Dropbox, storage cloud aperto ai quattro venti

23 mag 2011 · Uncategorized

La piattaforma sul banco degli imputati: questa volta l’accusa è di aver mentito in merito alle effettive pratiche di sicurezza impiegate per la protezione dei dati personali degli utenti

Roma – Accusa di menzogna perpetrata ad arte per Dropbox, il servizio di cloud storage baciato da notevole popolarità da milioni di utenti in tutto il mondo: il ricercatore di sicurezza Christopher Soghoian ha presentato un reclamo presso la Federal Trade Commission (FTC) statunitense, contro quello che a suo dire è un comportamento scorretto della società telematica nei confronti degli utenti.Motivo del contendere sono le modalità con cui Dropbox salva i contenuti degli utenti sui suoi server mettendoli – apparentemente – in sicurezza da occhi e mani indiscrete: con la modifica delle condizioni d’uso risalente a un mese fa, la società ha assicurato la cifratura dei file salvati sulla cartella remota e la conseguente impossibilità di rivelarne – anche volendo – i contenuti contro la volontà dell’utente.

Per Soghoian tale rassicurazione sarebbe semplice aria fritta: i file “cifrati” archiviati online sarebbero perfettamente accessibili a chiunque lo volesse, sia che si tratti di agenzie governative interessate a ficcarvi il naso, detentori del copyright interessati a denunciare gli utenti o anche dipendenti di Dropbox dotati delle peggiori intenzioni possibili.

In conseguenza a quello che ha scoperto sul conto della “sicurezza” dello storage telematico di Dropbox, Soghoian chiede ora a FTC che l’azienda venga obbligata a chiarire ulteriormente le modalità di gestione dei dati degli utenti e che i possessori di account “Pro” vengano rimborsati. Dropbox, neanche a dirlo, sostiene che l’accusa è infondata.

Alfonso Maruccia

Punto Informatico