Italia, il Wi-Fi sogna la libertà ddl svuota il decreto Pisanu

22 dic 2010 · News ed Eventi

Il ministro dell’interno Roberto Maroni ha presentato al Senato un disegno di legge per abrogare alcuni obblighi come quello che costringe i fornitori di accesso internet senza fili a identificare in modo certo (e burocratico) i propri utenti. Ma non sarà  di veloce approvazione di ALESSANDRO LONGO

IL GOVERNO ha posato la prima pietra ufficiale per liberare il Wi-Fi italiano dalle norme che ne stanno rallentando lo sviluppo. Il ministro dell’interno Roberto Maroni ha infatti presentato al Senato un disegno di legge per abrogare alcuni obblighi che non hanno uguali in Occidente: quelli che al momento costringono i fornitori di accesso internet Wi-Fi a identificare in modo certo (e burocratico) i propri utenti. Il disegno fa seguito a una promessa di Maroni a novembre, in conferenza stampa ed è già  stato assegnato alle commissioni riunite Affari Costituzionali e Giustizia. Va detto che arriva in ritardo rispetto agli auspici e alle promesse. E invece a gennaio ritroveremo, molto probabilmente, gli stessi obblighi burocratici. Il disegno di legge Maroni non è ancora stato esaminato, infatti.

In tutta questa vicenda ci sono alcuni elementi di incertezza. “Mi sconcerta la presentazione di questo disegno di legge”, dice Paolo Gentiloni (PD) a Repubblica.it. Per capirci qualcosa, bisogna sapere che finora le norme Wi-Fi sono state prorogate, all’interno del decreto Pisanu, ogni anno, nel decreto Milleproroghe. Quest’anno non sarà  cosà¬, salvo sorprese dell’ultima ora. A quanto ci risulta, nella stesura attuale il Milleproroghe – che sarà  approvato domani, in consiglio dei ministri – non dice nulla sul Wi-Fi. Che succede, allora, a gennaio? “Non

sembra che l’articolo 7 del Pisanu sia temporaneo e quindi sopravviverà  a gennaio anche senza bisogno di proroghe. E’ quello che obbliga a identificare gli utenti”, spiega Fulvio Sarzana, avvocato esperto di internet. “Decadrà  quindi solo un’altra parte del Pisanu, quella che obbligava a richiedere l’autorizzazione in Questura per gli hot spot Wi-Fi”, continua.

Del resto, se l’articolo 7 decadesse in automatico non ci sarebbe bisogno del disegno di legge Maroni, che si limita a abrogarlo senza specificare altro. Il ministro aveva detto che il governo avrebbe sostituito gli attuali obblighi sul Wi-Fi con altri, più leggeri e al passo con i tempi. Bisognerà  aspettare, però. Nella relazione al disegno di legge, a riguardo, si legge: “Nel dibattito parlamentare  -  sono stati presentati sia alla Camera sia al Senato alcuni disegni di legge sulla materia  -  potranno essere esaminati e approfonditi tutti quegli aspetti necessari al superamento del “decreto Pisanu” nella prospettiva di pervenire ad un giusto equilibrio tra la libertà Â  di comunicazione, lo sviluppo della new economy e idonei standard di sicurezza”.

Ottimisti gli avvocati specializzati in questa materia, Sarzana e Guido Scorza: “I tempi fulminei di assegnazione del disegno di legge indicano la forte volontà  politica di portarlo presto in porto”, dice Scorza. Critico Gentiloni: “è singolare che a un mese e mezzo dalle promesse fatte, il governo si limiti a un disegno di legge. Avrebbe potuto mettere nel Milleproroghe la chiara abrogazione: sarebbe stata la strada più veloce. Se si vuole affidare al Parlamento, invece, avrebbe potuto puntare su due uguali proposte di legge di abrogazione, già  presentate alla Camera, prima da noi e poi dal Pdl”.

Già , il disegno di legge Maroni al Senato arriva mentre è già  avanti un iter parallelo alla Camera, che chiede la stessa cosa (abrogazione dell’articolo 7). “E’ stato già  discusso ed è alla fase della raccolta di firme. Significa che la Camera potrebbe approvarlo entro fine gennaio e poi il Senato entro febbraio”, spiega Gentiloni. E’ sullo sfondo di questo pasticcio normativo che gli utenti italiani attendono la liberazione del Wi-Fi. Ormai da tempo: già  negli anni scorsi ci sono state proposte per abrogare il Pisanu, mai andate in porto. Questa volta potrebbe essere diverso, ma si rivive, uguale al passato, lo stesso intreccio labirintico di proposte e disegni di legge.

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