Cenone? Per smaltirlo trainer digitale

28 dic 2010 · News ed Eventi
Cenone? Per smaltirlo trainer digitale (ANSA) – ROMA, 28 DIC – Sono oltre tre i chili che in pochi giorni, tra il 24 e il 31 dicembre, si rischiano di accumulare per i cenoni di fine anno.
Dal web, per una ‘remise en forme’ fai-da-te, arriva una serie di software interattivi che guida alla ginnastica dallo schermo della Tv di casa. La Gymnhouse e’ l’ultima tendenza proveniente dagli Stati Uniti: la palestra si fa in salotto, grazie alle console piu’ avanzate, come Wii, Xbox 360 e PS3 e le nuove apparecchiature di rilevazione e puntamento da Kinect a Move.

News di Tecnologia – ANSA.it

La prima udienza penale digitale in Italia è stata a Modena

28 dic 2010 · News ed Eventi

Modena, 10 dicembre 2010. E’ la prima volta che in Italia si svolge un’ udienza ‘digitale’, ed è successo proprio al Tribunale di Modena. Dopo l’avvio della digitalizzazione degli archivi, per la prima volta in Italia sono stati prodotti in aula atti non cartacei del processo penale, ma registrati su file con il supporto dell’informatica.

Il Tribunale modenese è tra quelli che, a livello nazionale, hanno avviato il sistema di digitalizzazione e il primo a portare davanti a un giudice un fascicolo per via telematica.

La sperimentazione è partita con un’udienza di smistamento di quindici procedimenti e il sistema entrerà a regime il primo marzo 2011. Intanto, due archivisti professionisti stanno digitalizzando mediante un apposito scanner una parte dei fascicoli cartacei per arrivare a creare un archivio informatico che permetterà la visione contemporanea degli atti a giudici, pm e avvocati: l’obiettivo è quello di arrivare, alla fine del 2011, a un archivio con almeno mille ‘faldoni’ su file.

Una rivoluzione, accolta con entusiasmo sia dai giudici sia dai legali del Foro di Modena. Gli avvocati avranno a disposizione sedici postazioni informatiche e una password per accedere ai propri fascicoli. Tra qualche mese il progetto sarà ultimato anche per gli uffici della procura e del Gup che saranno in grado di produrre fascicoli digitali.

Si arriverà così, nel giro di pochi mesi, a una digitalizzazione dell’intero iter giudiziario dalle indagini alla sentenza. Per il momento si procede su un binario parallelo: gli atti su file devono infatti essere stampati ma a breve, quando sarà introdotta la firma digitale, i fascicoli di carta non esisteranno più.

Lo scopo del progetto, ideato dal presidente della sezione penale del Tribunale di Modena, Flavio De Santis, e finanziato da Regione Emilia-Romagna e dalle Fondazioni Cassa di Risparmio di Modena, Carpi, Vignola e Mirandola per un totale di 400 mila euro, è quello di accelerare i tempi dei processi, garantendo anche alle parti di accedere agli atti con un clic nel rispetto dei dati sensibili.

Tra le novità c’è anche il fatto che ai verbali digitali prodotti in dibattimento può essere allegata la videoregistrazione del processo: le udienze saranno infatti filmate. A febbraio del prossimo anno inizieranno i corsi per la formazione del personale mentre la sperimentazione è affiancata dal lavoro dei tecnici del Ministero che garantiscono l’assistenza tecnica.

http://www.ilrestodelcarlino.it/modena/cronaca/2010/12/10/427432-prima_udienza_penale_digitale.shtml

Un 2010 in rosso per l’Italia in digitale

24 dic 2010 · News ed Eventi

di Guido Scorza – Banda larga e libertà di espressione, diritto d’autore e digitalizzazione della PA: il bilancio italiano. Non siamo stati un paese per Internet

Roma – La fine dell’anno è tempo di bilanci e di propositi per l’anno che comincia. Il bilancio del 2010, per quanto concerne le questioni legate alle regole della Rete ed alla politica dell’innovazione in Italia si chiude – e non è, sfortunatamente, la prima volta – in rosso.

Nella relazione al bilancio, con formula sintetica, potrebbe scriversi che i tentativi – in taluni casi riusciti ed in altri falliti – di mettere bavagli e legacci alla Rete ed ai contenuti che attraverso essa circolano, sono stati decisamente più numerosi delle proposte – in nessun caso attuate – di guardare ad Internet ed all’innovazione come ad uno stimolo e, soprattutto, come ad una opportunità di riconoscere ai cittadini nuovi spazi di libertà ed inedite opportunità di confronto, partecipazione ed accesso all’amministrazione della cosa comune.E-commerce, Amministrazione digitale, libertà di informazione, infatti, sono rimaste, per tutto il 2010, solo ambizioni, speranze ed obiettivi perseguiti con scarsa convinzione e, comunque, non raggiunti.

Uno spaccato assai poco confortante della situazione italiana l’ha offerto, dal suo osservatorio privilegiato, il Presidente Corrado Calabrò, nel corso di un’audizione dell’agosto 2010 dinanzi alla IX Commissione trasporti, poste e comunicazioni della Camera dei Deputati. Gli stessi “dati che ci vedono ai primi posti in Europa sul fronte dei prezzi dei servizi tradizionali e della concorrenza infrastrutturata ci classificano sotto la media UE per diffusione della banda larga… e siamo sotto la media anche per il numero di famiglie connesse a Internet, oltre che per la diffusione degli acquisti online e per il contributo dell’Information Communication Tecnology al prodotto interno” ha detto Calabrò. Che ha poi aggiunto: “Il nostro Paese è il fanalino di coda nel commercio e nei servizi elettronici. Le imprese vendono poco sul web; la quota di esportazioni legate all’ICT è pari al 2,2% e relega l’Italia al penultimo posto in Europa”. “Il futuro presuppone l’ultra banda, le reti di nuova generazione in fibra ottica con capacità di trasmissione sopra i 50 Mbit/s, mentre l’Italia ancora ha difficoltà – ha dichiarato lo stesso Calabrò – a chiudere il piano per il digital divide – che vuol dire, sostanzialmente, far accedere tutti oggi a internet alla potenza della tecnologia di ieri – e non si accinge a fare un passo decisivo verso la fibra”.

Non si tratta, sfortunatamente, di dichiarazioni pessimistiche ma, al contrario, di un quadro che riproduce fedelmente la realtà.

Nel 2010, gli investimenti nell’infrastruttura necessaria a garantire agli italiani l’accesso ad adeguate risorse di connettività a banda larga sono rimasti un miraggio e, anzi, nello scorso mese di novembre, il Comitato Interminestariale per la programmazione economica ha deciso di ridurre l’appostamento da 800 a 400 milioni di euro, destinati, peraltro, comunque a non essere spesi sino a quando – non è dato sapere né come né quando – il Paese non uscirà dalla crisi.

Non sono andate meglio le cose sul versante dell’amministrazione digitale che pure ha rappresentato il “tormentone” propagandistico del dicastero del Ministro Brunetta.
L’idea di regalare a tutti gli italiani un indirizzo di posta elettronica certificata, salutata dal Ministro dell’innovazione come “la più grande riforma dal dopo guerra ad oggi” si è rivelata – come peraltro facilmente prevedibile – un autentico flop, tanto che al Ministero dell’innovazione hanno dovuto oscurare il “contatore” relativo agli indirizzi di CEC PAC assegnati (la posta elettronica certificata “omaggio” del Ministro ai cittadini italiani): a dispetto delle “profezie milionarie” di Brunetta, dopo oltre 6 mesi, non riusciva a superare l’assai poco lusinghiero risultato di qualche centinaio di migliaia di indirizzi.

Allo stesso modo nonostante la recentissima approvazione di una, peraltro modesta, riforma del Codice dell’Amministrazione Digitale, la nostra amministrazione rimane saldamente ancorata alla carta ed ad abitudini dure a morire.
Chi avesse qualche dubbio può leggere l’avvertenza riportata in rosso sul frontespizio della nostra Gazzetta Ufficiale della Repubblica: “AVVISO ALLE AMMINISTRAZIONI – Al fine di ottimizzare la procedura per l’inserimento degli atti nella Gazzetta Ufficiale telematica, le Amministrazioni sono pregate di inviare contestualmente e parallelamente alla trasmissione su carta come da norma, anche copia telematica dei medesimi (in formato word) al seguente indirizzo di posta elettronica: gazzettaufficiale@giustizia.it, curando che nella nota cartacea di trasmissione siano chiaramente riportati gli estremi dell’invio telematico (mittente, oggetto e data)”.
517 caratteri, spazi inclusi che valgono meglio di centinaia di pagine a convincere di come, l’amministrazione digitale, allo stato, sia davvero solo un piccolo miracolo propagandistico dell’Era Brunetta.

Nel corso del 2010, il Paese è saldamente rimasto ancorato all’antico anche in materia di Internet e diritto d’autore.
L’anno è, infatti, iniziato con il varo della nuova disciplina sull’equo compenso per copia privata, un sistema di regole finalizzato a dragare risorse economiche per oltre 100 milioni di euro all’anno dall’industria ICT e dai consumatori per affidarli alla SIAE affinché li redistribuisca secondo oscuri meccanismi ai più fortunati tra i titolari dei diritti quale indennizzo per il presunto – mai dimostrato né dimostrabile – pregiudizio sofferto per effetto delle copie private delle proprie opere eseguite da alcuni tra i consumatori acquirenti di supporti e dispositivi astrattamente idonei ad essere utilizzati per la registrazione di contenuti digitali.
Nel mese di ottobre, la Corte di Giustizia, ha, indirettamente – ovvero attraverso una sentenza resa su richiesta dei giudici spagnoli – bacchettato anche l’Italia, ricordando che l’equo compenso per copia privata non può essere richiesto quando non sussista una almeno probabile destinazione commerciale del supporto o del dispositivo ad ospitare un contenuto coperto da diritto d’autore. In SIAE ci si è affrettati a precisare che la nostra disciplina sarebbe – non è chiaro né come né perché – conforme alla disciplina europea benché esiga l’indiscriminato versamento dell’equo compenso a fronte della vendita di ogni genere di supporto e dispositivo.

L’anno apertosi così, sempre sul fronte del diritto d’autore, si è chiuso con il lancio da parte dell’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni di una consultazione pubblica su uno schema di regolamento volto a disciplinare la tutela della proprietà intellettuale in Rete. Si tratta, nonostante le apparenze, sotto molteplici profili, di una delle più preoccupanti derive della politica dell’innovazione degli ultimi tempi. Una disciplina complessa e delicata quale quella del diritto d’autore, infatti, si ritrova ad essere integrata all’esito di mini-confronto all’interno delle segrete stanze di un’Autorità Amministrativa anziché attraverso un ampio dibattito parlamentare come accaduto, negli ultimi mesi, nel resto d’Europa.
Questioni legate alla libertà di informazione, alla circolazione dei contenuti digitali ed all’enforcement dei diritti di proprietà intellettuale, vengono ridotte a poco più che tecnicismi, ipotizzando di voler risolvere ogni controversia in materia attraverso procedimenti da esaurirsi in cinque giorni, privando così, pressoché integralmente, i responsabili della pubblicazione di ogni diritto alla difesa.
Siamo di fronte a leggi marziali adottate in tempo di pace ed all’istituzione, in seno all’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni, di un’autentica Corte Marziale con potere di vita o di morte su ogni contenuto digitale immesso in rete.
Si tratta di disposizioni che, pur in assenza di qualsivoglia effettivo presupposto di necessità ed urgenza, dispongono un’inaccettabile compressione del diritto di difesa ed impongono un’inutile accelerazione dei tempi di definizione di procedimenti complessi, attualmente trattati dall’Autorità giudiziaria ordinaria in intervalli di tempo ben più rilassati.

La recente iniziativa dell’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni è, d’altra parte, figlia del famigerato decreto Romani cui, certamente, va l’Oscar quale peggiore iniziativa legislativa del 2010.
Si tratta – anche se ormai sono in pochi a non saperlo – del provvedimento attraverso il quale, l’allora vice-ministro alle Comunicazioni Paolo Romani, oggi Ministro dello sviluppo economico, ha deciso di trasformare, per legge, Internet in una grande TV, minacciando – in parte con successo – di imporre a milioni e milioni di cittadini italiani, oneri economici e burocratici insostenibili per la condivisione di idee ed informazioni, in Rete, in formato audiovisivo. Sin troppo evidente l’intento perseguito dal Governo: frenare e burocratizzare il nuovo, nel tentativo, di allungare, artificialmente, la vita al vecchio, ovvero, alla televisione di un tempo ed ai suoi Signori.

Difficile, nel lasciarsi alle spalle un anno come questo, nutrire fiducia per quello che verrà, specie se le “emergenze” in termini di politica dell’innovazione sono tante ed i problemi da affrontare per dare al Paese almeno una speranza di non trasformarsi in un’isola analogica nel mondo digitale richiederebbero ben altro approccio e ben altra capacità di ascolto, comprensione dei fenomeni, apertura mentale ed indipendenza.
Sono tante le questioni che il nuovo anno imporrà all’agenda politica: la disciplina dell’informazione dopo il caso Wikileaks, il grande tema della responsabilità degli intermediari destinato ad incidere in maniera diretta sul livello di libertà di informazione dei cittadini, la speranza di un’amministrazione che – anche attraverso le nuove tecnologie – si apra davvero ai cittadini sul modello di quanto avvenuto negli USA con l’OpenGov caro al Presidente Obama e, last but not least, le questioni connesse alla promozione della cultura digitale e del mercato dei contenuti audiovisivi.

Nessun dubbio che, nel 2010, l’Italia non sia stata un Paese per Internet. E nel 2011? Auguri all’Italia in digitale, ne abbiamo davvero bisogno!

Guido Scorza
Presidente Istituto per le politiche dell’innovazione
www.guidoscorza.it

Punto Informatico

Codice Amministrazione Digitale, edizione 2010

23 dic 2010 · News ed Eventi

Sono ancora parziali i dati sul piano e-gov 2012, ma già il Consiglio dei Ministri approva l’impalcatura della PA di domani. Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per lo Stato

Roma – Il Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta, ha approvato in via definitiva il nuovo Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD), che fa seguito al Codice (decreto legislativo 82/05) varato nel 2005 dal ministro Stanca.L’obiettivo temporale è il 2012: per allora, ha detto il Ministro, “Tutte le Pubbliche Amministrazioni avranno l’obbligo di dialogare tra loro e con i cittadini e le imprese in via digitale. Questo vuol dire fine dei faldoni, degli archivi e della carta. Vuol dire aumento della trasparenza, della produttività, con minor costi e più crescita. Vuol dire che il prossimo censimento, fatto salvo il digital divide per la famiglie, sarà totalmente e potenzialmente in forma digitale”.

E sempre nel 2012 si punterà a valutare l’attesa riduzione dei costi di transazione all’interno della PA: le stime parlano di 6 milioni l’anno risparmiati (circa il 90 per cento delle spese) con un effetto positivo cumulato nell’arco di 20 anni pari a un aumento del 17 percento del PIL.

Da oggi, in ogni caso, le PA dovranno dare il via alla riforma: entro 3 mesi utilizzare soltanto la Posta Elettronica Certificata (PEC) quando serve una ricevuta di consegna (e il destinatario ha comunicato il proprio indirizzo); entro 4 mesi individuare un unico ufficio responsabile dell’attività ICT; entro 6 mesi pubblicare sui propri siti istituzionali i bandi di concorso; entro 12 mesi emanare leregole tecniche che consentiranno di dare piena validità alle copie cartacee e a quelle digitali dei documenti informatici, dando così piena effettività al processo di dematerializzazione dei documenti della PA; entro 15 mesi predisporre appositi piani di emergenza idonei ad assicurare, in caso di eventi disastrosi, la continuità delle operazioni indispensabili a fornire servizi e il ritorno alla normale operatività.

Il nuovo Codice fa seguito, nel progetto del Ministro, alla riforma della Pubblica Amministrazione attuata con il decreto 150/2010. Per cercare di non fare arenare la riforma in fase attuativa, il Ministro ha in pratica fatto nascere in capo ai cittadini e alle imprese veri e propri diritti in materia di uso delle tecnologie nella comunicazione con la PA. Per esempio, i cittadini dovranno fornire solo una volta i propri dati alla PA, che avrà essa stessa poi l’onere di renderli accessibili anche alle altre amministrazioni. E la singola PA non potrà chiedere l’uso di moduli e formulari che non siano stati pubblicati sui propri siti istituzionali.

Dal lato dell’offerta di servizio, il CAD introduce misure premiali e sanzionatorie, incentivando o sanzionando le amministrazioni con la possibilità di quantificare e riutilizzare i risparmi ottenuti grazie alle tecnologie digitali (principio di effettività), sia per l’incentivazione del personale coinvolto che per il finanziamento di progetti di innovazione (principio di risparmio).

Intanto primi bilanci sul piano e-Gov 2012 finora adottato: secondo i dati redatti dal Dipartimento per la Digitalizzazione e Innovazione tecnologica della Pubblica Amministrazione (Ddi) e da DigitPA sono 20mila le caselle registrate nell’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (Ipa), mentre poco più del 40 per cento dei comuni ha una casella PEC (con punte d’eccellenza in Umbria, che raggiunge il 90 percento, e Friuli Venezia Giulia con il 75). In crescita anche l’adozione della PEC da parte dei cittadini: 450mila le richieste di attivazione. Solo un terzo dei comuni, invece, offre al momento servizi online per le imprese, e meno di un terzo hanno predisposto l’accesso allo Sportello Unico per le Attività Produttive (Suap): numero che raggiunge il 40 per cento solo se si considerano esclusivamente i comuni capoluogo.

Anagrafi e gestione dei tributi risultano invece informatizzati in quasi tutti i Comuni e le dotazioni tecnologiche più complesse possono dirsi sufficientemente diffuse anche nei Comuni di media dimensione: più del 50 per cento dei Comuni rende disponibili online informazioni e servizi relativi alle banche dati. E, dice lo studio, “capillare è il collegamento alle banche dati centrali”.

Buoni i passi finora effettuati nella sanità, con il 90 per cento dei medici di medicina generale che si è abilitato all’utilizzo della nuova procedura obbligatoria per l’invio telematico dei certificati di malattia. Nelle scuole la digitalizzazione ha significato soprattutto la consegna di oltre 22.300 lavagne interattive multimediali e la realizzazione del portale ScuolaMia (che offre servizi digitali alle famiglie). Nelle Università, invece, sono state attivate le iniziative per incrementare la copertura WiFi e l’adozione di servizi online in 55 università. Per il resto, si sta introducendo adesso il processo di digitalizzazione e semplificazione amministrativa con l’iscrizione online, la verbalizzazione elettronica degli esami, il fascicolo personale dello studente, l’automazione dei flussi informativi e, in alcuni casi, l’adozione di servizi VoIP.

Nel campo della Giustizia civile, infine, il sistema di consultazione dei registri di cognizione è ormai disponibile in tutti i distretti, mentre meno diffusi risultano i sistemi di consultazione dei registri di esecuzione, dei fascicoli Polis Web Pct-Sicid e Siecic, ed è ancora in fase di sperimentazione la consultazione delle informazioni relative allo stato dei procedimenti risultanti dai registri di cancelleria e dei fascicoli virtuali relativi ai procedimenti di interesse, nonché la trasmissione di comunicazioni e notifiche e il deposito di atti e documenti.

Claudio Tamburrino

Punto Informatico