Francia, prezzo unico per gli ebook

13 mag 2011 · News ed Eventi

Una proposta di legge approvata da una commissione parlamentare: servirà a diffondere o bloccare lo sviluppo dei libri digitali?

Roma – Un comitato parlamentare francese ha votato all’unanimità una proposta di legge per imporre un prezzo unico agli ebook in vendita in Francia.La misura normativa rappresenterebbe in parte la contromossa pensata dal legislatore francese alla diversa disciplina fiscale riservata agli ebook: ad essi la legge finanziaria per il 2011 (in vigore dal primo gennaio 2012) riserva un’IVA al 5,5 per cento contro il 19,6 del resto dell’editoria.

La politica del prezzo unico, in Francia, interessa già i libri cartacei, ma secondo la proposta della commissione bipartisan ora dovrebbe essere estesa anche a tutti i siti che commercializzano libri elettronici, limitandosi a quelli non “arricchiti” da altri contenuti multimediali. L’estensione è stata accolta con favore dal sindacato nazionale dell’editoria.

Toccati dalla normativa saranno anche gli store digitali stranieri, come quello di Amazon o iBookstore di Apple. La possibilità di colpire anche le aziende straniere rappresenterebbe il vero punto di svolta della normativa, soprattutto perché fuori dalla Francia le autorità vanno in tutt’altra direzione: nel Regno Unito, per esempio, l’antitrust sta investigando sulla possibilità che le pratiche di vendita degli ebook possano aver violato le regole della concorrenza.
In particolare ha puntato il dito soprattutto contro gli accordi sui prezzi tra editori e rivenditori digitali.

Indagini simili sono d’altra parte state aperte da Bruxelles che ha avviato anche “ispezioni non annunciate” presso gli uffici di vari editori sospettati di costituire una sorta di cartello o di praticare altre azioni restrittive della libera concorrenza.

Sul banco degli imputati ci sarebbe anche il cosiddetto modello dell’agency pricing: scelto per il mercato di massa degli ebook da Apple, e poi seguito da Amazon con alcune case editrici, esso prevede che gli editori fissino il prezzo degli ebook togliendo ai rivenditori la libertà di decidere quanto far pagare per il download digitale e diventando di fatto “agenti” dell’editore principale da cui percepiscono una percentuale sulla singola vendita.

Sono altri, poi, i motivi che spingono a guardare con sospetto all’idea francese: innanzitutto il mercato degli ebook è in espansione, così i prezzi sono ben lungi dall’equilibrio e imporli dall’alto sembra quantomeno prematuro dal momento che non si può sapere in che direzione andrà il mercato.

Inoltre, la logica di un’imposizione simile sorge con la necessità di tutelare i librai indipendenti nel mercato della distribuzione tradizionale cartacea, impedendo alle grandi catene di sfruttare i propri numeri per offrire i libri a prezzi scontati, lasciando di fatto ala logica della produzione/valutazione dell’editore il compito di stabilire un prezzo unico al dettaglio. Mentre questo problemi dei costi legati alla distribuzione con gli ebook non c’è.

Infine, le maggiori offerte legate agli ebook spingono su un prezzo realmente tagliato grazie ai costi abbattuti dal nuovo mezzo e le possibilità di distribuzione: ad approfittarne sono sia i giovani autori indipendenti che con un prezzo vicino allo zero riescono a distribuire le proprie prime copie puntando poi sul passaparola, sia la distribuzione generale degli ebook che in questo modo riesce, per esempio, a vendere ad un utente tutta la bibliografia di un autore in ebook ad un costo abbordabile. Commercializzando così anche i libri meno nuovi o pubblicizzati

Quella della Francia sembra dunque decisamente una mossa in controtendenza: e gli ebook, che nel paese rappresentano ancora appena l’1 per cento del mercato totale dei libri, sembrano di conseguenza destinati a rimanere relegati all’ombra della Tour Eiffel in una nicchia di mercato. Anche se per esempio ci sono editori che stanno vivendo una grande crescita nel Regno Unito e negli Stati Uniti proprio attraverso la vendita di ebook: per Hachette vale ora il 20 per cento dei suoi profitti.

Claudio Tamburrino

Punto Informatico