Privacy, la prima sfida di Larry Page

9 Apr 2011 · News ed Eventi

Consumer Watchdog scrive una lettera aperta al nuovo CEO di Google. Urgerebbe un’impostazione diversa da quella portata avanti da Eric Schmidt. BigG dovrebbe supportare le misure anti-tracciamento proposte in California

Roma – Una sintetica lettera aperta, scritta dai rappresentanti di Consumer Watchdog al CEO di Google Larry Page. E Jamie Court, attuale presidente dell’organizzazione statunitense a tutela di milioni di consumatori, ha voluto innanzitutto congratularsi per il nuovo incarico ricoperto dal co-founder di BigG.Incarico cruciale quanto delicato, non certo esente da pesanti responsabilità nei confronti di milioni di netizen a stelle e strisce. La missiva di Consumer Watchdog ha dunque chiesto a Larry Page di assumere un’impostazione in materia di privacy diversa da quella finora portata avanti dall’attuale presidente esecutivo Eric Schmidt.

“Il mandato di Eric Schmidt è stato contrassegnato da una serie di gaffe sulla privacy – si può leggere nella lettera – Speriamo che il suo inizi con il fondamentale sostegno di un nuovo diritto alla privacy per i consumatori online. Che mostri come la libertà d’informazione e la privacy personale non siano incompatibili”.

Il nuovo CEO di BigG dovrebbe in sostanza dare il buon esempio, innanzitutto supportando le già annunciate misure contro il tracciamento delle attività di navigazione degli utenti. Alla proposta di regolamentazione della Federal Trade Commission (FTC) si è dunque aggiunto un disegno di legge sponsorizzato dalla stessa organizzazione statunitense.

Chiamato SB 761, il disegno è stato introdotto in California dal senatore democratico Allen Lowenthal, per permettere a tutti i netizen locali di evitare attività di tracciamento per scopi mirati all’advertising. Una nuova legislazione che verrebbe imposta a tutte le società californiane, obbligate a non tracciare su esplicita richiesta degli utenti.

“Il commercio online si basa sulla fiducia del consumatore – si legge ancora nella lettera – Purtroppo, l’attuale modello di business su Internet si basa sul tracciamento invasivo delle attività degli utenti. E questo non dovrebbe essere il modello adottato da una società il cui motto è non essere malvagio“.

Mauro Vecchio

Punto Informatico