Internet in Italia vale il 2% del PIL

19 apr 2011 · News ed Eventi

Boston Consulting Group, nota società americana che si occupa di consulenza strategica di business, ha effettuato uno studio che analizza l’impatto di Internet sull’economia italiana. La ricerca, commissionata da Google, esamina dettagliatamente il profilo, il valore e l’evoluzione della Rete nel complesso e delicato scenario economico del nostro Paese.

L’obiettivo dello studio firmato BCG è quello di mostrare l’impatto che Internet ha sull’economia nazionale, per capire cosa è successo e soprattutto cosa accadrà nei prossimi anni.

Secondo i dati forniti dallo studio, in Italia l’Internet Economy ha raggiunto un valore complessivo pari a 31,6 miliardi di euro soltanto nel 2010, che corrisponde a circa il 2% del PIL. Senza contare che anche “l’indotto”, ovvero gli acquisti arrivati dopo una consultazione ed informazione sul web e l’acquisto di servizi da parte delle PA sono aumentati notevolmente muovendo un giro d’affari notevole.

Secondo l’analisi del Gruppo americano lo scenario futuro sarebbe ancora più roseo: l’Internet Economy è cresciuta del 10% rispetto al 2009 e secondo le previsioni potrebbe arrivare a rappresentare il 4,3% del PIL nel 2015: dati sicuramente interessanti che, se dovessero diventare reali, porterebbero il settore internet in una posizione cruciale nella nostra economia.

Sul fronte delle aziende le piccole e medie imprese (PMI) attive nel marketing o nella vendita di prodotti online crescono più rapidamente, riuscendo a raggiungere una clientela più internazionale, con una crescita media pari all’1,2% dei ricavi nel corso dell’ultimo triennio (dato positivo considerando la crisi economia), rispetto ad un calo del 2,4% di quelle che possiedono soltanto un sito Web tipo vetrina e del 4,5% di chi invece è completamente fuori dal web.

Se i numeri assoluti sono incoraggianti e posiviti, va però detto che rispetto agli altri Paesi d’Europa e del Mondo industrializzato, l’Italia occupa ancora una posizione marginale, anche a causa delle difficoltà nella diffusione delle connessioni a banda larga su tutto il territorio ed alle infrastrutture che spesso sono ormai obsolete.

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