Google+, 400 milioni utenti iscritti su social network entro il 2012?

5 gen 2012 · News ed Eventi

Il 2012 potrebbe essere un anno cruciale nella “lotta” virtuale tra i social network.
E questo in particolare per ciò che concerne Google+.
La piattaforma social di Mountain View, secondo le ultime stime, si attesterebbe attualmente sui 62 milioni di utenti iscritti.
Un dato, quest’ultimo, reso noto da Paul Allen, fondatore di Ancestry.com ed esperto di statistiche, analista “non ufficiale” di Google+.

 
In base a quanto riportato da Allen sul proprio profilo presente su Google+, i dati relativi al social network in questione sarebbero oltremodo importanti anche per quanto riguarda gli ultimi trend e le prospettive future.
In primo luogo, il mese di dicembre che sta per terminare ha fatto segnare un vero e proprio boom di nuoveiscrizioni” sulla piattaforma di Big G: ben 12 milioni di utenti dei 62 attuali si sarebbero iscritti al social network solamente nel mese in corso (1/4 del totale).
Sempre seguendo le indicazioni fornite da Paul Allen, il ritmo di crescita di Google+ sarebbe nell’ordine di oltre 600mila utenti al giorno (625mila iscritti in più quotidianamente, per la precisione).

L’analista, in base ai valori raccolti, ha poi effettuato alcune previsioni per il 2012, sempre per ciò che concerne la nuova rete social di Big G.

 
Ebbene, in base ai trend di crescita appena registrati, Google+ potrebbe quindi superare la soglia dei 100 milioni di iscritti già entro la fine del mese di febbraio 2012.
L’arrivo di agosto potrebbe invece segnare il raggiungimento dei 200 milioni di utenti.

 
Proseguendo allo stesso ritmo di incrementi, il social network di Google dovrebbe sfiorare i 300 milioni di utenti (293 milioni, secondo le stime) alla fine del 2012.
Allen sembrerebbe però convinto che il trend sia destinato a impennarsi ulteriormente nel corso dell’anno, e ha infatti previsto il raggiungimento di 400 milioni di iscritti entro la fine del prossimo anno.

 
Si tratta di prospettive allettanti per ciò che concerne Google+, e che potrebbero eventualmente portare la piattaforma di Mountain View a “competere” in maniera ancora più “insistente” con l’attuale “leader” del settore, vale a dire Facebook.
Non resta quindi da far altro che attendere i primi riscontri relativi al prossimo futuro di Google+, per valutare l’eventuale conferma delle ipotesi prospettate da Paul Allen.

Gli utenti attuali del social network di Google e le previsioni per il 2012 di Paul Allen.

PianetaTech.it

Giappone, il robot piu’ alto del mondo

5 gen 2012 · News ed Eventi

La nuova frontiera nella robotica del Sol Levante: un umanoide alto 4 metri, capace di camminare e giocare a calcio controllato da un joypad PlayStation. Ma il grande sogno è arrivare ai 18 metri con un modello Gundam

Roma – È il grande sogno di Hajime Sakamoto: costruire un robot gigantesco, che si avvicini ai 18 metri d’altezza di Gundam, forse l’automa più famoso in terra nipponica. Il suo Hajime Research Institute dovrà per ora accontentarsi di un colosso di soli 4 metri, un gigante artificiale capace di camminare, inchinarsi, giocare a calcio.Ovvero modellato sul prototipo Hajime 33, già sviluppato ad Osaka nell’estate del 2009. Si trattava di un umanoide di 2 metri controllato attraverso un joypad targato PlayStation, che camminava a scatti e gioca a calcio anche se non esattamente come nei classici cartoni animati della serie Holly e Benji.

Ma il futuro della tecnologia robotica dovrà ascendere verso l’infinito dei cieli, almeno secondo lo stesso Sakamoto, che ha iniziato a lavorare agli arti inferiori della nuova versione di Hajime. Appunto un più colossale robot umanoide che sfiori i 4 – e nel futuro, chissà, i 18 – metri d’altezza. (M.V.)

Punto Informatico

Non solo smartphone, nel 2012 Samsung sul tetto del mondo

5 gen 2012 · News ed Eventi

SamsungForte di un 2011 da record, Samsung si prepara a raggiungere la vetta nel mercato dei telefoni cellulari. Il sorpasso ai danni di Nokia potrebbe avvenire già nel 2012. Le cifre continuano a dire Nokia, forte di una leadership indiscussa tra i “cellulari non intelligenti” ma le previsioni di vendita e il trend di Samsung potrebbe regalare una sorpresa. L’azienda sudcoreana non sembra intenzionata a fermarsi.

Per evitare incomprensioni, è bene fare subito un po’ di chiarezza: già qualche mese fa, Samsung aveva raggiunto la vetta, superando Apple e Nokia. In quel caso però si parlava esclusivamente di smartphone, telefoni con sistema operativo e con tutte le caratteristiche che siamo abituati a conoscere. Diverso il discorso nel campo dei cellulari “classici”, i cosiddetti feature phones: in questo caso, infatti, la leadership mondiale è ancora saldamente nelle mani di Nokia.

Sommando le due quantità, in vetta c’è ancora l’azienda finlandese (Apple in questo caso non è neppure della partita, visto che la sua produzione è limitata alla gamma iPhone) ma il sorpasso da parte di Samsung potrebbe esserci durante il prossimo anno. La società sudcoreana prevede infatti di vendere 374 milioni di esemplari, tra smartphone e cellulari, mentre Nokia potrebbe ridurre la propria quota complessiva per concentrarsi sui nuovi modelli con Windows Phone 7.5: la previsione è di 399 milioni di esemplari (il 5% in meno del 2011).

Dati alla mano, sarebbe ancora in testa Nokia, anche nel 2012. Tuttavia non è possibile ignorare come quello di Samsung sia un trend in continua crescita mentre l’azienda finlandese è impegnata in una ristrutturazione interna ed è alle prese con risultati di vendite tutt’altro che esaltanti. Due elementi che potrebbe favorire la società sudcoreana e portarla sul tetto del mondo.

PianetaTech.it

UK, governare con un’app

5 gen 2012 · News ed Eventi

Gli sviluppatori del Cabinet Office starebbero preparando un’applicazione per tablet iPad per permettere al Primo Ministro britannico Cameron di restare aggiornato. Su criminalità, occupazione e social network

Roma – Ad annunciarlo in esclusiva è stato un articolo apparso tra le pagine online del quotidiano britannico The Telegraph: gli sviluppatori assoldati dal Cabinet Office starebbero lavorando ad una specifica applicazione per iPad, personalmente richiesta dal premier d’Albione David Cameron.Un alone di mistero ha tuttavia circondato la fantomatica app per la tavoletta made in Cupertino, strumento già ampiamente sfruttato dal premier britannico per lavorare e tenersi informato. Secondo le indiscrezioni del Telegraph, il software in corso di sviluppo permetterebbe la raccolta delle informazioni più disparate, dai livelli dell’occupazione alle statistiche sul crimine.

David Cameron avrebbe chiesto al Cabinet Office di preparare un’app che gestisca anche il flusso in tempo reale delle informazioni provenienti da social network come Facebook e Twitter. Sempre secondo le indiscrezioni, l’applicazione per iPad dovrebbe essere pronta per il prossimo mese di marzo. Fonti interne non confermano né smentiscono. (M.V.)

Punto Informatico

Crea un logo in pochi passi con Logotypemaker.com

5 gen 2012 · News ed Eventi

Come si crea un logo? E’ una domanda molto interessante, non sempre è facile scegliere e creare un logo che rappresenti in maniera eccellente un prodotto, un sito internet, un servizio ecc. La soluzione più professionale, è quella di rivolgersi ad un grafico: un professionista del settore, che sa come realizzare un logo e che potrà crearlo anche con i vostri suggerimenti. In alternativa possiamo realizzarlo noi, tramite un sito molto utile e gratuito: il risultato chiaramente non è paragonabile ad un logo realizzato da un professionista, ma per chi non ha grandissime pretese, il sito che vi stiamo per presentare può rappresentare una ottima soluzione.

Parliamo di Logotypemaker.com. Come funziona? Il servizio vi permette di scrivere il nome del prodotto, del sito, del blog o di qualsiasi altra cosa vogliate creare un logo, nella barra nella parte centrale del sito: cliccando sul bottone Generate Logo, verranno creati una serie di loghi. La creazione è Random, dunque effettuando il refresh della pagina, potrete trovare altri loghi, sempre col testo da voi inserito in precedenza. Una volta trovato il logo che più vi piace, potrete passare anche alla fase di modifica: modificare lo sfondo, cambiare il font, modificare il colore della scritta, inserire un altro elemento stilistico, o caricare una immagine dal vostro computer. Una volta finita questa operazione, basterà cliccare sul pulsante per salvare l’immagine, si aprirà una finestra che vi permetterà di salvare il logo sul vostro computer, in modo tale che potrete importarlo ed utilizzarlo come preferite.

WeGeek.net

Computer quantistici più vicini Il futuro del calcolo in un chip

5 gen 2012 · News ed Eventi

Un gruppo di ricerca dell’Università di Bristol ha sviluppato il primo processore programmabile basato sulla fisica dei quanti. Un traguardo che potrebbe facilitare il decollo del nuovo paradigma computazionale. La scoperta raccontata da tre italiani coinvolti nel progetto di GIULIA BELARDELLI

CHISSÀ se, tra cinquant’anni, i nostri figli e i nostri nipoti rideranno di noi, guardando le fotografie dei primi computer quantistici. L’idea di costruire dei computer utilizzando i fenomeni tipici della meccanica quantistica è in giro dall’inizio degli anni Ottanta, ma mai fino a questo momento si era materializzata in un processore capace di aprire la strada alle sue infinite possibilità. Il concetto, spiegato più dettagliatamente in questa scheda (link), ha del rivoluzionario: moltiplicare a dismisura la capacità computazionale di una macchina, abbandonando il dualismo dei bit e affidandosi ai ben più camaleontici quantum bit, come è stata chiamata l’unità d’informazione del nuovo paradigma.

SCHEDA Tutte le meraviglie dei qubit

Uno dei luoghi in cui da anni si lavora a rendere possibile il “quantum computing” (questo il suo nome ufficiale) si trova all’Università di Bristol, nel Regno Unito, ed è il Centro per la Fotonica Quantistica diretto da Jeremy O’Brien. In questi laboratori un gruppo di ricercatori guidato da Peter Shadbolt è riuscito a creare il primo oggetto a poter essere considerato un processore riconfigurabile che lavora su stati quantistici. In parole semplici, il mattone di base di cui saranno fatti i quantum computer destinati a rivoluzionare

buona parte del nostro modo di trattare ed elaborare le informazioni. E poiché gli italiani sono ovunque, non potevano mancare anche qui, sotto il cielo grigio ma ricco di novità di Bristol. Pronti a partire per nuove avventure ma anche – sperano  –  a tornare un giorno in Italia.

Il mattone dei quantum computer. Il frutto del loro lavoro, pubblicato su Nature Photonics, consiste in un chip ottico capace di generare, manipolare e misurare due fenomeni chiave per il decollo dei computer quantistici. “Il primo si chiama entanglement o correlazione quantistica”, ha spiegato a Repubblica. it Alberto Politi, 30 anni (di cui gli ultimi 5 passati a Bristol), una laurea in Fisica all’Università di Pavia e un biglietto in tasca per andare a continuare la sua attività di ricerca a Santa Barbara, in California.

Si tratta di quel fenomeno che Einstein non riusciva a spiegarsi e che in una lettera a Born definì “spukhafte Fernwirkung” (“spaventosa azione a distanza”), in base al quale due particelle anche lontane sono talmente “ingarbugliate” tra loro che lo stato quantistico di una non può essere descritto senza tenere conto dello stato dell’altra. L’altro fenomeno, invece, è denominato mixture: un effetto spesso non voluto derivante dall’interazione con l’ambiente, ma che ora, grazie alla scoperta fatta a Bristol, può essere controllato e usato per caratterizzare circuiti quantistici.

La meccanica quantistica in un processore. “Il pregio più grande del nostro chip è di aver reso possibile il controllo e la manipolazione di questi due fenomeni su un dispositivo di piccole dimensioni”, ha commentato Alberto Peruzzo, 33 anni, laureato a Padova in Ingegneria Informatica. Il chip, infatti, misura solo 7 cm per 3 mm ed è stato fabbricato con una tecnologia al silicio che è compatibile con i processori che troviamo nei computer tradizionali. “Ciò vuol dire  –  ha proseguito Peruzzo  –  che l’approccio potrà essere facilmente trasferito su scala industriale, quando avremo superato le barriere tecniche che ancora ostacolano l’ascesa del quantum computing”.

Come funziona. Già ora il processore quantistico sviluppato a Bristol riesce a svolgere diversi esperimenti che normalmente verrebbero eseguiti su una superficie paragonabile a una grande tavola da pranzo. Alla vista si presenta come una rete di piccoli canali che guidano, manipolano e interagiscono con i singoli fotoni. “La generazione delle particelle di luce avviene a partire da un potente fascio laser che viene fatto incidere su un cristallo non lineare”, ha spiegato il terzo degli italiani coinvolti, Mirko Lobino, laureato in Ingegneria Nucleare al Politecnico di Milano e arrivato a Bristol nel 2009 con una borsa di studio dell’Unione Europea. “A questo punto, grazie a degli elettrodi riconfigurabili inseriti nel circuito, possiamo generare, manipolare e correlare coppie di fotoni, producendo così ogni possibile stato di ingarbugliamento di una coppia e ogni stato miscela di una singola particella di luce”.

La svolta della programmabilità. A fare la differenza tra questo chip e i suoi predecessori quantistici è in sostanza la complessità (“almeno dieci volte superiore”, spiegano i ricercatori) e il fatto di poter essere riprogrammato per svolgere diversi compiti. “L’obiettivo finale è la costruzione di un computer che sarà molto, molto più potente e veloce rispetto a quelli che conosciamo oggi”, ha ribadito Peruzzo. “Manipolando il sistema, infatti, è possibile svolgere un’operazione matematica simultaneamente su tutti gli stati di un quantum bit. Più cresce il numero dei qubit, più la capacità di elaborazione aumenta in modo esponenziale”.

Le applicazioni più vicine, tra crittografia e simulazioni. Come spesso avviene per le grandi trasformazioni, è difficile prevedere in anticipo quali saranno gli utilizzi e la distribuzione dei computer quantistici. Per ora sono chiare alcune applicazioni, tra cui spiccano il settore della crittografia e quello delle simulazioni. “Una prima applicazione possibile riguarda il cosiddetto algoritmo di Shor, che permette di fattorizzare numeri molto grandi”, ha detto Lobino. “Questo algoritmo è alla base della crittografia moderna, per cui un computer quantistico potrebbe de-crittografare i messaggi sicuri che ci scambiamo oggi su internet”.

L’applicazione più rilevante, però, consiste nella possibilità di “simulare sistemi quantistici virtualmente in tutti i campi della scienza, dall’ingegneria dei materiali alla farmaceutica”. “Pensiamo ad esempio alle molecole”, ha continuato Lobino. “Oggi non è possibile studiare in maniera precisa il comportamento delle singole molecole: sono sistemi talmente complessi che un computer normale non può simulare, mentre un processore quantistico sì”.

L’incognita tempo. Ancora non si sa quanti anni ci vorranno prima che i computer quantistici diventino parte del nostro panorama tecnologico più o meno quotidiano. “Tutto dipenderà da cosa vorremo fare”, ha spiegato Peruzzo. “Le prime applicazioni pratiche dovrebbero arrivare nel giro di cinque-dieci anni, quando i computer quantistici potrebbero essere già in grado di svolgere calcoli ora impossibili anche per i supercomputer”.

È ancora presto, insomma, per dire se tra mezzo secolo i nostri figli utilizzeranno computer quantistici come macchine capaci di fare un po’ tutto, magari meravigliandosi di fronte ai nostri scogli tecnici di oggi. “Queste cose sono impossibili da prevedere”, ha concluso Lobino, che l’anno prossimo lascerà Bristol per partire alla volta di Brisbane, in Australia. “Gli ingegneri che hanno costruito il primo computer pensavano di venderne due o tre e che ci sarebbero state una decina di macchine in tutto il mondo, visto che un singolo computer a quel tempo occupava una stanza intera. Oggi possiamo immaginare che forse il quantum computer non sostituirà il computer tradizionale in tutte le sue applicazioni, ma verrà utilizzato da quegli enti e quelle persone che hanno l’esigenza di risolvere determinati tipi di problemi”. “Però chissà…” – e i tre si guardano con un accenno di sorriso. “Magari un giorno saremo i primi a ridere di noi, mentre ci porteremo a casa un quantum personal computer”.

Repubblica.it > Tecnologia

Smartphone iOS e Android: 6,8 milioni di device attivati a Natale

4 gen 2012 · News ed Eventi

Grazie agli studi di due società specializzate in consulenza statistica, si è scoperto che il giorno di Natale a livello globale è stata effettuata l’attivazione di 6,8 milioni di device iOS e Android.

Si tratta di un record storico, una cifra davvero esorbitante se la si paragona alla media di un milione e mezzo di attivazioni quotidiane registrate negli altri giorni dello stesso mese:  il 25 dicembre si è assistito ad un incremento di attivazioni pari al 353%.

Coloro che sotto l’abete natalizio hanno trovato uno smartphone o un tablet iOS o Android – rivelano i dati in possesso di Flurry Amalytics – non hanno perso tempo a scaricare nuove applicazioni: nel giorno di Natale gli utenti hanno scaricato 242 milioni di app, contro i soliti 108 milioni rilevati negli altri giorni del mese di dicembre (ad eccezione del 24 in cui le attivazioni sono state 150 milioni), si è quindi verificato un aumento del 125%.

Le analisi effettuate da Localytics confermano i record di attivazioni cumulative per i prodotti basati sul sistema operativo iOS e Android nel giorno di Natale, suddividendo però tali risultati per Paese: al primo posto figura il Regno Unito con una crescita che supera il 350% rispetto alle medie giornaliere di dicembre, seguito dagli Stati Uniti con un incremento pari al 300%.

Per quanto riguarda invece l’Italia, i device attivati a Natale sono più del doppio rispetto agli altri giorni del mese di dicembre, con un aumento del 150%.

Inutile dire che la sfida fra Android e Apple è tutta ancora da giocare: Nokia, sebbene conservi una forte quota di mercato, continua a perdere colpi a vantaggio dei due diretti avversari, così come RIM, che con i suoi BlackBerry è in un periodo di crisi nera.

PianetaTech.it

Volkswagen: BlackBerry solo sul lavoro

4 gen 2012 · News ed Eventi

Il colosso automobilistico tedesco disattiverà i server interni per il reindirizzamento di email e messaggi verso i dispositivi mobile in dotazione a più di mille dipendenti. Che potranno così rilassarsi in pace

Roma – Una decisione che ha strappato più di un applauso da parte del sindacato dei lavoratori in terra tedesca. I vertici di Volkswagen hanno infatti liberato più di mille dipendenti dalle grinfie dei loro dispositivi BlackBerry, quelli ricevuti in dotazione dalla stessa casa automobilistica.In sostanza, i server interni all’azienda smetteranno di reindirizzare il traffico dati – in particolare messaggi di posta elettronica – 30 minuti dopo la fine dell’orario lavorativo. Riattivandosi 30 minuti prima dell’inizio della nuova giornata, in modo da lasciare in pace i dipendenti nelle ore del relax serale.

A confermarlo è stato Markus Schlesag, portavoce dell’azienda tedesca. Volkswagen avrebbe infatti bisogno di bilanciare il bisogno di controllo – raggiungere a quasi tutte le ore i suoi dipendenti – con il rispetto della vita privata. Il blocco dei server non riguarderà però i vari senior manager della casa automobilistica.

L’invio di posta elettronica e messaggi di testo verrà dunque bloccato nelle ore non lavorative. I dipendenti dotati di smartphone BlackBerry potranno comunque sfruttare il traffico voce per le chiamate. O magari accantonare il proprio smartphone, sicuri che nessuna lucina colorata possa rovinare una cena romantica.

Mauro Vecchio

Punto Informatico

Accordo fra Mozilla e Google da 1 miliardo di dollari

4 gen 2012 · News ed Eventi

Dopo le numerose indiscrezioni circolate recentemente in Rete, finalmente Google e Mozilla hanno ufficialmente confermato di aver siglato un nuovo rapporto di partnership per il search integrato nel browser Firefox.

I dettagli dei termini dell’intesa tra le parti resteranno riservati, ma si vocifera che il rinnovato accordo strategico, tecnicamente ”cross alliance”, tra la multinazionale di Mountain View e la corporation del Panda Rosso, dovrebbe portare nelle casse di quest’ultima un miliardo di dollari nel corso di un triennio per il posizionamento come impostazione di default del motore di ricerca nel browser Firefox.

Si tratta di una cifra che gli analisti di settore hanno definito astronomica se la si compara con quella che ha regolato fino ad ora l’intesa fra il colosso delle ricerche sul Web e la Fondazione Mozilla.

Mozilla si dichiara soddisfatta dei termini della rinnovata partnership, mentre Google sottolinea l’importanza dell’intesa con la corporation nel corso degli anni e si dice intenzionata a voler proseguire su questa strada.

Grazie a questo ”regalo natalizio”, per tre anni la fondation non dovrà cercare soluzioni alternative ai finanziamenti di Google, anche se nel lungo periodo continua a prospettarsi l’ombra del costante declino di Firefox a vantaggio di Chrome.

Il pensiero ora va subito a Microsoft: come reagirà il colosso di Redmond a questa micidiale allenza? Se Google è indubbiamente il motore di ricerca più utilizzato al mondo, Firefox nonostante la leadership di Explorer e l’ascesa di Chrome, è ancora il secondo browser più utilizzato, arrivato ormai alla versione 9 appena distribuita. Inoltre, alcuni analisti si interrogano su cosa accadrà se e quando il browser di Google diventerà ancora più forte. A quel punto, ovviamente, i pesi sulla bilancia saranno differenti.

PianetaTech.it

MIT, corsi universitari gratis online: cosa è e come funziona MITx

4 gen 2012 · News ed Eventi

Frequentare corsi universitari da casa, comodamente seduti davanti a un computer e a una scrivania. E il tutto in maniera gratuita.
Questo è l’ambizioso progetto appena lanciato dal MIT (Massachusets Institute of Technology).
Una delle università più prestigiose e rinomate al mondo, il MIT appunto, ha infatti sviluppato una nuova iniziativa per permettere alle persone di tutto il mondo di seguire corsi di preparazione universitaria direttamente su internet.
MITx, questo il nome del progetto in questione, che si traduce quindi in una innovativa piattaforma online di e-learning.

Il nuovo portale, stando a quanto dichiarato dai suoi stessi fautori, dovrebbe servire come “supporto” per gli stessi studenti iscritti all’università statunitense, ma allo stesso tempo fornire una possibilità di studio da parte degli utenti sparsi in tutto il mondo.
Questi ultimi avrebbero quindi accesso gratuito a materiali relativi ai corsi universitari del MIT, pubblicati appositamente su MITx.
Il progetto, però, risulta attualmente ancora in fase di sviluppo e, secondo i vertici del Massachusets Institute of Technology, potrebbero essere gli stessi studenti universitari che frequentano il MIT, a contribuire attivamente alle migliorie da apportare alla piattaforma in questione.
Al termine degli studi effettuati attraverso il web, gli studenti-internauti potrebbero quindi conseguire un apposita certificazione rilasciata dal prestigioso ateneo a “stelle e strisce”.
Sul sito ufficiale del MIT sono presenti tutte le informazioni al momento disponibili per quanto riguarda il progetto MITx, e le relative domande più comuni rivolte dagli utenti in merito alla questione.

 

 

Le immagini del nuovo progetto del Massachusets Institute of Technology, che prevede, tra l’altro, corsi universitari online gratuiti.

PianetaTech.it

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