LibreOffice 3.5, ufficio piu’ libero

27 feb 2012 · News ed Eventi

Terza major release per la suite libera dedicata alla produttività. Ulteriore passo verso un rinnovamento totale del codice. Senza tralasciare le nuove feature

Roma – L’organizzazione non profit The Document Foundation (TDF) aggiorna la famosa suite da ufficio con una nuova major release. Il changelog ufficiale parla di circa 30mila modifiche al codice, effettuate grazie alla cooperazione tra quello che fu il gruppo di OpenOffice.org e nuovi sviluppatori volontari.

La fondazione ha premiato con un attestato tutti gli utenti che hanno contribuito ai lavori, segnalando bug, effettuando test e traduzioni. A quanto pare, per la nuova versione della suite sono state rimosse intere librerie: migliaia di metodi obsoleti, non più utilizzati e retaggio di una legacy di anni sono spariti per alleggerire il codice e migliorare le prestazioni. Ulteriore passo verso un rinnovamento totale della suite.

Oltre a presentarsi più pulito e più leggero, LibreOffice 3.5 introduce una serie di funzioni. Le novità spaziano tra correttori ortografici, contatori di caratteri in tempo reale, funzioni tipografiche professionali, nuovi driver per il database PostgreSQL e supporto esteso fino a 10mila fogli per ogni singolo documento Calc.

LibreOffice 3.5 è già disponibile sulla pagina ufficiale del gruppo. Per la prima volta nella storia della suite libera e gratuita, TDF ha inoltre attivato la funzione di aggiornamento online, che informerà l’utente sulla presenza di nuove versioni scaricabili.

Roberto Pulito

Punto Informatico

“Meno carta, più web” svolta al Washington Post

27 feb 2012 · News ed Eventi

Conti in rosso e tagli: “Ora puntiamo sull’online”. La decisione è stata presa durante il cosiddetto “Pranzo dei Pulitzer” dello scorso dicembre dal nostro inviato ANGELO AQUARO


NEW YORK
– Il giornale che fece dimettere Richard Nixon oggi curva su Kim Kardashian. Non si vive di solo Watergate e anche il gossip vuole la sua parte: così dice la legge, e i numeri, dell’online. Ogni mattina Marcus Brauchli, il direttore che mollò la guida del Wall Street Journal appena comprato da Super Rupert Murdoch, sventola al suo staff le meravigliose sorti e progressive del nuovo Washington Post: “Gennaio è stato un mese eccezionale digitalmente parlando. Abbiamo superato tutti i nostri record precedenti. Abbiamo battuto i nostro record del 9 per cento per pagine viste, del 14 per cento per visite e del 12 per cento per visitatori unici”. Dice il New York Times, che alla svolta degli eterni rivali di Washington ha dedicato un informatissimo affondo, che la novità ha fatto arricciare più di un naso nella redazione che fu di Bob Woodward e Carl Bernstein. E forse anche per questo il direttore Brauchli poco più di un mese fa ha chiamato a rapporto Woodward, Dana Priest, David Maraniss e Rick Atkinson, invitando i quattro premi Pulitzer a stringersi a coorte.

Il Pranzo dei Pulitzer, come l’incontro di dicembre nella bella casa di mattoni rossi di Bethesda, Maryland, è stato ribattezzato, rischia di passare alla storia del giornalismo: il giorno in cui il gigante dai piedi di carta decise di scendere in guerra, per vincerla. Non si vivrà di solo Watergate ma neppure di soli reality show. E l’invito del direttore ai grandi vecchi di rimboccarsi le maniche e tornare a dare

una mano al giornale si sta già traducendo in pratica: nelle ultime settimane perfino il vecchio Bob è infilato nelle riunioni dei più giovani colleghi. Tenere alta la vecchia bandiera sul terreno nuovo e ancora sdrucciolevole del giornalismo online non è impresa facile.

Il mago dei numeri che Brauchli aveva chiamato per rilanciare l’online si chiama Raju Narisetti. È stato lui a guidare la redazione finalmente unificata tra carta e web. È stato lui a fare installare schermi dei computer più grandi su cui mentre scrivono i giornalisti vedono le percentuali di interesse degli articoli. È stato lui a lanciare sul sito la notizia bomba su Mitt Romney: il più quotato sfidante repubblicano di Barack Obama infarciva i suoi discorsi di citazioni del Ku Klux Clan.

Peccato che la notizia bomba fosse falsa e il giornale abbia dovuto chiedere scusa. Narisetti no: se n’è tornato al Wall Street Journal dopo che i rapporti col direttore si erano fatti troppo tesi. “Nel mondo del giornalismo c’è un mucchio di gente impregnata di nostalgia che guarda indietro ai tempi in cui c’era una visione statica e condivisa di come i quotidiani dovevano essere fatti” si è sfogato lo stesso Brauchli col New York Times: “Solo perché il Washington Post era fatto in un certo modo non vuol dire che il Washington Post deve essere fatto così anche nel futuro”. Il New York Times dice ora che con il boom online il rivale è diventato è il secondo sito d’informazione d’America: dietro ovviamente a loro. Sottolinea anche che la svolta è dovuta alla perdita di 26 milioni di dollari: senza ricordare che per lo stesso Times le perdite sono invece di 40 milioni.

Entrambi i giornali stanno tagliando personale: come tutti nel mondo perché questa è l’ineluttabile conseguenza di ogni innovazione tecnologica. Entrambi restano giornali bellissimi e ricchissimi. Ieri però il bellissimo pezzo sul Washington Post non era certo tra i più letti del Times: che al primo posto aveva la morte di Whitney Houston. E cosa aveva il Post? “Winning numbers drawn in Powerball game”: i numeri vincenti della lotteria.

Repubblica.it > Tecnologia

Startup, l’Italia del futuro il business dei giovani.it

27 feb 2012 · News ed Eventi

Le nuove imprese del web oggi sono il vero motore dell’occupazione. Lanciate da giovani e giovanissimi fatturano milioni e il mondo ce le invidia di RICCARDO LUNA

OLTRE il posto fisso, forse non c’è il baratro. C’è un esercito di startup che si è finalmente messo in moto. Alzate lo sguardo. In Cile qualche giorno fa una startup italiana ha vinto la gara mondiale per i migliori progetti di innovazione e business. Doochoo propone un sistema per fare i soldi con i sondaggi in rete, ha già conquistato clienti come Ikea e Toyota, ed è guidata da un giovane che quando parla sembra sempre che stia per ribaltare il mondo: Paolo Privitera, veneziano, 35 anni, da dieci negli Stati Uniti (“me ne sono andato perché volevo correre”).

È uno startupper seriale, nel senso che ne ha all’attivo già sei. Il premio cileno funziona così: i team scelti vengono ospitati a Santiago per sei mesi e incassano 40 mila dollari ciascuno. Tanti? Pochi, se pensate che Doochoo potrebbe essere comprata entro l’anno per 25 milioni di dollari. Dice Privitera: “A San Francisco non ho mai visto tanti startupper italiani come in questi giorni”.

LEGGI Uribu, tra denuncia e social web

Un terremoto? “No, è un tumulto”. Ecco, tumulto rende meglio l’idea della rivoluzione in corso. Tumulto iniziato da un po’: l’8 dicembre a Parigi un’altra startup italiana ha vinto LeWeb, il più importante evento europeo dedicato all’economia

digitale.

Per i francesi è stato uno shock: appena qualche giorno prima il presidente Sarkozy faceva i sorrisini quando gli nominavano les italiens. Antonio Tomarchio, 29 anni, partito da Giarre, provincia di Catania, sapeva di dover battere anche lo spread della credibilità: è salito sul palco ed ha sbaragliato la concorrenza parlando di Beintoo (una piattaforma per applicazioni legate al gioco che ha tre milioni di utenti al giorno, di cui un milione solo in Cina).

LEGGI Beintoo: giocando s’acquista

Ancora un passo indietro: a ottobre aveva fatto scalpore il fatto che Mashape, l’impresa di tre ventenni che avevano polemicamente lasciato l’Italia, era stata finanziata con circa un milione e mezzo di dollari dal numero uno di Google e dal fondatore di Amazon, ovvero la Champions League della Silicon Valley. Ma il tumulto non riguarda solo gli startupper lontani. Se restiamo ai casi di successo, quello forse più eclatante in questi giorni è AppsBuilder, piattaforma per farsi da soli applicazioni per telefonino, creata da un ingegnere del Politecnico di Torino di 25 anni, Daniele Pelleri: in undici mesi ha già sfornato 20 mila apps che sono state scaricate oltre un milione di volte.

Questo elenco potrebbe non finire mai. E vuol dire in fondo una cosa sola: avanza una generazione di startupper. Sono di solito molto giovani, in prevalenza uomini ma ci sono tanti casi di donne (RisparmioSuper di Barbara Labate è il più noto). E poi: sanno usare benissimo la Rete; parlano alla perfezione almeno l’inglese; viaggiano in economy anche quando hanno successo perché i soldi non si sprecano; spesso all’inizio non hanno un vero ufficio e sanno raccontare il loro progetto in tre minuti esatti, non una misura qualsiasi, ma il tempo di una corsa in ascensore con un potenziale investitore (di qui la formula americanissima degli “elevator pitch” per le ormai tantissime competizioni a caccia di capitali).

Ma, soprattutto, gli startupper, non sanno cos’è il posto fisso. “Il nostro obiettivo nella vita non è trovarci un lavoro, ma creare lavoro”, ha scolpito nel web Max Ciociola, 34 anni, fondatore di musiXmatch e “startup activist”. L’occasione fu la sua “lettera di uno startupper a Berlusconi” e la frase in realtà non è originale: è una citazione della risposta che il rettore di Harvard dà ai gemelli Winklevoss nel film “The Social Network”. Ecco, Mark Zuckerberg per molti è un modello: “Ha successo – secondo Ciociola – perché sa rendere felici un miliardo di utenti”.

Gli startupper ci sono sempre stati. Alla fine degli anni Novanta, con la cosiddetta new economy, anche in Italia ci fu un fiorire di nuove imprese legate al web. Molte fallirono, mentre alcune sono diventate grandi, molto grandi: come Yoox, il portale per vendere la moda online, creato da Federico Marchetti dodici anni fa e sbarcato in Borsa nel 2010 sfidando la crisi. Proprio l’altro giorno Yoox ha reso noto di aver chiuso l’anno con ricavi netti per quasi 300 milioni di euro (più 35 per cento sull’anno precedente): ecco cosa è diventata una startup in cui all’inizio credeva solo Elserino Piol, il decano degli investitori italiani.

Ora c’è una nuova onda ma è diverso. È molto più alta. Facciamo un esempio. Un anno fa, in occasione dei 150 anni dell’unità d’Italia, Telecom Italia e il Premio Nazionale Innovazione si erano messi in testa di trovare “i Nuovi Mille”: sembrava un obiettivo esagerato scovare mille aspiranti startupper in un paese in cui si diceva che “gli eventi per startup sono più numerosi dei progetti”. Si iscrissero in oltre duemila: calcolando quattro o cinque persone dietro ogni progetto, voleva dire diecimila potenziali startupper.

Un piccolo esercito per fare una nuova Italia. Neanche tanto piccolo, in fondo. Oggi le imprese rischiose, innovative ma con dentro il seme del futuro, non sono più l’eccezione di moda: sono la maggioranza. Secondo le stime della Camera di Commercio di Monza e Brianza, nei primi tre mesi del 2012 per la prima volta ci sarà uno storico sorpasso: i ventenni che apriranno una impresa (19 mila) saranno di più di quelli che troveranno un posto di lavoro a tempo indeterminato (18 mila). Inoltre i primi assumeranno seimila persone.

L’esempio più eclatante in casa nostra è quello di Groupon, il colosso dei coupon scontati lanciato nel novembre 2008 a Chigago da Andrew Mason. Alla fine del 2010 Giulio Limongelli, 30 anni e un curriculum lungo un metro, ha aperto la sede italiana a Milano: da allora ha assunto – a tempo determinato – 450 persone. Di media una al giorno. Quanti altri lo hanno fatto in Italia? Nell’attuale sistema economico sono le startup l’unico motore di nuova occupazione: fu questa conclusione di un report della fondazione Kaufmann a convincere il presidente Obama a lanciare – esattamente un anno fa – il progetto Startup America, ovvero una rete di incentivi, facilitazioni e collegamenti per far ripartire l’economia americana con una formula che andava “oltre il posto fisso”.

In Italia un progetto simile non c’è ancora ma alcuni tasselli stanno andando al posto giusto. Il primo è stato la possibilità per gli under 35 di costituire società semplificate con un euro di capitale e senza notaio. Sembra poco, ma è una svolta i cui effetti si vedranno presto. In questi giorni tantissimi ragazzi stanno aspettando che questa previsione del decreto CresciItalia diventi operativa per trasformare il loro progetto in un business.

Nasceranno migliaia di startup? “Possibile. Ma per farle crescere servirà il venture capital”, risponde Gianluca Dettori, ex startupper di successo degli anni Novanta, felicemente passato nel ruolo di talent scout dell’innovazione. “In fatto di venture capital siamo l’ultimo paese d’Europa, per ogni dollaro investito in Italia, la Svizzera ne investe 69, l’Olanda 62 e persino Portogallo e Grecia fanno meglio di noi”. Come rimediare? Un anno fa, era il 2 febbraio, alla Camera dei deputati il premio Nobel per l’Economia Edmund Phelps venne a sostenere la causa di una “Banca dell’innovazione”.

Ad ascoltarlo, fra gli altri c’erano due ministri del governo Monti: Corrado Passera e Francesco Profumo. Non è un caso quindi che oggi si stia andando in quella direzione. Spiega Massimiliano Magrini, ex capo di Google Italia, oggi attivissimo investitore di capitale di rischio: “Il Fondo Italiano ha deciso di destinare 50 milioni di euro al finanziamento dei venture capital. Sono tanti soldi per il nostro mercato”. Se sapremo approfittarne, può essere un anno memorabile. Startup, Italia!
 

Repubblica.it > Tecnologia

Sindaco… per gioco!

26 feb 2012 · News ed Eventi

La famosa frase di Andy Worhal recitava che in futuro tutti avrebbero avuto 15 minuti di successo, nel caso dei cittadini di Mazara del Vallo (Trapani) si parla invece di 15 minuti da primo cittadino.
E’ nato un gioco per cellulari Android e anche su Facebook che invita i cittadini a ripercorrere l’operato del sindaco Nicola Cristaldi, diventato ben presto famoso per aver trasformato l’aspetto della città piazzando gigantesche quartare (vasi di terracotta) da lui stesso decorati.
L’onorevole sindaco Nicola Cristaldi attuale sindaco di Mazara del Vallo, deputato regionale in Sicilia dal 1986 al 2001 e presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana dal 1996 al 2001 quando viene eletto Deputato alla Camera dove ricopriva  la carica di Capo della segreteria politica del Gruppo parlamentare nell’ultima legislatura, vanta una grande passione per la pittura e la scultura che non manca di dimostrare, piazzando le sue opere fra le strade del centro storico e periferia della sua città; una città per altro caratterizzata da un economia basata sulla pesca e attività marinare.
Degno di nota è il presepe esposto durante il periodo natalizio nella piazza centrale della città, dove accanto i personaggi tradizionali, si affiancava una quartara gigante dalle dimensioni di un fuoristrada.

 

L’intensa attività del primo cittadino ha inspirato la nascita del gioco “Cristaldi Quartars” , si tratta infatti della rivisitazione in chiave satirica del famoso gioco Puzzle Bubble dove in cima all’area di gioco rettangolare si trovano già posizionate delle piccole quartare colorate: il giocatore si divertirà dunque a direzionare un cannone che spara anch’esso piccole quartare di diversi colori e l’immagine caricaturale del primo cittadino si appresta a manovrare sapientemente il cannone, vince chi riesce a piazza pulita di tutte le quartare.
Il gioco rappresenta una nuova forma di satira politica; un genere letterario quello della satira, che nato ad opera del poeta latino Ennio continua ad assumere nuove forme: dagli articoli giornalistici passa alle vignette satiriche, per divenire genere preferito dai comici televisivi e in teatro.
La satira politica giunge dunque sotto forma di gioco-elettronico anche su Facebook, adesso difatti fare il sindaco è un gioco da ragazzi.

 

P.Ballatore

Office per iPad o non Office per iPad?

25 feb 2012 · News ed Eventi

Fonti in parte smentite e in parte confermate anticipano l’arrivo sulla tavoletta della suite per ufficio. Microsoft non vuole lasciare terreno alla concorrenza

Roma – Non c’è ancora una data di esordio certa, ma una serie di indiscrezioni sembrano spingere l’ipotesi della prossima presentazione di una versione di Office per iPad. Nonostante una parziale smentita di Microsoft.

La faccenda l’ha messa sul tappeto >The Daily: con tanto di una foto dell’applicazione per il tablet con la Mela. Successivamente, attraverso il New York Times, Microsoft aveva smentito la sua veridicità, parlando di una “storia basata su voci e speculazioni inaccurate”.

Nonostante la smentita che appare categorica ma riferita alla foto pubblicata, tuttavia, The Daily ha ribadito di non aver fabbricato artatamente l’immagine e anzi di averla ottenuta attraverso una persona interna a Microsoft.

Molti indizi sembrano, d’altronde, ancora puntare su un prossimo esordio di un’app targata Redmond e destinata a portare la più popolare suite per ufficio su iOS: su questo Microsoft stessa ha declinato qualsiasi commento ed ha anzi affermato via Twitter che “tutto sarà chiarito nelle prossime settimane”.

Microsoft, d’altra parte, ha già sviluppato una ventina di applicazioni per App Store e in particolare “OneNote”, dedicata per l’appunto ad uno dei serivizi di Office, ha avuto molto successo. Così, non sorprenderebbe ora vedere applicazioni che offrano le funzionalità di Word, Excel e PowerPoint: a questo si aggiungono i dettagli relativi ad una
possibile integrazione con il servizio clou di Microsoft SkyDrive.

Contro l’ipotesi del prossimo esordio di Office su iPad, peraltro, oltre alla smentita ufficiale ci sono anche le considerazioni circa l’impatto di iPad sui PC: le ultime statistiche mostrano come i tablet stiano rosicchiando mercato al mercato dei personal computer che è strettamente legato ai numeri di Windows.

D’altra parte, lo spazio eventualmente ancora lasciato vuoto dalla suite di Microsoft potrebbe dar possibilità a concorrenti diretti di presentare prodotti che lo rimpiazzino nel lavoro dei suoi utenti.

Claudio Tamburrino

Punto Informatico

Apache 2.4, il web server alla riscossa

25 feb 2012 · News ed Eventi

Il popolare server open source si aggiorna dopo anni dall’ultima release, promettendo nuove funzionalità e un incremento prestazionale che meglio lo posiziona nei confronti della concorrenza

Roma – Nuova major release per il web server Apache, software open source per server HTTP che in questi anni ha saputo conquistare fiducia di centinaia di milioni di siti web sparsi per il mondo. Apache 2.4 si mostra dopo sei anni dall’ultimo aggiornamento significativo della piattaforma, e coincide con il 17esimo anniversario dalla fondazione del progetto.

Nato nel 1995 come “fork” del web server realizzato presso il National Center for Supercomputing Applications (NCSA), Apache è ora la prima scelta in fatto di web server per il 60 per cento di tutti i domini Internet attivi ed è usato da 400 milioni di siti web in tutto il mondo.

La release 2.4 di Apache offre nuove funzionalità ma si focalizza anche (soprattutto?) su un incremento prestazionale significativo: la Foundation che gestisce il progetto assicura sulla maggiore efficienza del nuovo server Apache, capace di offrire migliori performance con un consumo di risorse ridotto.

“Questa release porta un gran numero di miglioramenti evolutivi che i nostri utenti, amministratori e sviluppatori apprezzeranno”, ha dichiarato il vice-presidente di Apache Eric Covener. Apache 2.4 contiene molti nuovi moduli, dice Covener, così come un incremento delle capacità e della flessibilità delle funzionalità già esistenti in precedenza.

Le performance a tutti i costi sono storicamente solo un obiettivo “secondario” per il web server di Apache, ma gli incrementi in quel comparto si sono resi necessari con la crescente popolarità di nginx, un web server relativamente giovane divenuto il secondo più popolare (dopo Apache) surclassando IIS di Microsoft.

Alfonso Maruccia

Punto Informatico

Smartphone e cellulari, sistemi operativi: a gennaio domina Android

24 feb 2012 · News ed Eventi

I dati forniti da una recente ricerca condotta da Kantar Worldpanel Comtech pubblicata dal Guardian riguardante la diffusione dei sistemi operativi mobile nel settore degli smartphone e cellulari in Italia non lascia spazio a dubbi: Android ormai domina la scena.

Se infatti si leggono le statistiche relative al mese di gennaio 2012 appena trascorso, si nota come il sistema operativo di Google sfiora ormai il 50% dell’intero mercato, lasciando alle sue spalle il vuoto, parzialmente coperto dall’ottimo risultato di Apple con iOS che incassa un ottimo 22,4%. Molto dietro Symbian, Blackberry e Windows Phone, che però recupera qualche punto grazie all’uscita della nuova serie di Nokia, la Lumia.

Il dato se confrontato agli ultimi mesi non mostra un incremento esponenziale di Android, ma è il confronto con lo stesso dato del 2011 che lascia davvero stupiti, e fa intuire quanto sia cambiato il mercato degli smartphone nel 2011.

APPROFONDIMENTO: Sony al lavoro su un nuovo sistema operativo mobile

A gennaio dello scorso anno era Symbian a dominare la scena con il 46,8% del mercato, con Apple iOS al 19,5% e Android al 18,7%. La situazione dunque si è completamente ribaltata.

E’ chiaro che a farla da padrone sono i gioiellini di fascia alta, ovvero il Samsung Galaxy S (sia la prima che seconda versione) e i modelli iPhone. Due smartphone costosi che però, anche grazie alle offerte convenienti degli operatori di telefonia, sono diffusissimi.

Se poi si analizza il dato dei prodotti di media e bassa fascia, si capisce come il successo di Android sia legato anche alla presenza su vari dispositivi di vari produttori che hanno un costo relativamente basso.

Mercato in cui Apple è assente, e RIM continua a perdere sempre più terreno.

L’articolo originale del Guardian

PianetaTech.it

Android e l’Ubuntu tascabile

24 feb 2012 · News ed Eventi

Canonical mostra un’applicazione Android in grado di trasformare gli smartphone in computer desktop con Ubuntu. In attesa della vera distro mobile

Roma – Canonical accontenta i numerosi sostenitori di Ubuntu portando sui terminali Android un assaggio della distribuzione GNU/Linux. Lo scorso anno Ubuntu era già arrivato ufficiosamente su dispositivi Google come sotto-sistema, grazie all’inventiva dei soliti smanettoni, e anche in questo caso non si parla di un OS mobile da utilizzare come vera alternativa al robottino verde.

Ubuntu for Android è una “semplice” applicazione che gira sopra l’OS originale, trasformando in un mini-computer lo smartphone collegato ad una docking station con tanto di uscita video. Un kit d’emergenza che permette di continuare a lavorare emulando la nota distro, anche in assenza del “vero” PC.

Quello che appare sullo schermo di monitor e TV è un misto tra l’Ubuntu desktop originale e il sistema mobile Android. Quando l’app Ubuntu è in esecuzione, con tanto di browser Chromium e client email Thunderbird, la connessione 3G rimane attiva e i dati mobile non vengono tagliati fuori: messaggi, contatti e programmi presenti sullo smartphone compaiono anche sulla versione semplificata dell’interfaccia grafica Unity.

I primi test si dividono tra pareri entusiastici e segnalazioni di lag. In ogni caso, si parla di un prototipo con ampi margini di miglioramento. I requisiti minimi sottolineano del resto che l’applicazione esige super-smartphone con processore dual-core, 512 MB di RAM, 2GB di memoria libera, accelerazione grafica, micro USB e uscita video. A livello software, c’è poi un ostacolo con cui fare i conti: la carenza di software scritto per un Ubuntu che gira su piattaforma ARM.

A quanto pare la proposta Canonical, molto simile al sistema Web Top per Motorola Atrix, non approderà sul market Google come un’applicazione qualsiasi ma sarà pre-installata sugli smartphone Android dai produttori hardware che raccoglieranno la sfida. Entro il 2014 Mark Shuttleworth conta comunque di rilasciare una versione mobile completa della nota distro Linux.

Roberto Pulito

Punto Informatico

Megaupload, fondatore libero su cauzione

24 feb 2012 · News ed Eventi
Megaupload, fondatore libero su cauzione (ANSA) – AUCKLAND (NUOVA ZELANDA), 22 FEB – Il fondatore del sito di file-sharing Megaupload, accusato di violazione di copyright e per il quale gli Usa chiedono l’estradizione, e’ stato liberato su cauzione dalla giustizia neozelandese. Kim Schmitz, alias ‘Kim Dotcom’, tedesco di 38 anni, era stato arrestato il 20 gennaio nella sua proprieta’ di Auckland con altri tre responsabili di Megaupload. Secondo il giudice Nevin Dawson il rischio di fuga e’ ridotto dal fatto che tutti i suoi beni sono stati sequestrati.

News di Tecnologia – ANSA.it

I neutrini non sono più veloci della luce

23 feb 2012 · News ed Eventi

I risultati dello scorso anno? Sbagliati, rivela Science. Tutta colpa di un cavo mal collegato. Si attendono conferme ufficiali

Vi ricordate la storia dei  neutrini che viaggiano  più  veloci della luce? L’aveva scoperto l’esperimento Opera, presso i  Laboratori nazionali del Gran Sasso dell’ Istituto nazionale di fisica nucleare. Be’, secondo quanto rivela  Science in un  articolo appena pubblicato online, questi risultati sarebbero frutto di un  errore. Un errore dovuto a un  cavo agganciato male. Con buona pace di Albert Einstein: nulla potrebbe superare in velocità i cari vecchi fotoni. La notizia deve  ancora essere confermata ufficialmente, ma il giornalista Edwin Cartlidge avrebbe avuto una soffiata da una fonte vicina all’esperimento.

Quando lo scorso settembre i ricercatori di Opera avevano  annunciato lo straordinario risultato, molti scienziati si erano detti  scettici e avevano i potizzato che ci fossero degli errori. Quei  60 nanosecondi di anticipo che i neutrini impiegavano per attraversare la distanza che separa il Cern di Ginevra dai laboratori del Gran Sasso  convincevano poco. ” Questa discrepanza“, scrive  Science: ” sembra venire da una cattiva connessione tra la fibra ottica che collega il ricevitore Gps usato per correggere il tempo di volo dei neutrini e una scheda in un computer“. Il ritardo causato da questo malfunzionamento sarebbe stato sottratto al tempo di volo totale e potrebbe spiegare l’arrivo anticipato.

Einstein allora può dormire sonni tranquilli? Si attende una conferma ufficiale (e nuovi dati per confermare questa ipotesi). Certo sarebbe un bel buco nell’acqua, ma la scienza va avanti anche con gli errori.

wired – Wired.it

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