E-book, parla l’editore digitale “Inutile combattere la pirateria”

15 feb 2012 · News ed Eventi

Timo Boezeman, digital publisher dell’olandese: “E’ semplicemente stupido. Al contrario, credo che gli ostacoli principali per la crescita del mercato editoriale siano la paura, l’ignoranza, credere che gli utenti vogliano per forza tutto gratis”. Se ne discuterà, anche con lui, all’evento milanese If Book Then di RICCARDO BAGNATO

MILANO – In principio furono i software, poi con l’avvento di Naspter e dei suoi epigoni si passò alla musica, e infine ai video. Insomma, scaricare illegalmente applicazioni, canzoni o film protetti da diritti d’autore è di fatto possibile da molti anni. Basti pensare alla recente chiusura di siti come Megaupload e Megavideo o l’ancor più recente firma dell’accordo internazionale Acta da parte dell’Ue, per capire quali dimensioni abbia ormai raggiunto il fenomeno. A sentire, poi, gli esperti di settore, la pirateria informatica sembra abbia allungato le mani da qualche tempo su un nuovo mercato, quello degli ebook.

A seguito del successo di prodotti come l’iPad di Apple o il Kindle di Amazon, che permettono di scaricare e leggere interi volumi in formato digitale, il mercato dei libri elettronici è notevolmente cresciuto e, con sé, quasi come conseguenza naturale, il download illegale di manuali, romanzi,  libri fotografici o saggi è apparentemente aumentato in modo significativo. Secondo la Publishers Association inglese, nel 2011, il numero di siti che permettono di scaricare illegalmente vecchi e nuovi titoli in versione digitale è più che raddoppiato: dai 50mila circa nel 2010 ai 115mila nell’anno successivo.

“Nessuno, però, conosce con esattezza l’impatto

reale della pirateria” confessa Timo Boezeman, digital publisher dell’olandese A. W. Bruna Uitgevers B. V., che sul tema parlerà in occasione della conferenza internazionale IfBookThen, prevista per il 2 e 3 febbraio a Milano e promossa da Bookrepublic. “E le ragioni sono semplici – continua Boezema – innanzitutto non è vero che un download illegale di un libro elettronico equivale automaticamente a una vendita mancata. In secondo luogo non è quantificabile il numero di scaricamenti effettuati di un titolo specifico e quindi non è possibile compararlo con quello delle vendite dello stesso titolo”.

Chi ci ha provato, tuttavia, a fare una stima è stato Simon van Meygaarden, corrispondente del sito olandese e-reads.com dedicato al mondo degli ebook. Secondo van Meygaarden, tenuto conto di una serie di variabili commerciali e tecniche, su 1000 dollari che l’editore potrebbe vendere, solo 1,40 dollari entrerebbero nelle tasche di lettori non autorizzati, cioè di chi non ha pagato per la copia in possesso. Una miseria.

In Francia, nel frattempo, è stato reso pubblico lo studio “Etude sur l’offre nume? Rique ille? Gale des livres franc? Ais sur Internet en 2010” per mano dell’osservatorio sul libro della regione parigina, Le MOTif: a sorpresa sono i fumetti i più piratati. D’altra parte questo genere di libro gode di una certa popolarità fra i cugini d’oltralpe ricoprendo il 10-14% dell’intero mercato librario    , in compenso il 58% dei fumetti non disponibile in versione digitale. Ed ecco allora molti utenti scannerizzare la propria copia e renderla disponibile online a un prezzo medio di 15 dollari, se non gratis.

E allora? “L’unica cosa da non fare, quindi, è cercare di combattere la pirateria” spiega candidamente Boezeman. Che aggiunge: “E’ semplicemente stupido. Al contrario, credo che gli ostacoli principali per la crescita del mercato editoriale siano la paura, l’ignoranza, credere che gli utenti vogliano per forza tutto gratis, pensare che ciò che è successo al mondo della musica, dei film o dei videogiochi non possa succedere nell’editoria in virtù di una diversità del prodotto che in realtà non esiste e, infine, credere di poter combattere e sconfiggere la pirateria con leggi nuove, modelli di business vecchi, o stratagemmi tecnologici che limitino l’utilizzo dell’ebook su diversi e-reader”.

Una perdita di tempo, insomma, la definisce Boezeman, secondo cui combattere la pirateria non solo è dispendioso in termini di tempo e di soldi, ma danneggia la propria immagine e non porta a nessun risultato. E chiarisce: “la maggior parte dei download illegali sono il logico comportamento di chi è frustrato perché non trova un corrispettivo legale, o è troppo costoso, o non è compatibile con il proprio lettore elettronico”.

Un punto di vista che però vale più per i piccoli e medi editori che per quelli grandi? “Non credo” dice Boezeman. Che precisa: “I buoni editori, piccoli o grandi che siano, dovranno sempre più puntare alla qualità. I lettori vogliono qualità e se ne renderanno sempre più conto una volta che saranno inondati da testi autoprodotti e autopromossi dagli utenti grazie a servizi come quelli offerti da Amazon, dal recente iBooks Author o altri”. E conclude: “Non è che noi editori pensiamo che la pirateria sia positiva e che non dovremmo preoccuparcene di tanto in tanto. Solamente dobbiamo concentrarci su ciò che possiamo fare, invece che rinchiuderci in difesa. Il mondo è cambiato. Per questo cambiare noi stessi radicalmente e strutturalmente è l’unica cosa utile da farsi per rimanere competitivi nel lungo termine”.

Intermediari permettendo, però. In altre parole: sempre che i vari Amazon o Apple, cioè i maggiori distributori di contenuti online, non impongano a editori e autori le proprie regole in modo unilaterale, costringendo questi ultimi a margini sempre minori e obblighi sempre più stringenti e costosi a loro esclusivo beneficio. “Entrambi, Amazon e Apple, hanno creato negozi online che funzionano, i cosiddetti ‘walled garden’ (giardini recintati). Il che va bene, a patto però che garantiscano tre cose  –  spiega Boezeman  –  la disponibilità di un catalogo completo, un prezzo d’acquisto adeguato e piena compatibilità con qualsiasi lettore di testi in formato digitale”. Insomma, appunto, intermediari permettendo.

Repubblica.it > Tecnologia