Governo Monti, niente sottosegretario al digitale

7 dic 2011 · News ed Eventi

Se Monti non va all’Agenda Digitale, l’agenda digitale andrà da Monti. Commenti e critiche sulle nomine dei sottosegretari in quota a ICT, Rete e digitale

Roma – Il Governo Berlusconi è tramontato senza aver fatto ingranare l’Agenda Digitale né i vari progetti per la banda larga e il digital divide, e anche su questi argomenti il nuovo Governo Monti è atteso al varco. Twitter ha ospitato così i primi commenti di osservatori e diretti interessati scatenati dalla nomina dei sottosegretari con competenze nel settore.Tramontata l’ipotesi di vedere un segretario ad hoc all’agenda digitale, la materia è stata affidata insieme alle Comunicazioni a Paolo Peluffo, giornalista di formazione classica (filosofia ed economica). Proprio questo suo curriculum tradizionale non sembra renderlo il candidato perfetto ad occuparsi di ICT, almeno secondo l’ex Ministro Paolo Gentiloni e altri.

Salvo Mizzi, responsabile dei servizi digitali per Telecom Italia, lo ha invece definito “bravo e intelligente”, lamentando solo l’assenza di una delega specifica al digitale.

Per quanto riguarda invece ICT e Rete, possibili candidati ad occuparsene sono rispettivamente il docente di Economia Pubblica Claudio De Vincenti e il 74enne magistrato della Corte dei conti Massimo Vari, nominati entrambi Sottosegretari al Ministero dello Sviluppo Economico.

Obiezioni maggiori ha sollevato soprattutto la nomina di Carlo Malinconico, presidente Fieg (Federazione Italiana Editori Giornali), come sottosegretario all’Editoria. La similitudine più critica l’ha presentata Massimo Mantellini, che sul suo blog scrive: “Nominare Carlo Malinconico sottosegretario all’Editoria è un po’ come eleggere Marchionne tesoriere della Fiom”.

Malinconico, con il suo ruolo in Fieg, rappresentava la carta stampata e in passato ha parlato della necessità di tutelare i contenuti editoriali online con “salvaguardie che l’attuale disciplina sul diritto d’autore non prevede”, ma anche di promozione “dell’accesso ai contenuti editoriali di qualità” e di un obolo su Internet ad appannaggio dell’editoria.

Claudio Tamburrino

Punto Informatico