Miliardi, social network e terze intifade

6 apr 2011 · News ed Eventi

L’attivista conservatore Larry Klayman contro Facebook e Zuckerberg. Non avrebbero rimosso tempestivamente una pagina contro il popolo israeliano. Chiesto un risarcimento da 1 miliardo di dollari per aver lucrato sull’odio

Roma – Larry Klayman è un uomo adirato, autore di un libro contro la prostituzione dell’establishment a stelle e strisce. Fondatore della controversa società legale Judicial Watch, Klayman è anche un agguerrito attivista politico, opinionista tra le pagine conservatrici del sito d’informazione WorldNewsDaily. Nel suo mirino da cecchino legale, molti dei protagonisti presenti e passati dell’attualità mondiale. Da Bill e Hillary Clinton a Osama Bin Laden, passando per Dick Cheney. Una volta, Larry Klayman ha citato in giudizio persino sua madre.Mark Zuckerberg, uno dei più giovani milionari sul Pianeta, non poteva certo mancare all’appello. Il suo gigantesco social network Facebook è stato così accusato da Klayman di non aver rimosso con adeguata tempestività una specifica pagina in blu, ad incitare l’intero popolo musulmano verso una sanguinosa terza intifada. Una vera e propria chiamata alle armi, per eliminare l’intera popolazione d’Israele. Violenza inaccettabile per Larry Klayman, che ha ora chiesto ai vertici di Facebook oltre 1 miliardo di dollari.

La responsabilità del sito in blu sarebbe dunque palese, non avendo rimosso tempestivamente una pagina giunta in breve a oltre 340mila seguaci. L’incitamento social non aveva fatto infuriare solo Klayman – che è di fede ebraica – ma anche le stesse autorità israeliane in accordo con organizzazioni umanitarie come la Anti-Defamation League. All’inizio, gli alti rappresentanti di Facebook si erano limitati alla rimozione dei commenti più violenti, reputando pacifica la natura della pagina.

Lo spazio dedicato alla terza intifada è ora scomparso, spazzato via dai meandri del vasto ecosistema social. Tutto bene per il governo d’Israele, non altrettanto per Klayman. Ovvero l’uomo che aveva già sfidato il presidente venezuelano Hugo Chavez e i vertici dell’OPEC. Facebook avrebbe mantenuto in vita la pagina per scopo di lucro, una mossa dettata dalla discutibile nomea maturata dal CEO Mark Zuckerberg. Klayman si sarebbe basato anche sul recente film di David Fincher The Social Network.

Peccato che l’attivista politico statunitense fosse sicuro della natura documentaristica del film, evidentemente sconvolto dalle manie di protagonismo del personaggio Zuckerberg. Come questo abbia direttamente a che fare con una causa da 1 miliardo di dollari è arduo saperlo con certezza. La permanenza online della pagina incriminata avrebbe danneggiato il popolo d’Israele. Che Klayman stia pensando di devolvere tutto in beneficenza?

Mauro Vecchio

Punto Informatico