Hai una startup? Vale 200 milioni di dollari

19 gen 2012 · News ed Eventi

Hanno cambiato il modo di fare impresa e dare libero sfogo alla creatività, ma quanto valgono veramente? Una ricerca di CrunchBase prova a fare due conti in tasca agli innovatori

Quanto frutta una startup? Una normale, mica imprese come Facebook, Google o Twitter. Secondo TechCrunch,  il valore indicativo, quello necessario giusto a farci un’idea su come se la passino le imprese più innovative del terzo millennio, è 197 milioni di dollari: il prezzo medio di vendita di una startup. E pensare che di solito il capitale iniziale in genere non supera i 25 milioni di bigliettoni. Insomma, un bel profitto del 676%.

Visto così, il panorama delle imprese monitorate da CrunchBase – il database dell’innovazione che segue più di 80mila aziende sbocciate nell’ultimo decennio – sembra più roseo che mai. Tuttavia, conviene lasciare da parte per un attimo l’entusiasmo suscitato dai quasi 200 milioni di dollari e fare il punto della situazione. Infatti, le startup che vogliono fare un passo oltre quotandosi in borsa realizzano meno della metà dei profitti (il 303%) rispetto a chi decide di vendere tutto non appena se ne presenta l’occasione. Ma in compenso, per chi sbarca a Wall Street la posta in gioco è 10 volte maggiore.

Secondo i dati di CrunchBase, le imprese che si preparano a quotarsi sul mercato raccolgono in media 580 milioni di dollari e arrivano a ricavare 2,3 miliardi grazie alla prima vendita di stock-option sui mercati. Certo, sono pur sempre numeri che vanno presi con le molle, visto che uno startupper non venderebbe mai tutte le proprie azioni in blocco al primo giorno di trading. Ma basta dare un’occhiata anche ai dati raccolti grazie a BuzzSparks per capire che queste giovani aziende se la passano davvero bene: secondo le stime, negli ultimi 10 anni avrebbero fruttato ricavi per almeno 230 miliardi di dollari.

E nella formula del successo rientrano anche trend e dinamiche molto interessati. Infatti, non è detto che le startup più navigate abbiano più fortuna di quelle appena nate. Secondo i dati estrapolati da BuzzSparks, il momento giusto per vendere la propria impresa arriva dopo 1 anno e mezzo; segue poi un periodo di ribasso che dura per altri sei anni prima di raggiungere un altro periodo d’oro. Allo stesso modo, il fundraising tende a fruttare di più nei primi anni di vita dell’impresa. Insomma, i progetti giovani sono più dinamici. Con il tempo le cose si complicano, ma questo non significa ristagno.

Le ultime stime di BuzzSparks riguardano proprio la capacità di una startup di acquisire altri progetti e di essere acquisita a sua volta. In entrambi i casi, le aspettative di profitto si fanno più sostanziose con il passare del tempo. Ma attenzione a non tirare troppo la corda, perché dopo il fatidico giro di boa dei 5 anni, molti progetti tendono a perdere il proprio valore di mercato. Una cosa è certa, per fare innovazione bisogna anche rischiare.

(Credit per la foto: Monalyn Gracia/Corbis)

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