quando aveva circa 3 milioni di iscritti (oggi sono 5). I conti sono presto fatti: ogni utente vale 33 dollari o 25 euro.

Il social network Badoo, molto diffuso tra i giovanissimi in Italia, venne valutato 300 milioni nel 2008, quando aveva circa 13 milioni di utenti (oggi sono 94 milioni). Ogni account costava quindi 23 dollari o 17 euro, anche alla luce di un sistema di upgrade a pagamento (chiamato “superpoteri”) simile a quanto visto su LinkedIn.

Le glorie del passato. Per capire meglio l’eccezionalità delle quotazioni per utente su Facebook, può essere utile guardare a due servizi di successo qualche anno fa e che oggi si sono dovuti arrendere allo strapotere del sito di Zuckerberg. Il grande rivale MySpace al momento dell’acquisizione da parte della NewsCorp di Ruperth Murdoch aveva 27 milioni di utenti e costò al magnate australiano 580 milioni di dollari. Il proprietario del Wall Street Journal ha pagato ogni utente 21 dollari (16 euro). Un altro sito ormai caduto in disgrazia è Bebo, social network molto utilizzato in Gran Bretagna e pagato da Aol 850 milioni di dollari nel 2006, salvo poi essere ceduto per meno di 10 milioni l’anno scorso. Nel marzo 2006 Bebo contava 44 milioni di utenti, per un valore singolo di soli 19 dollari (14 euro).

Perché tante differenze. Il listino prezzi da noi realizzato dimostra quanto valore possa avere un utente sui social network, ma anche che il suo prezzo è soggetto a oscillazioni di ogni tipo, temporali e non solo. Le ragioni per cui uno user di Facebook “vale” più di quattro volte uno su Twitter sono tante. Innanzitutto il numero di utenti attivi di un determinato social network, che è molto diverso dal numero degli iscritti: il sito di Zuckerberg comunica solo il numero di persone che si connette con una certa regolarità, mentre altri servizi si limitano a diffondere solo gli account attivati, anche se magari non sono mai stati usati.

Altri elementi di questa equazione sono il tipo di utenti a cui ci si rivolge e loro potenzialità di spesa (superiori per chi abita LinkedIn), la collocazione geografica della propria base e in generale la possibilità di trasformare tanti iscritti in denaro sonante. E se si aggiunge l’aspetto speculativo per quelle realtà che presto dovrebbero approdare in borsa, allora il quadro si completa.

Repubblica.it > Tecnologia

Trasformare l’iPhone in una TV è possibile grazie ad HiveDock

9 gen 2011 · News ed Eventi

Il nostro caro iPhone, spesso definito e classificato tra i “migliori giocattoli” per adulti, è completo di tutto e non ci fa mancare nulla grazie alle sue numerosissime applicazioni, ma solo una piccola pecca la possiede: la mancanza di un sintonizzatore TV.

Per questo piccolo “difettuccio” (se così possiamo chiamarlo) è stato creato HiveDock dalla Screendoor Studios: un dock molto particolare che al suo interno ha un sintonizzatore TV e ci consente di guardare i nostri canali terrestri.

HiveDock non ha bisogno di nessuna fonte di energia esterna e soprattutto non scarica l’iPhone.

C’è però un piccolissimo dilemma: dobbiamo guardare la TV sfruttando lo schermo piccolo dell’iPhone? La risposta è NO! Infatti, come possiamo vedere dall’immagine qui a fianco, HiveDock è fornito di una sorta di “lente d’ingrandimento” che ci consente di ingrandire il display dell’iPhone di ben 2 volte. Immaginiamo però di guardare la TV da un ingrandimento del Retina Display dell’iPhone 4, ne varrebbe proprio la pena…

HiveDock purtroppo non è ancora in commercio e non si sa il prezzo, si avranno maggiori informazioni il giorno della sua presentazione al CES 2011 a Las Vegas.

PianetaTech.it

RapidShare assolto, ancora

9 gen 2011 · News ed Eventi

Una corte d’appello tedesca scagiona il servizio di file hosting dalle accuse del game publisher Atari. Il meccanismo di controllo dei contenuti sarebbe già efficace. Che i signori del copyright inizino ad accettarlo?

Roma – Una nuova vittoria in aula, ancora una volta in patria. Una sentenza che lascerà senza dubbio aperti i cancelli online di quello che l’industria culturale statunitense vede come un paradiso della pirateria. RapidShare è stato nuovamente assolto, dopo gli attacchi legali del noto game publisher Atari.I responsabili del servizio di file hosting erano dunque stati accusati di aver permesso la condivisione selvaggia di un gran numero di videogiochi, in particolare i vari titoli della fortunata serie Alone in the Dark. RapidShare avrebbe dovuto bloccare il download dei contenuti in questione.

Una corte di Düsseldorf ha però ribaltato in appello una precedente decisione a favore di Atari, sottolineando come il servizio di file hosting disponga già di un efficace meccanismo di controllo e rimozione dei contenuti illeciti. RapidShare non potrebbe essere considerato responsabile di qualsivoglia attività compiuta online dai suoi utenti.

Soddisfatto Daniel Raimer, portavoce del servizio. La decisione del giudice di Düsseldorf avrebbe confermato il continuo impegno di RapidShare nella lotta a quelle attività al di là della legge. Secondo Raimer, i vari detentori dei diritti inizieranno ad accettare il fatto che il servizio sia del tutto legale.

Accettare è forse un parolone. Sia la RIAA che la MPAA continuano a stilare liste di nemici (o famigerati mercati o cartelli) dediti alla condivisione online e RapidShare è sempre presente. Nonostante sia già stato assolto in Germania e negli stessi Stati Uniti. La speranza delle associazioni del disco e del cinema è di arrivare presto al sequestro governativo dei domini legati alla pirateria.

Ma come si fa quando un servizio come RapidShare è stato più volte scagionato dalle accuse di violazione del copyright? Ci si accanisce o lo si accetta, prendendo a prestito le parole di Raimer? Intanto RapidShare si è rivolto ad una società statunitense di lobbying, per entrare al Congresso e iniziare a difendere i suoi diritti già confermati dai giudici.

Mauro Vecchio

Punto Informatico

Usa, Android scavalca Apple Google insidia Blackberry

8 gen 2011 · News ed Eventi

I telefonini con il sistema operativo di Mountain View si aggiudicano il 26% del mercato americano. I device targati “Mela” sono un punto sotto rispetto al rivale. RIM perde quattro punti percentuali, pur mantenendo ancora il primato

Nell’ultimo trimestre dell’anno appena concluso, gli smartphone che utilizzano il sistema operativo “Android” (Google) hanno scavalcato, negli Stati Uniti, i cellulari targati “Apple”.

Fino a novembre, il 25 % dei terminali mobili venduti in Usa erano col marchio della Mela, ma durante le festività natalizie, i consumatori americani si sono orientati più sui “Google-phone”, tanto che il bilancio di fine anno vede prevalere “android” su Apple con un 26% del mercato statunitense, un punto percentuale in più del rivale. Va specificato comunque che il sistema operativo Apple è installato solo sui telefonini targati “Mela”, mentre Android viaggia su diversi smartphone (Motorola, Samsung, ecc.).

Ora Android sta cominciando a insidiare il primato di “RIM” (BlackBerry) che attualmente detiene il 33,5% del mercato statunitense. Nell’ultimo trimestre 2010, RIM ha perso oltre quattro punti percentuali. Distanziati gli altri sistemi operativi: Microsoft con Windows Phone 7 si colloca al quarto posto con un 9% del mercato, in discesa di un punto percentuale rispetto al trimestre precedente. Negli Stati Uniti regge ancora Palm, acquisita da HP, che si piazza al quinto posto, mantenendo più o meno la propria quota percentuale rispetto al trimestre precedente.

I dati sono stati diffusi da comScore al Consumer Electronic Show in corso a Las Vegas.

Repubblica.it > Tecnologia