Chi è Kim Schmitz, fondatore di Megaupload?

24 gen 2012 · Uncategorized

Arresti, eccessi e business illegali: il capo del servizio di streaming illegale sembra uscire da uno dei film di azione che ha regalato a scrocco
– Perché l’Fbi ha chiuso Megaupload

Gli  esordi nella piccola criminalità, le prime condanne, le auto sportive, gli eccessi, la vita al limite, i contatti con le parti più in vista dell’industria, le molte identità e l’ arresto rocambolesco (un’operazione di polizia in grande stile che ha messo al lavoro Fbi, Department of Justice e la polizia della Nuova Zelanda, Olanda, Germania, Canada e Filippine) fanno di Kimble o Kim Dotcom o Kim Schmitz o Kim Tim Jim Vestor il più grande malavitoso della Rete. Pur senza aver ucciso nessuno (almeno per quanto se ne sa) l’estensione delle sua attività apertamente illegale, i suoi ricavi, la crescita di un business sempre più mastodontico (18 i domini sequestrati che occupavano il 3% della banda del pianeta) e il suo atteggiamento ricordano da vicino i grandi boss dell’America proibizionista.

Ancora di più  Kimble, come ogni grande capo clan, stava operando il salto mortale della pulizia, stava passando cioè da un business organizzato e criminale ad un’attività lecita e redditizia. Megaupload da tempo ha un’area legale, utilizzata per scambio video e archiviazione che doveva essere il business del futuro, come anche l’annunciato servizio di rental e streaming legale di contenuti, per i quali si diceva fosse in trattativa con le major. Cosa che, se fosse vera, renderebbe l’attacco di stanotte una vera pugnalata alle spalle, roba da realtà che imita il cinema.

Ad ogni modo, vero o non vero, Kim Schmitz operava nel business della soddisfazione dei bisogni degli utenti in maniera non diversa da come  Al Capone faceva quando contrabbandava alcol. Non solo il modo di fare affari era lo stesso ma anche la maniera in cui si rapportava al resto del pianeta sembrava ricordare quell’idea di potere. Per questo e molti altri motivi, sebbene sia sempre meno possibile stare dalla parte dell’autorità quando si tratta di pirateria, copyright e SOPA varie, suona anche stonata la difesa armata operata da Anonymous (che per tutta la notte ha attaccato tramite DDoS diversi server illustri e poco simpatici da quello dell’Fbi, giù fino ad Hadopi). La libertà d’espressione e la ricerca di un’idea di copyright meno estremo possono passare attraverso la pirateria come sistema di scambio tra pari e “resistenza attiva” ad un sistema che non si adegua ma ingrossare il portafogli e aggiungere Rolls Royce, Lamborghini e Maserati al garge di un criminale, invece che foraggiare major ugualmente avide, non è molto diverso nè tantomeno utile o nobile.

wired – Wired.it