“Meno tasse o ce ne andiamo” Twitter minaccia San Francisco

5 apr 2011 · News ed Eventi

Il social network chiede incentivi fiscali al comune californiano: “Altrimenti ci spostiamo nella South Bay”. E altre start-up di internet si uniscono alla rivolta. Il sindaco pronto a cedere: “Ma aiutateci a riqualificare i distretti malfamati” di PAOLO PONTONIERE

SAN FRANCISCO – “Niente tasse sui redditi o ce ne andiamo”. E’ il messaggio fatto recapitare da Twitter al consiglio comunale di San Francisco. Mentre il mondo saluta il ritorno del fondatore Jack Dorsey alla guida dell’azienda, la ribellione di Twitter esplode come una bomba nella Silicon Vallery californiana. Una bella gatta da pelare per Frisco, mentre le città limitrofe (San Mateo, Burlingame, Foster City, Redwood City) già si fregano le mani. Anche perché l’emigrazione verso le soleggiate sponde della “South Bay” non coinvolgerebbe solo Twitter, che tutto sommato di impiegati ne ha ben pochi – in tutto non piu di un paio di centinaia – ma di tutte le nuove startup che prima della Grande Recessione avevano abbandonato Silicon Valley a favore degli affitti più a buon mercato della città di Lawrence Ferlinghetti, di North Beach e della crooked street. E sì, perché ispirati da Twitter gli altri giganti emergenti del social networking a sfondo commerciale come Yelp e Zynga – per citarne solo un paio – hanno anche loro minacciato immediatemente di abbandonare la città se non otterranno adeguati vantaggi fiscali.

Per evitare la dipartita di Twitter, il comune di San Francisco aveva inizialmente ceduto esprimendo la disponibilità a considerare la richiesta delle internet company. Poi, incalzato da altre aziende, aveva ritrattato la sua dichiarazione e s’era detto disposto ad eliminare se non la tassa sui salari – la pay-roll tax – almeno quella sui dividendi annuali, un balzello dell’1,5 per cento e che nel caso di Yelp per esempio supera I 10 milioni di dollari l’anno. La proposta, formulata in tutta fretta dal verde Ross Mirikami – rappresentante dell’anima ecologista e anti-commercialista della città – dovrebbe essere approvata in questi giorni. Ma malgrado abbia ricevuto il plauso di tutte le parti coinvolte, non ha fatto altro che aggravare il problema. Adesso a volere il taglio sono tutte le aziende con sede in città, non solo quelle della “new economy”.

Uno sviluppo del tutto inaspettato che ha riproposto con forza il problema del costi che le aziende sono costrette a sostenere per fare affari in California e in particolare dell’atteggiamento spesso ritenuto anti-business adottato dagli amministratori di Frisco. Di recente, ad esempio, il comune californiano aveva imposto alle compagnie di telecomunicazione di rivelare al pubblico il livello di radiazioni emesse dai loro apparecchi telefonici. La diatriba è finita in tribunale e così l’ultima parola sull’argomento spetterà probabilmente alla Corte Costituzionale dello stato.

“Dobbiamo creare soluzioni di lungo periodo che favoriscano la permanenza in città di grandi compagnie”, ha dichiarato Mark Farrel, un’altro assessore, che col sindaco pro-tempore della città, l’asiatico David Chu, propone invece di eliminare per sei anni sia le tasse sui salari che quelle sui dividendi. Ma con una condizione: che le ditte che ricevono l’esenzione fiscale si impegnino a ricollocarsi in un’altra zona della città, il Tenderloin District. Situato a ridosso dei grandi alberghi cittadini e del distretto finanziario, il Tenderloin è la parte più malfamata di San Francisco. Le decine di milioni di dollari che ditte come Zynga e Second Life spendono ogni anno in città potrebbero servire a risanare finalmente una delle maggiori piaghe urbane della città. Una delle ultime vestigia del Grande Terremoto dell’inizo del Novecento e della quale Frisco farebbe volentieri a meno.

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