Google perde l’esclusiva della sua ‘formula magica’

3 set 2011 · News ed Eventi

Quest’anno scade l’accordo tra Mountain View e l’università di Stanford per l’utilizzo di Pagerank, l’algoritmo alla base del motore di ricerca. Ma i tempi sono cambiati e non è detto che ci sia qualcun altro interessato a sfruttarne la potenza. Ecco la storia di una formula che ha cambiato la tecnologia per sempre di ALESSIO SGHERZA

POTREMMO considerarlo un simbolo, una prova che un’epoca è finita, se qualcuno avesse ancora dubbi. Quest’anno scade infatti la licenza esclusiva di Google per l’utilizzo di Pagerank, l’algoritmo – o forse dovremmo chiamarla ‘formula magica’ – che ha rivoluzionato la ricerca delle pagine internet, un business su cui Big G ha costruito il suo impero.

Ma che sia finita un’epoca è indicato dal fatto che probabilmente non ci sarà nessuna corsa per ottenerne i diritti di utilizzo: ormai il mondo, e i soldi veri, non sono più nella ricerca pura, settore dominato da Google con un unico serio avversario, Microsoft e il suo Bing.

“Ormai – spiega Paolo Ferragina, ordinario di algoritmi all’università di Pisa – passa tutto dai social network e dalla profilazione degli utenti, fondamentale da un punto di vista pubblicitario”, e quindi di ritorno degli investimenti. Analisi condivisa da Andrea Rangone, direttore degli Osservatori del Politecnico di Milano: “È sempre difficile fare previsioni, perché un nuovo attore che rivoluziona i paradigmi può sempre arrivare. Ma la ricerca ormai è strettamente collegata al mondo social”. E il mondo della socialità è dominato da logiche diverse di quelle prese in considerazione da Pagerank.

COS’È PAGERANK
Pagerank, di fatto, è il cuore di Google: sviluppato tra il 1996 e il 1998 da Sergey Brin e Larry Page, allora nient’altro

che due studenti di Stanford, l’algoritmo (http://ilpubs.stanford.edu:8090/361/) si basa sulla semplice idea che non basta il contenuto di una pagina per giudicarne la rilevanza. Il ‘valore’ di un documento in rete – dicevano quei due ragazzi – va stabilito anche in base al numero di pagine che la linkano, creando così una specie di reputazione che stabilisce l’ordinamento dei risultati restituiti dal motore di ricerca.

Un esempio? Wikipedia ha un posizionamento migliore rispetto ad altre enciclopedie su internet perché è più linkata. E più link vuol dire più affidabilità: un concetto semplice, che prende la forma della seguente equazione matematica.

Sembra semplice, ma il calcolo non può certo essere eseguito a mano. Per risolvere questa formula, e assegnare quindi una ‘reputazione’ a una singola pagina, Google considera circa due miliardi e mezzo di elementi.

Nel 1998 il brevetto non fu però registrato a nome di Brin e Page ma, come spesso succede negli Usa, dall’università, che si fa così carico delle non indifferenti spese di registrazione. L’ateneo diventa così il titolare dell’invenzione. La piccola società fondata dai due ingegneri ha ottenuto da Stanford, in cambio di azioni poi rivendute per un guadagno di milioni di dollari, l’utilizzo esclusivo dell’algoritmo. Esclusiva che scade nel 2011, come riportato in un documento ufficiale di Mountain View consegnato alla Sec (la Consob americana) un paio d’anni fa.

Il brevetto scadrà poi del tutto nel 2017. Google non conferma nè smentisce un’eventuale interesse per un allungamento della licenza (“Possiamo solo dire – dice un portavoce dell’azienda – che noi continueremo a utilizzare Pagerank”). Risposta analoga da parte di Stanford: “I nostri accordi con Google sono confidenziali e non possiamo commentare”.

D’altra parte, anche Microsoft si è trincerata dietro un secco “no comment” alla domanda su un possibile interesse per una licenza del brevetto.

SCENARI POSSIBILI
“Pagerank è stato il cuore della rivoluzione”, spiega ancora Paolo Ferragina: “Ma oggi Google non è dipendente da quell’algoritmo, la sua ricerca si è evoluta”. Secondo le informazioni diffuse da Google, oggi la ricerca si basa su circa 200 fattori, di cui uno – seppur il più importante – è Pagerank. “Certo – continua Ferragina – ottenere una licenza potrebbe diventare rilevante nella rivendicazione di altri brevetti collegati. Altre aziende potrebbero sentirsi più tranquille nell’utilizzo di tecnologie derivate da Pagerank”.

Un timore che sembra confermato da Google stessa, in quel documento del 2009: “Le aziende che lavorano nel campo della tecnologia sono titolari di un gran numero di brevetti, copyright e marchi registrati, e entrano in frequente contrasto tra di loro per la violazione dei diritti di proprietà intellettuale. Di fronte all’aumento della competizione, la possibilità di rivendicazioni di proprietà intellettuale contro di noi cresce. Le nostre tecnologie potrebbero non resistere a una rivendicazione di una terza parte contro il nostro utilizzo”.

A parte le possibili, ma tutte da valutare, ripercussioni legali, se Pagerank finisse davvero ‘sul mercato’ non basterebbe certo questo per creare un altro fenomeno Google: “Una nuova azienda – ipotizza Ferragina – potrebbe però sfruttarne il concetto di base e combinarlo con social network e ricerca semantica. Per fare qualcosa di innovativo”.

Difficile che possa nascere un motore di ricerca in grado di competere con Google e Bing:
“Ormai – aggiunge Rangone – gli investimenti di Google hanno creato barriere che saranno difficili da scalfire. Più probabile che nuovi attori arrivino sul mercato del mobile o delle applicazioni. Ma Google, con Android, sta rivoluzionando anche quel mondo, diventando un concorrente dell’Apple Store”.

Con o senza Pagerank, al mondo della tecnologia non mancano le idee. “Io mi auguro – conclude Ferragina – che possa nascere un nuovo attore nel mercato della ricerca. Ci sono competenze diffuse che potrebbero raggiungere una massa critica. Le idee sono tantissime, ma rischiano di essere sempre fagocitate dai leader del settore”.

Intanto, fra pochi mesi, Pagerank sarà un pochino meno esclusivo. E se a qualcuno dovesse interessare, potrà farsi avanti. Altrimenti non ci resterà che ricordare la novità introdotta da quella formula matematica, che ha cambiato la vita di chiunque sia connesso a internet. In attesa della prossima, grande rivoluzione.

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