Linux 3.0, la terza era
Un progresso deciso del numero di versione per segnare un avanzamento storico del progetto. Più che una major release, l’inizio dell’età adulta del Pinguino
Linux 3.0 incorpora in ogni caso parecchie novità che lo differenziano non poco da quanto visto nel 2003 al lancio di Linux 2.6. Nel corso degli anni si sono stratificate quelle che, da un certo punto in avanti e sotto molti aspetti, sono state vere e proprie major release (il ramo stable del kernel resta per il momento fissato sulla 2.6.39.3), ed è davvero difficile pensare che quanto oggi ci sia dentro il Pinguino sia lontano parente di quanto visto 8 anni fa. Il numero di righe di codice, seppure un dato assolutamente non indicativo, è più che raddoppiato: il solo kernel viaggia oggi stabilmente poco sotto le 15 milioni di righe, dopo aver superato indenne anche offensive legali che hanno provato a minarne le basi.
Tra le principali novità del nuovo ramo (elencate per esteso nel chilometrico changelog) ci sono il supporto alle APU AMD comprese nei processori di classe Llano, supporto esteso alle configurazioni wireless delle reti e ai filtri di controllo in tempo reale del traffico, supporto definitivo allo storage Xen, alle CPU e ad altri componenti hardware recentemente immessi in commercio, senza dimenticare le sperimentazioni di nuovi filesystem o il miglioramento dei driver di quelli già supportati. Un importante lavoro è poi iniziato nel ramo ARM del kernel, dopo che negli scorsi mesi lo stesso Torvalds (e non solo) aveva criticato il codice realizzato espressamente per questa piattaforma che vive un autentico boom grazie alla diffusione di dispositivi mobile.
Provare, in ogni caso, a riassumere tutte le novità di Linux 3.0 è un’impresa complicata. Tanto più che la sua natura estremamente modulare lo ha reso nel tempo adattato e adattabile a una ampia varietà di dispositivi (Linux può essere alla base del software di un cellulare o di un mainframe), e al suo interno si trova supporto ad hardware legacy davvero datato: un “peso” che costituisce al contempo una seccatura, basti pensare alla disinvoltura con cui Apple taglia periodicamente i ponti col passato, e un vantaggio competitivo notevole.
La numerazione del kernel Linux seguirà infine una nuova metodologia da oggi in avanti: la prossima release dovrebbe essere contrassegnata come 3.1, anche se permangono alcune problematiche ideologiche e pratiche su come gestire questa novità. Parecchie componenti sono ormai state “adattate” alla numerazione a quattro valori (es: 2.6.39.3), pertanto il kernel per il momento a livello di codice è ancora definito come “3.0.0″. Non è escluso che possa verificarsi una frattura della definizione impiegata a livello pratico e quella a livello codice: tra le priorità del maintaner Torvalds sembra proprio che ci sia anche la ferma intenzione di rendere più comprensibile la gestione e l’evoluzione di Linux, pertanto difficilmente lo si vedrà cedere su questioni di “marketing” come questa.
Luca Annunziata
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