RapidShare assolto, ancora

9 gen 2011 · News ed Eventi

Una corte d’appello tedesca scagiona il servizio di file hosting dalle accuse del game publisher Atari. Il meccanismo di controllo dei contenuti sarebbe già efficace. Che i signori del copyright inizino ad accettarlo?

Roma – Una nuova vittoria in aula, ancora una volta in patria. Una sentenza che lascerà senza dubbio aperti i cancelli online di quello che l’industria culturale statunitense vede come un paradiso della pirateria. RapidShare è stato nuovamente assolto, dopo gli attacchi legali del noto game publisher Atari.I responsabili del servizio di file hosting erano dunque stati accusati di aver permesso la condivisione selvaggia di un gran numero di videogiochi, in particolare i vari titoli della fortunata serie Alone in the Dark. RapidShare avrebbe dovuto bloccare il download dei contenuti in questione.

Una corte di Düsseldorf ha però ribaltato in appello una precedente decisione a favore di Atari, sottolineando come il servizio di file hosting disponga già di un efficace meccanismo di controllo e rimozione dei contenuti illeciti. RapidShare non potrebbe essere considerato responsabile di qualsivoglia attività compiuta online dai suoi utenti.

Soddisfatto Daniel Raimer, portavoce del servizio. La decisione del giudice di Düsseldorf avrebbe confermato il continuo impegno di RapidShare nella lotta a quelle attività al di là della legge. Secondo Raimer, i vari detentori dei diritti inizieranno ad accettare il fatto che il servizio sia del tutto legale.

Accettare è forse un parolone. Sia la RIAA che la MPAA continuano a stilare liste di nemici (o famigerati mercati o cartelli) dediti alla condivisione online e RapidShare è sempre presente. Nonostante sia già stato assolto in Germania e negli stessi Stati Uniti. La speranza delle associazioni del disco e del cinema è di arrivare presto al sequestro governativo dei domini legati alla pirateria.

Ma come si fa quando un servizio come RapidShare è stato più volte scagionato dalle accuse di violazione del copyright? Ci si accanisce o lo si accetta, prendendo a prestito le parole di Raimer? Intanto RapidShare si è rivolto ad una società statunitense di lobbying, per entrare al Congresso e iniziare a difendere i suoi diritti già confermati dai giudici.

Mauro Vecchio

Punto Informatico