Schmitz, dalla speculazione alla pirateria il tedesco XXXL che cade sempre in piedi

25 gen 2012 · News ed Eventi

Oggi rischia 50 anni di carcere. Ma da quando, giovane hacker, violò le reti di Deutsche Telekom e ne divenne consulente, il fondatore di Megaupload è sempre riuscito a trasformare i tracolli in trampolini per avventure sulla soglia della legalità di ALESSIO BALBI

Non dovrebbe essere un compleanno particolarmente allegro quello che Kim Schmitz, il fondatore di Megaupload arrestato ieri per ordine dell’Fbi, trascorrerà domani in un carcere della Nuova Zelanda. Eppure, a neanche 38 anni, questo imprenditore, ex hacker, campione di rally e più volte latitante, può ben dire di aver superato indenne guai anche peggiori. E chi lo conosce è pronto a scommettere che, nonostante le accuse gravissime che potrebbero costargli oltre 50 anni di carcere, questo tedesco taglia XXXL con poco gusto ma molto fiuto per il denaro facile è pronto a cadere in piedi anche questa volta.

Dall’insider trading alla pirateria, passando per il furto di dati e la bancarotta, Kim Schmitz, in arte Kimble, in arte Kim Dotcom, ha una lunga consuetudine con le aule di giustizia. Eppure, gran parte della sua giovane vita spericolata, non è trascorsa in cella, ma in ville da sogno, tra auto di lusso e belle donne, maneggiando fiumi di denaro guadagnato in maniera dubbia o inventato di sana pianta alla bisogna.

Secondo cronache che riportano alla preistoria del web, la parabola di Kim Schmitz inizia nel 1996, quando Deutsche Telekom è pronta ad entrare in Borsa e un ragazzotto grassoccio di appena 22 anni pensa bene di introdursi nei sistemi della sua rete di telefonia mobile per fare chiamate a spese degli altri clienti. Il danno d’immagine è potenzialmente incalcolabile e i dirigenti del colosso delle telecomunicazioni tedesco, racconta la leggenda, decidono di evitare lo scandalo e fanno di necessità virtù: se Schmitz è stato così bravo da trovare una falla di cui neanche sospettavano l’esistenza, vorrà dire che lo assumeranno come consulente.

Sembra la classica storia a lieto fine del ladruncolo che diventa poliziotto. Ma al giovane Kim un contratto di consulenza non basta. Giura a se stesso che in dieci anni finirà nella Fortune 500, la lista degli uomini più ricchi del mondo. Siamo a cavallo dei due millenni, in piena bolla della new economy, e la via più semplice per arrivare alla ricchezza è la speculazione borsistica. Kim mette le mani su LetsBuyIt.com, una net company sull’orlo del fallimento, e annuncia alla stampa che investirà 50 milioni di dollari per risollevarla. Le azioni di Schmitz, che al momento dell’acquisto valevano 375mila dollari, all’annuncio fanno un balzo del 300%. Schmitz le vende e, senza aver investito neanche un centesimo di quelli promessi, fa un guadagno secco di oltre 1,2 milioni di dollari.

E’ il 20 gennaio 2002, esattamente dieci anni fa: Schmitz ha messo a segno il più grande caso di insider trading nella storia della Germania, e la giustizia tedesca si mette in moto. Lo vanno a prelevare in Thailandia, dove ha cercato di sfuggire all’arresto, e lo condannano a 1 anno e 8 mesi di libertà vigilata. Tutto sommato, è una carezza. E infatti Kim non si spaventa.

Individua Hong Kong come laboratorio sicuro per le sue idee. Prima lancia Trendax, una compagnia di investimento che sostiene di usare l’intelligenza artificiale per massimizzare i profitti. Incidentalmente, secondo i reportage dell’epoca, Schmitz non ha neanche la licenza per iniziare l’attività. Poi, mentre continua a farsi fotografare a bordo di yacht abbracciato a modelle in bikini e partecipa a rally spericolati guidando Mercedes modificate, nel 2005 finalmente fonda, sempre ad Hong Kong, Megaupload.

Si trasferisce in Nuova Zelanda dove, dopo aver investito 8 milioni di dollari in titoli di Stato e aver elargito generose donazioni per la ricostruzione di Christcurch colpita da un terremoto nel 2011, ottiene un permesso di soggiorno permanente. Va a vivere in una delle più lussuose ville del paese a Coatesville, 30 chilometri da Auckland.

Il resto è storia di queste ore. L’Fbi, dopo averne disposto l’arresto, gli ha fatto sequestrare auto di lusso per un valore pari a 6 milioni di dollari, tra cui decine di Mercedes, una Rolls-Royce, una Lamborghini, una Maserati Gran Cabrio. Maliziosamente, i federali hanno diffuso anche la lista delle targhe personalizzate assegnate a ogni auto: “Evil”, “God”, “Guilty”, “Mafia”. Schmitz non è uno che si preoccupa di passare inosservato.

Mentre tutte le sue ricchezze venivano portate via dai carri attrezzi, le tv di tutto il mondo riprendevano la prima apparizione in tribunale di Kim Schmitz. Chi pensa di vedere un uomo affranto, terrorizzato dall’idea di trascorrere il resto dei suoi giorni in carcere si sbaglia di grosso. Nei suoi occhi, il lampo di sfida di chi sa che alla fine, in un modo o nell’altro, se la caverà.

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