La grande avventura degli sviluppatori indipendenti

16 feb 2012 · News ed Eventi

Indie Game: The Movie: presentata al  Sundance Film Festival l’anteprima del documentario su uno dei mondi più interessanti dell’industria del videogioco

La settimana scorsa, il Sundance Film Festival ha ospitato la prima mondiale di Indie Game: The Movie, documentario che (finalmente) mette sotto i riflettori uno dei retroscena più interessanti del mondo videoludico, quello degli sviluppatori indipendenti. Gli autori sono due filmmaker canadesi, James Swirsky e Lisanne Pajot, che pur essendo degli esordienti sono riusciti ad accaparrarsi un posto nella selezione ufficiale di uno degli appuntamenti cinematografici più importanti del pianeta.

 

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Il trailer parla chiaro: il documentario ruota intorno alla storia di Edmund McMillen e Tommy Refenses (autori di Super Meat Boy) e su quella di Phil Fish, creatore di Fez. Attraverso le loro storie scopriamo cosa significa trascorrere anni a limare la propria creazione cercando il giusto equilibro tra narrazione e tecnologia. E ci rendiamo conto dell’incredibile pressione psicologica quando finalmente arriva la presentazione al pubblico, il momento in cui pochi minuti decidono tra il trionfo e l’oblio.

Parlando con wired.com, il documentarista James Swirsky ha sottolineato le similitudini fra Indie Game: The Movie e il mondo che racconta: “L’abbiamo realizzato allo stesso modo dei videogiochi indipendenti, considerato come l’abbiamo finanziato, come ci abbiamo lavorato e come ne abbiamo parlato col pubblico durante la realizzazione”.

Il passaggio al Sundance Film Festival apre prospettive interessanti in termini di distribuzione e non è escluso che il documentario possa arrivare in qualche sala cinematografica. Swirsky e Pajot non abbandonano però la distribuzione fatta in casa e sul sito ufficiale del film è già possibile ordinarne una copia.

Giusto per aumentare l’interesse, ecco una clip in cui Phil Fish assiste non visto alle reazioni dei giocatori di fronte al suo Fez:
 

wired – Wired.it

iPad, Apple prima al mondo per vendita computer?

15 feb 2012 · News ed Eventi

Secondo una ricerca svolta dalla società Canalys, la Apple risulterebbe la numero uno al mondo per la vendita di computer. Lo slancio per l’ottenimento del primato andrebbe all’iPad che con i suoi 15 milioni di pezzi venduti negli ultimi tre mesi del 2011 (LEGGI QUI) più 5 milioni di Mac, copre il 17% di un mercato che complessivamente ha commercializzato 120 milioni di pezzi.

Il conteggio di Canalys è stato però effettuato allargando la categoria computer anche ai tablet, così l’azienda di Cupertino sembra aver superato la HP (al 12,7% di quota di mercato), Dell e Acer. Per la precisione è stata delineata una categoria ben precisa per la ricerca, quella dei “client PC”, quindi tablet, desktop, portatili che non hanno funzione di server.

In generale, i tablet hanno trainato il mercato tecnologico nel corso dello scorso anno. Il paragone tra l’ultimo trimestre del 2010 e quello del 2011 fa emergere una crescita del 16% nel vendite, ma togliendo dal computo i tablet c’è un crollo di questo valore al solo 0,4%. Pertanto va precisato che i valori calcolati dalla Canalys sono da rivalutare. Consideriamo che i dati di Gartner ed IDC, le più importanti aziende di ricerca nel settore ICT, offrono valori più precisi e coerenti: esse, infatti, suddividono nettamente i “normali personal computer” dalle “tavolette” perchè si tratta di dispositivi con funzionalità ben diverse.

Alla luce di queste considerazioni, Apple è certamente leader, ma nel mercato specifico occupato dall’iPad, mentre HP è ancora prima per i pc seguita dagli altri colossi Acer, Dell e Lenovo che ha presentato una notevole crescita negli ultimi mesi. In termini generali, il mercato dei personal computer è da dichiarare stabile, non presentando una crescita netta.

PianetaTech.it

Audiweb: nel 2011 35.8 italiani online

15 feb 2012 · News ed Eventi
Audiweb: nel 2011 35.8 italiani online (ANSA) – ROMA, 31 GEN – Nel 2011 e’ cresciuta del 6.9% rispetto al 2010 la diffusione dell’online in Italia, con 35,8 milioni di italiani che dichiarano di accedere alla Rete da qualsiasi luogo e strumento. Per quanto riguarda dicembre 2011 l’audience online e’ rappresentata da 27,2 milioni di italiani, l’8.3% in piu’ rispetto allo stesso mese 2010. Sono alcuni dati resi noti da Audiweb-Doxa. Crescono i dispositivi mobile: 9.7 milioni di italiani connessi da cellulare, 949 mila da tablet.

News di Tecnologia – ANSA.it

eBay.it, crescono le vendite: nel 2011 acquistati 60 oggetti al minuto

15 feb 2012 · News ed Eventi

Le vendite su internet hanno subito un notevole incremento nel 2011: nonostante la crisi infatti, l’acquisto online sembra ancora uno dei mezzi preferiti dagli utenti. E uno dei siti che ha più beneficiato di questo incremento, è senza dubbio eBay.it. La media di vendite è cresciuta, adesso su eBay si acquistano 60 oggetti al minuto, un valore altissimo, che possiamo maggiormente analizzare, leggendo i dati relativi alle categorie. Se per esempio, ci sono alcune categorie che sembrano stentare un po’ di più, alcune categorie ottegono risultati ottimi: è il caso della categoria Consumer Tech, con un acquisto ogni 3 secondi, seguita da “Casa, Arredamento e Bricolage” (un acquisto ogni 10 secondi) e da “Abbigliamento e Accessori” (un acquisto ogni 12 secondi). Ma ad acquistare online non sono solo i singoli utenti, ma anche vere e proprie aziende. “Per mantenere alta la qualità del lavoro, e non “risparmiare” sui dipendenti, ove possibile, molte aziende hanno provato ad abbassare i costi comprando gli attrezzi del mestiere su eBay.it. Sul sito, ad esempio, è possibile spendere meno per fotocopiatrici, scanner, espositori e arredamenti per vetrine” spiega Irina Pavlova, responsabile della comunicazione di eBay.it, commenta i dati di vendite nel 2011. “Anche in questo momento storico di crisi economica, eBay risulta la cartina tornasole dei consumi degli italiani: si taglia su categorie come arte e collezionismo, ma non su prodotti ritenuti necessari come l’abbigliamento e l’ormai irrinunciabile tecnologia” conclude la responsabile della comunicazione di eBay.it, Irina Pavlova.

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WeGeek.net

E-book, parla l’editore digitale “Inutile combattere la pirateria”

15 feb 2012 · News ed Eventi

Timo Boezeman, digital publisher dell’olandese: “E’ semplicemente stupido. Al contrario, credo che gli ostacoli principali per la crescita del mercato editoriale siano la paura, l’ignoranza, credere che gli utenti vogliano per forza tutto gratis”. Se ne discuterà, anche con lui, all’evento milanese If Book Then di RICCARDO BAGNATO

MILANO – In principio furono i software, poi con l’avvento di Naspter e dei suoi epigoni si passò alla musica, e infine ai video. Insomma, scaricare illegalmente applicazioni, canzoni o film protetti da diritti d’autore è di fatto possibile da molti anni. Basti pensare alla recente chiusura di siti come Megaupload e Megavideo o l’ancor più recente firma dell’accordo internazionale Acta da parte dell’Ue, per capire quali dimensioni abbia ormai raggiunto il fenomeno. A sentire, poi, gli esperti di settore, la pirateria informatica sembra abbia allungato le mani da qualche tempo su un nuovo mercato, quello degli ebook.

A seguito del successo di prodotti come l’iPad di Apple o il Kindle di Amazon, che permettono di scaricare e leggere interi volumi in formato digitale, il mercato dei libri elettronici è notevolmente cresciuto e, con sé, quasi come conseguenza naturale, il download illegale di manuali, romanzi,  libri fotografici o saggi è apparentemente aumentato in modo significativo. Secondo la Publishers Association inglese, nel 2011, il numero di siti che permettono di scaricare illegalmente vecchi e nuovi titoli in versione digitale è più che raddoppiato: dai 50mila circa nel 2010 ai 115mila nell’anno successivo.

“Nessuno, però, conosce con esattezza l’impatto

reale della pirateria” confessa Timo Boezeman, digital publisher dell’olandese A. W. Bruna Uitgevers B. V., che sul tema parlerà in occasione della conferenza internazionale IfBookThen, prevista per il 2 e 3 febbraio a Milano e promossa da Bookrepublic. “E le ragioni sono semplici – continua Boezema – innanzitutto non è vero che un download illegale di un libro elettronico equivale automaticamente a una vendita mancata. In secondo luogo non è quantificabile il numero di scaricamenti effettuati di un titolo specifico e quindi non è possibile compararlo con quello delle vendite dello stesso titolo”.

Chi ci ha provato, tuttavia, a fare una stima è stato Simon van Meygaarden, corrispondente del sito olandese e-reads.com dedicato al mondo degli ebook. Secondo van Meygaarden, tenuto conto di una serie di variabili commerciali e tecniche, su 1000 dollari che l’editore potrebbe vendere, solo 1,40 dollari entrerebbero nelle tasche di lettori non autorizzati, cioè di chi non ha pagato per la copia in possesso. Una miseria.

In Francia, nel frattempo, è stato reso pubblico lo studio “Etude sur l’offre nume? Rique ille? Gale des livres franc? Ais sur Internet en 2010” per mano dell’osservatorio sul libro della regione parigina, Le MOTif: a sorpresa sono i fumetti i più piratati. D’altra parte questo genere di libro gode di una certa popolarità fra i cugini d’oltralpe ricoprendo il 10-14% dell’intero mercato librario    , in compenso il 58% dei fumetti non disponibile in versione digitale. Ed ecco allora molti utenti scannerizzare la propria copia e renderla disponibile online a un prezzo medio di 15 dollari, se non gratis.

E allora? “L’unica cosa da non fare, quindi, è cercare di combattere la pirateria” spiega candidamente Boezeman. Che aggiunge: “E’ semplicemente stupido. Al contrario, credo che gli ostacoli principali per la crescita del mercato editoriale siano la paura, l’ignoranza, credere che gli utenti vogliano per forza tutto gratis, pensare che ciò che è successo al mondo della musica, dei film o dei videogiochi non possa succedere nell’editoria in virtù di una diversità del prodotto che in realtà non esiste e, infine, credere di poter combattere e sconfiggere la pirateria con leggi nuove, modelli di business vecchi, o stratagemmi tecnologici che limitino l’utilizzo dell’ebook su diversi e-reader”.

Una perdita di tempo, insomma, la definisce Boezeman, secondo cui combattere la pirateria non solo è dispendioso in termini di tempo e di soldi, ma danneggia la propria immagine e non porta a nessun risultato. E chiarisce: “la maggior parte dei download illegali sono il logico comportamento di chi è frustrato perché non trova un corrispettivo legale, o è troppo costoso, o non è compatibile con il proprio lettore elettronico”.

Un punto di vista che però vale più per i piccoli e medi editori che per quelli grandi? “Non credo” dice Boezeman. Che precisa: “I buoni editori, piccoli o grandi che siano, dovranno sempre più puntare alla qualità. I lettori vogliono qualità e se ne renderanno sempre più conto una volta che saranno inondati da testi autoprodotti e autopromossi dagli utenti grazie a servizi come quelli offerti da Amazon, dal recente iBooks Author o altri”. E conclude: “Non è che noi editori pensiamo che la pirateria sia positiva e che non dovremmo preoccuparcene di tanto in tanto. Solamente dobbiamo concentrarci su ciò che possiamo fare, invece che rinchiuderci in difesa. Il mondo è cambiato. Per questo cambiare noi stessi radicalmente e strutturalmente è l’unica cosa utile da farsi per rimanere competitivi nel lungo termine”.

Intermediari permettendo, però. In altre parole: sempre che i vari Amazon o Apple, cioè i maggiori distributori di contenuti online, non impongano a editori e autori le proprie regole in modo unilaterale, costringendo questi ultimi a margini sempre minori e obblighi sempre più stringenti e costosi a loro esclusivo beneficio. “Entrambi, Amazon e Apple, hanno creato negozi online che funzionano, i cosiddetti ‘walled garden’ (giardini recintati). Il che va bene, a patto però che garantiscano tre cose  –  spiega Boezeman  –  la disponibilità di un catalogo completo, un prezzo d’acquisto adeguato e piena compatibilità con qualsiasi lettore di testi in formato digitale”. Insomma, appunto, intermediari permettendo.

Repubblica.it > Tecnologia

Auto elettrica sì, se alimentata da fonti rinnovabili

14 feb 2012 · News ed Eventi

L’elettricità derivata da petrolio, gas o carbone aggraverebbe il problema dell’inquinamento. Questa la conclusione di uno studio pubblicato in Germania

Le auto elettriche potrebbero segnare la mobilità di domani, sempre più proibitiva per i mezzi a combustibile. Vedi il caso Area C a Milano. Ma perché ciò succeda, e in modo positivo, è fondamentale incrementare l’uso delle energie rinnovabili. Questa la conclusione dell’Istituto per la ricerca ecologica Oeko-Institut, in Germania, dove si afferma che il problema dell’inquinamento si combatte con l’auto elettrica solo quando supportata da un aumento di erogazione dell’energia derivata da fonti green. La mera immissione su strada di veicoli elettrici potrebbe aggravare l’inquinamento dell’aria, anziché abbassarlo. L’alto consumo di corrente che si prevede con una simile mobilità impone una nuova politica energetica.

Qualora la ricarica elettrica derivasse da f onti non rinnovabili (carbone, petrolio, gas), l’auto diverrebbe  una nuova causa di smog. Ancora una volta emerge quale sia la vera soluzione per la mobilità di domani: non tanto, o meglio, non solo un nuovo veicolo dalla tecnologia non inquinante, quanto una rete di distribuzione (energetica) strategicamente dispiegata e, soprattutto, alimentata da fonti pulite. Anche per questo, Smart E Renault stanno stringendo accordi con compagnie energetiche, nei Paesi in cui lanceranno la Fortwo  e la Twizy, affinché la circolazione avvenga grazie a un’energia davvero rispettosa dell’ambiente.

foto: Corbis

wired – Wired.it

Perché un’azienda non può ignorare la Rete

14 feb 2012 · News ed Eventi

Internet e social media sono fondamentali per le imprese: come si è evoluto il loro rapporto negli anni? Ecco l’analisi di Vincenzo Cosenza

Di seguito il primo capitolo di Social Media Roi, scritto da  Vincenzo Cosenza per Apogeo

Il punto di partenza di questo libro è esplicito: la misurazione dell’universo dei social media in senso rigoroso e pratico. Rigoroso perché basato sulla misurazione quantitativa dei fenomeni; pratico, perché dalla teoria più alta si allontana per diventare insieme di azioni e best practice. Misurare, dunque. Certo misurare vuol dire valutare, ma ciascuna misura, presa da sola, si limita a un numero tanto preciso quanto inutile. Quindi per valutare in modo compiuto e utile bisogna comprendere altri elementi: lo scenario di riferimento, con uno sguardo prospettico, i mutamenti che ha contribuito a determinare, il terreno d’azione e le logiche di funzionamento. Analoga situazione si forma nel passaggio dalle valutazioni prese singolarmente al loro insieme, la strategia, distillata nelle azioni da compiere. Ecco perché dopo le valutazioni bisogna trovare il modo per far capire l’importanza di agire a chi in azienda ha il potere di decidere la partenza di un programma strategico di azione attraverso i social media.

Breve storia dell’incontro tra aziende e social media:
La storia dell’interesse dei manager aziendali per i social media si può retrodatare al periodo in cui i blog iniziarono a diventare un oggetto d’interesse per i mass media e il Web cominciò a rivelarsi come complesso sistema non solo di fruizione ( readable) ma anche di produzione dal basso ( writable). Fu in quel momento, fotografato dalla famosa “copertina specchio” del Time che decretava “YOU” persona dell’anno ( Time, volume 168, numero 26, dicembre, 2006), che iniziò a insinuarsi nei comunicatori più illuminati un tarlo, alimentato dalle prime agenzie di digital PR. Queste, intuendo la dirompente portata sociale e, naturalmente, commerciale del fenomeno, provarono a offrire nuovi servizi in grado di consentire alle aziende di comprendere quella magmatica realtà. I blogger iniziarono ad incuriosire e, a volte, impensierire per primi gli uomini delle pubbliche relazioni che non capivano né quanto fossero davvero importanti né come “catalogarli”. Queste persone animate da grande passione, che con le proprie opinioni, potevano scalfire la granitica reputazione delle aziende erano un fenomeno da analizzare attentamente. Dal tentativo di comprensione si passò ben presto alla sperimentazione di inediti approcci alle relazioni pubbliche. Alcuni azzardarono i primi contatti con i blogger, inviando loro prodotti in cambio di un feedback sincero. In Italia lo fece per primo Antonio Tombolini col progetto “pesto ai blogger” (febbraio, 2006) sulla scia del successo dell’iniziativa di Stormhoek (maggio 2005) piccolo produttore di vini sudafricano, che con un investimento di 40.000 dollari in due anni riuscì a ottenere una visibilità tale da essere accolto dal colosso Tesco sui suoi scaffali.

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wired – Wired.it

Internet, l’Italia cresce del 6,9% quasi 13 milioni online al giorno

13 feb 2012 · News ed Eventi

La fotografia di Audiweb a dicembre 2011 mostra numeri incoraggianti per la connettività nel nostro Paese, boom del mobile, ottimi risultati per i nuovi dispositivi. Alfabetizzazione tecnologica in crescita, nonostante il digital divide 

ROMA – Nonostante i problemi delle infrastrutture, nonostante la piaga del “digital divide” che vede un paese connesso a macchia di leopardo, i risultati della ricerca di base sulla diffusione dell’online in Italia pubblicati da Audiweb sono incoraggianti. Secondo i dati aggiornati a dicembre 2011, la diffusione complessiva cresce del 6,9% rispetto al 2010, con 35,8 milioni di italiani tra gli 11 e i 74 anni che dichiarano di accedere a internet da qualsiasi luogo e strumento.

Aumenta la possibilità di accedere a internet attraverso nuovi dispositivi come cellulari, smartphone, tablet: sono 9,7 milioni gli Italiani connessi via mobile, per un totale di +55,4% rispetto al 2010, con 949mila utenti da iPad e tavolette Android. Il totale dell’audience online nel 2011 raggiunge così un valore medio giornaliero di 12,7 milioni di utenti, il 9,9%  in piùrispetto alla media dell’anno scorso. Insieme ai dati contenuti in Audiweb Database, c’è anche l’aggiornamento del report trimestrale Audiweb Trends, realizzato in collaborazione con Doxa.

I numeri. Secondo i dati di audience online a dicembre scorso, il 2011 ha registrato un valore medio di audience online di 26,4 milioni di utenti nel mese e 12,7 milioni nel giorno medio, con un incremento rispetto al 2010 rispettivamente del 10,7%  e del 9,9%.  Nel 2011, gli utenti hanno speso online 1 ora e 23 minuti nel giorno medio, consultando 164 pagine viste.
Per quanto riguarda i dati di audience dell’ultimo mese

dell’anno, a dicembre 2011 l’audience online è rappresentata da 27,2 milioni di Italiani dai 2 anni in su, che hanno navigato almeno una volta attraverso un PC, l’8,3% in più rispetto all’anno precedente.  L’audience online nel giorno medio registra 12,7 milioni di utenti attivi, +5,5% rispetto a dicembre 2010, che hanno consultato 152 pagine trascorrendo in media 1 ora e 18 minuti al giorno per persona.

I trend. Audiweb Trends è l’aggiornamento trimestrale della Ricerca di Base. Dall’ultimo report, emerge una crescita costante della diffusione dell’online in Italia. Infatti dai dati cumulati del 2011, risultano 13,5 milioni di famiglie con un accesso a internet da casa attraverso almeno uno dei device considerati dalla ricerca (pc di proprietà, pc aziendali, televisori), il 63,7% delle famiglie con almeno un componente fino a 74 anni, con una crescita del 7,8% rispetto al 2010.

Connettività.
La maggior parte delle famiglie che dichiarano di avere un accesso a internet da casa, dispone di un collegamento veloce via Adsl/fibra ottica (67,6% dei casi), con una crescita dell’11,5% rispetto al 2010. La banda larga porta internet nelle case di 9,130 milioni di famiglie italiane, con il 95,1% dei casi, corrispondente a 8,7 milioni di famiglie, che dispone di un abbonamento flat. Risulta rilevante anche l’accesso attraverso le chiavette internet, disponibili nel 25% dei casi e corrispondente a 3,4 milioni di famiglie italiane (+13,2%).
Estendendo i dati di diffusione dell’online agli individui, risultano 35,8 milioni gli Italiani che possono accedere alla Rete da almeno uno dei luoghi considerati (casa, ufficio, luogo di studio o altri luoghi in generale) attraverso PC o cellulare, il 74,5% della popolazione tra gli 11 e i 74 anni, con un incremento del 6,9% rispetto al 2010.

Accesso migliorato.
Rispetto al 2010, si riscontra una crescita costante di tutte le situazioni di accesso alla rete. Infatti, analizzando in dettaglio la disponibilità di accesso a internet dalle singole location esaminate, risulta in crescita dell’8% la disponibilità di accesso da casa attraverso computer, con 33,8 milioni di individui tra gli 11 e i 74 anni (il 70,3% dei casi), così come cresce del 21,3% l’accesso da luogo di studio disponibile per 3,5 milioni di individui (7,4% dei casi) e l’accesso da altri luoghi (internet point, biblioteche, ecc.) che cresce del 41%, con 2,6 milioni di individui (5,5% dei casi), mentre si mantiene stabile, +1%, l’accesso da luogo di lavoro/ufficio, disponibile per 9 milioni di italiani occupati (il 40,3% degli italiani occupati).
La disponibilità di accesso da cellulare cresce del 55,4%, con 9,7 milioni di persone che dichiarano di accedere a internet da cellulare, il 20,2% dei casi.

Tablet.
Per la prima volta, nel 2011, la Ricerca di base Audiweb – Doxa ha rilevato anche il dato di diffusione dei tablet collegati a internet, registrando 949 mila individui che dichiarano di poter accedere alla rete attraverso questi nuovi device portatili.

Repubblica.it > Tecnologia

Come fare un originale cuore di San Valentino: Google formula matematica

13 feb 2012 · News ed Eventi

Pubblicato da Il Conte il 11 – febbraio – 2012

Un trucco su Google da non perdere se vogliamo una sorpresa di San Valentino molto particolare.

E’ un trucco dedicato ai veri geek, che non possono lasciarsi sfuggire l’occasione di dimostrare il proprio affetto alla persona amata, anche attraverso qualche piccolo trucchetto offerto dalla rete.

Proprio come questo, che non è stato introdotto da Google in modo volontario, ma che riuscirà lo stesso a stupire per la sua originalità.

E’ stato l’utente di Twitter @Huckberry a spiegare cosa bisogna fare sul motore di ricerca Google.

Basta scrivere sulla casella di ricerca (funziona anche con la versione in lingua italiana di Google) questa formula: “sqrt(cos(x))*cos(300x)+sqrt(abs(x))-0.7)*(4-x*x)^0.01, sqrt(6-x^2), -sqrt(6-x^2) from -4.5 to 4.5“, senza le virgolette. Premendo invio, tramite la funzionalità della creazione di grafici matematici introdotta da poco tempo su Google, si riuscirà ad ottenere un bellissimo cuore.

La formula contiene un insieme di funzioni matematiche con radici quadrate, valori assoluti e funzioni coseno. Il risultato è una curva che, trasformata in modo speculare sul grafico, diventa un vero e proprio cuore colorato. Possiamo sostituire anche al valore 300x del coseno il valore 500 per vedere il cuore che “si colora” al suo interno.

Buon San Valentino!

 

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Business and Tech

Affari digitali, affari d’oro

13 feb 2012 · News ed Eventi

Il valore della Internet economy nei paesi del G-20 supererà quota 4mila miliardi entro il 2016. Con 3 miliardi di utenti connessi. Mobile e social network motori della crescita

Roma – Il manifesto digitale: come aziende e nazioni possono vincere nell’economia digitale. È il titolo di un recente studio presentato da Boston Consulting Group (BCG) e Google nel corso dell’ultimo World Economic Forum di Davos, in Svizzera. Il frutto di 14 analisi locali commissionate dalla società di consulenza insieme al gigante di Mountain View, per offrire una panoramica aggiornata sull’impatto globale dell’economia basata su Internet.

Nei paesi appartenenti al G-20, la cosiddetta Internet economy raggiungerà – entro l’anno 2016 – il valore stimato di 4.200 miliardi di dollari. Una cifra quasi doppia rispetto ai 2.300 miliardi di dollari registrati alla fine del 2010. Risorse vitali per le aziende e per i paesi del pianeta che stanno vivendo una fase di profonda incertezza finanziaria.

Secondo il manifesto presentato da BCG e Google, il veicolo più potente di questa crescita verrà alimentato dal numero complessivo di utenti connessi alla Rete. Si passerebbe da quota 1,9 miliardi alla fine del 2010 ai 3 miliardi di netizen entro il 2016. Circa il 45 per cento del totale della popolazione mondiale.

I fattori di questa crescita vertiginosa sono in primis l’espansione registrata nei cosiddetti mercati emergenti, insieme ad una massiva diffusione di dispositivi mobile (in particolare smartphone) in tutto il pianeta. Da non dimenticare l’utilizzo ormai ubiquo dei social network tra le cause scatenanti dell’impennata nella Internet economy.

“Nessuna società o nazione può permettersi di ignorare questo sviluppo. Tutte le forme di business dovranno trasferirsi verso il digitale – ha spiegato David Dean, senior partner di BCG – La nuova Internet non è più di stampo occidentale o accessibile tramite un PC. È ora un fenomeno globale, ubiquo e votato alla partecipazione”.

Sempre stando ai numeri snocciolati a Davos, entro il 2016 ci sarà un 70 per cento di netizen proveniente dai paesi emergenti del G-20. Il 14 per cento in più rispetto alla fine del 2010. Gli accessi in mobilità conteranno all’80 per cento nel totale delle connessioni legate al broadband. Fenomeni che cambieranno radicalmente i mercati entro 5 anni.

Mauro Vecchio

Punto Informatico