Caro utente, quanto vali? Il “listino” degli account

9 gen 2011 · News ed Eventi

La ricchezza dei social network è nel numero degli iscritti. Facebook, con una community di 500 milioni di persone, viene valutato 50 miliardi: 100 dollari per utente. Ecco le “quotazioni” di chi usa i siti più popolari del web di MAURO MUNAFO’

APRIRE un account su un social network o servizio di microblogging è questione di secondi: pochi clic, la scelta di un nome e di una password e il gioco è fatto. Operazioni rapide che non prevedono alcun costo per l’utente, ma che generano valore per quelle società che offrono il servizio e che sempre più accompagnano i navigatori online fornendogli motivi di svago, offrendogli occasioni lavorative e somministrandogli pubblicità mirata. L’esplosione dei siti di social networking ha investito l’Italia come il resto del mondo: lo dimostrano i 17 milioni di iscritti a Facebook nel nostro paese e gli ultimi dati Istat, secondo cui il 45% degli italiani utilizza questo genere di spazi online.

Il recente investimento della banca americana Goldman Sachs su Facebook, società privata valutata 50 miliardi dollari, permette di capire senza ombra di dubbio quanto i dati condivisi dagli utenti sul web possano essere preziosi per il mercato, in particolare per quello pubblicitario. Ma se il numero di utenti è alla fine l’asset principale di società come Facebook, Twitter, LinkedIn ecc., forse è possibile anche scoprire quanto vale ogni singola persona per questi siti.


Dividendo il valore delle società per il numero di utenti, abbiamo stilato il listino prezzi non ufficiale di sette tra i più importanti social network nel mondo. Trattandosi di società non quotate in borsa, le valutazioni si riferiscono al valore

al momento delle acquisizioni (come nel caso di Bebo e MySpace) o in caso di nuova serie di investimenti, tipici per tutte le startup della Silicon Valley (come Twitter o FourSquare).

Quanto è caro Facebook. I profili che valgono di più, neppure a dirlo, sono quelli di Facebook. Il re dei social network è stato appena valutato 50 miliardi di dollari in seguito a un investimento di Goldman Sachs e Dst e conta circa 500 milioni di utenti attivi: ogni profilo “vale” quindi 100 dollari, più o meno 75 euro. Lo sbarco in borsa di Facebook potrebbe essere uno degli appuntamenti finanziari più importanti del 2011 e la valutazione di 100 dollari a utente è di gran lunga la più generosa sul mercato, anche se in passato la stessa Facebook aveva goduto di un valore per utente anche maggiore.


A ottobre del 2007 il colosso Microsoft investì nel social network valutandolo, con sorpresa di molti, 15 miliardi di dollari. Ai tempi Facebook aveva “solo” 50 milioni di utenti e quindi ogni account venne prezzato 300 dollari (227 euro) esattamente il triplo rispetto a oggi. L’investimento del 2007, occorre ricordarlo, includeva una partnership esclusiva per la pubblicità sul sito fino al 2011 e quindi nella valutazione ha influito non poco questo aspetto. Non c’è quindi da stupirsi se nel maggio 2009 la società venne valutata 10 miliardi di dollari anche se nel frattempo gli utenti erano diventati 200 milioni (50 dollari o 38 euro l’uno) e nel giugno 2010 il valore di ogni utente era salito a soli 57 dollari.

Le sorprese degli avversari. Lasciando da parte l’eccezione Facebook, le quotazioni per ogni utente negli altri social network si avvicinano molto tra loro. La seconda posizione la conquista LinkedIn, il social network del mondo del lavoro, che “valuta” ogni utente 43 dollari o 32 euro. La quotazione fa riferimento a ottobre 2008, quando la società aveva 23 milioni di iscritti (oggi sono 85 milioni) e venne valutata un miliardo di dollari. In favore di LinkedIn viene in questo caso un modello di business non legato solo alla pubblicità, che prevede la possibilità per gli utenti di “potenziare” il proprio profilo pagando un abbonamento o per le aziende di accedere ai profili altrui pagando una quota.

Un po’ a sorpresa, visto il successo che riscuote oltreoceano, gli utenti di Twitter valgono solo 21 dollari l’uno (16 euro). Il sito dell’uccellino blu ha raccolto una nuova serie di finanziamenti a dicembre con una valutazione di 4 miliardi di dollari e ha circa 190 milioni di utenti. Molto meglio di Twitter fa il giovane FourSquare, il social network georeferenziato di moda negli States, valutato 100 milioni di dollari lo scorso agosto, quando aveva circa 3 milioni di iscritti (oggi sono 5). I conti sono presto fatti: ogni utente vale 33 dollari o 25 euro.

Il social network Badoo, molto diffuso tra i giovanissimi in Italia, venne valutato 300 milioni nel 2008, quando aveva circa 13 milioni di utenti (oggi sono 94 milioni). Ogni account costava quindi 23 dollari o 17 euro, anche alla luce di un sistema di upgrade a pagamento (chiamato “superpoteri”) simile a quanto visto su LinkedIn.

Le glorie del passato. Per capire meglio l’eccezionalità delle quotazioni per utente su Facebook, può essere utile guardare a due servizi di successo qualche anno fa e che oggi si sono dovuti arrendere allo strapotere del sito di Zuckerberg. Il grande rivale MySpace al momento dell’acquisizione da parte della NewsCorp di Ruperth Murdoch aveva 27 milioni di utenti e costò al magnate australiano 580 milioni di dollari. Il proprietario del Wall Street Journal ha pagato ogni utente 21 dollari (16 euro). Un altro sito ormai caduto in disgrazia è Bebo, social network molto utilizzato in Gran Bretagna e pagato da Aol 850 milioni di dollari nel 2006, salvo poi essere ceduto per meno di 10 milioni l’anno scorso. Nel marzo 2006 Bebo contava 44 milioni di utenti, per un valore singolo di soli 19 dollari (14 euro).

Perché tante differenze. Il listino prezzi da noi realizzato dimostra quanto valore possa avere un utente sui social network, ma anche che il suo prezzo è soggetto a oscillazioni di ogni tipo, temporali e non solo. Le ragioni per cui uno user di Facebook “vale” più di quattro volte uno su Twitter sono tante. Innanzitutto il numero di utenti attivi di un determinato social network, che è molto diverso dal numero degli iscritti: il sito di Zuckerberg comunica solo il numero di persone che si connette con una certa regolarità, mentre altri servizi si limitano a diffondere solo gli account attivati, anche se magari non sono mai stati usati.

Altri elementi di questa equazione sono il tipo di utenti a cui ci si rivolge e loro potenzialità di spesa (superiori per chi abita LinkedIn), la collocazione geografica della propria base e in generale la possibilità di trasformare tanti iscritti in denaro sonante. E se si aggiunge l’aspetto speculativo per quelle realtà che presto dovrebbero approdare in borsa, allora il quadro si completa.

Repubblica.it > Tecnologia

Facebook: da Goldman e Digital Sky 500 mln di dollari

5 gen 2011 · News ed Eventi
Facebook: da Goldman e Digital Sky 500 mln di dollariROMA – Goldman Sachs e la russa Digital Sky Technologies hanno investito complessivamente 500 milioni di dollari in Facebook, sulla base di una valorizzazione del social network pari a 50 miliardi di dollari, secondo quanto riferisce il New York Times. La cifra investita dalla banca di Wall Street ammonta a 450 milioni di dollari mentre quella di Digital e’ di 50 milioni, ma in precedenza i russi avevano gia’ investito nel social network piu’ famoso del mondo circa mezzo miliardo di dollari.

L’operazione potrebbe permettere a Facebook di fare acquisizioni, nuove assunzioni e sviluppare nuovi servizi, scrive il New York Times. Al tempo stesso, con il suo investimento, Goldman Sachs si troverebbe in pole position per organizzare una eventuale Ipo del social network. Il colosso di Wall Street, aggiunge il quotidiano newyorkese, puo’ cedere a Digital Sky quote per un valore complessivo di 75 milioni di dollari. Dopo questa operazione, conclude il New York Times, Facebook vale di piu’ di societa’ come eBay, Yahoo e Time Warner.

News di Tecnologia – ANSA.it

Facebook più visitato di Google, ed è guerra sulla proprietà

1 gen 2011 · News ed Eventi
Facebook più visitato di Google, ed è guerra sulla proprietàNEW YORK – Facebook batte Google e si afferma come il sito piu’ visitato negli Stati Uniti nel 2010. Intanto intorno al social network si sta per aprire un nuovo capitolo della battaglia legale che si protrae da anni tra i gemelli Winklevoss, che avrebbero avuto l’idea da cui poi nacque Facebook, e il suo fondatore Mark Zuckerberg.

Il sito web di social network, secondo quanto rivela uno studio di Experian Hitwise, ha scalzato il motore di ricerca al primo posto della classifica dei portali piu’ visitati negli Usa nell’anno appena concluso: fra gennaio e novembre Facebook e’ stato visitato dall’8,93% dei navigatori contro il 7,19% di Google.com. Mountain View supera pero’ Facebook se vengono inclusi nel conteggio tutti i siti che fanno capo a Google, fra i quali quali Youtube e Gmail. In questo caso infatti Google e’ stato visitato dal 9,85% dei navigatori. Il terzo posto va in ogni caso a Yahoo! con l’8,12% dei navigatori.

I problemi per Facebook arrivano invece sul fronte legale. Tyler e Cameron Winklevoss ci ripensano. E puntano a un annullamento dell’accordo raggiunto in precedenza con il sito web, dichiarandosi pronti ad aprire un nuovo capitolo della battaglia legale intorno al social network che si protrae da anni. I gemelli Winklevoss, che accusano Mark Zuckerberg di aver rubato l’idea originale per la creazione di Facebook e che hanno patteggiato un accordo che li ha portati a incassare 20 milioni di dollari in contanti e 45 milioni di dollari di azioni Facebook, ritengono di essere stati ‘ingannati’: l’intesa – riporta il New York Times – non rispecchia il valore reale del social network e la somma ricevuta e’ troppo ridotta.

Il mese prossimo i gemelli Winklevoss potrebbero chiedere alla corte d’appello federal di San Francisco l’annullamento del precedente accordo cosi’ da poter riprendere l’azione legale avviata nel 2004. E insistono: non e’ una questione di soldi ma di principio. Una differenza di valore c’e’ senza dubbio, secondo alcune stime infatti l’attuale valore dell’accordo sarebbe pari a 140 milioni di dollari. ”Il principio e’ loro non si sono battuti correttamente. Il principio e’ che Mark ha rubato l’idea” spiega Tyler Winklevoss. A complicare ulteriormente la vicenda e’ il fatto che i gemelli Winklevoss sono in guerra anche con gli avvocati che li hanno portati ad accettare il patteggiamento.

Un giudice di recente ha stabilito che i gemelli debbano versare ai legali una commissione del 20%, ovvero 13 milioni di dollari. Il risultato e’ che i soldi ricevuti dall’accordo del 2008 sono attualmente bloccati in un conto corrente. ”Mark e’ dove e’ perche’ noi lo abbiamo incluso nel nostro progetto” aggiungono. Una nuova battaglia legale presenta rischi sia per i gemelli Winklevoss sia per Facebook, la cui posta in gioco e’ elevata: se il giudice decidesse di annullare l’accordo, la societa’ dovrebbe decidere se patteggiare un’intesa piu’ ricca o se andare al processo. I gemelli Winklevoss potrebbe arricchirsi di piu’ oppure perdere tutto. La disputa risale al 2003, quando Zuckerberg, i due gemelli e Divya Narendra erano a Harvard e Zuckerberg si e’ offerto di aiutarli a creare il programma Harvard Connection. Zuckerberg – denunciano i gemelli – avrebbe ritardato il lavoro e si sarebbe mostrato evasivo nel rispondere alle pressioni. Nel febbraio 2004 Zuckerberg ha lanciato The Facebook, fra l’irritazione dei suoi compagni che hanno subito avviato una causa.

News di Tecnologia – ANSA.it

Il web sorpassa la tv tra i giovani: il 67% è sui social network

31 dic 2010 · News ed Eventi

Per la prima volta si assiste al sorpasso, quello di internet sulla televisione: tra gli adolescenti il web batte il piccolo schermo.

Inarrestabile l’ascesa di Facebook: il 67% ha un profilo sul social network più famoso al mondo, contro il 50% dello scorso anno.
Aumentano i comportamenti a rischio nella rete, come dare il telefonino a uno sconosciuto.
E ancora, si riduce il consumo di alcol e sigarette, ma non quello di droghe leggere, dilagano le “diete fai da te” e i genitori influiscono sulle scelte dei figli meno di quanto gli stessi figli ritengono giusto e aumenta il numero di adolescenti che reputa “troppo poche” le regole date dalla famiglia.

Si riduce la fiducia verso tutte le figure istituzionali (insegnanti, forze dell’ordine, medici, magistrati, preti, politici). L’unica in controtendenza? I giornalisti.

E’ questa l’istantanea che emerge dall’edizione 2010 dell’indagine “Abitudini e stili di vita degli adolescenti” che la Società italiana di pediatria svolge da quattordici anni su un campione nazionale di 1.300 studenti delle scuole medie inferiori di età compresa tra gli 12 e i 14 anni.

Tornando al Web, è la prima volta che tra gli adolescenti si assiste al sorpasso di internet sulla televisione. Gli intervistati che passano sulla Rete più di 3 ore al giorno (17,2%) superano quelli che passano più di 3 ore al giorno davanti al piccolo schermo (15,3%), un dato in calo rispetto allo scorso anno quando la percentuale dei ragazzi che guardava la tv più di tre ore al giorno era pari al 22%.

Di fatto, è Facebook il protagonista indiscusso del web.
Oltre il 67% degli adolescenti ha un profilo sul social network, con un incremento di circa il 35% rispetto allo scorso anno. Nel 2009 aveva infatti il profilo “solo” il 50% e nel 2008 era una esigua minoranza. Ancora una volta le donne cybernaute superano i loro coetanei maschi (68,7 contro 65,8%).

Il fascino di Facebook scalza anche l’utilizzo di messenger e la creazione di blog. Solo il 17% dichiara di avere un proprio blog, percentuale che nel 2009 era pari al 41,2%, il che sembra connotare la moda del blog personale come passeggera, spiegano i pediatri della Sip.

Guardare video e chattare sono di gran lunga le attività principali per le quali gli adolescenti si collegano a Internet e perde sempre più terreno la “ricerca di informazioni” per studio.

100tech

La nuova rivoluzione di Facebook: riconoscerà chi è in una foto

30 dic 2010 · News ed Eventi

Un software di riconoscimento facciale in grado di suggerire per ogni persona che compare in una foto il suo nome, ecco la svolta di Facebook.
L’intento, ha spiegato il vicepresidente del social network, Chris Cox,

Ogni giorno vengono caricate circa 100 milioni di immagini su Facebook e la nuova funzione velocizzerà i tag.

Una volta caricata la foto, partirà una scansione che riconoscerà le persone raffigurate nell’immagine e automaticamente compariranno i loro nomi.

A spiegare nel dettaglio l’applicazione, l’ingegnere di Facebook Justin Mitchell:

“Se si caricano ad esempio le foto di nozze di tuo cugino, le immagini con la sposa verranno raggruppate e verrà suggerito il suo nome. Invece di dover riscrivere ogni volta il tag, basterà cliccare su `salva'”.

I primi ad utilizzare il nuovo servizio chiamato “Tag Suggestion” saranno gli utenti americani, nei prossimi mesi l’applicazione verrà esportata anche oltreoceano. E con la nuova funzione, potrebbero arrivare anche nuove polemiche sul diritto alla privacy.

100tech

L’E-mail? E’ antiquata: i giovani preferiscono Facebook e Twitter

30 dic 2010 · News ed Eventi

Scrivere un’email non va più di moda.
Come riporta il New York Times, tra i giovani la posta elettronica si usa sempre meno e si preferisce al suo posto Twitter, il social network che permette di scrivere rapidamente messaggi di 140 caratteri e ricevere risposte in tempi brevissimi.

Il problema con le email, sostengono i ragazzi, è proprio la lentezza: si perde tempo per creare un account e poi si scrivono messaggi che potrebbero ricevere una risposta dopo ore o non riceverla affatto.

Lena Jenny, 17enne di Cupertino (California), spiega che inviare messaggi con Twitter è così veloce che a volte riceve una risposta “anche prima di chiudere il telefono”. Le e-mail, aggiunge, sono così “antiquate“.

Per questa ragione, scrive il New York Times, l’altro grande socialnetwork, Facebook, sta mettendo a punto un servizio per l’invio di messaggi diverso dalla tradizionale posta elettronica, per rivolgersi proprio agli adolescenti.

“Il futuro dei messaggi è il tempo reale, con uno stile più colloquiale e informale”

spiega Andrew Bosworth, responsabile di Facebook.

“Il medium non è il messaggio, il messaggio è il messaggio”.

Anche i numeri confermano il nuovo trend. Secondo i dati raccolti da comScore, una società di ricerche, il numero di visitatori di siti web di e-mail come Yahoo e Hotmail ha subito una rapido declino nel giro di un anno (intorno al 18 per cento nella fascia d’età compresa tra i 12 e i 17 anni).

100tech

Facebook supera Yahoo!, terzo dietro Google e Microsoft

29 dic 2010 · News ed Eventi
Facebook supera Yahoo!, terzo dietro Google e MicrosoftNEW YORK – Facebook supera Yahoo! e diventa il terzo sito web piu’ frequentato, dietro a Google e Microsoft. Lo scrive ComScore, una societa’ specializzata del settore. Secondo ComSCore, Facebook ha ottenuto 647,5 milioni di visitatori unici a novembre, superando Yahoo! (630,3 milioni di visitatori unici). Google e’ di gran lunga in testa con una penetrazione del 73,8% , cioe’ 970,1 milioni di visitatori davanti ai siti Microsoft (869,4 milioni e 66,2%).

LEGGE POTREBBE COSTRINGERE FB A SBARCO IN BORSA – I grandi numeri di Facebook, fra cui i 500 milioni di utilizzatori, potrebbero spingerla in Borsa prima di quanto la stessa societa’ vorrebbe. La legge federale impone infatti che un’azienda con 500 azionisti si registri presso la Sec e renda pubblico il proprio bilancio. Lo riporta il New York Times, sottolineando come l’aumento degli scambi di titoli in societa’ non quotate, quali Facebook e Twitter, abbia destato l’interesse della Consob americana che ha chiesto ai partecipanti di tale mercato alcune informazioni. Nel 2008 la Sec ha permesso l’emissione di un numero limitato di azioni per i propri dipendenti senza doverle registrare. Per evitare pressioni, e quindi la pubblicazione dei propri risultati finanziari e lo sbarco in Borsa, Facebook ha chiesto ai propri dipendenti di limitare il numero di titoli in vendita. Facebook ha – in base ai calcoli di SharesPost – un valore di mercato di 42,37 miliardi di dollari, ovvero un valore piu’ che triplicato negli ultimi 12 mesi.

News di Tecnologia – ANSA.it

Inghilterra: le leggi le sceglie il pubblico”, come in X Factor

28 dic 2010 · News ed Eventi

“E-petizioni” sul Web potranno indicare i temi da trattare in Parlamento. Le critiche: scelta rischiosa e populista

In discussione la riforma PER DARE PIU’ VOCE AGLI ELETTORI

Inghilterra: le leggi le sceglie il pubblico”, come in X Factor

“E-petizioni” sul Web potranno indicare i temi da trattare in Parlamento. Le critiche: scelta rischiosa e populista

MILANO – I progetti di leggi del Parlamento britannico scelti e votati dal pubblico come i concorrenti di X Factor. L’idea di creare una sorta di democrazia diretta grazie alle nuove tecnologie e di avvicinare i cittadini alla politica di tutti i giorni non è affatto nuova, ma è stata pensata sin dagli albori di Internet. Ma come racconta un recente articolo del Guardian di Londra il governo inglese potrebbe essere il primo in Occidente a tradurre questo possibilità in realtà: in questi giorni il primo ministro David Cameron sta pensando di dedicare alcune pagine del sito web governativo esclusivamente alle petizioni pubbliche. Le più votate dovrebbero essere discusse in Parlamento e successivamente potrebbero diventare leggi dello Stato.

E-PETIZIONI – Secondo il progetto del governo le e-petizioni sottoscritte da almeno 100.000 votanti saranno sempre discusse alla Camera dei Comuni, mentre sullo stesso sito web dovrebbe essere pubblicati svariati progetti di leggi: saranno proprio gli utenti-elettori a giudicare quali sono quelli prioritari e necessari al paese e la loro decisione porterà le proposte più velocemente all’esame in Parlamento. Il governo sta pensando di far conoscere il meccanismo delle e-petizioni anche a coloro che frequentano abitualmente i più popolari social network. Ad esempio gli utenti di Facebook che sostengono una certa causa o una campagna politica, potrebbero rimanere in contatto tra loro e discutere per mesi la proposta di legge prima di pubblicarle sul sito del governo.

APPROVAZIONE – George Young, leader della Camera dei Comuni, ha confessato al quotidiano di Londra che la riforma sulle e-petizioni potrebbe essere portata avanti già all’inizio del nuovo anno. Naturalmente nessuna tra le petizioni votate dagli utenti-elettori otterrà automaticamente il sostegno del governo. L’iniziale proposta di tradurre direttamente in legge le e-petizioni che supererebbero il milione di sostenitori è stata sonoramente bocciata dal governo. Alla fine sarà sempre il Parlamento a decidere se tradurre in legge le proposte degli elettori. In passato già Tony Blair aveva provato ad avvicinare i cittadini alla politica quotidiana creando il sito web del Primo Ministro (http://www.number10.gov.uk/) attraverso il quale tentava un colloquio diretto e interattivo con gli utenti-elettori. Adesso questo principio dovrebbe essere ampliato ed esteso a tutti i dicasteri.

CRITICHE – La proposta del governo inglese ha già scatenato grandi polemiche perché – affermano i detrattori – petizioni populiste come la reintroduzione della pena di morte o l’uscita dell’Inghilterra dall’Unione Europea potrebbero ottenere grande sostegno e mettere in seria difficoltà il governo guidato da David Cameron: «Apprezziamo il vecchio principio del sito web di Downing Street – afferma una fonte anonima di Whitehall intervistata dal Guardian- ma questa tecnica di consenso appare poco edificante. Bisognerebbe trovare un modo più efficiente e maturo per impegnare il grande pubblico a interagire con il Governo e il Parlamento». Anche Paul Flynn, deputato laburista ascoltato dal Daily Mail boccia la proposta: «Questa può sembrare un’idea attraente solo a coloro che non hanno mai visto quanto è risultata inutile una riforma del genere nei paesi in cui è stata applicata. La blogosfera non è un luogo dove si può aprire un dibattito complesso e sensibile. Spesso essa è dominata dagli ossessionati e dai fanatici e da qui spesso escono solo idee pazze».

Francesco Tortora
28 dicembre 2010

http://www.corriere.it/politica/10_dicembre_28/xfactor-concorrenti_b9a16ff8-127f-11e0-80e3-00144f02aabc.shtml

Le emozioni, i dubbi, la rabbia Facebook studia il suo popolo

26 dic 2010 · News ed Eventi

I giovanissimi sono i più irrequieti, con l’età si tende a parlare degli altri e pensare alla famiglia. I pensieri positivi sono molto apprezzati, quelli negativi i più discussi e commentati. Ecco cosa emerge dall’analisi dei messaggi che gli utenti del social network pubblicano sulla loro bacheca di TIZIANO TONIUTTI

ROMA – Un milione di pensieri degli utenti passati al setaccio, tra la popolazione di madrelingua inglese. Questa la via scelta da Facebook per provare a disegnare una mappa sociale basata sulle emozioni e gli stati d’animo, attraverso l’analisi dei messaggi di “status” lasciati dagli utenti. Ne viene fuori un quadro complesso che dipinge le correlazioni tra età e sensazioni condivise, pensieri e parole, argomenti che diventano importanti in orari ben precisi. Che delinea un livello di interazione tra individui finora inedito e che esiste perché esiste lo spazio virtuale del social network.

L’analisi. Facebook ha analizzato la correlazione tra età, argomenti e linguaggio utilizzato per esprimerli. E la linea tracciata dai risultati è chiara: i messaggi con contenuti positivi, spiritosi, ironici, raccolgono molti “mi piace”: gli utenti cliccano volentieri sul pulsante di apprezzamento, un’approvazione silenziosa in termini di parole ma che crea comunque un volume di interesse. Se invece i messaggi sono di tendenza negativa, pensierosa o più articolata, gli utenti/amici di chi l’ha scritto tendono a commentare ed esprimere più dettagliatamente il loro punto di vista sull’argomento. Mal comune mezzo gaudio insomma, ma in questo comportamento si può leggere una strutturazione più complessa della risposta sociale: ti rispondo per aiutarti, ma anche per aiutarmi e per vedere se qualcun altro scriverà qualcosa che potrà aiutare anche me. Insomma, la “rete sociale” nella sua realizzazione ideale.

Età e orari.
Dal punto di vista dell’età, secondo i dati sono gli utenti più giovani quelli più arrabbiati, e focalizzati sulla propria persona. Nei loro messaggi ci sono più emozioni negative e parolacce rispetto a quelli degli utenti più adulti, che invece tendono a privilegiare argomenti come la famiglia, il lavoro e le vite degli altri: più si sale con l’età, più i pronomi si spostano dalla prime persone alla seconde. L’ora del giorno in cui si accede al network incide anche sulla scelta di argomenti e parole. A notte fonda, verso le 4, l’argomento più gettonato è naturalmente il sonno, mentre il lavoro è ciò di cui si parla prima di andare in ufficio. Quando il cielo è buio, intorno all’una di notte, arrivano le emozioni più negative, mentre all’alba, intorno alle sette, i commenti sono positivi e riflettono l’arrivo della luce. La linea emotiva dei pensieri accompagna infatti l’arco solare, iniziando positiva e esprimendo più negatività mano a mano che il sole tramonta.

Un quadro vivente. Con questa analisi, Facebook ha realizzato un’istantanea animata del campione sociale preso in oggetto, che probabilmente alla luce dei modelli di vita non dissimili, si può estendere all’occidente tutto e non solo ai paesi anglofoni. Sono però dati che rimangono dentro Facebook, e che studiati in dettaglio fuori dal social network potrebbero aiutare a comprendere meglio come vivono le persone, cosa spinge la gente a condividere un pensiero, e se davvero la misurazione della qualità della vita può basarsi ancora su parametri antecedenti alle reti sociali. Sono dati che dimostrano l’esistenza di una umanità che utilizza la tecnologia come ausilio alla socialità, dopo che nella scorsa era, quella della tv, l’aveva utilizzata per isolarsi.

Repubblica.it > Tecnologia

Facebook riconosce dal volto una foto per sapere il nome

22 dic 2010 · News ed Eventi

Basterà  infatti inserire un ritratto e Facebook – grazie al servizio Tag Suggestions – farà  il resto, cercando quel viso fra i profili di mezzo miliardo di utenti. Uno strumento innovativo ma che rischia di essere pericoloso per la privacy di JAIME D’ALESSANDRO

DAI NOMI alle fotografie, dalle parole alle immagini. Ecco l’ultima svolta dei social network. Basterà  infatti inserire un ritratto e Facebook farà  il resto, cercando quel volto fra i profili di mezzo miliardo di utenti. Benvenuti nell’era di Tag Suggestion, nuovo servizio in arrivo fra pochi giorni negli Stati Uniti. Almeno stando alle rivelazioni fatte da Chris Cox, vice president of product dell’azienda di Palo Alto, al sito Mashable/Social Media. Un servizio sviluppato con tecnologie in parte già  usate da Face.com, applicazione nata circa un anno fa, ma stavolta integrata direttamente in Facebook.

“Le foto sono il contenuto di gran lunga più interessante che Facebook abbia mai avuto”, ha spiegato Cox. E con questa applicazione il social network spera che lo diventi ancora di più, aumentando la rete di relazioni delle persone e il grado di coinvolgimento. Malgrado Tag Suggestion possa essere disabilitato, rischia di diventare uno strumento pericoloso per la privacy ed esser usato a fini diversi da quello per il quale è nato. Ecco perché c’è chi si aspetta l’esplosione di polemiche. Soprattutto in Italia, Paese che ha il tasso più alto in assoluto di partecipazione ai social network. Da noi infatti ben il 66 per cento di chi usa la Rete ha un suo profilo su Facebook e simili, contro il 64 per cento degli Stati Uniti, il 62 dell’Inghilterra, il 33 del Giappone.

Ma sul fatto che sia questa la nuova frontiera ci son pochi

dubbi. L’uso delle parole chiave non è più sufficiente per cercare sul Web. La Cisco prevede che nel 2014 il traffico sul Web sarà  dieci volte superiore rispetto a quello del 2008, con uno scambio di dati mensili equivalenti a 16 miliardi di dvd. E il 94 per cento saranno video e foto. Non a caso in Giappone la Toshiba ha inserito alcune funzioni di ricerca facciale nella sua Cell Tv, incrocio fra un computer e un televisore. In quel caso è sufficiente inquadrare (taggare) il volto di un attore o di chi che sia in un video, e la Cell Tv cerca tutti gli altri filmati dove quel volto compare fra i file del nostro computer e quelli di YouTube. Anche Apple ha sviluppato un servizio simile ed è probabile che perfino Facebook ci arriverà  a breve. Del resto dopo le foto vengono i video, per forza di cose.

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