I primi 30 anni dell’MS-DOS

8 ago 2011 · News ed Eventi

Storico compleanno dell’altrettanto storico sistema operativo dei PC IBM e compatibili. Microsoft acquistò l’OS originale per pochi spiccioli e lo trasformò nelle fondamenta del suo impero

I primi 30 anni dell'MS-DOSRoma – Il 27 luglio 2011 segna il trentesimo anniversario di un momento fondamentale nella storia dell’informatica e dei sistemi operativi: in quella data una giovane Microsoft si assicurò i diritti di sfruttamento di QDOS, OS scritto da Tim Paterson e commercializzato da Seattle Computer Products, dando il via alla conquista del mercato dell’allora nascente Personal Computer.L’affare Q-DOS (Quick and Dirty Operating System, anche noto come 86-DOS) costò a Gates e soci un totale di 75mila dollari, e si rese necessario per l’impossibilità di Microsoft di fornire in tempi brevi un sistema operativo a 16-bit capace di funzionare sui primi PC IBM basati su processore Intel 8086.

La prima versione di MS-DOS venne commercializzata nel 1982, e Microsoft fu parecchio accorta nel non cedere i diritti esclusivi del “suo” OS (personalizzato sulle esigenze di IBM a partire dal codice originale di Paterson) a Big Blue: quella decisione si misura nel valore attuale di una multinazionale del software che fattura quasi 70 miliardi di dollari e dà lavoro a 89mila impiegati in tutto il mondo.

Compagno imprescindibile degli appassionati di informatica personale negli anni ’80 e nei primi ’90, il sistema operativo che ha popolarizzato le poche gioie e i molti dolori dell’interfaccia testuale a riga di comando è caduto nel dimenticatoio dopo l’avvento di Windows (95) e la sua affermazione come OS a interfaccia grafica predominante nel mercato PC.

Lungi dall’essere solo un semplice ricordo di vecchi utenti ancora adusi alla shell testuale che tutt’oggi sopravvive nelle ultime iterazioni di Windows, l’MS-DOS ha avuto (tra i tanti) il pregio storico di essere una componente essenziale del mercato videoludico per PC in un periodo di fondamentale importanza creativa e culturale.

Il DOS è morto, lunga vita al DOS: la community open source ancora prova a emulare (e migliorare) la tecnologia a interfaccia di comandi di MS-DOS con FreeDOS, mentre il pluripremiato progetto DOSBox (“un emulatore x86 con il DOS”) permette a publisher e servizi di digital delivery videoludico (GOG.com, Steam e altri) di rimettere in commercio i titoli classici con la garanzia della piena compatibilità con i sistemi operativi più recenti.

Alfonso Maruccia

Punto Informatico