Facebook riconosce dal volto una foto per sapere il nome

22 Dec 2010 · News ed Eventi

Basterà  infatti inserire un ritratto e Facebook – grazie al servizio Tag Suggestions – farà  il resto, cercando quel viso fra i profili di mezzo miliardo di utenti. Uno strumento innovativo ma che rischia di essere pericoloso per la privacy di JAIME D’ALESSANDRO

DAI NOMI alle fotografie, dalle parole alle immagini. Ecco l’ultima svolta dei social network. Basterà  infatti inserire un ritratto e Facebook farà  il resto, cercando quel volto fra i profili di mezzo miliardo di utenti. Benvenuti nell’era di Tag Suggestion, nuovo servizio in arrivo fra pochi giorni negli Stati Uniti. Almeno stando alle rivelazioni fatte da Chris Cox, vice president of product dell’azienda di Palo Alto, al sito Mashable/Social Media. Un servizio sviluppato con tecnologie in parte già  usate da Face.com, applicazione nata circa un anno fa, ma stavolta integrata direttamente in Facebook.

“Le foto sono il contenuto di gran lunga più interessante che Facebook abbia mai avuto”, ha spiegato Cox. E con questa applicazione il social network spera che lo diventi ancora di più, aumentando la rete di relazioni delle persone e il grado di coinvolgimento. Malgrado Tag Suggestion possa essere disabilitato, rischia di diventare uno strumento pericoloso per la privacy ed esser usato a fini diversi da quello per il quale è nato. Ecco perché c’è chi si aspetta l’esplosione di polemiche. Soprattutto in Italia, Paese che ha il tasso più alto in assoluto di partecipazione ai social network. Da noi infatti ben il 66 per cento di chi usa la Rete ha un suo profilo su Facebook e simili, contro il 64 per cento degli Stati Uniti, il 62 dell’Inghilterra, il 33 del Giappone.

Ma sul fatto che sia questa la nuova frontiera ci son pochi

dubbi. L’uso delle parole chiave non è più sufficiente per cercare sul Web. La Cisco prevede che nel 2014 il traffico sul Web sarà  dieci volte superiore rispetto a quello del 2008, con uno scambio di dati mensili equivalenti a 16 miliardi di dvd. E il 94 per cento saranno video e foto. Non a caso in Giappone la Toshiba ha inserito alcune funzioni di ricerca facciale nella sua Cell Tv, incrocio fra un computer e un televisore. In quel caso è sufficiente inquadrare (taggare) il volto di un attore o di chi che sia in un video, e la Cell Tv cerca tutti gli altri filmati dove quel volto compare fra i file del nostro computer e quelli di YouTube. Anche Apple ha sviluppato un servizio simile ed è probabile che perfino Facebook ci arriverà  a breve. Del resto dopo le foto vengono i video, per forza di cose.

Repubblica.it > Tecnologia

Il passaporto si chiede sul web

22 Dec 2010 · News ed Eventi
Il passaporto si chiede sul web (ANSA) – ROMA, 20 DIC – Il passaporto si chiede sul web. Da oggi e’ possibile grazie ad ‘Agenda passaporto’, il nuovo servizio online, totalmente gratuito, realizzato dalla Polizia di Stato in collaborazione con l’Istituto poligrafico e zecca dello Stato e il ministero degli Affari Esteri, ‘che rendera’ le file per la richiesta del documento solo un ricordo’. Per usifruire del servizio occorrera’ registrarsi sul sito https://www.passaportonline.poliziadistato.it.

News di Tecnologia – ANSA.it

Accordo Mondadori-Google per gli ebook

22 Dec 2010 · News ed Eventi

A poche settimane dall’annuncio ufficiale e il lancio del servizio negli Stati Uniti, Google ha annunciato di aver siglato un accordo per il mercato italiano con l’editore Mondadori.

La comunicazione è avvenuta tramite una nota della stessa Mondadori che, secondo quanto apparso sul sito de Il Sole 24 Ore, riporta “Con questa partnership Mondadori, il maggiore editore italiano, aderisce al programma di Google Books e Google eBooks, il che significa che un vasto patrimonio di opere della letteratura e della cultura italiana sarà  completamente ricercabile e potrà  essere acquistato dai lettori in tutto il mondo“.

Google Editions è di per sà© un catalogo di libri e un ebook reader. Non è richiesta alcuna applicazione installata, nà© una piattaforma specifica per la lettura. Gli ebook, infatti, sono accessibili via web attraverso il proprio browser e sfogliabili, dopo averli caricati in “cache”, anche offline. Alla chiusura del browser il libro scomparirà  dal vostro computer ma sarà  sempre accessibile, tramite il proprio Google Account, direttamente sul sito di Google Editions. Grazie a questa carattaristica Google Editions è difatto compatibile con qualsiasi dispositivo con un web browser installato.

L’accordo, che prevede la pubblicazione di 1600 ebook al lancio e gradualmente l’intero catalogo di oltre 1000 libri, spiazza gli estimatori di Apple che speravano di vedere libri italiani sul iBookstore, il negozio digitale di libri dell’applicazione iBooks, che al momento presenta molte lacune al di fuori degli Stati Uniti. La piattaforma che avrebbe dovuto rendere l’iPad (e l’iPhone) degli ebook reader è infatti poco utilizzata, a meno di scaricare ebook per vie “illegali” o riuscire ad acquisire file ePub non protetti da diritto d’autore.

Riuscirà  Apple a recuperare, almeno nel nostro Paese, questo primo ritardo nei confronti di Google?

PC World News

Funzionalità e prestazioni a confronto: OpenDNS ed altre alternative

22 Dec 2010 · News ed Eventi

Abbiamo parlato in molte occasioni di come i server DNS utilizzati dal nostro PC per l’accesso ad Internet influenzino in maniera diretta il corretto e piacevole funzionamento della rete.

Come noto infatti, questa importantissima componente si occupa di risolvere i nomi a dominio (come www.megalab.it) nei relativi indirizzi IP (194.177.97.12, per quanto riguarda il nostro sito): un malfunzionamento o l’eccessiva lentezza dei DNS sono quindi sufficienti a precludere il regolare funzionamento della connessione.

Nel corso del presente articolo, metteremo a confronto le principali alternative in circolazione, in uno scontro basato sia sulle prestazioni velocistiche pure e semplici, sia sulle funzioni aggiuntive.

La trattazione include soltanto servizi che siano gratuiti perlomeno per l’uso privato.

Le prove sono state svolte con una linea ADSL tradizionale, ma i server sono utilizzabili anche tramite le connessioni mobili 3G (UMTS, HSDPA eccetera) o per i collegamenti su fibra ottica.

Per la guida passo passo alla configurazione di uno dei servizi sul proprio PC si veda l’articolo “Modificare i server DNS in uso sotto Windows XP/Vista/7”.

I DNS del provider

Provider.jpgI server di risoluzione dei nomi offerti dal fornitore di connettività  vengono impostati automaticamente ad ogni connessione e sono indubbiamente quelli più utilizzati dal grande pubblico. Se non avete mai provato ad impiegare un servizio alternativo, anche voi li state utilizzando in questo momento.

Ogni ISP impiega i propri e, di conseguenza, le esatte caratteristiche possono variare leggermente dall’uno all’altro.

In linea di massima, si tratta di servizi “base”, sprovvisti di qualsiasi tecnologia di filtraggio dei siti nocivi o di quelli inadeguati ai più giovani: il motivo, sicuramente condivisibile, è quello di consentire il totale ed incensurato accesso ad ogni risorsa della rete, lasciando ai singoli utenti l’onere di tutelarsi a dovere.

Può capitare però che l’Autorità  obblighi i fornitori di connettività  ad oscurare talune risorse giudicate illegali. àˆ quanto sta succedendo in Italia con “The Pirate Bay”: da febbraio 2010, il portale dedicato a BitTorrent per eccellenza è oggetto di un blocco sia a livello di DNS, sia a livello IP.

L’affidabilità  dei DNS predisposti dal provider è generalmente buona, anche se può capitare che si verifichino alcuni disservizi in seguito ad interventi di manutenzione che, nella stragrande maggioranza dei casi, l’utente medio risolve tramite un semplice riavvio del router e conseguente auto-aggiornamento delle impostazioni con gli IP dei DNS di backup.

Alcuni provider utilizzano la fastidiosa ridirezione ad una pagina personalizzata in caso di indirizzo errato: un comportamento che risulta indubbiamente piuttosto fastidioso, soprattutto per gli utilizzatori più smaliziati.

OpenDNS

Opendns.jpgOpenDNS è probabilmente uno dei più noti servizi di risoluzione dei nomi fra quelli “alternativi”. Come la maggior parte dei concorrenti, promette più velocità , sicurezza ed affidabilità  rispetto al DNS fornito dal provider.

Per impostazione predefinita, OpenDNS promette di bloccare i siti-trappola di phishing e alcuni domini malevoli, anche se la protezione più completa parrebbe essere riservata agli account a pagamento.

I server di OpenDNS mostrano una pagina pubblicitaria con alcuni suggerimenti e link sponsorizzati in caso venisse richiesto un dominio inesistente.

Gli smanettoni possono registrarsi gratuitamente ed ottenere cosଠaccesso ad un pannello di controllo che consente di regolare alcuni parametri di funzionamento e bloccare o sbloccare specifici domini.

L’azienda è dotata di certificazione TRUSTe Privacy Program per il rispetto della riservatezza dei dati in transito, che vengono cancellati ogni due giorni lavorativi.

» Primario: 208.67.222.222; Secondario: 208.67.220.220

» OpenDNS

FamilyShield

Familishield.jpgFamilyShield è un servizio espressamente studiato per la protezione della famiglia gestito dal gruppo OpenDNS.

Come tale, le caratteristiche di base sono piuttosto simili. Rispetto a OpenDNS però, FamilyShield blocca anche i contenuti considerati inadeguati per i più giovani (pornografia, violenza ed altri giudicati “per adulti”) ed i vari proxy e tool di anonimato.

Come già  per il servizio “gemello”, sono presenti il blocco dei siti di phishing e di alcuni domini utilizzati per la diffusione di malware.

» Primario: 208.67.222.123; Secondario: 208.67.220.123

» FamilyShield

Google Public DNS

Google.jpgSul finire del 2009, Google ha lanciato un proprio servizio di DNS.

L’azienda promette tempi di risposta ridotti ed alta affidabilità , senza alcuna spesa o scocciatura per l’utente. Utilizzando il servizio infatti, i domini inesistenti mostrano un messaggio d’errore standard, senza alcuna ridirezione o pagina pubblicitaria.

àˆ assente qualsiasi tipologia di filtraggio dei domini malevoli. Nonostante infatti Google Public DNS sia dotato di una serie di contromisure particolarmente rigide contro l’alterazione dei record, il gruppo reputa che ogni altro tipo di protezione vada oltre lo scopo di un servizio DNS.

Per quanto riguarda la privacy, il colosso promette di archiviare solo temporaneamente l’indirizzo IP del richiedente e di non condividere con terzi alcun dato trasmesso.

» Primario: 8.8.8.8; Secondario: 4.4.4.4

» Google Public DNS

ScrubIT

Scrubit.jpg ScrubIT è un servizio di DNS che promette di ripulire la rete da ogni contenuto pericoloso o inadatto ai più giovani.

Purtroppo, i server del gruppo sono più volte risultati inaccessibili durante le prove, motivo per cui ogni ulteriore valutazione si interrompe qui.

» Primario: 67.138.54.100; Secondario: 207.225.209.66

» ScrubIT

FoolDNS

Fooldns.jpgFoolDNS è un servizio realizzato da una s.r.l tutta italiana che promette di ripulire la rete dalle tecnologie che possano costituire un rischio per la privacy dell’utente.

Nello specifico, la peculiarità  di FoolDNS è costituita dal blocco dei meccanismi di analisi e profilazione (si citano Google Analytics, SiteCounter, Nielsen NetRatings), lo scambio di cookie e URL traccianti e la raggiungibilità  dei domini responsabili della distribuzione di malware.

Tutto questo ha come piacevole “effetto collaterale” il blocco dell’advertising: il sistema ripulisce infatti le pagine dalle pubblicità  che non vengano erogate dal dominio corrente, ovvero la quasti totalità .

àˆ assente la ridirezione forzata dei domini errati, cosଠcome qualsiasi altra forma pubblicitaria.

Considerate le premesse, è naturale che sia adottata una privacy policy molto rigida: l’azienda assicura che l’indirizzo IP associato ad ogni richiesta di risoluzione sia fisicamente eliminato dai log entro appena un’ora.

» Primario: 87.118.111.215; Secondario: 81.174.67.134

» FoolDNS

MegaLab.it – Articoli

Messaggistica di Skype, Messeger e altri senza installare nessun programma? Imo.im è la soluzione!

22 Dec 2010 · News ed Eventi

Mettiamo il caso che siate fuori casa per lavoro. Improvvisamente avete bisogno di avere la messaggistica di Skype, ma siete su un computer dell’azienda e non potete quindi avere il programma apposito. Che fare? La soluzione c’è, e si chiama imo.im! Questo sito web offre la possibilità  di connettersi ai circuiti di Skype, Windows Live Messenger, AIM, MySpace, Facebook, Yahoo!, Google Talk e Jabber senza installare nessun programma sul sistema.

Utilizzo del sito

Andando sul sito, vi troverete davanti ad una schermata come questa:

Imo 1.JPG

Come potete vedere, c’è una casella dove potete selezionare il tipo di account di messaggistica che volete usare, e due campi dove inserire l’username e la password.

In questo caso io mi connetterò con un account Windows Live. Una volta selezionato il tipo di account e inserite le credenziali, cliccando su Sign on apparirà  una schermata del genere:

Imo 2.JPG

Principalmente l’interfaccia offre due sezioni. In alto a destra potete gestire l’account, e cliccando su Accedi con più account potrete effettuare l’accesso con più account anche diversi contemporaneamente.

A destra, invece, troverete il campo con tutti i contatti, dove saranno segnalati con un iconcina verde quelli attualmente connessi, e con una rossa quelli offline. Potete pure aggiungere nuovi contatti alla lista, e, passando il mouse sopra un contatto, apparirà  una schermata dove potete eliminare, bloccare o rinominare quelli presenti.

Cliccando invece sopra il nome del contatto, apparirà  la schermata di chat:

Imo 3.JPG

E possibile vedere le precedenti conversazioni con l’utente selezionato, inviargli un file, effettuare una chiamata vocale o una videochiamata.

Per disconnettersi dall’account, basta abbandonare la pagina, o cliccare su Disconnetti in alto a sinistra.

Considerazioni

àˆ un sito web chesto usando da qualche tempo con soddisfazione, potendo avere tutti gli account di messaggistica con una sola pagina, senza dover installare programmi che appesantiscono il sistema.

Non ho avuto mai nessun problema con la chat, che si è rivelata molto veloce e stabile.

L’unica pecca è l’assenza delle emoticons, ma nel complesso, lo reputo un ottimo servizio.

» Imo.im

MegaLab.it – Articoli

Mp3 e hard-disk addio La musica va sulle nuvole

22 Dec 2010 · News ed Eventi

Mentre Apple e Google si organizzano per offrire canzoni ovunque e su ogni dispositivo, alcuni servizi indipendenti permettono di portare il proprio catalogo “on the cloud”. E’ il futuro dell’intrattenimento musicale di IVAN FULCO

“IMMAGINA la musica di iTunes sulle nuvole” recita la tagline. Come dire, tutta la propria musica digitale salvata su un server remoto e accessibile in qualsiasi momento da un computer o da uno smartphone, a condizione di essere connessi in Rete. La promessa sembra firmata Apple, ma anche Google, entrambe impegnate in questi mesi in progetti volti a slegare la fruizione di musica dal binomio mp3-hard disk. In realtà  si tratta di un progetto “trasversale”, per iPhone e Android, chiamato mSpot.

Disponibile anche in Italia, mSpot richiede una semplice configurazione in tre passi. àˆ sufficiente installare il software sul proprio computer (PC o Mac), selezionare le cartelle iTunes da sincronizzare, poi attendere il caricamento sul server. Al termine, il proprio archivio musicale sarà  accessibile in tempo reale via browser, oppure da un dispositivo iOS o Android, per l’ascolto in streaming via rete Wi-Fi o 3G. In alternativa, i brani possono essere scaricati in locale su smartphone.

Offerta e qualità . Nella sua formula base, mSpot offre 2 GB di spazio gratuito, sufficienti per circa 800 brani. Il piano con abbonamento amplia invece le dimensioni a 40 GB, al costo di circa tre euro mensili. Le applicazioni per iPhone e Android, disponibili per accedere alla musica “on the cloud”, offrono tutte le funzionalità  chiave dei riproduttori musicali nativi. La qualità  dell’audio varia invece in base alle condizioni della rete. Provata con connessione Wi-Fi, la versione iPhone

garantisce un’ottima esperienza d’ascolto, mentre su rete 3G la qualità  dei brani cala decisamente, mentre aumentano i tempi di accesso.

mSpot non è una novità  dell’ultim’ora. Il servizio era già  operativo da giugno, per l’ascolto della musica via browser o su piattaforma Android. Solo pochi giorni fa, tuttavia, la società  californiana ha pubblicato la sua applicazione anche per iPhone, assicurandosi cosଠla copertura di oltre il 50% del mercato degli smartphone negli Stati Uniti.

In attesa di Apple. mSpot è solo l’avanguardia tecnologica di una rivoluzione che sta coinvolgendo molti altri competitor. In prima linea, nonostante manchi ancora un annuncio ufficiale, proprio Apple, che da tempo pianificherebbe di esportare le librerie musicali di iTunes sui propri server Internet. Secondo gli analisti, a questo progetto sarebbero orientati due recenti investimenti di Cupertino. Primo, l’acquisto della startup Lala, un servizio per lo streaming musicale rilevato un anno fa e chiuso nel giugno 2010, presumibilmente per sfruttare internamente il suo know-how. Secondo, la costruzione dell’immensa server farm del North Carolina: una piccola città  tecnologica che potrebbe diventare operativa già  in queste settimane, costata ad Apple circa un miliardo di dollari.

Nuvole creative. Gli investimenti miliardari di Apple non hanno tagliato fuori gli altri operatori, che stanno cercando di accedere al mercato proponendo soluzioni originali. Tra i diretti concorrenti di mSpot c’è MeCanto, un servizio che permette di caricare “on the cloud” la propria musica senza limiti di spazio. Il progetto ha tuttavia alcuni limiti tecnologici, come la compatibilità  del client con la sola piattaforma PC o l’impossibilità  di eseguire lo streaming verso iPhone a computer spento.

Il competitor più rilevante rimane in questo senso Spotify, un servizio a canone mensile per ascoltare la musica in streaming, selezionandola da un archivio di circa 10 milioni di brani. Un’idea che annulla il concetto di “libreria personale”, per creare un unico enorme database a cui tutti possano attingere. Per ragioni di traffico e legali, il servizio è però operativo solo in sette paesi europei, Italia esclusa. Nel nostro paese è invece disponibile Grooveshark, un sito che propone un modello di streaming simile a quello di Spotify, ma che non eguaglia la qualità  audio e dell’interfaccia del suo concorrente.

Condivisione privata. Libox, applicazione israeliana attiva dal giugno scorso, è stata invece la prima realtà  a proporre il concetto di “condivisione privata in rete sociale”. Dopo aver avviato il client sul proprio computer, il servizio permette di inserire nel proprio box qualsiasi contenuto multimediale, scegliendo con chi condividerlo nella propria rete di amici. In questo modo, musica e video possono essere riprodotti in streaming su PC, Mac o smartphone, a condizione che il computer “sorgente” sia operativo e connesso in Rete.

Un espediente tecnologico sfruttato anche da altre applicazioni, seppure in forma semplificata. Zumocast, ad esempio, permette solo lo streaming privato, dal proprio computer verso iPhone. PulpTunes è progettato invece per l’accesso alla propria libreria iTunes via web, una scelta che garantisce la compatibilità  con Windows, Mac OS, Linux o qualsiasi smartphone dotato di browser.

Il progetto della “cloud music”, allo stato attuale, rimane insomma una promessa per il futuro. Per trasferire la musica sulle nuvole, assicurando al contempo la qualità  necessaria, sono necessari investimenti e accordi commerciali fuori portata per molte società . Alla fine, forse solo Apple potrà  esaudire la sua stessa promessa.

Repubblica.it > Tecnologia

Jing registra lo schermo con la massima semplicità

22 Dec 2010 · News ed Eventi

Vi sono numerose occasioni in cui potrebbe essere interessante registrare un filmato di quanto sta avvenendo sullo schermo: illustrare con maggior chiarezza un passaggio tecnico particolarmente delicato oppure insegnare ad un contatto come utilizzare un determinato programma sono solo alcune di queste circostanze.

Jing è un comodo software gratuito che punta tutto sull’immediatezza e permette a chi lo usa di catturare un filmato dallo schermo proprio come se stessimo puntando una videocamera verso il display, garantendo però una maggiore praticità  ed una qualità  sensibilmente più elevata.

Un filmato d’esempio è visionabile qui.

Che il software faccia della semplicità  una dei principali punti di forza lo si capisce già  fin dalla fase di setup.

Una volta scaricato il pacchetto d’installazione da questa pagina (è presente sia una versione per Windows, sia una per Mac OS X), basta spuntare la casella e premere sul grande pulsante Install per procedere

Jing_MLI_12.jpg

A questo punto bisogna registrarsi gratuitamente fornendo un indirizzo e-mail, un nome utente ed una password

Jing_MLI_16.jpg

Al momento della prova, non è richiesto alcun click per la verifica della validità  dell’indirizzo fornito per iniziare a lavorare.

A questo punto, Jing è pienamente operativo: un’icona a forma di sole si posiziona nella parte alta dello schermo. Passando con il mouse su di essa, è possibile selezionare la voce Capture per iniziare

Jing_MLI_17.jpg

Non appena premuto Capture, lo schermo si oscura e l’utente è chiamato a tracciare un perimetro con il cursore del mouse attorno all’area che desidera registrare

Jing_MLI_19.jpg

In alternativa, è possibile cliccare direttamente sull’applicazione scelta per limitare la selezione in maniera più precisa.

Una volta rilasciato il pulsante del mouse, Jing offre due strade: il salvataggio di un’immagine statica oppure la registrazione di un video.

MegaLab.it – Articoli

Italia, il Wi-Fi sogna la libertà ddl svuota il decreto Pisanu

22 Dec 2010 · News ed Eventi

Il ministro dell’interno Roberto Maroni ha presentato al Senato un disegno di legge per abrogare alcuni obblighi come quello che costringe i fornitori di accesso internet senza fili a identificare in modo certo (e burocratico) i propri utenti. Ma non sarà  di veloce approvazione di ALESSANDRO LONGO

IL GOVERNO ha posato la prima pietra ufficiale per liberare il Wi-Fi italiano dalle norme che ne stanno rallentando lo sviluppo. Il ministro dell’interno Roberto Maroni ha infatti presentato al Senato un disegno di legge per abrogare alcuni obblighi che non hanno uguali in Occidente: quelli che al momento costringono i fornitori di accesso internet Wi-Fi a identificare in modo certo (e burocratico) i propri utenti. Il disegno fa seguito a una promessa di Maroni a novembre, in conferenza stampa ed è già  stato assegnato alle commissioni riunite Affari Costituzionali e Giustizia. Va detto che arriva in ritardo rispetto agli auspici e alle promesse. E invece a gennaio ritroveremo, molto probabilmente, gli stessi obblighi burocratici. Il disegno di legge Maroni non è ancora stato esaminato, infatti.

In tutta questa vicenda ci sono alcuni elementi di incertezza. “Mi sconcerta la presentazione di questo disegno di legge”, dice Paolo Gentiloni (PD) a Repubblica.it. Per capirci qualcosa, bisogna sapere che finora le norme Wi-Fi sono state prorogate, all’interno del decreto Pisanu, ogni anno, nel decreto Milleproroghe. Quest’anno non sarà  cosà¬, salvo sorprese dell’ultima ora. A quanto ci risulta, nella stesura attuale il Milleproroghe – che sarà  approvato domani, in consiglio dei ministri – non dice nulla sul Wi-Fi. Che succede, allora, a gennaio? “Non

sembra che l’articolo 7 del Pisanu sia temporaneo e quindi sopravviverà  a gennaio anche senza bisogno di proroghe. E’ quello che obbliga a identificare gli utenti”, spiega Fulvio Sarzana, avvocato esperto di internet. “Decadrà  quindi solo un’altra parte del Pisanu, quella che obbligava a richiedere l’autorizzazione in Questura per gli hot spot Wi-Fi”, continua.

Del resto, se l’articolo 7 decadesse in automatico non ci sarebbe bisogno del disegno di legge Maroni, che si limita a abrogarlo senza specificare altro. Il ministro aveva detto che il governo avrebbe sostituito gli attuali obblighi sul Wi-Fi con altri, più leggeri e al passo con i tempi. Bisognerà  aspettare, però. Nella relazione al disegno di legge, a riguardo, si legge: “Nel dibattito parlamentare  -  sono stati presentati sia alla Camera sia al Senato alcuni disegni di legge sulla materia  -  potranno essere esaminati e approfonditi tutti quegli aspetti necessari al superamento del “decreto Pisanu” nella prospettiva di pervenire ad un giusto equilibrio tra la libertà Â  di comunicazione, lo sviluppo della new economy e idonei standard di sicurezza”.

Ottimisti gli avvocati specializzati in questa materia, Sarzana e Guido Scorza: “I tempi fulminei di assegnazione del disegno di legge indicano la forte volontà  politica di portarlo presto in porto”, dice Scorza. Critico Gentiloni: “è singolare che a un mese e mezzo dalle promesse fatte, il governo si limiti a un disegno di legge. Avrebbe potuto mettere nel Milleproroghe la chiara abrogazione: sarebbe stata la strada più veloce. Se si vuole affidare al Parlamento, invece, avrebbe potuto puntare su due uguali proposte di legge di abrogazione, già  presentate alla Camera, prima da noi e poi dal Pdl”.

Già , il disegno di legge Maroni al Senato arriva mentre è già  avanti un iter parallelo alla Camera, che chiede la stessa cosa (abrogazione dell’articolo 7). “E’ stato già  discusso ed è alla fase della raccolta di firme. Significa che la Camera potrebbe approvarlo entro fine gennaio e poi il Senato entro febbraio”, spiega Gentiloni. E’ sullo sfondo di questo pasticcio normativo che gli utenti italiani attendono la liberazione del Wi-Fi. Ormai da tempo: già  negli anni scorsi ci sono state proposte per abrogare il Pisanu, mai andate in porto. Questa volta potrebbe essere diverso, ma si rivive, uguale al passato, lo stesso intreccio labirintico di proposte e disegni di legge.

Repubblica.it > Tecnologia

Wikileaks, cancellata anche da Apple

22 Dec 2010 · News ed Eventi

E’ stata rimossa dall’App Store un’applicazione dedicata al sito delle delazioni. Da Cupertino nessuna spiegazione

Roma – L’applicazione non ufficiale di Wikileaks per iPhone e iPad era disponibile da qualche giorno, esattamente dal 17 dicembre. Ora è stata invece rimossa.I commenti non erano entusiastici: l’app serviva infatti semplicemente a mostrare i tweet dell’account ufficiale del sito e le sue più o meno scottanti rivelazioni. Insomma offriva un altro modo per navigarne i contenuti, che si andava ad affiancare ai mirror ora sparsi per la Rete.

Costando 1,99 dollari aveva lo svantaggio di offrire a pagamento un contenuto disponibile gratuitamente via browser. Lo sviluppatore Igor Barinov aveva specificato di accaparrarsi solo il 30 per cento: 60 centesimi rappresentavano la quota di Apple, mentre un dollaro andava in beneficenza a Wikileaks.
Dopo la cacciata da Amazon, PayPal, Mastercard, Visa e, da ultimo, Bank of America, il sito di delazioni aveva trovato in Cupertino un porto momentaneamente sicuro.

In mancanza di una spiegazione da parte di Apple, una delle possibili ipotesi di giustificazione della rimozione è legata alla natura non ufficiale dell’app e al fatto che essa sia a pagamento in contrapposizione alla natura non profit dell’organizzazione.

Per altri l’app violerebbe invece le linee guida di Cupertino nella parte in cui prescrivono che le applicazioni che danno la possibilità  di fare donazioni siano gratuite ed esse siano fatte tramite SMS o Safari.

Claudio Tamburrino

Punto Informatico

Editoria digitale, accordo Google-Mondadori

21 Dec 2010 · News ed Eventi

I libri dell’editore italiano sbarcano online: un potenziale di 10mila titoli per la libreria tra le nuvole di Mountain View

Roma – Mondadori e Google hanno siglato un accordo grazie al quale Mountain View ottiene un vasto catalogo di titoli italiani per i suoi Google Books e Google eBooks, mentre l’editore italiano si appoggia alla piattaforma di distribuzione globale del motore di ricerca.Mondadori, leader (con una quota del 28,4 per cento nel 2009) del mercato italiano dei libri, mette sulla nuvola della libreria digitale di Mountain View il catalogo trade del Gruppo Mondadori, che comprende Edizioni Mondadori, Einaudi, Sperling & Kupfer e Edizioni Piemme: un totale di più di 10mila titoli, di cui 1.600 già  disponibili in versione ebook e i restanti che otterranno presto la conversione.

Google eBookstore sarà  lanciato in Europa solo nel 2011: con esso i lettori potranno trovare e acquistare libri da Google eBookstore o da rivenditori online partner indipendenti. Google Books è invece già  disponibile in Italia e permette ai netizen di navigarne i contenuti, visualizzare anteprime dei volumi ospitati e acquistarne una copia fisica tramite rivenditori online collegati al servizio.

“La partnership con Google rappresenta a tutti gli effetti una conferma della volontà  di crescita e ricerca dell’innovazione perseguita da Mondadori”, ha dichiarato il vicepresidente e amministratore delegato del Gruppo Mondadori, Maurizio Costa.

“Si tratta di un passaggio di grande rilievo per la promozione della cultura italiana e significherà  maggiori opportunità  per gli autori italiani e i lettori di tutto il pianeta – ha commentato Santiago de la Mora, Responsabile Google Books EMEA – Il nostro auspicio è che Google eBooks serva da stimolo al comparto dei libri online e grazie alla collaborazione con editori importanti come Mondadori possiamo raggiungere questo obiettivo”.

Claudio Tamburrino

Punto Informatico