No al bavaglio, ma niente spazio al gossip

5 lug 2011 · News ed Eventi

DALLA PRIMA

Poco importa, perché il codice non si preoccupa degli aspetti di privacy collegati ai documenti, una volta che questi sono stati depositati alle parti. Sono “pubblici”, quindi non c’è limitazione alla loro divulgazione. Ed è bene che nessuna limitazione – “bavaglio” lo definiscono in molti – venga posta dal legislatore.

Tuttavia, quella della privacy non è questione eludibile. Perché un tempo ventimila pagine di documenti erano una montagna inaffrontabile da parte di cronisti e curiosi. Oggi, con la digitalizzazione delle intercettazioni, quei quattordici faldoni sono altrettanti file PDF per un totale di 205,4 megabyte, che a copiarli su una chiavetta ci si mette 40 secondi. Con qualche probabilità, sono già su Internet, magari ospitati su un server all’estero.

Molte conversazioni telefoniche registrate e trascritte per ordine della Procura napoletana sono già state pubblicate dai giornali e dai siti. Si tratta più o meno dei testi delle telefonate più compromettenti, quelle che hanno convinto il gip a procedere nei confronti di Bisignani e di Papa. A naso, qualche centinaio di pagine al massimo.

Soffermiamoci però su Bisignani. I faldoni numero 13 e 14 contengono le trascrizioni di centinaia di telefonate che – insieme allo spaccato delle sue relazioni politico-istituzional-affaristiche – forniscono una cronaca minuziosa e quasi voyeuristica della sua vita e di quelle di altri, ricevendo egli spesso confidenze private dagli interlocutori.

È vero: Bisignani parla con l’amministratore delegato dell’ Eni di come evitare siano bandite le trivellazioni al largo della Libia; spiega al direttore generale della Rai cosa fare per cacciare Santoro; discute per mezz’ora della situazione politica con Maria Stella Gelmini e dà della pazza alla Santanchè chiacchierando con Flavio Briatore; combina affari spaziando dall’energia alla carta stampata; interviene con consigli che sembrano ordini sull’iter parlamentare delle leggi. Ma altrettante telefonate sono le stesse che ciascuno di noi fa ogni giorno: litiga con la moglie che si sente trascurata, riceve consigli da un amico su come affrontare la malattia della figlia, dà disposizioni per la consegna di una nuova cucina ArcLinea per la casa, racconta dello stage di arti marziali del figlio, organizza il week end al mare, viene a sapere da un conoscente che ha un tumore al pancreas.

È vero, i giornali si sono autolimitati, evitando il copia-e-incolla delle trascrizioni più intime. Eppure quelle telefonate tanto personali sono lì, in quei file PDF già scaricati su centinaia di computer e forse già in rete, senza rete, pronte a soddisfare le curiosità di chiunque. Io ne ho lette alcune con crescente imbarazzo, con la sensazione di violare le sfere private di troppe persone. E non sono un gip, un pm, un legale di parte e nemmeno un cronista di giudiziaria.

M’è tornato allora in mente quanto succede, nel film di Florian Henckel von Donnersmarck premio Oscar cinque anni fa, al capitano Gerd Wiesler mandato a sorvegliare con le microspie un regista teatrale non allineato al regime della Germania Democratica: quando si rende conto che non è lecito entrare nelle vite degli altri, entra in profonda crisi, lui che agli allievi della polizia politica insegna che “quelli che voi interrogherete sono nemici del socialismo, non dimenticatelo mai”.

Dobbiamo rispetto agli “altri”, anche quando non sono davvero esempi di correttezza e civismo, come nel caso di Bisignani e Papa. Proprio perché siamo diversi (forse) da loro.

Non conosco Bisignani. La sua frenetica attività di mediatore e procacciatore è sicuramente da indagare, perché la sensazione è che parecchi politici, ministri, affaristi, boiardi di Stato abbiano con lui un rapporto di simbiosi o addirittura di dipendenza. Ma non mi piace di sapere, oggi, perché in un pomeriggio estivo lui e la moglie abbiano litigato così violentemente al telefono. E mi chiedo: era davvero necessario inserire quella registrazione tra gli indizi da consegnare al gip (e poi a tutti noi)?

Claudio Giua


 

29 giugno 2011