Megaupload, scontro totale

2 mag 2012 · News ed Eventi

Dopo il raid è ormai un tutti contro tutti. Il governo di Washington contro la società di hosting Carpathia. Gli attivisti di EFF per restituire i file agli utenti, mentre è polemica sul nuovo avvocato del mega-impero

Roma – Il caos delle polemiche era prevedibile, e non si sopisce a quasi tre mesi di distanza dal raid statunitense contro il mega-impero del file hosting. Anzi, cresce, con il governo a stelle e strisce contro la nuova difesa legale scelta dai vertici di Megaupload per evitare l’estradizione al di là dell’Atlantico.Alle autorità di Washington non sembra andar giù la presenza in aula di Andrew Schapiro, avvocato partner della law firm Quinn Emanuel Urguhart & Sullivan. Lo stesso Schapiro è infatti coinvolto nel noto caso Viacom vs YouTube, ora clamorosamente riaperto dai giudici di Manhattan. Un vero e proprio conflitto d’interessi, almeno secondo gli States.

C’è infatti anche il Tubo nell’elenco delle vittime stilato dal governo federale in seguito alla chiusura del cyberlocker di Hong Kong. Google sarà così chiamata a testimoniare nel tentativo di incastrare la gang pirata di Kim Dotcom, che nel frattempo ottiene la libertà di accedere ai principali servizi offerti dal web.

Nessun ritorno sulle scene, ovviamente. Mentre il boss Dotcom si concede all’arte musicale, infuria la battaglia sui contenuti appartenenti agli utenti del cyberlocker. Gli attivisti di Electronic Frontier Foundation (EFF) sono attualmente in prima linea nel caso Goodwin vs USA, lo schiaffo legale azzardato da un giovane giornalista sportivo.

Come fare a rientrare in possesso dei propri filmati amatoriali sulle gare al college? Materiale perfettamente legale, ora minacciato dalla totale distruzione di quasi 30 petabyte di file. Proprio i vertici di Megaupload si sono fermamente opposti all’ipotesi del macero digitale, dal momento che il materiale può risultare utile per la difesa in aula.

Stesso discorso – pur con finalità diametralmente opposte – per la Motion Picture Association of America (MPAA), che vuole trattenere i contenuti degli utenti per avviare una serie di citazioni a catena contro la piattaforma. Ma, allo stesso tempo, l’industria cinematografica non vorrebbe la nuova distribuzione dei file perché in violazione delle leggi sul copyright.

Insomma, che fine faranno i dati degli utenti? La società di hosting Carpathia ha accusato il governo federale di “ipocrisia”, perché non intenzionato a sbloccare la situazione pur dichiarandosi “non interessato” ai 1.103 server gestiti per la modica cifra di 9mila dollari al giorno.

Proprio per questo il provider statunitense vorrebbe liberarsi per sempre dei server, offrendoli ad un soggetto terzo una volta svuotati dai contenuti. Ma la svolta più clamorosa arriva nella decisione di un giudice della Florida, dalle cui labbra dipende il destino dell’immenso patrimonio d’informazioni sul cyberlocker.

Carpathia Hosting potrebbe essere ritenuto responsabile delle violazioni del copyright commesse dagli utenti di Megaupload. Perché avrebbe guadagnato la cifra monstre di 35 milioni di dollari dall’accordo commerciale con il sito di Dotcom. Il caos è ancora padrone nello scontro legale, in attesa di evoluzioni che potrebbero portare ad un vero massacro di file multimediali.

Mauro Vecchio

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