Ghana, ecco dove l’economia cresce più in fretta

29 mar 2012 · News ed Eventi

Il Pil del paese africano potrebbe crescere dell’8,5% nel 2012. E anche i Bric sono costretti a seguire. E tenete d’occhio anche Nigeria e Qatar

Fate largo, Cina e India: arrivano Ghana, Nigeria e Qatar. Chi pensa che i Paesi emergenti con il tasso di crescita più rapido siano ancora i famosi Bric, si sbaglia di grosso. Stando all’ultima edizione dell’indagine Rapid-growth Markets Forecast di Ernst&Young, il primo posto in classifica spetta proprio al Ghana, con una crescita reale del Pil attesa all’8,5% circa nel 2012. La Cina è ferma in seconda posizione, con un +8% annuo, mentre a seguire ci sono Nigeria e Qatar (a pari merito con un +7 per cento). Per arrivare all’India bisogna scendere al quarto posto mentre Russia e Brasile seguono da lontano al 15esimo e 20esimo posto rispettivamente.

La crescita, in larga misura, è trainata dalla disponibilità nei Paesi emergenti di risorse energetiche naturali e di materie prime. Quel che è certo, comunque, è che in molti Stati del Nordafrica e dell’Asia (seppure a velocità diverse) si sta creando un mercato domestico in grado di fornire nuovi stimoli di sviluppo anche in un momento di crisi per le economie sviluppate. Entro il 2020 ci si aspetta che gli emergenti arrivino a pesare per il 45% sul Pil globale, generando il 46% delle esportazioni mondiali di beni e servizi. Il risultato è che un numero crescente di investitori occidentali si sta orientando verso i nuovi Bric “allargati” per cavalcarne la crescita in cerca di un livello di profitti che, in Europa o negli Stati Uniti, non sembra più raggiungibile. Così, a fine 2010 il Qatar ha attratto investimenti stranieri diretti per 1.500 dollari pro-capite, mentre il Cile e gli Emirati Arabi si sono attestati a circa 900 dollari pro-capite; per confronto, Russia e Cina non hanno superato la soglia dei 300 dollari circa.

I risultati sono evidenti anche quando si guarda alle performance delle Borse nazionali. Il Qatar Exchange Index, l’indice che sintetizza le 40 società a maggiore capitalizzazione e liquidità della Borsa di Doha, ha guadagnato nell’ultimo anno il 9,5%. Il Karachi All-share Index, l’indice delle società quotate del Kuwait, è cresciuto nello stesso periodo del 18,5%, recuperando nei primi mesi del 2012 tutte le incertezze del secondo simestre 2011. E il Dubai Financial Market General Index ha guadagnato il 10% circa (mentre l’Abu Dhabi securities market general è cresciuto solo dell’1,5%). Il Ghana Stock Exchange, invece, ha perso lo 0,32% a 12 mesi, guadagnando invece il 7,6% dall’inizio dell’anno a oggi. Nelle ultime settimane, le Borse arabe in particolare hanno visto chiusure contrastate: gli analisti lo interpretano come il sintomo dell’atteggiamento “wait-and-see” degli investitori a fronte della congiuntura economica da un lato, e dell’imminente pubblicazione dei risultati trimestrali delle principali società quotate dall’altro.

Tutto rose e fiori, dunque? In realtà, no: sebbene la crescita reale dei Paesi esaminati dal rapporto Ernst&Young sia innegabile, resta il fatto che per gli investitori privati scommettere sui mercati emergenti è ancora molto rischioso. I fattori da prendere in considerazione sono molti: gli alti tassi di inflazione locali, le instabili condizioni geopolitiche di alcune regioni (Nordafrica su tutte), la presenza di governi autoritari o di democrazie ancora in nuce in molti degli Stati ad alta crescita. Inserire fondi specializzati o Etf indicizzati alle Borse più esotiche può dare un boost di performance al portafoglio. Ancora una volta, però, conviene seguire i consigli dei gestori e non superare una percentuale del 10% dell’asset allocation in emergenti (ma solo se si ha un profilo di rischio accentuato) e sempre in un’ottica di diversificazione.

(Credit per la foto: Ryan Pierse/Getty Images)

 wired – Wired.it



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