L’e-commerce non teme crisi +20 per cento rispetto al 2010

18 nov 2011 · News ed Eventi

Netcomm e Politecnico di Milano rendono noti i numeri sulle vendite via web. Superati gli 8 miliardi di euro, un utente su tre ormai acquista in rete. Boom dell’abbigliamento, più 38 per cento, e dell’editoria. Ma sono ancora troppe le aziende del made in Italy assenti di JAIME D’ALESSANDRO  

ROMA -Una salto in avanti del 20 per cento e un giro d’affari che ormai ha superato gli otto miliardi di euro. Ecco i numeri dell’e-commerce, il settore degli acquisti fatti via web, in Italia. Numeri che cominciano ad essere davvero interessati. Basti pensare infatti che il business legato al settore televisivo, il più ricco nel mondo dell’intrattenimento, valeva otto miliardi e mezzo di euro lo scorso anno. Con una differenza però: il commercio elettronico sta crescendo a ritmi da record e non rallenta nemmeno in un periodo di crisi economica come questo.

Di qui l’entusiasmo di Roberto Liscia, presidente del Consorzio del Commercio Elettronico Italiano (Netcomm), che assieme al Politecnico di Milano ha realizzato l’indagine. “Oggi più che mai, in un contesto di crisi globale, l’e-commerce non è un’opportunità ma un’esigenza per le imprese italiane”. Difficile dargli torto con risultati del genere. Già nel 2010 coloro che vendono su internet avevano totalizzato un più 17 per cento, superiore alle previsioni che si fermavano a un +14 per cento. Ora allungano il passo grazie all’aumento degli acquirenti diventati circa nove milioni. E questo significa che un utente su tre, fra chi in Italia frequenta la rete, compra online spendendo una media di 1050 euro contro i 960 dello scorso anno.

I servizi, assicurazioni in testa, continuano a farla da padrone valendo due terzi del giro di

affari complessivo. Ma, per il terzo anno consecutivo, crescono meno dei comparti merceologici. Brilla l’abbigliamento (più 38 per cento), seguito da editoria, musica e audiovisivi (più 35 per cento). Bene anche l’elettronica di consumo e la “grocery” (alimentari e health&care da supermercato) che superano entrambi il più 30 per cento.

Un altro dato interessante emerge dal confronto fra il nostro mercato e quelli occidentali di maggior importanza: l’e-commerce italiano cresce a ritmi superiori rispetto all’Inghilterra, che aumenta di 10 punti percentuali. La Francia si ferma invece a un più 12, la Germania a più 10, gli Stati Uniti a più 11. Tenendo però ben presente che le dimensioni di questi mercati sono molto maggiori. Il commercio elettronico italiano è infatti un sesto di quello inglese, che vale oltre 51 miliardi di euro, un quarto di quello tedesco (34 miliardi di euro) e meno della metà di quello francese (20 miliardi di euro).

Insomma, il boom registrato dal Politecnico sembra frutto di un ritardo più che il segno di un dinamismo. Del resto secondo l’Eurostat il 65 per cento dei cittadini europei collegati ad internet ha effettuato un acquisto online negli ultimi 12 mesi, contro il 35 per cento di quelli italiani. E le vendite in Inghilterra e Francia sono state superiori a quelle effettuate da noi rispettivamente di otto e quattro volte. Continua poi ad aumentare il saldo negativo tra import ed export, data la nota carenza di offerta da parte delle imprese italiane su questo canale. Il fatto in pratica che tanti marchi del made in Italy sul web semplicemente non vendono. Assenza che, considerando quel che sta accadendo sul piano economico, piuttosto che assenza di lungimiranza somiglia sempre più a un suicidio.

Repubblica.it > Tecnologia

Netcomm e Politecnico di Milano rendono noti i numeri sulle vendite via web. Superati gli 8 miliardi di euro, un utente su tre ormai acquista in rete. Boom dell’abbigliamento, più 38 per cento, e dell’editoria. Ma sono ancora troppe le aziende del made in Italy assenti di JAIME D’ALESSANDRO  

ROMA - Una salto in avanti del 20 per cento e un giro d’affari che ormai ha superato gli otto miliardi di euro. Ecco i numeri dell’e-commerce, il settore degli acquisti fatti via web, in Italia. Numeri che cominciano ad essere davvero interessati. Basti pensare infatti che il business legato al settore televisivo, il più ricco nel mondo dell’intrattenimento, valeva otto miliardi e mezzo di euro lo scorso anno. Con una differenza però: il commercio elettronico sta crescendo a ritmi da record e non rallenta nemmeno in un periodo di crisi economica come questo.

Di qui l’entusiasmo di Roberto Liscia, presidente del Consorzio del Commercio Elettronico Italiano (Netcomm), che assieme al Politecnico di Milano ha realizzato l’indagine. “Oggi più che mai, in un contesto di crisi globale, l’e-commerce non è un’opportunità ma un’esigenza per le imprese italiane”. Difficile dargli torto con risultati del genere. Già nel 2010 coloro che vendono su internet avevano totalizzato un più 17 per cento, superiore alle previsioni che si fermavano a un +14 per cento. Ora allungano il passo grazie all’aumento degli acquirenti diventati circa nove milioni. E questo significa che un utente su tre, fra chi in Italia frequenta la rete, compra online spendendo una media di 1050 euro contro i 960 dello scorso anno.

I servizi, assicurazioni in testa, continuano a farla da padrone valendo due terzi del giro di

affari complessivo. Ma, per il terzo anno consecutivo, crescono meno dei comparti merceologici. Brilla l’abbigliamento (più 38 per cento), seguito da editoria, musica e audiovisivi (più 35 per cento). Bene anche l’elettronica di consumo e la “grocery” (alimentari e health&care da supermercato) che superano entrambi il più 30 per cento.

Un altro dato interessante emerge dal confronto fra il nostro mercato e quelli occidentali di maggior importanza: l’e-commerce italiano cresce a ritmi superiori rispetto all’Inghilterra, che aumenta di 10 punti percentuali. La Francia si ferma invece a un più 12, la Germania a più 10, gli Stati Uniti a più 11. Tenendo però ben presente che le dimensioni di questi mercati sono molto maggiori. Il commercio elettronico italiano è infatti un sesto di quello inglese, che vale oltre 51 miliardi di euro, un quarto di quello tedesco (34 miliardi di euro) e meno della metà di quello francese (20 miliardi di euro).

Insomma, il boom registrato dal Politecnico sembra frutto di un ritardo più che il segno di un dinamismo. Del resto secondo l’Eurostat il 65 per cento dei cittadini europei collegati ad internet ha effettuato un acquisto online negli ultimi 12 mesi, contro il 35 per cento di quelli italiani. E le vendite in Inghilterra e Francia sono state superiori a quelle effettuate da noi rispettivamente di otto e quattro volte. Continua poi ad aumentare il saldo negativo tra import ed export, data la nota carenza di offerta da parte delle imprese italiane su questo canale. Il fatto in pratica che tanti marchi del made in Italy sul web semplicemente non vendono. Assenza che, considerando quel che sta accadendo sul piano economico, piuttosto che assenza di lungimiranza somiglia sempre più a un suicidio.
 

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