Banda larga, arrivano le regole per le reti di nuova generazione

18 Jan 2012 · News ed Eventi

L’Agcom vara il regolamento che dovrebbe sbloccare il conflitto tra Telecom Italia e gli operatori alternativi: i concorrenti potranno comprare le infrastrutture dall’ex monopolista, che non sarà obbligato a fornirle in unbundling. Calabrò: “Italia all’avanguardia” di ALESSANDRO LONGO

Forse la stagione della banda larghissima in Italia può davvero cominciare. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), ha infatti dettato le prime regole per gli operatori, sistemando quello che si spera sia il tassello conclusivo per una lunga stagione di conflitti tra Telecom Italia e le aziende concorrenti.

Le regole definiscono il volto delle connessioni internet dei prossimi anni, quelle in fibra ottica a 100 Megabit. Secondo lo scenario disegnato dall’Agcom, la banda larghissima in Italia potrà fiorire con un mix di tecnologie: l’Authority ha cercato una difficile mediazione tra due richieste: da una parte, quella di Telecom Italia, che sostiene di poter investire bene nelle nuove reti solo con regole chiare e leggere. Dall’altra, quella degli operatori alternativi, che invece hanno più volte pregato Agcom di imporre a Telecom un certo numero di vincoli. Lo scopo degli alternativi è poter utilizzare in vario modo la rete in fibra ottica che Telecom sta costruendo e così offrire questi servizi a un gran numero di italiani.

Il dilemma per l’Authority era se favorire gli investimenti di Telecom o lo sviluppo della concorrenza nella banda larghissima. L’Agcom sembra aver scelto una via di mezzo: chiede a Telecom, per prima cosa, di presentare entro due mesi un’offerta all’ingrosso che i concorrenti possano sfruttare per utilizzare la sua rete e dare i servizi al pubblico. Dovranno esservi incluse varie modalità di accesso alla nuova rete. La prima è l’accesso “end to end”:

in sostanza l’operatore potrà comprare da Telecom la parte di rete che gli serve per arrivare fino all’utente con la fibra. Potrà utilizzare i cavidotti di Telecom e la sua cablatura verticale dei palazzi.

Il tipo di rete in fibra scelto da Telecom (architettura Gpon) impedisce al momento, tecnicamente, l’unbundling fisico (quella modalità che su Adsl ha dato vita alle offerte più ricche ed economiche). Né Agcom ha il potere normativo di costringere l’operatore a cambiare tipo di rete. Ecco quindi che, oltre alla modalità end to end, ne impone altre due (che richiedono un minore livello di infrastrutture): il Virtual unbundling e il bitstream. Del resto, secondo anche il parere invitato dall’Antitrust all’Agcom, la modalità end to end è insufficiente a garantire una buona concorrenza. Bisognerà vedere le condizioni economiche delle altre due per capire se basteranno.

A quanto risulta, comunque, Agcom ha imposto a Telecom prezzi orientati al costo (quindi non di libero mercato) in tutte le zone in cui non c’è un sostanziale livello di concorrenza. “Aspettiamo di leggere la delibera (che sarà pubblicata nei prossimi giorni, ndr.) per vedere i dettagli”, dice Marco Fiorentino, vice presidente Aiip (Associazione dei principali provider italiani). “Già ora però diciamo che ci opporremo in tutte le sedi – al Tar del Lazio, al Consiglio d’Europa – se l’Agcom intende togliere obblighi bitstream nelle zone in cui ci sono solo concorrenti infrastrutturati. E’ ammissibile toglierli solo laddove c’è una concorrenza reale tra servizi bitstream”, aggiunge.

I principali operatori alternativi avevano chiesto invece di mantenere l’obbligo dell’unbundling, per la rete in fibra, così com’è ora su rame (Adsl). Hanno scritto questa richiesta in una lettera inviata ad Agcom nei giorni scorsi. Dovranno accontentarsi di un obbligo futuro: le prossime tecnologie per la fibra ottica permetteranno l’unbundling anche sul tipo di rete scelto da Telecom e a qual punto diventerà obbligatorio fornirlo.

“Con questa delibera l’Italia si colloca nel gruppo ristretto dei paesi che hanno già completato il quadro regolamentare funzionale allo sviluppo delle reti di nuova generazione”, commenta comunque il presidente Agcom Corrado Calabrò, secondo il quale “gli operatori alternativi avranno a disposizione la più ampia gamma di servizi all’ingrosso per le reti in fibra, e saranno quindi in grado di offrire alla clientela quei servizi innovativi che la banda ultralarga rende possibili”.

La palla adesso passa al mercato. A Telecom Italia, in particolare, che valuterà dove estendere la propria rete in fibra 100 Megabit, adesso disponibile solo in 40 mila palazzi in quattro città. Era un limite imposto da Agcom e decadrà non appena Telecom pubblicherà un’offerta all’ingrosso adeguata. Sta per cominciare insomma la stagione della banda larghissima in Italia. Salvo altri intoppi e litigiosità tra i concorrenti.
 

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