Usa, tablet per tutti entro il 2015

6 gen 2011 · News ed Eventi

Forrester Research presenta nuove previsioni: 82 milioni di statunitensi utilizzeranno il dispositivo entro quattro anni. Apple dovrebbe mantenere la leadership. Saranno stime attendibili?

Roma – A poche ore dall’annuale appuntamento con il Consumer Electronics Show di Las Vegas, Forrester Research ha stilato una nuova ricerca che riguarda la crescita dei tablet: il numero dei pezzi venduti nel mercato nordamericano crescerà dai 10,3 milioni dello scorso anno a 24,1 milioni nel 2011, per poi rallentare un po’ e raggiungere il picco finale con una crescita di 44 milioni di unità annue vendute entro il 2015.Secondo tali previsioni, contemporaneamente all’aumento dei dispositivi presenti sul mercato aumenterà anche il numero degli utenti: entro il 2015 circa un americano su tre sarà in possesso di un tablet PC, ovvero circa 82 milioni di cittadini statunitensi.

Uno dei motivi della crescita del mercato dei tablet sarebbe legato al loro crescente utilizzo nel campo dell’istruzione. Le scuole, infatti, starebbero cominciando a guardare a iPad e affini come strumento di insegnamento in tutti gli istituti della nazione.

La ricerca riporta, inoltre, che nel 2015 le vendite dei tablet si dovrebbero arrestare intorno al 23 per cento del totale del settore, superando le vendite dei dektop stimate al 18 per cento e quelle dei netbook intorno al 17 per cento, mentre le vendite dei portatili dovrebbero essere, sempre negli Stati Uniti, intorno al 42 per cento. “In tali vendite – ha spiegato l’analista Forrester, Sarah Rotman Epps – la posizione dominante sarà mantenuta da iPad, e nonostante molti potenziali concorrenti, che saranno presenti al CES, vediamo Apple comandare nel mercato dei tablet fino al 2011”.

Sarà, dunque, l’azienda della Mela ad accaparrarsi quasi l’intero 23 per cento di vendite dei tablet profetizzato dalla società di ricerca americana, oppure qualche altra azienda riuscirà a competere con il touch screen della Apple? Questo come altri aspetti della ricerca, come ad esempio la questione su quale sistema operativo verrà utilizzato, o ancora quali le dimensioni dello schermo preferite dai consumatori nei tablet, non sono stati vagliati o, perlomeno, chiariti dalla ricerca. Non ci sarebbe da stupirsi, dunque, se le previsioni annunciate da Forrester Research cambieranno nei prossimi mesi.

Raffaella Gargiulo

Punto Informatico

Il futuro secondo IBM

5 gen 2011 · News ed Eventi

Compilata e resa pubblica la lista di innovazioni che, stando a Big Blue, dovrebbero caratterizzare i prossimi cinque anni dell’umanità tecnologica. Quest’anno il menù include la telefonia olografica

Roma – IBM, a cavallo dello scoccare dell’anno nuovo, si esercita ancora una volta nella difficile arte della futurologia con la sua lista “Five in Five”, un elenco di tecnologie avanzate ma possibili che dovrebbero influenzare profondamente l’umanità interconnessa nel giro dei prossimi cinque anni. Le meraviglie hi-tech della nuova ricerca includono le automobili intelligenti anti-traffico, le batterie ad aria e le videotelefonate olografiche.Five in Five è il risultato di un’indagine conoscitiva che IBM ha condotto sui suoi 3.000 ricercatori al lavoro presso l’Almaden Research Center e altrove. La lista dovrebbe portare alla luce idee tecnologiche innovative che hanno la potenzialità di mutare radicalmente il rapporto dell’umanità con l’informatica, i microchip e la vita di tutti i giorni.

Nelle sue nuove previsioni IBM descrive un (prossimo) futuro popolato da “cittadini scienziati”, categoria che comprende utenti ordinari e possessori di smartphone, computer, portafogli, automobili e altri dispositivi dotati di ogni genere di sensori che aiuteranno la ricerca e l’innovazione raccogliendo informazioni da fornire in seguito agli scienziati.

L’altro pezzo forte della lista Five in Five di Big Blue è l’olografia: stando al colosso statunitense, entro i prossimi cinque anni la tecnologia di proiezione tridimensionale diverrà d’uso comune come oggi lo sono gli smartphone, e proprio grazie agli smartphone e ai “picoproiettori” in essi integrati gli utenti avranno la possibilità di comunicare con la proiezione degli interlocutori al posto di una fredda e anonima voce all’altro capo del telefono.

Grandi innovazioni si prospettano anche per la tecnologia degli accumulatori energetici: IBM prevede che le batterie agli ioni di litio diverranno preistoria, surclassate da quelle che funzioneranno “ad aria”, a energia statica o cinetica. Dureranno 10 volte in più di quelle attuali e saranno eliminate del tutto per i dispositivi di minori dimensioni.

Per IBM nei prossimi anni la tecnologia diverrà sempre più ecocompatibile, e le enormi quantità di calore generate dai computer domestici e dai data center verranno riciclate per il riscaldamento degli edifici. Big Blue prevede inoltre la fine del traffico automobilistico grazie ai “sistemi di traffico adattivi”, una tecnologia in grado di prevedere le congestioni e personalizzare il percorso di viaggio riducendo al minimo i disagi e le attese in coda.

Il futuro prossimo venturo sarà davvero come lo descrive IBM? Le quotazioni sono a suo sfavore: innumerevoli sono le previsioni non avveratesi sulla morte delle interfacce tradizionali, la comunicazione arricchita da ogni genere di artificio visivo e i computer nei tostapane. La stessa Big Blue ne ha azzeccate ben poche, prova ne sia la “bolla” dei metamondi tridimensionali che avrebbe dovuto rivoluzionare qualsiasi cosa (il lavoro, l’interazione, la proprietà) ed è invece esplosa con il cambio di prospettive per le stranezze telematiche di Second Life.

Alfonso Maruccia

Punto Informatico

Istat, aumenta la diffusione di computer nelle imprese

2 gen 2011 · News ed Eventi

L’Istat ha effettuato una ricerca sulla diffusione delle tecnologie informatiche di base nelle imprese con almeno 10 addetti, che appartengano al settore industriale o a quello dei servizi.

Bene, l’Istat ha evidenziato come in questi due settori, il 95.1% delle imprese utilizza abitualmente il computer.

Per mantenere degli standard alti, molte aziende sono state “costrette” ad inviare i propri impiegati, a dei veri corsi di formazione per la conoscenza ed un migliore utilizzo del computer. Molto alta la diffusione di internet: sempre nei settori dei servizi ed industriale, il 93.7% dei lavoratori, dispone di una connessione ad internet. Provando a fare una media, l’Istat spiega come l’impiego del computer coinvolge 4 addetti alle imprese su 10, poco meno della metà dunque. Per quello che riguarda internet, l’Istat segnala come l’83.1% delle imprese, abbia una connessione a banda larga, mentre il 18.6% delle imprese sfrutta una connessione mobile, mentre le connessioni veloci sono utilizzate dall’84% delle aziende.

Questi i dati più interessanti dallo studio elaborato dall’Istat. Dunque anche l’Italia delle imprese riese a sviluppare una grande attenzione per il mondo di internet e dei computer, dato che è il metodo più veloce per accedere ad informazioni, scambiare dati, effettuare acquisti, controllare anche i servizi bancari, oltre che per la digitalizzazione dei dati (sia in formato testuale che in formato immagine).

WeGeek.net

Inghilterra: le leggi le sceglie il pubblico”, come in X Factor

28 dic 2010 · News ed Eventi

“E-petizioni” sul Web potranno indicare i temi da trattare in Parlamento. Le critiche: scelta rischiosa e populista

In discussione la riforma PER DARE PIU’ VOCE AGLI ELETTORI

Inghilterra: le leggi le sceglie il pubblico”, come in X Factor

“E-petizioni” sul Web potranno indicare i temi da trattare in Parlamento. Le critiche: scelta rischiosa e populista

MILANO – I progetti di leggi del Parlamento britannico scelti e votati dal pubblico come i concorrenti di X Factor. L’idea di creare una sorta di democrazia diretta grazie alle nuove tecnologie e di avvicinare i cittadini alla politica di tutti i giorni non è affatto nuova, ma è stata pensata sin dagli albori di Internet. Ma come racconta un recente articolo del Guardian di Londra il governo inglese potrebbe essere il primo in Occidente a tradurre questo possibilità in realtà: in questi giorni il primo ministro David Cameron sta pensando di dedicare alcune pagine del sito web governativo esclusivamente alle petizioni pubbliche. Le più votate dovrebbero essere discusse in Parlamento e successivamente potrebbero diventare leggi dello Stato.

E-PETIZIONI – Secondo il progetto del governo le e-petizioni sottoscritte da almeno 100.000 votanti saranno sempre discusse alla Camera dei Comuni, mentre sullo stesso sito web dovrebbe essere pubblicati svariati progetti di leggi: saranno proprio gli utenti-elettori a giudicare quali sono quelli prioritari e necessari al paese e la loro decisione porterà le proposte più velocemente all’esame in Parlamento. Il governo sta pensando di far conoscere il meccanismo delle e-petizioni anche a coloro che frequentano abitualmente i più popolari social network. Ad esempio gli utenti di Facebook che sostengono una certa causa o una campagna politica, potrebbero rimanere in contatto tra loro e discutere per mesi la proposta di legge prima di pubblicarle sul sito del governo.

APPROVAZIONE – George Young, leader della Camera dei Comuni, ha confessato al quotidiano di Londra che la riforma sulle e-petizioni potrebbe essere portata avanti già all’inizio del nuovo anno. Naturalmente nessuna tra le petizioni votate dagli utenti-elettori otterrà automaticamente il sostegno del governo. L’iniziale proposta di tradurre direttamente in legge le e-petizioni che supererebbero il milione di sostenitori è stata sonoramente bocciata dal governo. Alla fine sarà sempre il Parlamento a decidere se tradurre in legge le proposte degli elettori. In passato già Tony Blair aveva provato ad avvicinare i cittadini alla politica quotidiana creando il sito web del Primo Ministro (http://www.number10.gov.uk/) attraverso il quale tentava un colloquio diretto e interattivo con gli utenti-elettori. Adesso questo principio dovrebbe essere ampliato ed esteso a tutti i dicasteri.

CRITICHE – La proposta del governo inglese ha già scatenato grandi polemiche perché – affermano i detrattori – petizioni populiste come la reintroduzione della pena di morte o l’uscita dell’Inghilterra dall’Unione Europea potrebbero ottenere grande sostegno e mettere in seria difficoltà il governo guidato da David Cameron: «Apprezziamo il vecchio principio del sito web di Downing Street – afferma una fonte anonima di Whitehall intervistata dal Guardian- ma questa tecnica di consenso appare poco edificante. Bisognerebbe trovare un modo più efficiente e maturo per impegnare il grande pubblico a interagire con il Governo e il Parlamento». Anche Paul Flynn, deputato laburista ascoltato dal Daily Mail boccia la proposta: «Questa può sembrare un’idea attraente solo a coloro che non hanno mai visto quanto è risultata inutile una riforma del genere nei paesi in cui è stata applicata. La blogosfera non è un luogo dove si può aprire un dibattito complesso e sensibile. Spesso essa è dominata dagli ossessionati e dai fanatici e da qui spesso escono solo idee pazze».

Francesco Tortora
28 dicembre 2010

http://www.corriere.it/politica/10_dicembre_28/xfactor-concorrenti_b9a16ff8-127f-11e0-80e3-00144f02aabc.shtml

I batteri saranno gli hard disk del futuro?

25 dic 2010 · News ed Eventi

Arriva un’interessante scoperta direttamente dall’Università di Hong Kong, dove alcuni scienziati, certamente ambiziosi, hanno scoperto che è possibile immagazzinare dati direttamente sui batteri, per conservarli e recuperarli proprio come su una periferica di archiviazione di massa.

Sembra incredibile, eppure i primi test hanno dato esito positivo. I batteri “intelligenti” utilizzati per lo studio sono gli Escherichia Coli, che sono facilmente individuabili nelle zone intestinali di molte specie a sengue caldo, tra cui l’uomo e, a detta dei ricercatori, sarebbero talmente affidabili da garantire la resistenza dei dati al loro interno anche in caso di impulsi elettromagetici e radiazioni emesse da fallout nucleari.

Per i test sono stati archiviati all’interno dei batteri alcuni dati relativi alla Dichiarazione d’Indipendenza, che sono stati poi recuperati con successo utilizzando le capacità di ricombinazione genetica dei batteri per cifrare i dati secondo un modello replicabile.

In pratica, anche se siamo ancora lontanissimi dal traguardo, potremmo pernsare di avere un hard disk direttamente nel nostro intestino, anche se non è un’immagine proprio “affascinante”. Scherzi a parte, potrebbe davvero essere un’innovazione di infinita importanza, che cambierebbe drasticamente il futuro dell’elettronica per come la conosciamo ora.

In ogni caso gli ostacoli da superare sono ancora tanti, anche secondo Tim Middleton dell’Università di Cambridge, secondo cui il recupero dei dati una volta cifrati è “noioso e costoso”. Crediamo comunque che come per tutti gli altri ostacoli che si incontrano nello sviluppo tecnologico anche questo potrà essere superato grazie al progresso e alla ricerca. Noi attendiamo fiduciosi.

PianetaTech.it

Un 2010 in rosso per l’Italia in digitale

24 dic 2010 · News ed Eventi

di Guido Scorza – Banda larga e libertà di espressione, diritto d’autore e digitalizzazione della PA: il bilancio italiano. Non siamo stati un paese per Internet

Roma – La fine dell’anno è tempo di bilanci e di propositi per l’anno che comincia. Il bilancio del 2010, per quanto concerne le questioni legate alle regole della Rete ed alla politica dell’innovazione in Italia si chiude – e non è, sfortunatamente, la prima volta – in rosso.

Nella relazione al bilancio, con formula sintetica, potrebbe scriversi che i tentativi – in taluni casi riusciti ed in altri falliti – di mettere bavagli e legacci alla Rete ed ai contenuti che attraverso essa circolano, sono stati decisamente più numerosi delle proposte – in nessun caso attuate – di guardare ad Internet ed all’innovazione come ad uno stimolo e, soprattutto, come ad una opportunità di riconoscere ai cittadini nuovi spazi di libertà ed inedite opportunità di confronto, partecipazione ed accesso all’amministrazione della cosa comune.E-commerce, Amministrazione digitale, libertà di informazione, infatti, sono rimaste, per tutto il 2010, solo ambizioni, speranze ed obiettivi perseguiti con scarsa convinzione e, comunque, non raggiunti.

Uno spaccato assai poco confortante della situazione italiana l’ha offerto, dal suo osservatorio privilegiato, il Presidente Corrado Calabrò, nel corso di un’audizione dell’agosto 2010 dinanzi alla IX Commissione trasporti, poste e comunicazioni della Camera dei Deputati. Gli stessi “dati che ci vedono ai primi posti in Europa sul fronte dei prezzi dei servizi tradizionali e della concorrenza infrastrutturata ci classificano sotto la media UE per diffusione della banda larga… e siamo sotto la media anche per il numero di famiglie connesse a Internet, oltre che per la diffusione degli acquisti online e per il contributo dell’Information Communication Tecnology al prodotto interno” ha detto Calabrò. Che ha poi aggiunto: “Il nostro Paese è il fanalino di coda nel commercio e nei servizi elettronici. Le imprese vendono poco sul web; la quota di esportazioni legate all’ICT è pari al 2,2% e relega l’Italia al penultimo posto in Europa”. “Il futuro presuppone l’ultra banda, le reti di nuova generazione in fibra ottica con capacità di trasmissione sopra i 50 Mbit/s, mentre l’Italia ancora ha difficoltà – ha dichiarato lo stesso Calabrò – a chiudere il piano per il digital divide – che vuol dire, sostanzialmente, far accedere tutti oggi a internet alla potenza della tecnologia di ieri – e non si accinge a fare un passo decisivo verso la fibra”.

Non si tratta, sfortunatamente, di dichiarazioni pessimistiche ma, al contrario, di un quadro che riproduce fedelmente la realtà.

Nel 2010, gli investimenti nell’infrastruttura necessaria a garantire agli italiani l’accesso ad adeguate risorse di connettività a banda larga sono rimasti un miraggio e, anzi, nello scorso mese di novembre, il Comitato Interminestariale per la programmazione economica ha deciso di ridurre l’appostamento da 800 a 400 milioni di euro, destinati, peraltro, comunque a non essere spesi sino a quando – non è dato sapere né come né quando – il Paese non uscirà dalla crisi.

Non sono andate meglio le cose sul versante dell’amministrazione digitale che pure ha rappresentato il “tormentone” propagandistico del dicastero del Ministro Brunetta.
L’idea di regalare a tutti gli italiani un indirizzo di posta elettronica certificata, salutata dal Ministro dell’innovazione come “la più grande riforma dal dopo guerra ad oggi” si è rivelata – come peraltro facilmente prevedibile – un autentico flop, tanto che al Ministero dell’innovazione hanno dovuto oscurare il “contatore” relativo agli indirizzi di CEC PAC assegnati (la posta elettronica certificata “omaggio” del Ministro ai cittadini italiani): a dispetto delle “profezie milionarie” di Brunetta, dopo oltre 6 mesi, non riusciva a superare l’assai poco lusinghiero risultato di qualche centinaio di migliaia di indirizzi.

Allo stesso modo nonostante la recentissima approvazione di una, peraltro modesta, riforma del Codice dell’Amministrazione Digitale, la nostra amministrazione rimane saldamente ancorata alla carta ed ad abitudini dure a morire.
Chi avesse qualche dubbio può leggere l’avvertenza riportata in rosso sul frontespizio della nostra Gazzetta Ufficiale della Repubblica: “AVVISO ALLE AMMINISTRAZIONI – Al fine di ottimizzare la procedura per l’inserimento degli atti nella Gazzetta Ufficiale telematica, le Amministrazioni sono pregate di inviare contestualmente e parallelamente alla trasmissione su carta come da norma, anche copia telematica dei medesimi (in formato word) al seguente indirizzo di posta elettronica: gazzettaufficiale@giustizia.it, curando che nella nota cartacea di trasmissione siano chiaramente riportati gli estremi dell’invio telematico (mittente, oggetto e data)”.
517 caratteri, spazi inclusi che valgono meglio di centinaia di pagine a convincere di come, l’amministrazione digitale, allo stato, sia davvero solo un piccolo miracolo propagandistico dell’Era Brunetta.

Nel corso del 2010, il Paese è saldamente rimasto ancorato all’antico anche in materia di Internet e diritto d’autore.
L’anno è, infatti, iniziato con il varo della nuova disciplina sull’equo compenso per copia privata, un sistema di regole finalizzato a dragare risorse economiche per oltre 100 milioni di euro all’anno dall’industria ICT e dai consumatori per affidarli alla SIAE affinché li redistribuisca secondo oscuri meccanismi ai più fortunati tra i titolari dei diritti quale indennizzo per il presunto – mai dimostrato né dimostrabile – pregiudizio sofferto per effetto delle copie private delle proprie opere eseguite da alcuni tra i consumatori acquirenti di supporti e dispositivi astrattamente idonei ad essere utilizzati per la registrazione di contenuti digitali.
Nel mese di ottobre, la Corte di Giustizia, ha, indirettamente – ovvero attraverso una sentenza resa su richiesta dei giudici spagnoli – bacchettato anche l’Italia, ricordando che l’equo compenso per copia privata non può essere richiesto quando non sussista una almeno probabile destinazione commerciale del supporto o del dispositivo ad ospitare un contenuto coperto da diritto d’autore. In SIAE ci si è affrettati a precisare che la nostra disciplina sarebbe – non è chiaro né come né perché – conforme alla disciplina europea benché esiga l’indiscriminato versamento dell’equo compenso a fronte della vendita di ogni genere di supporto e dispositivo.

L’anno apertosi così, sempre sul fronte del diritto d’autore, si è chiuso con il lancio da parte dell’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni di una consultazione pubblica su uno schema di regolamento volto a disciplinare la tutela della proprietà intellettuale in Rete. Si tratta, nonostante le apparenze, sotto molteplici profili, di una delle più preoccupanti derive della politica dell’innovazione degli ultimi tempi. Una disciplina complessa e delicata quale quella del diritto d’autore, infatti, si ritrova ad essere integrata all’esito di mini-confronto all’interno delle segrete stanze di un’Autorità Amministrativa anziché attraverso un ampio dibattito parlamentare come accaduto, negli ultimi mesi, nel resto d’Europa.
Questioni legate alla libertà di informazione, alla circolazione dei contenuti digitali ed all’enforcement dei diritti di proprietà intellettuale, vengono ridotte a poco più che tecnicismi, ipotizzando di voler risolvere ogni controversia in materia attraverso procedimenti da esaurirsi in cinque giorni, privando così, pressoché integralmente, i responsabili della pubblicazione di ogni diritto alla difesa.
Siamo di fronte a leggi marziali adottate in tempo di pace ed all’istituzione, in seno all’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni, di un’autentica Corte Marziale con potere di vita o di morte su ogni contenuto digitale immesso in rete.
Si tratta di disposizioni che, pur in assenza di qualsivoglia effettivo presupposto di necessità ed urgenza, dispongono un’inaccettabile compressione del diritto di difesa ed impongono un’inutile accelerazione dei tempi di definizione di procedimenti complessi, attualmente trattati dall’Autorità giudiziaria ordinaria in intervalli di tempo ben più rilassati.

La recente iniziativa dell’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni è, d’altra parte, figlia del famigerato decreto Romani cui, certamente, va l’Oscar quale peggiore iniziativa legislativa del 2010.
Si tratta – anche se ormai sono in pochi a non saperlo – del provvedimento attraverso il quale, l’allora vice-ministro alle Comunicazioni Paolo Romani, oggi Ministro dello sviluppo economico, ha deciso di trasformare, per legge, Internet in una grande TV, minacciando – in parte con successo – di imporre a milioni e milioni di cittadini italiani, oneri economici e burocratici insostenibili per la condivisione di idee ed informazioni, in Rete, in formato audiovisivo. Sin troppo evidente l’intento perseguito dal Governo: frenare e burocratizzare il nuovo, nel tentativo, di allungare, artificialmente, la vita al vecchio, ovvero, alla televisione di un tempo ed ai suoi Signori.

Difficile, nel lasciarsi alle spalle un anno come questo, nutrire fiducia per quello che verrà, specie se le “emergenze” in termini di politica dell’innovazione sono tante ed i problemi da affrontare per dare al Paese almeno una speranza di non trasformarsi in un’isola analogica nel mondo digitale richiederebbero ben altro approccio e ben altra capacità di ascolto, comprensione dei fenomeni, apertura mentale ed indipendenza.
Sono tante le questioni che il nuovo anno imporrà all’agenda politica: la disciplina dell’informazione dopo il caso Wikileaks, il grande tema della responsabilità degli intermediari destinato ad incidere in maniera diretta sul livello di libertà di informazione dei cittadini, la speranza di un’amministrazione che – anche attraverso le nuove tecnologie – si apra davvero ai cittadini sul modello di quanto avvenuto negli USA con l’OpenGov caro al Presidente Obama e, last but not least, le questioni connesse alla promozione della cultura digitale e del mercato dei contenuti audiovisivi.

Nessun dubbio che, nel 2010, l’Italia non sia stata un Paese per Internet. E nel 2011? Auguri all’Italia in digitale, ne abbiamo davvero bisogno!

Guido Scorza
Presidente Istituto per le politiche dell’innovazione
www.guidoscorza.it

Punto Informatico

Codice Amministrazione Digitale, edizione 2010

23 dic 2010 · News ed Eventi

Sono ancora parziali i dati sul piano e-gov 2012, ma già il Consiglio dei Ministri approva l’impalcatura della PA di domani. Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per lo Stato

Roma – Il Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta, ha approvato in via definitiva il nuovo Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD), che fa seguito al Codice (decreto legislativo 82/05) varato nel 2005 dal ministro Stanca.L’obiettivo temporale è il 2012: per allora, ha detto il Ministro, “Tutte le Pubbliche Amministrazioni avranno l’obbligo di dialogare tra loro e con i cittadini e le imprese in via digitale. Questo vuol dire fine dei faldoni, degli archivi e della carta. Vuol dire aumento della trasparenza, della produttività, con minor costi e più crescita. Vuol dire che il prossimo censimento, fatto salvo il digital divide per la famiglie, sarà totalmente e potenzialmente in forma digitale”.

E sempre nel 2012 si punterà a valutare l’attesa riduzione dei costi di transazione all’interno della PA: le stime parlano di 6 milioni l’anno risparmiati (circa il 90 per cento delle spese) con un effetto positivo cumulato nell’arco di 20 anni pari a un aumento del 17 percento del PIL.

Da oggi, in ogni caso, le PA dovranno dare il via alla riforma: entro 3 mesi utilizzare soltanto la Posta Elettronica Certificata (PEC) quando serve una ricevuta di consegna (e il destinatario ha comunicato il proprio indirizzo); entro 4 mesi individuare un unico ufficio responsabile dell’attività ICT; entro 6 mesi pubblicare sui propri siti istituzionali i bandi di concorso; entro 12 mesi emanare leregole tecniche che consentiranno di dare piena validità alle copie cartacee e a quelle digitali dei documenti informatici, dando così piena effettività al processo di dematerializzazione dei documenti della PA; entro 15 mesi predisporre appositi piani di emergenza idonei ad assicurare, in caso di eventi disastrosi, la continuità delle operazioni indispensabili a fornire servizi e il ritorno alla normale operatività.

Il nuovo Codice fa seguito, nel progetto del Ministro, alla riforma della Pubblica Amministrazione attuata con il decreto 150/2010. Per cercare di non fare arenare la riforma in fase attuativa, il Ministro ha in pratica fatto nascere in capo ai cittadini e alle imprese veri e propri diritti in materia di uso delle tecnologie nella comunicazione con la PA. Per esempio, i cittadini dovranno fornire solo una volta i propri dati alla PA, che avrà essa stessa poi l’onere di renderli accessibili anche alle altre amministrazioni. E la singola PA non potrà chiedere l’uso di moduli e formulari che non siano stati pubblicati sui propri siti istituzionali.

Dal lato dell’offerta di servizio, il CAD introduce misure premiali e sanzionatorie, incentivando o sanzionando le amministrazioni con la possibilità di quantificare e riutilizzare i risparmi ottenuti grazie alle tecnologie digitali (principio di effettività), sia per l’incentivazione del personale coinvolto che per il finanziamento di progetti di innovazione (principio di risparmio).

Intanto primi bilanci sul piano e-Gov 2012 finora adottato: secondo i dati redatti dal Dipartimento per la Digitalizzazione e Innovazione tecnologica della Pubblica Amministrazione (Ddi) e da DigitPA sono 20mila le caselle registrate nell’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (Ipa), mentre poco più del 40 per cento dei comuni ha una casella PEC (con punte d’eccellenza in Umbria, che raggiunge il 90 percento, e Friuli Venezia Giulia con il 75). In crescita anche l’adozione della PEC da parte dei cittadini: 450mila le richieste di attivazione. Solo un terzo dei comuni, invece, offre al momento servizi online per le imprese, e meno di un terzo hanno predisposto l’accesso allo Sportello Unico per le Attività Produttive (Suap): numero che raggiunge il 40 per cento solo se si considerano esclusivamente i comuni capoluogo.

Anagrafi e gestione dei tributi risultano invece informatizzati in quasi tutti i Comuni e le dotazioni tecnologiche più complesse possono dirsi sufficientemente diffuse anche nei Comuni di media dimensione: più del 50 per cento dei Comuni rende disponibili online informazioni e servizi relativi alle banche dati. E, dice lo studio, “capillare è il collegamento alle banche dati centrali”.

Buoni i passi finora effettuati nella sanità, con il 90 per cento dei medici di medicina generale che si è abilitato all’utilizzo della nuova procedura obbligatoria per l’invio telematico dei certificati di malattia. Nelle scuole la digitalizzazione ha significato soprattutto la consegna di oltre 22.300 lavagne interattive multimediali e la realizzazione del portale ScuolaMia (che offre servizi digitali alle famiglie). Nelle Università, invece, sono state attivate le iniziative per incrementare la copertura WiFi e l’adozione di servizi online in 55 università. Per il resto, si sta introducendo adesso il processo di digitalizzazione e semplificazione amministrativa con l’iscrizione online, la verbalizzazione elettronica degli esami, il fascicolo personale dello studente, l’automazione dei flussi informativi e, in alcuni casi, l’adozione di servizi VoIP.

Nel campo della Giustizia civile, infine, il sistema di consultazione dei registri di cognizione è ormai disponibile in tutti i distretti, mentre meno diffusi risultano i sistemi di consultazione dei registri di esecuzione, dei fascicoli Polis Web Pct-Sicid e Siecic, ed è ancora in fase di sperimentazione la consultazione delle informazioni relative allo stato dei procedimenti risultanti dai registri di cancelleria e dei fascicoli virtuali relativi ai procedimenti di interesse, nonché la trasmissione di comunicazioni e notifiche e il deposito di atti e documenti.

Claudio Tamburrino

Punto Informatico

Skype non funziona, blackout mondiale

23 dic 2010 · News ed Eventi

Dal tardo pomeriggio di ieri 23 dicembre, la rete Skype sembra essere collassata. Gli utenti collegati gradualmente hanno visto il loro client disconnettersi, chi invece tentava di farlo restava in attesa per diversi minuti prima di vedere il proprio stato unicamente nella posizione Non in linea. A distanza di oltre 12 ore il problema sembra non essersi risolto.

Inizialmente Skype aveva pubblicato sul suo profilo @skype su Twitter alcuni aggiornamenti, poi scomparsi, e l’unica notizia al riguardo è presente sul blog The Big Blog della stessa azienda. Secondo quanto riportato da Peter Parkes sul blog, alcuni supernodi, necessari a mantenere attiva la rete Skype e l’interfaccia di collegamento alla rete telefonica tradizionale, sarebbero andati offline a causa di un problema che “affligge alcune versioni di Skype“. Una probabile vulnerabilità , quindi, alla base degli inconvenienti che hanno portato al blackout di queste ore.

Stando agli ultimi aggiornamenti, gli ingegneri di Skype stanno lavorando per creare nuovi supernodi e, fino ad allora, l’accesso alla rete sarà  difficoltosa se non impossibile. Il funzionamento è a singhiozzo ed è probabile che molti vostri amici e colleghi non riescano ad accedervi. àˆ probabile che nel corso della giornata le cose tornino alla normalità , ma si tratta comunque di un grosso inconveniente per l’azienda che proprio nei giorni scorsi aveva offerto un mese di chiamate gratuite verso una qualsiasi nazione del mondo (con il pagamento di un canone minimo a partire dal secondo mese) proprio in occasione delle festività  natalizie.

Aggiorneremo la notizia non appena Skype comunicherà  ufficialmente di aver risolto il problema.

PC World News

Accordo Mondadori-Google per gli ebook

22 dic 2010 · News ed Eventi

A poche settimane dall’annuncio ufficiale e il lancio del servizio negli Stati Uniti, Google ha annunciato di aver siglato un accordo per il mercato italiano con l’editore Mondadori.

La comunicazione è avvenuta tramite una nota della stessa Mondadori che, secondo quanto apparso sul sito de Il Sole 24 Ore, riporta “Con questa partnership Mondadori, il maggiore editore italiano, aderisce al programma di Google Books e Google eBooks, il che significa che un vasto patrimonio di opere della letteratura e della cultura italiana sarà  completamente ricercabile e potrà  essere acquistato dai lettori in tutto il mondo“.

Google Editions è di per sà© un catalogo di libri e un ebook reader. Non è richiesta alcuna applicazione installata, nà© una piattaforma specifica per la lettura. Gli ebook, infatti, sono accessibili via web attraverso il proprio browser e sfogliabili, dopo averli caricati in “cache”, anche offline. Alla chiusura del browser il libro scomparirà  dal vostro computer ma sarà  sempre accessibile, tramite il proprio Google Account, direttamente sul sito di Google Editions. Grazie a questa carattaristica Google Editions è difatto compatibile con qualsiasi dispositivo con un web browser installato.

L’accordo, che prevede la pubblicazione di 1600 ebook al lancio e gradualmente l’intero catalogo di oltre 1000 libri, spiazza gli estimatori di Apple che speravano di vedere libri italiani sul iBookstore, il negozio digitale di libri dell’applicazione iBooks, che al momento presenta molte lacune al di fuori degli Stati Uniti. La piattaforma che avrebbe dovuto rendere l’iPad (e l’iPhone) degli ebook reader è infatti poco utilizzata, a meno di scaricare ebook per vie “illegali” o riuscire ad acquisire file ePub non protetti da diritto d’autore.

Riuscirà  Apple a recuperare, almeno nel nostro Paese, questo primo ritardo nei confronti di Google?

PC World News

eDemocracy

15 nov 2010 ·

Digital 2B s.n.c. - Gestione documentale - Digitalizzazione documenti - Radio Streaming - Software - Siti internet - Sito Web - Informatica a Marsala e Palermo in Sicilia Quando si parla di eGovernment (o governo elettronico) si intende molto più di un semplice sito web. Si tratta, piuttosto, di creare un canale di connessione diretto tra un governo (inteso in senso lato) e la popolazione. La potenza delle tecnologie per l’informazione e la comunicazione (ICT) va sfruttata al massimo per rendere l’amministrazione pubblica trasparente e per fornire dei servizi pubblici efficienti.

Oggi l’interazione con la Pubblica Amministrazione è spesso lenta e farraginosa. I cittadini spesso non sanno a chi rivolgersi per segnalare disagi e avvenimenti o per reperire informazioni sulla vita della propria comunità. L’amministrazione, d’altra parte, incontra spesso difficoltà nella raccolta delle segnalazioni e nella diffusione capillare delle informazioni.

eDemocracy è una piattaforma multimediale fruibile attraverso Internet per la comunicazione fra i cittadini e la Pubblica Amministrazione. Pensato per essere di immediato utilizzo per tutti i tipi di utente, permette di avvicinare il cittadino alle amministrazioni locali ponendosi come punto di scambio digitale che evolva il concetto di URP.

L’obiettivo di eDemocracy è, pertanto, quello di ottenere una maggiore partecipazione attiva del cittadino nella vita istituzionale, proponendo un nuovo metodo di discussione e partecipazione in cui tutti possono contribuire segnalando sia disagi che curiosità di interesse comune attraverso Internet.

Tali obiettivi si concretizzano fornendo:

  • ai cittadini un semplice mezzo attraverso il quale inviare delle segnalazioni di varia natura;
  • agli uffici di competenza, alle amministrazioni gli strumenti sia per gestire le segnalazioni dei cittadini, sia per inserire delle comunicazioni rivolte alla popolazione;
  • semplicità d’uso, grazie ad una grafica semplice ed intuitiva basata sulle mappe e sulla georeferenziazione.

eDemocracy è una applicazione costruita con tecnologie Web 2.0 ed accessibile tramite Internet che mette a disposizione un sistema georeferenziato per la comunicazione fra i cittadini e le istituzioni locali in cui al centro viene posto il territorio.

Le operazioni di comunicazione e di consultazione sono rese facili ed intuitive grazie all’uso della visualizzazione di eventi e segnalazioni sulla mappa del comune. Ogni volta che un cittadino inserisce una segnalazione viene comunicato all’ufficio di competenza perché possa verificarne la veridicità ed eventualmente intraprendere le dovute azioni.

eDemocracy è una piattaforma multimediale fruibile attraverso Internet per la comunicazione fra cittadini e PA. L’obiettivo principale è quello di avvicinare il cittadino alle amministrazioni locali. Vuole porsi come punto di scambio che rivoluzioni il concetto di URP, consentendo:

  • Ai cittadini di effettuare velocemente ed in tempo reale segnalazioni agli uffici di competenza
  • Alle istituzioni di comunicare velocemente informazioni di varia natura.

Pensato per essere di immediato utilizzo per tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro confidenza con gli strumenti informatici, si basa su una grafica semplice ed intuitiva e sull’uso della georeferenziazione e delle mappe.

Digital 2B s.n.c. - Gestione documentale - Digitalizzazione documenti - Radio Streaming - Software - Siti internet - Sito Web - Informatica a Marsala e Palermo in Sicilia

Tutto ciò permette:

  • Comunicazione diretta tra le istituzioni ed i cittadini
  • Partecipazione attiva dei cittadini nella vita istituzionale del territorio
  • Miglior controllo del territorio daparte degli enti locali

Se il tuo comune, provincia, regione è interessato. Contattaci per avere accesso alla demo gratuita.

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