Musica digitale, ottimismo e fastidio

23 gen 2011 · Uncategorized

La distribuzione online ha fatto registrare un aumento del 6 per cento nel fatturato complessivo. Sarebbe merito di 400 piattaforme attive sul web, ma anche delle strategie antipirateria dei vari governi. Ma i vertici di IFPI rimangono preoccupati

Roma – Una “crescita forte”, frutto di una maggiore consapevolezza da parte di milioni di consumatori di musica in formato digitale. Ma anche il risultato della presenza di circa 400 piattaforme di distribuzione online, che offrono a livello mondiale la possibilità di scaricare album e canzoni in maniera legale. Così i rappresentanti della International Federation of Music Phonographic Industry (IFPI), che hanno recentemente presentato a Londra il nuovo Digital Music Report.Il totale dei ricavi derivanti dalla vendita online di musica sono cresciuti – alla fine dell’anno 2010 – del 6 per cento, per guadagni complessivi pari a 4,6 miliardi di dollari. 13 milioni le tracce disponibili globalmente nei vari store sul web, un dato che ha permesso, nel giro di sei anni, un incremento del 1000 per cento nei ricavi complessivi. In Italia sono stati effettuati 12 milioni di download, per un aumento dei ricavi pari al 12 per cento rispetto all’anno 2009.

Stando al report pubblicato, le vendite garantite dal settore digitale hanno rappresentato il 29 per cento del fatturato totale dell’industria del disco. Ovvero quattro punti percentuali in più rispetto all’anno 2009. Un dato che va tradotto in un generale calo delle vendite derivanti dalla distribuzione tradizionale, che sempre nel 2010 sono scese dell’8-9 per cento.

Questi i principali numeri snocciolati dai vertici di IFPI, che hanno poi sottolineato l’importanza delle prime strategie antipirateria intraprese dai vari governi del mondo. A partire da quelli di Francia, Irlanda e Corea del Sud, tra i più attivi nel corso del 2010. I signori del copyright attenderanno ora le prossime mosse del Regno Unito e della Nuova Zelanda, per non dimenticare l’imminente revisione delle attuali leggi europee sulla proprietà intellettuale.

IFPI ha dunque ringraziato servizi legali come quelli offerti da Spotify, Deezer e Vodafone, che con semplici possibilità di sottoscrizione hanno attirato una gran massa di utenti. L’industria ha poi citato la chiusura del client P2P LimeWire, parlando ovviamente del blocco ordinato in Italia di The Pirate Bay. I vari Internet Service Provider dovranno continuare ad impegnarsi nella collaborazione con le grandi sorelle del disco e le circa 400 piattaforme citate.

“Molti governi si stanno rendendo conto che è fondamentale attuare dei provvedimenti che siano in grado realmente di ridurre l’impatto della pirateria – ha spiegato Frances Moore, amministratore delegato di IFPI – Nell’ultimo anno Francia e Corea del Sud hanno promosso azioni incisive, chiedendo la collaborazione dei provider al fine di ridurre il fenomeno dell’illegalità sulle reti Internet”.

L’industria è dunque ottimista, rinfrancata dai risultati ottenuti nel corso del 2010. Nessuno avrebbe però sconfitto il grande nemico della pirateria audiovisiva, come testimoniato dal fatto che i giovani artisti non riescano ad entrare nella top 50 degli album più venduti. Colpa di paesi come la Spagna, dove le vendite di musica sarebbero scese del 22 per cento nell’anno appena trascorso.

Il report di IFPI è tornato sulla grande minaccia alla creazione di nuovi posti di lavoro. Secondo le stime, circa 1,2 milioni di nuove opportunità professionali potrebbero essere spazzate via entro l’anno 2015. Una vera e propria sfida per i governi d’Europa, che dovrebbero, a parere di IFPI, introdurre più agguerrite misure per combattere file sharing e contraffazione. Si guarda con ansia alla prossima implementazione in terra britannica del cosiddetto Digital Economy Act.

Mauro Vecchio

Punto Informatico