Il computer sì, il tablet no cosa controllano al check-in?

12 apr 2012 · News ed Eventi

In alcuni aeroporti, i notebook devono passare nelle macchine a raggi X, ma per i tablet spesso si fa eccezione. Qual è la discriminante? Tra possibili manomissioni, peso e dimensioni spunta un nuovo parametro: la percezione di sicurezza

PARTIRE SENZA un computer nel 2012? Viste le capacità degli attuali smartphone e tablet, sarebbe tranquillamente possibile. Ma è sempre più raro trovare qualcuno che all’aeroporto non sia costretto a tirare fuori dal bagaglio a mano il suo laptop, o notebook, o ultrabook. Ma non sono poche le occasioni in cui mettere il computer sul rullo rimane un obbligo, mentre il tablet e il mini-pc possono rimanere nella borsa. E’ molto più facile che al controllo, il tablet debba essere estratto come il pc. Ma capita anche che non sia richiesto.

Perché i computer sì e gli oggetti “post-computer” no? Se l’è chiesto il giornalista dell’Herald Tribune Brian Stelter, imbarcandosi in un’indagine più intricata di una coda al metal detector in un giorno di punta. La scoperta finale è interessante ed ha una radice inattesa.

Motivazioni tecniche ce ne sarebbero. Un computer portatile, tranne i Mac di ultima generazione, è facilmente smontabile e potrebbe nascondere all’interno qualunque tipo di dispositivo. All’interno del falso pc potrebbe esserci un disturbatore di frequenze per interferire con gli strumenti di bordo e compromettere le manovre di decollo e atterraggio. Nulla però che con il livello di miniaturizzazione attuale non possa essere fatto anche con uno smartphone. Ma l’attentato tecnologico potrebbe anche rappresentare il migliore dei casi: nel peggiore, il computer potrebbe essere solo l’involucro per una bomba, da far esplodere in volo.

Comunque, smartphone e

computer vanno nella vaschetta, che il nastro trasportatore porta sotto i raggi X. Il tablet, essendo composto spesso da un unico pezzo fuso con lo schermo, potrebbe anche non andarci. Difficile inserire dispositivi ed esplosivi dentro un oggetto inapribile – ammesso che l’oggetto sia davvero ciò che sembra, e non un disturbatore o un ordigno camuffato.

Eppure ai controlli di sicurezza il computer deve passare nella macchina, mentre può capitare che al tablet il viaggio venga risparmiato. Allora, forse, è una questione di spessore. Al giornalista dell’Herald, dei professionisti del settore sicurezza hanno spiegato che il motivo del passaggio obbligato può essere banalmente la profondità dell’oggetto. Un computer nella borsa può facilmente nascondere alla macchina quello che c’è sotto, o dietro, o di lato. Lo spessore ridotto di un tablet crea meno problemi e il campo visivo del rilevatore non ne risente.

Ci si potrebbe accontentare di questa spiegazione. Fingendo però di non percepirne la mancanza di solidità. Provare a lasciare in borsa un portatile ultraleggero di ultimissima generazione come un Macbook Air o un Ultrabook, produrrebbe un richiamo istantaneo a depositare l’oggetto nel contenitore per l’ispezione. Eppure, sono dispositivi che possono anche essere più piccoli di un tablet, e dallo spessore analogo.

Forse la risposta vera arriva da un esperto di sicurezza dal curriculum importante, che ha deciso di rimanere anonimo. Al check in oltre ai controlli reali, è importante è “far sembrare che si stia facendo qualcosa per garantire la sicurezza”, dice l’anonimo professionista. E insomma oltre al tablet, in fondo anche il computer potrebbe rimanere nella borsa. C’è una questione di sicurezza reale, e una altrettanto importante di “sicurezza percepita”. La forma è sostanza, ancora una volta. E la rappresentazione  della sicurezza è una categoria che ha un suo spazio nel mondo di oggi, tra il pericolo sempre possibile e la rassicurazione dell’estetica.

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