L’Ue: ritardo nella banda larga costa all’Italia l’1,5% del Pil

23 apr 2012 · News ed Eventi

La stima arriva dalla Commissaria europea per l’agenda digitale, Neelie Kroes, al Forum della Confindustria Digitale a Roma. Passera: entro giugno il provvedimento per l’agenda digitale italiana. Pizzetti: “E’ più importante della Tav”

ROMA – Dell’agenda digitale italiana – sia pure con rinnovati buoni propositi (“entro giugno, dice Passera”) – si continua a discutere. Intanto i ritardi si accumulano, e si pagano: quello nello sviluppo della banda larga, per esempio, costa all’Italia tra l’1 e l’1,5% del Pil. Questa stima arriva dalla Commissaria europea per l’agenda digitale, Neelie Kroes, che ha parlato al Forum della Confindustria Digitale a Roma sottolineando come “il 41% degli italiani adulti non usi mai internet”. Partendo dal principio che “l’investimento in Information and Communications Technology (Ict) dà grandi ritorni”, Kroes ha poi affermato che nel settore Ict entro il 2015 serviranno 700.000 professionisti: “Una grande opportunità per l’Italia dove la quota di laureati in scienze informatiche sono un terzo di quelli prodotti negli altri grandi paesi dell’Europa occidentale”.

La Kroes ha sottolineato l’importanza data dal governo Monti all’Agenda digitale, ma questa si deve tradurre in investimenti nelle nuove tecnologie. “Sono lieta per l’enfasi posta dal governo italiano, e accolgo con favore l’Agenda digitale italiana, che porta avanti la nostra visione europea”, ha affermato la commissaria, sottolineando anche “l’enfasi che il governo mette giustamente sul mercato unico digitale” e gli “investimenti che l’Italia sta facendo in nuove iniziative di connessione, come circa un milione di euro a favore delle ‘città intelligenti'”.

Ma occorre fare di più in termini di investimenti nelle nuove tecnologie “per dare quello slancio economico di cui abbiamo bisogno ora e in futuro”, quindi “dobbiamo investire nelle Tic finanziariamente e politicamente”, ha ammonito la Kroes, ricordando che l’Italia si trova in una situazione di particolare arretratezza rispetto agli altri paesi Ue. Ben il 41% degli adulti italiani, infatti, non ha mai usato internet, una percentuale doppia o tripla rispetto a Francia, Germania e Gran Bretagna, mentre il tasso di penetrazione della banda larga è di 10 punti inferiore a quello di questi paesi, pari a un effetto negativo sul pil dell’1-1,5%.

E anche tra i giovani ci sono ritardi, dove la percentuale di chi studia informatica è inferiore di un terzo a quella degli altri stati europei. In tempi di “orribile disoccupazione” soprattutto giovanile, a fronte di previsioni secondo cui nel 2015 si verificherà una carenza di 700mila persone nel settore, “questa è una grande opportunità per l’Italia”, ha sottolineato la Kroes. Da qui il suo invito a “investire perché ogni italiano diventi digitale”.

Le assicurazione sono arrivate, nella stessa sede, dal ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera. Entro il mese di giugno il governo metterà a punto ‘Digitalia’, “un pacchetto di spinta” alla digitalizzazione delle imprese e del sistema Paese, ha detto il ministro dello Sviluppo Economico intervenendo al convegno. Passera ha ricordato l’impegno della cabina di regia per l’agenda digitale nel mettere a punto una serie di atti, leggi ma anche provvedimenti normativi, per far fare un salto di qualità nell’utilizzo di internet. “Non sono le norme di per sè, ma le norme possono aiutare, facciamole insieme”, ha proposto alla platea di Confindustria. L’obiettivo “è un provvedimento legislativo che sia il più possibile condiviso”, ha concluso.

Garante della Privacy, Francesco Pizzetti, nel suo intervento ha ribadito l’urgenza di questo provvedimento. L’agenda digitale è per l’Italia “persino più importante della Tav”, ha detto. E’ però essenziale che il suo sviluppo avvenga in un contesto europeo e senza perdere di vista i bisogni della società, a partire da quelli sanitari, che sono stati invece dimenticati dalla cabina di regia. “Come sul versante economico, anche su quello digitale l’Europa ha bisogno dell’Italia, ma l’Italia deve guardare all’Europa. Guai ad un’agenda tutta italiana, a dimensione solo italiana, che abbia come elemento determinante solo il problema delle imprese italiane”, ha detto il Garante, specificando anche che dalla cabina di regia istituita dal governo “mancano alcuni aspetti sul versante della sanità”. La sanità elettronica “è essenziale di fronte alla popolazione che invecchia e la sua assenza dall’agenda si nota vistosamente”.

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