Innovazione, Huawei punta sull’Italia Ecco il laboratorio di tecnologie wireless

22 nov 2011 · News ed Eventi

Un mix di giovani talenti e professionisti più attempati
in una casa di Milano2 sperimentano le microonde

 

 

SEGRATE (Milano) – I paradossi dell’economia digitale. Succede che i cinesi ritengano che gli ingegneri italiani siano tra i migliori del mondo. E che in Lombardia ci sia già una filiera hi-tech di tutto rispetto, tale da consigliare i vertici della cinese Huawei – colosso delle telecomunicazione da oltre 28 miliardi di dollari di fatturato e 120mila dipendenti in tutto il mondo – di delocalizzare in Italia l’unico centro di ricerca e sviluppo sulle tecnologie wireless a microonde oltre i confini della Grande Muraglia.

 

L’ECOSISTEMA – «Qui c’è un fiorente ecosistema Ict», si affretta a dire Renato Lombardi, vice-presidente Microwave Product Line di Huawei, smorzando sul nascere il quesito-principe che gli addetti ai lavori non possono evitare di sottoporgli: la scelta non assume connotati anti-ciclici? D’altronde se Nokia-Siemens è intenzionata a svuotare il dipartimento di ricerca di Cinisello Balsamo e Alcatel-Lucent ha annunciato la chiusura della sede di Genova che cosa incoraggia il management cinese a puntate le proprie fiches su un paese con un mercato del lavoro poco flessibile in uscita? «Non vogliamo ridurre i costi – risponde secco – vogliamo competenze e professionalità. Le università locali formano giovani talentuosi e c’è già un fiorente indotto di piccole e medie imprese attive nel settore Ict». Come dire: il rischio altrove è di trovare cattedrali nel deserto, con una mancata sinergia tra università e imprese. In due parole, il teorema accusatorio, da sempre, nei confronti del nostro sistema-Paese.

 

LA BANDA LARGA – L’intento che anima i vertici del gruppo con base a Shenzhen è presto spiegato: abbattere il digital divide con l’introduzione di nuove tecnologie wireless a microonde. Quali? La trasformazione IP, elevata efficienza spettrale e utilizzo di frequenze altissime in bande millimetriche. La domanda sta velocemente cambiando, soprattutto in riferimento alle nuove frequenze Lte di quarta generazione degli operatori di telefonia mobile e il mantra è non farsi trovare impreparati nel gestire un traffico-dati ancora maggiore a una velocità superiore. E allora la ricetta è investire sull’utilizzo di ponti-radio, puntando sui cervelli usciti dalle fucine dei politecnici italiani. E’ una scommessa dal sapore quasi sovversivo nell’Italia agli ultimi posti tra i paesi occidentali per investimenti in ricerca e sviluppo in rapporto al prodotto interno lordo. Ma tant’è.

 

http://www.corriere.it/economia/11_novembre_17/huawei-tecnologie-milano-segrate_50c77568-113e-11e1-b811-fb0a2ca90bde.shtml