Mp3 e hard-disk addio La musica va sulle nuvole

22 Dec 2010 · News ed Eventi

Mentre Apple e Google si organizzano per offrire canzoni ovunque e su ogni dispositivo, alcuni servizi indipendenti permettono di portare il proprio catalogo “on the cloud”. E’ il futuro dell’intrattenimento musicale di IVAN FULCO

“IMMAGINA la musica di iTunes sulle nuvole” recita la tagline. Come dire, tutta la propria musica digitale salvata su un server remoto e accessibile in qualsiasi momento da un computer o da uno smartphone, a condizione di essere connessi in Rete. La promessa sembra firmata Apple, ma anche Google, entrambe impegnate in questi mesi in progetti volti a slegare la fruizione di musica dal binomio mp3-hard disk. In realtà  si tratta di un progetto “trasversale”, per iPhone e Android, chiamato mSpot.

Disponibile anche in Italia, mSpot richiede una semplice configurazione in tre passi. àˆ sufficiente installare il software sul proprio computer (PC o Mac), selezionare le cartelle iTunes da sincronizzare, poi attendere il caricamento sul server. Al termine, il proprio archivio musicale sarà  accessibile in tempo reale via browser, oppure da un dispositivo iOS o Android, per l’ascolto in streaming via rete Wi-Fi o 3G. In alternativa, i brani possono essere scaricati in locale su smartphone.

Offerta e qualità . Nella sua formula base, mSpot offre 2 GB di spazio gratuito, sufficienti per circa 800 brani. Il piano con abbonamento amplia invece le dimensioni a 40 GB, al costo di circa tre euro mensili. Le applicazioni per iPhone e Android, disponibili per accedere alla musica “on the cloud”, offrono tutte le funzionalità  chiave dei riproduttori musicali nativi. La qualità  dell’audio varia invece in base alle condizioni della rete. Provata con connessione Wi-Fi, la versione iPhone

garantisce un’ottima esperienza d’ascolto, mentre su rete 3G la qualità  dei brani cala decisamente, mentre aumentano i tempi di accesso.

mSpot non è una novità  dell’ultim’ora. Il servizio era già  operativo da giugno, per l’ascolto della musica via browser o su piattaforma Android. Solo pochi giorni fa, tuttavia, la società  californiana ha pubblicato la sua applicazione anche per iPhone, assicurandosi cosଠla copertura di oltre il 50% del mercato degli smartphone negli Stati Uniti.

In attesa di Apple. mSpot è solo l’avanguardia tecnologica di una rivoluzione che sta coinvolgendo molti altri competitor. In prima linea, nonostante manchi ancora un annuncio ufficiale, proprio Apple, che da tempo pianificherebbe di esportare le librerie musicali di iTunes sui propri server Internet. Secondo gli analisti, a questo progetto sarebbero orientati due recenti investimenti di Cupertino. Primo, l’acquisto della startup Lala, un servizio per lo streaming musicale rilevato un anno fa e chiuso nel giugno 2010, presumibilmente per sfruttare internamente il suo know-how. Secondo, la costruzione dell’immensa server farm del North Carolina: una piccola città  tecnologica che potrebbe diventare operativa già  in queste settimane, costata ad Apple circa un miliardo di dollari.

Nuvole creative. Gli investimenti miliardari di Apple non hanno tagliato fuori gli altri operatori, che stanno cercando di accedere al mercato proponendo soluzioni originali. Tra i diretti concorrenti di mSpot c’è MeCanto, un servizio che permette di caricare “on the cloud” la propria musica senza limiti di spazio. Il progetto ha tuttavia alcuni limiti tecnologici, come la compatibilità  del client con la sola piattaforma PC o l’impossibilità  di eseguire lo streaming verso iPhone a computer spento.

Il competitor più rilevante rimane in questo senso Spotify, un servizio a canone mensile per ascoltare la musica in streaming, selezionandola da un archivio di circa 10 milioni di brani. Un’idea che annulla il concetto di “libreria personale”, per creare un unico enorme database a cui tutti possano attingere. Per ragioni di traffico e legali, il servizio è però operativo solo in sette paesi europei, Italia esclusa. Nel nostro paese è invece disponibile Grooveshark, un sito che propone un modello di streaming simile a quello di Spotify, ma che non eguaglia la qualità  audio e dell’interfaccia del suo concorrente.

Condivisione privata. Libox, applicazione israeliana attiva dal giugno scorso, è stata invece la prima realtà  a proporre il concetto di “condivisione privata in rete sociale”. Dopo aver avviato il client sul proprio computer, il servizio permette di inserire nel proprio box qualsiasi contenuto multimediale, scegliendo con chi condividerlo nella propria rete di amici. In questo modo, musica e video possono essere riprodotti in streaming su PC, Mac o smartphone, a condizione che il computer “sorgente” sia operativo e connesso in Rete.

Un espediente tecnologico sfruttato anche da altre applicazioni, seppure in forma semplificata. Zumocast, ad esempio, permette solo lo streaming privato, dal proprio computer verso iPhone. PulpTunes è progettato invece per l’accesso alla propria libreria iTunes via web, una scelta che garantisce la compatibilità  con Windows, Mac OS, Linux o qualsiasi smartphone dotato di browser.

Il progetto della “cloud music”, allo stato attuale, rimane insomma una promessa per il futuro. Per trasferire la musica sulle nuvole, assicurando al contempo la qualità  necessaria, sono necessari investimenti e accordi commerciali fuori portata per molte società . Alla fine, forse solo Apple potrà  esaudire la sua stessa promessa.

Repubblica.it > Tecnologia