Reputazione al sicuro con Me on the Web

23 giu 2011 · News ed Eventi

Google ha lanciato il servizio Me on the web, uno strumento nuovo che consente a chiunque con un account Google di monitorare quali informazioni personali appaiono su di lui online. Questo strumento consentirà agli utenti di creare avvisi tramite posta elettronica, che saranno inviati non appena l’informazione sarà scovata dai bot di ricerca di Google. Gli avvisi, volendo, possono anche essere inviati giornalmente o settimanalmente.

Per essere davvero efficace, però, il servizio prevede un invio ogni volta che il nome dell’utente è citato, o quando il loro indirizzo e-mail è reso pubblico. In alternativa, gli utenti possono creare i loro avvisi personalizzati – sulla base di un numero di telefono, per esempio, o dell’indirizzo di casa.

La nuova funzionalità rende più facile anche l’accesso agli esistenti strumenti di Google per rimuovere le informazioni personali dal motore di ricerca. Google sta cogliendo inoltre l’occasione per sbandierare consigli su come proteggere le informazioni personali online.

“La vostra identità online è determinata non solo da ciò che voi postate, ma anche da ciò che gli altri pubblicano su di voi – sia che si tratti di una menzione in un post sul blog, un tag in una foto o una risposta a un aggiornamento di stato”, spiega bene una pubblicazione sul blog dedicato alla Public Policy di Google.

Me on the Web funziona esattamente nello stesso modo in cui lavora l’attuale servizio Google Alert, che invia gli utenti e-mail ogni volta che una query di ricerca specificata è trovata dal motore di ricerca. Tuttavia, fa parte della Dashboard di Google, con cui gli utenti di configurano il proprio account, ed è quindi più evidente e accessibile.

Anche se Google non lo dice, il nuovo servizio potrebbe essere un tentativo di combattere alcune forme di linciaggio online, con cui una comunità tenta di esporre al ridicolo alcuni “nemici”.

Recentemente, Gennette Cordova ha trovato alcuni dettagli della sua vita privata pubblicati online, quando venne coinvolta, innocente, nello scandalo sulle fotografie sexy del deputato democratico Anthony Weiner.
E che dire del gruppo di hacker LulzSec, che ha recentemente pubblicato 26.000 indirizzi e-mail che sostengono di avere raccolto da siti pornografici?
Internet ha reso la privacy un argomento scottante, come sa bene Facebook, perennemente coinvolta in guai di questo genere e, di recente, sotto accusa per lo strumento di foto tagging.

 

PC World Online