Internet: il cinese sorpasserà l’inglese

29 dic 2010 · News ed Eventi
Internet: il cinese sorpasserà l'ingleseROMA  –  Con gli attuali tassi di crescita potrebbero bastare 5 anni perché il cinese diventi la lingua più parlata su Internet. Lo affermano le cifre elaborate dal blog The Next Web, riportate fra gli altri dal sito dell’emittente Usa Fox, secondo cui gli utilizzatori del paese del Sol Levante stanno per raggiungere quelli che preferiscono l’inglese.

Secondo le cifre riportate attualmente gli utilizzatori delle pagine web in lingua inglese sono poco più di 555 milioni nel mondo, mentre quelli in cinese arrivano quasi a 445 milioni, mentre il totale sfiora i 2 miliardi di persone. A rendere vicino il sorpasso è però il tasso di crescita, che solo quest’anno ha visto un aumento di 36 milioni di utilizzatori per il cinese, in rapida ascesa ormai da un decennio.

Questo cambiamento, secondo alcuni esperti, potrebbe tradursi in effetti anche sulle lingue parlate: “In termini di lingue parlate l’inglese sta già scendendo nelle classifiche, ed è ora al quarto posto minacciato da vicino dall’arabo – afferma ad esempio il linguista britannico David Graddol – nei prossimi 50 anni il cinese potrebbe diventare la seconda lingua imparata nel mondo, sostituendo l’inglese”.

News di Tecnologia – ANSA.it

Inghilterra: le leggi le sceglie il pubblico”, come in X Factor

28 dic 2010 · News ed Eventi

“E-petizioni” sul Web potranno indicare i temi da trattare in Parlamento. Le critiche: scelta rischiosa e populista

In discussione la riforma PER DARE PIU’ VOCE AGLI ELETTORI

Inghilterra: le leggi le sceglie il pubblico”, come in X Factor

“E-petizioni” sul Web potranno indicare i temi da trattare in Parlamento. Le critiche: scelta rischiosa e populista

MILANO – I progetti di leggi del Parlamento britannico scelti e votati dal pubblico come i concorrenti di X Factor. L’idea di creare una sorta di democrazia diretta grazie alle nuove tecnologie e di avvicinare i cittadini alla politica di tutti i giorni non è affatto nuova, ma è stata pensata sin dagli albori di Internet. Ma come racconta un recente articolo del Guardian di Londra il governo inglese potrebbe essere il primo in Occidente a tradurre questo possibilità in realtà: in questi giorni il primo ministro David Cameron sta pensando di dedicare alcune pagine del sito web governativo esclusivamente alle petizioni pubbliche. Le più votate dovrebbero essere discusse in Parlamento e successivamente potrebbero diventare leggi dello Stato.

E-PETIZIONI – Secondo il progetto del governo le e-petizioni sottoscritte da almeno 100.000 votanti saranno sempre discusse alla Camera dei Comuni, mentre sullo stesso sito web dovrebbe essere pubblicati svariati progetti di leggi: saranno proprio gli utenti-elettori a giudicare quali sono quelli prioritari e necessari al paese e la loro decisione porterà le proposte più velocemente all’esame in Parlamento. Il governo sta pensando di far conoscere il meccanismo delle e-petizioni anche a coloro che frequentano abitualmente i più popolari social network. Ad esempio gli utenti di Facebook che sostengono una certa causa o una campagna politica, potrebbero rimanere in contatto tra loro e discutere per mesi la proposta di legge prima di pubblicarle sul sito del governo.

APPROVAZIONE – George Young, leader della Camera dei Comuni, ha confessato al quotidiano di Londra che la riforma sulle e-petizioni potrebbe essere portata avanti già all’inizio del nuovo anno. Naturalmente nessuna tra le petizioni votate dagli utenti-elettori otterrà automaticamente il sostegno del governo. L’iniziale proposta di tradurre direttamente in legge le e-petizioni che supererebbero il milione di sostenitori è stata sonoramente bocciata dal governo. Alla fine sarà sempre il Parlamento a decidere se tradurre in legge le proposte degli elettori. In passato già Tony Blair aveva provato ad avvicinare i cittadini alla politica quotidiana creando il sito web del Primo Ministro (http://www.number10.gov.uk/) attraverso il quale tentava un colloquio diretto e interattivo con gli utenti-elettori. Adesso questo principio dovrebbe essere ampliato ed esteso a tutti i dicasteri.

CRITICHE – La proposta del governo inglese ha già scatenato grandi polemiche perché – affermano i detrattori – petizioni populiste come la reintroduzione della pena di morte o l’uscita dell’Inghilterra dall’Unione Europea potrebbero ottenere grande sostegno e mettere in seria difficoltà il governo guidato da David Cameron: «Apprezziamo il vecchio principio del sito web di Downing Street – afferma una fonte anonima di Whitehall intervistata dal Guardian- ma questa tecnica di consenso appare poco edificante. Bisognerebbe trovare un modo più efficiente e maturo per impegnare il grande pubblico a interagire con il Governo e il Parlamento». Anche Paul Flynn, deputato laburista ascoltato dal Daily Mail boccia la proposta: «Questa può sembrare un’idea attraente solo a coloro che non hanno mai visto quanto è risultata inutile una riforma del genere nei paesi in cui è stata applicata. La blogosfera non è un luogo dove si può aprire un dibattito complesso e sensibile. Spesso essa è dominata dagli ossessionati e dai fanatici e da qui spesso escono solo idee pazze».

Francesco Tortora
28 dicembre 2010

http://www.corriere.it/politica/10_dicembre_28/xfactor-concorrenti_b9a16ff8-127f-11e0-80e3-00144f02aabc.shtml

Internet in mobilitá, le tariffe Caccia all’offerta su misura

28 dic 2010 · News ed Eventi

Da chiavetta connessa al computer, dallo smartphone o dal tablet: i costi dei servizi che offrono i vari operatori mobili per avere sempre la rete a portata di mano.Un mercato in crescita costante, animato da 11 milioni di utenti in Italia di ALESSANDRO LONGO

E’ COMINCIATA l’era della grande varietà di offerte per navigare su internet mobile, da chiavetta connessa a pc, dal cellulare o dal tablet. Gli operatori infatti hanno differenziato le strategie tariffarie. Segno che questo è un mercato ormai evoluto, popolato da 11 milioni di utenti in Italia (secondo recenti dati Nielsen). La varietà delle offerte è dovuta anche all’aumento della concorrenza da parte degli operatori mobili virtuali (quelli che non hanno una propria rete), ma anche a motivi politici e normativi. In mancanza di divieti espliciti, infatti, gli operatori mobili (e non solo quelli italiani) usano una certa libertà nel calibrare i propri servizi: vietando alcune applicazioni o limitando la velocità a chi scarica troppo. Sono aspetti che ormai fanno parte delle caratteristiche di molte offerte. Sono da mettere in conto nella scelta.

Ricordiamo comunque una grande differenza alla base: tra le offerte per cellulare e quelle per computer (e tablet). Nel primo caso, l’utente può navigare solo dal display del cellulare. Nel secondo, invece, può usare il pc connesso a chiavetta Umts/Hspa o il tablet. E’ possibile inoltre attivare questa seconda tipologia di offerte anche sugli smartphone, per avere una maggiore disponibilità (e libertà) di traffico internet, a fronte di un costo maggiore.

TABELLA Dati internet da chiavetta usb

TABELLA Internet dal cellulare

Offerte per chiavetta, tablet, smartphone
Vogliamo navigare con la massima libertà sul web tramite rete mobile? La prima cosa da decidere è la durata e l’intensità di utilizzo, parametri da cui dipende la scelta dell’offerta. Nel caso di basso utilizzo (massimo 60 ore o 1 GB), lo scontro è equilibrato: tutti i principali operatori chiedono 9 euro al mese. Vi includono cose diverse, però: 60 ore, con 3 Italia; 40 con Tim e 50 con Wind. 3 però comprende solo traffico Umts/Hspa; Wind anche il lento Gprs. Tim anche il Gprs e l’Edge (rete semi banda larga). 3 è inoltre il solo a far pagare solo gli effettivi secondi di navigazione; Tim e Wind hanno invece scatti ogni 15 minuti.

Vodafone da qualche giorno ha preso una strada tutta sua, con le offerte Sempre, che sono senza limiti, ma riducono la velocità all’utente oltre un certo livello di dati trasferiti e in base al canone. Con 9 euro al mese, Vodafone dà velocità 1,8 Mbps fino a 1 Gbps (escluso però il VoIP). A 19 euro al mese, velocità e monte di dati salgono a 7,2 Mbps e 3 GB, sempre escludendo il VoIP, che invece è compreso nell’offerta Vodafone a 29 euro, fino a 28,8 Mbps e 5 GB. In tutti i casi, oltre quel tetto la velocità cala a 64 Kbps (velocità simile al Gprs).

Per chi vuole fare VoIP e preferisce un’offerta a tempo, invece che a volume, ci sono offerte di altri operatori: a 15 euro al mese 3 e Wind danno 100 ore, per le quali invece Tim chiede 19 euro. La fascia superiore di offerte è 19 euro/300 ore con 3, e 20 euro/20 GB ad alta velocità con Wind, che, oltre questa quota, taglia la banda a 32 Kbps (al punto da rendere difficile anche la semplice navigazione). Come si vede, 3 e Wind sono la scelta più economica per i grandi utilizzatori di internet mobile.

Offerte per cellulari
Ma non ha senso spendere così tanto se vogliamo solo navigare sul display del cellulare, con applicazioni non troppo pesanti. Se ci accontentiamo di 100 MB al giorno c’è un canone di 5 euro con 3 (solo su Umts/Hspa); per chi vuole maggiore flessibilità di utilizzo, è meglio Wind: 9 euro per 1 GB al mese ad alta velocità (dopo, il solito taglio radicale a 32 Kbps). E comprende traffico Gprs, oltre a Umts/Hspa. Al contrario, Tim e Vodafone sono più interessanti per chi vuole navigare una sola settimana e solo su wap (siti web semplici): a 2 e 3 euro rispettivamente. Attenti, queste due offerte non vanno bene per smartphone con applicazioni che richiedono l’accesso a internet.

In questo campo, hanno cominciato a giocare con aggressività da poco anche gli operatori mobili virtuali, con offerte caratterizzate dall’essere semplici. Come quella di Coop (500 MB per 9 euro al mese), Noverca (11 euro/1 GB) o Poste (9 euro/1 GB).

Repubblica.it > Tecnologia

Skype fuori uso: cosa è successo?

26 dic 2010 · News ed Eventi

Uno dei software più utilizzati per le chiamate Voip, ha passato un mercoledì nero: stiamo parlando di Skype, programma gratuito che permette di chiamare e video chiamare da un computer ad un altro senza alcun costo. Ieri chi provava ad accedere a Skype riscontrava l’impossibilità ad effettuare il login, mentre i pochi fortunati che riuscivano a loggarsi, trovavano tantissimi problemi tecnici che di fatto impedivano di utilizzare il software. Cosa è successo? Ce lo spiegano i responsabili dello stesso software sul blog ufficiale.

“Skype non è una rete come quella telefonica convenzionale oppure d’instant messaging, ma si basa su milioni di singole connessioni tra computer e telefoni per mantenersi funzionante. Alcuni di questi computer sono ciò che noi chiamiamo supernodi, perché agiscono un po’ come directory per Skype. Se volete parlare con qualcuno e la vostra applicazione Skype non li trova immediatamente, il vostro computer o telefono inizierà a cercare un supernodo e a trovare un modo per raggiungerli. Sfortunatamente in queste ore molti questi sono andati offline per un problema che riguarda numerose versioni di Skype. Dato che il sistema conta sulla capacità di mantenere il collegamento con i supernodi, alcuni di voi potrebbero essere offline”.

La nota prosegue con le scuse di tutto lo staff di Skype agli utenti che non sono riusciti a collegarsi e con la notizia che in queste ore sono stati ricreati nuovi supernodi. Da Skype fanno sapere inoltre che sono al lavoro ancora per sistemare il problema e che nella giornata di oggi, al massimo domani, tutto potrebbe essere sistemato.

WeGeek.net

Oltre 50% famiglie ha pc e internet

23 dic 2010 · News ed Eventi
Oltre 50% famiglie ha pc e internet ROMA – La quota di famiglie che possiede internet sorpassa la soglia del 50%. E’ quanto emerge dall’indagine dell’Istat su ‘cittadini e nuove tecnologie’ condotta a inizio 2010. Rispetto al 2009, infatti, la percentuale di famiglie che ha l’accesso ad Internet passa dal 47,3% al 52,4%. Sale anche la fetta di quelle che hanno il personal computer (dal 54,3% al 57,6%), e che dispone di una connessione a banda larga (dal 34,5% al 43,4%).

Le famiglie con almeno un minorenne sono le più tecnologiche: l’81,8% possiede il personal computer, il 74,7% l’accesso ad Internet e il 63% possiede una connessione a banda larga. All’estremo opposto si trovano le famiglie di soli anziani di 65 anni e più che continuano ad essere escluse dal possesso di beni tecnologici. Inoltre, guardando alle diverse aree geografiche, tra il 2009 e il 2010, rimane stabile il divario tecnologico tra il Nord e il Sud del Paese, mentre, evidenzia l’Istat, “si riducono le differenze sociali per quasi tutti i beni tecnologici considerati”. A proposito, la quota di famiglie con capofamiglia dirigente, imprenditore o libero professionista che possiedono l’accesso ad Internet passa dal 78,6% all’84,2% (+7,1%) mentre tra quelle con capofamiglia operaio passa dal 49,4% al 59,4% (+20,2%). In generale, in Italia i beni e i servizi tecnologici più diffusi tra le famiglie sono il televisore, presente nel 95,6% e il cellulare (89,5%). Seguono il lettore dvd (63,8%), il personal computer (57,6%), il videoregistratore (53,2%), l’accesso ad Internet (52,4%), il decoder digitale terrestre (51,9%), la connessione a banda larga (43,4%). Tra gli oggetti tecnologici che non mancano nella case delle famiglie italiane ci sono anche l’antenna parabolica (34,8%), la videocamera (28,4%) e la consolle per videogiochi (21,5%).

ITALIA IN CODA IN EUROPA PER INTERNET BANDA LARGA – L’Italia rimane indietro in Europa sull’accesso ad internet da casa attraverso la banda larga. Le famiglie con almeno un componete tra i 16 e i 64 anni che possiedono la connessione a banda larga sono, infatti, il 49%, rispetto alla media europea del 61%. Fanno peggio solo Grecia, Bulgaria, Romania. E’ quanto emerge ancora dall’indagine dell’Istat.

Nonostante l’Italia resti in coda, risulta, insieme alla Grecia, tra i Paesi che registrano la crescita maggiore nell’accesso a internet mediante banda larga (entrambe hanno segnato un aumento superiore al 24%). Anche considerando la percentuale di famiglie con almeno un componente tra i 16 e i 64 anni che possiede un accesso ad Internet da casa, l’Italia è rimasta indietro rispetto a molti dei paesi dell’Unione europea, risultando al ventesimo posto, con un tasso di penetrazione del 59% rispetto alla media europea del 70%. “Vicini all’Italia – spiega sempre l’Istat – troviamo la Spagna (59%) e la Lettonia (60%), mentre Olanda, Lussemburgo, Svezia e Danimarca registrano un tasso di penetrazione che supera l’86%”, con una crescita nell’accesso ad Internet pari all’11,3%.

QUASI 1 INTERNAUTA SU 2 USA FACEBOOK O TWITTER – “Il 45% degli utenti di Internet utilizza siti di social networking (Facebook, Twitter, Myspace, ecc.), il 36,7% inserisce messaggi in chat, blog, newsgroup o forum di discussione online e il 26,8% utilizza i servizi di instant messaging”. E’ quanto risulta dall’indagine.

QUASI 1 INTERNAUTA SU 3 FA SHOPPING SU WEB – Quasi un internauta su tre fa shopping sul web. Secondo quanto emerge, infatti, “il 26,4% degli individui di 14 anni e più che hanno usato Internet nei 12 mesi precedenti l’intervista ha ordinato e/o comprato merci e/o servizi per uso privato nello stesso arco temporale (pari a 6 milioni 685 mila persone)”.

News di Tecnologia – ANSA.it

Internet banda larga, Italia in coda

23 dic 2010 · News ed Eventi
Internet banda larga, Italia in coda (ANSA) – ROMA, 23 DIC – L’Italia rimane indietro in Europa sull’accesso ad internet da casa attraverso la banda larga. Le famiglie con almeno un componete tra i 16 e i 64 anni che possiedono la connessione a banda larga sono, infatti, il 49%, rispetto alla media europea del 61%. Fanno peggio solo Grecia, Bulgaria, Romania. E’ quanto emerge dall’indagine dell’Istat ‘Cittadini e nuove tecnologie’ condotta a inizio 2010.

News di Tecnologia – ANSA.it

Skype non funziona, blackout mondiale

23 dic 2010 · News ed Eventi

Dal tardo pomeriggio di ieri 23 dicembre, la rete Skype sembra essere collassata. Gli utenti collegati gradualmente hanno visto il loro client disconnettersi, chi invece tentava di farlo restava in attesa per diversi minuti prima di vedere il proprio stato unicamente nella posizione Non in linea. A distanza di oltre 12 ore il problema sembra non essersi risolto.

Inizialmente Skype aveva pubblicato sul suo profilo @skype su Twitter alcuni aggiornamenti, poi scomparsi, e l’unica notizia al riguardo è presente sul blog The Big Blog della stessa azienda. Secondo quanto riportato da Peter Parkes sul blog, alcuni supernodi, necessari a mantenere attiva la rete Skype e l’interfaccia di collegamento alla rete telefonica tradizionale, sarebbero andati offline a causa di un problema che “affligge alcune versioni di Skype“. Una probabile vulnerabilità , quindi, alla base degli inconvenienti che hanno portato al blackout di queste ore.

Stando agli ultimi aggiornamenti, gli ingegneri di Skype stanno lavorando per creare nuovi supernodi e, fino ad allora, l’accesso alla rete sarà  difficoltosa se non impossibile. Il funzionamento è a singhiozzo ed è probabile che molti vostri amici e colleghi non riescano ad accedervi. àˆ probabile che nel corso della giornata le cose tornino alla normalità , ma si tratta comunque di un grosso inconveniente per l’azienda che proprio nei giorni scorsi aveva offerto un mese di chiamate gratuite verso una qualsiasi nazione del mondo (con il pagamento di un canone minimo a partire dal secondo mese) proprio in occasione delle festività  natalizie.

Aggiorneremo la notizia non appena Skype comunicherà  ufficialmente di aver risolto il problema.

PC World News

Modificare i server DNS in uso sotto Windows XP/Vista/7

22 dic 2010 · News ed Eventi

DNS è un acronimo bivalente che può significare, a seconda del contesto, sia Domain Name System, sia Domain Name Server.

Con la prima accezione, ci si riferisce generalmente all’insieme costituito dell’omonimo protocollo di livello applicazione e dal database distribuito che conserva le informazioni necessarie al funzionamento del tutto.

Quando parliamo di “Domain Name Server” invece, ci riferiamo a quei calcolatori che si occupano fisicamente di svolgere tale compito.

Questa infrastruttura è indispensabile al funzionamento della rete, poichà© permette la risoluzione dei nomi a dominio (“Google.com”) nei rispettivi indirizzi IP (“72.14.234.104”)

DNS.png

Questa “traduzione” consente alle persone di utilizzare nomi e parole invece che catene numeriche ben più difficili da ricordare e scrivere.

Allo stesso tempo, DNS fa sଠche i calcolatori possano continuare ad usare l’efficiente l’instradamento Internet Protocol (IP) basato appunto sui numeri.

Chi interroghiamo oggi?

Fortunatamente, l’utente non deve scomodarsi a specificare manualmente quale specifico server DNS interrogare prima di connettersi ad Internet. La maggior parte dei provider (ISP) sfrutta infatti un secondo protocollo chiamato DHCP (Dynamic Host Configuration Protocol) per impostare automaticamente tale parametro sul computer o sul router dei clienti.

A causa di questa semplificazione, scoprire l’indirizzo del server DNS in uso non è esattamente “immediato”.

Se vi connettete tramite un semplice modem, aprite un aprite un prompt di comando e quindi impartire ipconfig /all. L’informazione è riportata alla riga DNS Servers corrispondente alla connessione ad Internet.

Se invece impiegate un router, le cose si complicano: lanciando il comando appena indicato dal vostro PC otterrete infatti l’indirizzo locale del router stesso (sarà  probabilmente qualcosa nella forma 192.168.x.y oppure 10.x.y.z). Per scoprire l’indirizzo del server DNS vero e proprio in questa circostanza, dovete accedere all’interfaccia di gestione del router e localizzare il pannello delle informazioni

Router_01.jpg

La procedura varia da modello a modello, motivo per cui raccomando di fare riferimento al manuale del dispositivo.

Perchà© scomodarsi?

Dato che la configurazione è comunque totalmente automatica, viene spontaneo chiedersi perché scomodarsi a modificare tale impostazioni. I motivi, in verità , possono essere molteplici.

In primo luogo, non sempre i server DNS auto-configurati sono i più veloci: nell’articolo “Namebench confronta i server DNS e velocizza la connessione ad Internet” abbiamo segnalato un programmino gratuito che consente, in maniera del tutto automatica, di confrontare le varie alternative disponibili.

Nel corso dell’articolo “Server DNS a confronto” abbiamo invece sottolineato come, scegliendo un servizio alternativo, sia possibile superare alcune censure, ottenere una protezione addizionale ed altro ancora.

Modificare i DNS… sul router

La strada migliore per impostare server di riferimento differenti è quella di agire direttamente sul router, se state utilizzando tale apparecchio invece di un modem.

Accedete all’interfaccia web dell’apparecchio, individuate la sezione apposita, indicate l’intenzione di specificare manualmente tale parametro ed il gioco è fatto

Router_02.jpg

La principale difficoltà  è costituita dal fatto che, anche in questa circostanza, la procedura esatta varia da modello a modello. Dovrete quindi spulciare un po’ nella documentazione e nelle varie opzioni disponibili.

A variazione effettuata, non dovrete fare altro: a meno di configurazioni particolari, tutti i computer della vostra rete locale utilizzeranno automaticamente i server appena specificati.

Modificare i DNS su Ubuntu

Nel prosieguo dell’articolo, vedremo come modificare l’impostazione in questione sui singoli PC Windows.

Se quindi il vostro calcolatore è governato dalla popolare distribuzione Linux, vi rimando all’apposito articolo “Come cambiare i DNS con Ubuntu”.

Lavorare con i profili

Prima di vedere come apportare la variazione a livello di sistema operativo, vi segnalo la possibilità  di gestire l’impostazione anche tramite appositi programmi che consentono di passare da un profilo di rete ad un altro con la massima immediatezza. Si tratta di NetSwitch e del più recente NetSetMan.

Agire su Windows

Vediamo ora come specificare un server DNS differente sulle varie versioni di Windows.

MegaLab.it – Articoli

Funzionalità e prestazioni a confronto: OpenDNS ed altre alternative

22 dic 2010 · News ed Eventi

Abbiamo parlato in molte occasioni di come i server DNS utilizzati dal nostro PC per l’accesso ad Internet influenzino in maniera diretta il corretto e piacevole funzionamento della rete.

Come noto infatti, questa importantissima componente si occupa di risolvere i nomi a dominio (come www.megalab.it) nei relativi indirizzi IP (194.177.97.12, per quanto riguarda il nostro sito): un malfunzionamento o l’eccessiva lentezza dei DNS sono quindi sufficienti a precludere il regolare funzionamento della connessione.

Nel corso del presente articolo, metteremo a confronto le principali alternative in circolazione, in uno scontro basato sia sulle prestazioni velocistiche pure e semplici, sia sulle funzioni aggiuntive.

La trattazione include soltanto servizi che siano gratuiti perlomeno per l’uso privato.

Le prove sono state svolte con una linea ADSL tradizionale, ma i server sono utilizzabili anche tramite le connessioni mobili 3G (UMTS, HSDPA eccetera) o per i collegamenti su fibra ottica.

Per la guida passo passo alla configurazione di uno dei servizi sul proprio PC si veda l’articolo “Modificare i server DNS in uso sotto Windows XP/Vista/7”.

I DNS del provider

Provider.jpgI server di risoluzione dei nomi offerti dal fornitore di connettività  vengono impostati automaticamente ad ogni connessione e sono indubbiamente quelli più utilizzati dal grande pubblico. Se non avete mai provato ad impiegare un servizio alternativo, anche voi li state utilizzando in questo momento.

Ogni ISP impiega i propri e, di conseguenza, le esatte caratteristiche possono variare leggermente dall’uno all’altro.

In linea di massima, si tratta di servizi “base”, sprovvisti di qualsiasi tecnologia di filtraggio dei siti nocivi o di quelli inadeguati ai più giovani: il motivo, sicuramente condivisibile, è quello di consentire il totale ed incensurato accesso ad ogni risorsa della rete, lasciando ai singoli utenti l’onere di tutelarsi a dovere.

Può capitare però che l’Autorità  obblighi i fornitori di connettività  ad oscurare talune risorse giudicate illegali. àˆ quanto sta succedendo in Italia con “The Pirate Bay”: da febbraio 2010, il portale dedicato a BitTorrent per eccellenza è oggetto di un blocco sia a livello di DNS, sia a livello IP.

L’affidabilità  dei DNS predisposti dal provider è generalmente buona, anche se può capitare che si verifichino alcuni disservizi in seguito ad interventi di manutenzione che, nella stragrande maggioranza dei casi, l’utente medio risolve tramite un semplice riavvio del router e conseguente auto-aggiornamento delle impostazioni con gli IP dei DNS di backup.

Alcuni provider utilizzano la fastidiosa ridirezione ad una pagina personalizzata in caso di indirizzo errato: un comportamento che risulta indubbiamente piuttosto fastidioso, soprattutto per gli utilizzatori più smaliziati.

OpenDNS

Opendns.jpgOpenDNS è probabilmente uno dei più noti servizi di risoluzione dei nomi fra quelli “alternativi”. Come la maggior parte dei concorrenti, promette più velocità , sicurezza ed affidabilità  rispetto al DNS fornito dal provider.

Per impostazione predefinita, OpenDNS promette di bloccare i siti-trappola di phishing e alcuni domini malevoli, anche se la protezione più completa parrebbe essere riservata agli account a pagamento.

I server di OpenDNS mostrano una pagina pubblicitaria con alcuni suggerimenti e link sponsorizzati in caso venisse richiesto un dominio inesistente.

Gli smanettoni possono registrarsi gratuitamente ed ottenere cosଠaccesso ad un pannello di controllo che consente di regolare alcuni parametri di funzionamento e bloccare o sbloccare specifici domini.

L’azienda è dotata di certificazione TRUSTe Privacy Program per il rispetto della riservatezza dei dati in transito, che vengono cancellati ogni due giorni lavorativi.

» Primario: 208.67.222.222; Secondario: 208.67.220.220

» OpenDNS

FamilyShield

Familishield.jpgFamilyShield è un servizio espressamente studiato per la protezione della famiglia gestito dal gruppo OpenDNS.

Come tale, le caratteristiche di base sono piuttosto simili. Rispetto a OpenDNS però, FamilyShield blocca anche i contenuti considerati inadeguati per i più giovani (pornografia, violenza ed altri giudicati “per adulti”) ed i vari proxy e tool di anonimato.

Come già  per il servizio “gemello”, sono presenti il blocco dei siti di phishing e di alcuni domini utilizzati per la diffusione di malware.

» Primario: 208.67.222.123; Secondario: 208.67.220.123

» FamilyShield

Google Public DNS

Google.jpgSul finire del 2009, Google ha lanciato un proprio servizio di DNS.

L’azienda promette tempi di risposta ridotti ed alta affidabilità , senza alcuna spesa o scocciatura per l’utente. Utilizzando il servizio infatti, i domini inesistenti mostrano un messaggio d’errore standard, senza alcuna ridirezione o pagina pubblicitaria.

àˆ assente qualsiasi tipologia di filtraggio dei domini malevoli. Nonostante infatti Google Public DNS sia dotato di una serie di contromisure particolarmente rigide contro l’alterazione dei record, il gruppo reputa che ogni altro tipo di protezione vada oltre lo scopo di un servizio DNS.

Per quanto riguarda la privacy, il colosso promette di archiviare solo temporaneamente l’indirizzo IP del richiedente e di non condividere con terzi alcun dato trasmesso.

» Primario: 8.8.8.8; Secondario: 4.4.4.4

» Google Public DNS

ScrubIT

Scrubit.jpg ScrubIT è un servizio di DNS che promette di ripulire la rete da ogni contenuto pericoloso o inadatto ai più giovani.

Purtroppo, i server del gruppo sono più volte risultati inaccessibili durante le prove, motivo per cui ogni ulteriore valutazione si interrompe qui.

» Primario: 67.138.54.100; Secondario: 207.225.209.66

» ScrubIT

FoolDNS

Fooldns.jpgFoolDNS è un servizio realizzato da una s.r.l tutta italiana che promette di ripulire la rete dalle tecnologie che possano costituire un rischio per la privacy dell’utente.

Nello specifico, la peculiarità  di FoolDNS è costituita dal blocco dei meccanismi di analisi e profilazione (si citano Google Analytics, SiteCounter, Nielsen NetRatings), lo scambio di cookie e URL traccianti e la raggiungibilità  dei domini responsabili della distribuzione di malware.

Tutto questo ha come piacevole “effetto collaterale” il blocco dell’advertising: il sistema ripulisce infatti le pagine dalle pubblicità  che non vengano erogate dal dominio corrente, ovvero la quasti totalità .

àˆ assente la ridirezione forzata dei domini errati, cosଠcome qualsiasi altra forma pubblicitaria.

Considerate le premesse, è naturale che sia adottata una privacy policy molto rigida: l’azienda assicura che l’indirizzo IP associato ad ogni richiesta di risoluzione sia fisicamente eliminato dai log entro appena un’ora.

» Primario: 87.118.111.215; Secondario: 81.174.67.134

» FoolDNS

MegaLab.it – Articoli

Mp3 e hard-disk addio La musica va sulle nuvole

22 dic 2010 · News ed Eventi

Mentre Apple e Google si organizzano per offrire canzoni ovunque e su ogni dispositivo, alcuni servizi indipendenti permettono di portare il proprio catalogo “on the cloud”. E’ il futuro dell’intrattenimento musicale di IVAN FULCO

“IMMAGINA la musica di iTunes sulle nuvole” recita la tagline. Come dire, tutta la propria musica digitale salvata su un server remoto e accessibile in qualsiasi momento da un computer o da uno smartphone, a condizione di essere connessi in Rete. La promessa sembra firmata Apple, ma anche Google, entrambe impegnate in questi mesi in progetti volti a slegare la fruizione di musica dal binomio mp3-hard disk. In realtà  si tratta di un progetto “trasversale”, per iPhone e Android, chiamato mSpot.

Disponibile anche in Italia, mSpot richiede una semplice configurazione in tre passi. àˆ sufficiente installare il software sul proprio computer (PC o Mac), selezionare le cartelle iTunes da sincronizzare, poi attendere il caricamento sul server. Al termine, il proprio archivio musicale sarà  accessibile in tempo reale via browser, oppure da un dispositivo iOS o Android, per l’ascolto in streaming via rete Wi-Fi o 3G. In alternativa, i brani possono essere scaricati in locale su smartphone.

Offerta e qualità . Nella sua formula base, mSpot offre 2 GB di spazio gratuito, sufficienti per circa 800 brani. Il piano con abbonamento amplia invece le dimensioni a 40 GB, al costo di circa tre euro mensili. Le applicazioni per iPhone e Android, disponibili per accedere alla musica “on the cloud”, offrono tutte le funzionalità  chiave dei riproduttori musicali nativi. La qualità  dell’audio varia invece in base alle condizioni della rete. Provata con connessione Wi-Fi, la versione iPhone

garantisce un’ottima esperienza d’ascolto, mentre su rete 3G la qualità  dei brani cala decisamente, mentre aumentano i tempi di accesso.

mSpot non è una novità  dell’ultim’ora. Il servizio era già  operativo da giugno, per l’ascolto della musica via browser o su piattaforma Android. Solo pochi giorni fa, tuttavia, la società  californiana ha pubblicato la sua applicazione anche per iPhone, assicurandosi cosଠla copertura di oltre il 50% del mercato degli smartphone negli Stati Uniti.

In attesa di Apple. mSpot è solo l’avanguardia tecnologica di una rivoluzione che sta coinvolgendo molti altri competitor. In prima linea, nonostante manchi ancora un annuncio ufficiale, proprio Apple, che da tempo pianificherebbe di esportare le librerie musicali di iTunes sui propri server Internet. Secondo gli analisti, a questo progetto sarebbero orientati due recenti investimenti di Cupertino. Primo, l’acquisto della startup Lala, un servizio per lo streaming musicale rilevato un anno fa e chiuso nel giugno 2010, presumibilmente per sfruttare internamente il suo know-how. Secondo, la costruzione dell’immensa server farm del North Carolina: una piccola città  tecnologica che potrebbe diventare operativa già  in queste settimane, costata ad Apple circa un miliardo di dollari.

Nuvole creative. Gli investimenti miliardari di Apple non hanno tagliato fuori gli altri operatori, che stanno cercando di accedere al mercato proponendo soluzioni originali. Tra i diretti concorrenti di mSpot c’è MeCanto, un servizio che permette di caricare “on the cloud” la propria musica senza limiti di spazio. Il progetto ha tuttavia alcuni limiti tecnologici, come la compatibilità  del client con la sola piattaforma PC o l’impossibilità  di eseguire lo streaming verso iPhone a computer spento.

Il competitor più rilevante rimane in questo senso Spotify, un servizio a canone mensile per ascoltare la musica in streaming, selezionandola da un archivio di circa 10 milioni di brani. Un’idea che annulla il concetto di “libreria personale”, per creare un unico enorme database a cui tutti possano attingere. Per ragioni di traffico e legali, il servizio è però operativo solo in sette paesi europei, Italia esclusa. Nel nostro paese è invece disponibile Grooveshark, un sito che propone un modello di streaming simile a quello di Spotify, ma che non eguaglia la qualità  audio e dell’interfaccia del suo concorrente.

Condivisione privata. Libox, applicazione israeliana attiva dal giugno scorso, è stata invece la prima realtà  a proporre il concetto di “condivisione privata in rete sociale”. Dopo aver avviato il client sul proprio computer, il servizio permette di inserire nel proprio box qualsiasi contenuto multimediale, scegliendo con chi condividerlo nella propria rete di amici. In questo modo, musica e video possono essere riprodotti in streaming su PC, Mac o smartphone, a condizione che il computer “sorgente” sia operativo e connesso in Rete.

Un espediente tecnologico sfruttato anche da altre applicazioni, seppure in forma semplificata. Zumocast, ad esempio, permette solo lo streaming privato, dal proprio computer verso iPhone. PulpTunes è progettato invece per l’accesso alla propria libreria iTunes via web, una scelta che garantisce la compatibilità  con Windows, Mac OS, Linux o qualsiasi smartphone dotato di browser.

Il progetto della “cloud music”, allo stato attuale, rimane insomma una promessa per il futuro. Per trasferire la musica sulle nuvole, assicurando al contempo la qualità  necessaria, sono necessari investimenti e accordi commerciali fuori portata per molte società . Alla fine, forse solo Apple potrà  esaudire la sua stessa promessa.

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